Nuova Armonia tablet

Privacy e mondi digitali, il commento di Luigi Spedicato

8 Agosto, 2025 | Nuova Armonia

Luigi Spedicato

di Luigi Spedicato*

La privacy, nella società digitale, non è più un diritto da difendere ma un bene che cambia natura, un territorio poroso dove vita privata e vita pubblica si mescolano senza confini netti.  Non si tratta più di essere lasciati in pace, come nella concezione classica, ma di convivere con un’esposizione costante, che rende ogni frammento di intimità potenzialmente catturabile, condivisibile, monetizzabile.  La privacy non scompare soltanto: si trasforma in un capitale simbolico ed economico, disponibile per la produzione di contenuti e la costruzione di narrative pubbliche. In questa metamorfosi il concetto stesso di violazione si indebolisce, perché il confine tra ribalta e retroscena, tra scena pubblica e vita privata, si dissolve.
Il recente caso legato al concerto dei Coldplay ha mostrato con chiarezza questa trasformazione.  Durante lo show, una delle numerose telecamere in funzione – la kiss‑cam – ha inquadrato la coppia clandestina mentre si scambiava un bacio.  La kiss‑cam non è un dispositivo neutro, perché nessuna tecnologia è in se neutrale, ma parte di una strategia mediatica raffinata: serve a rilanciare l’evento su tutti i canali social e digitali,  trasformando l’amore e l’affettività del pubblico in contenuto spettacolare e in strumento di marketing.  La funzione di questa telecamera è infatti quella di consolidare l’immagine dei Coldplay come “musica dei sentimenti”, dove l’intimità privata diventa materiale da condividere, diffondere e monetizzare.
La diffusione immediata di quelle immagini ha innescato un processo implacabile: identificazione dei protagonisti, esposizione pubblica,  licenziamento da parte dell’azienda in cui entrambi ricoprivano ruoli di vertice.  La punizione non ha rappresentato un reale atto di giustizia morale, ma piuttosto un’operazione di moral‑washing.  La società in cui lavoravano i due manager sorpresi a scambiarsi effusioni ha reagito trasformando un episodio privato in un messaggio pubblico di rigore etico,  licenziandoli per esibire la propria virtù di fronte all’opinione pubblica e ai clienti.  La privacy degli altri diventa così leva di marketing, e ciò che era retroscena sentimentale si rovescia in ribalta spettacolare. Non è la prima volta che le corporation utilizzano la vita privata dei dipendenti come leva di comunicazione simbolica, in un’ibridazione ormai completa tra cronaca, media mainstream, social media e marketing. Il bacio rubato diventa spettacolo, la sanzione diventa pubblicità, e l’azienda si veste di una virtù esibita mentre si appropria di ciò che era retroscena intimo trasformandolo in ribalta globale.
Il caso Raoul Bova rivela un meccanismo analogo, ma più diretto e predatorio.
Alcuni messaggi privati, propri di una relazione sentimentale, sono stati sottratti al loro contesto originario e immessi nel flusso digitale come materiale di consumo collettivo.  Prima l’ipotesi di estorsione, poi la pubblicazione e la viralità incontrollata, infine l’appropriazione da parte di marchi e piattaforme: Ryanair e il Napoli Calcio hanno giocato con quelle frasi intime per generare ironia social e visibilità commerciale.  Qui la privacy non è solo violata, ma attivamente estratta e trasformata in contenuto virale, fino a diventare valore economico.  Il ciclo è brutale e asimmetrico: la reputazione individuale si sgretola mentre la macchina mediale e commerciale cresce,  alimentata da ogni frammento di intimità esposta.  La vittima diventa inconsapevolmente fornitrice di contenuti per un’economia dell’attenzione che si nutre di fragilità e scandali private, in un circuito a cui non riesce più a sottrarsi neppure l’informazione veicolata dalle testate a stampa e radiotelevisive, senza alcuna distinzione tra network private e televisioni pubbiche. Le reti televisive hanno giocato un ruolo “di sponda” nella vicenda di Raoul Bova, e nella storia della kiss-cam al concerto dei Coldplay quella telecamera non era certo di una troupe o di una redazione, ma faceva parte dello spettacolo del gruppo. Da oramai molto tempo le reti televisive generaliste e i giornali non sono più in grado di generare eventi ultramediatizzati, poiché la velocità dei social media nel coprire o addirittura costruire questi trend le obbliga a rincorrere, obbligandole a coprire flussi di notizie – o presunte tali – che marginalizzano il ruolo del giornalismo professionistico.
Questi due episodi, apparentemente lontani, raccontano la stessa storia.  La sfera privata è ormai un giacimento aperto, pronto ad essere esplorato e sfruttato da chi possiede strumenti di cattura e di distribuzione.  Ciò che per l’individuo è perdita, imbarazzo e dolore diventa per il sistema comunicativo un’occasione di intrattenimento, profitto e auto‑legittimazione morale.  Da un lato il moral‑washing aziendale, dall’altro la mercificazione spregiudicata del privato:  due facce della stessa economia simbolica, in cui la privacy altrui diventa una risorsa strategica da convertire in visibilità e marketing.
A partire da qui si impone una nuova consapevolezza: la privacy non è più un concetto utile, ma viene sostituita da un lessico nuovo, fatto di esposizione permanente, sorveglianza spettacolare e capitalizzazione del privato.  Questo processo rinvia a una trasformazione radicale di un concetto cardine della critica marxiana al capitalismo: l’estrazione del plusvalore.   Nella logica industriale, il plusvalore era ricavato dal tempo di lavoro vivo, sfruttando l’energia dell’operaio per generare profitto. Oggi la dinamica si è sganciata definitivamente dalla dimensione produttiva tradizionale, per diventare totalizzante.  Non serve più la fatica fisica né il vincolo dello spazio di lavoro: la macchina digitale estrae valore da ogni frammento dell’esperienza individuale,  colonizzando il tempo libero, le relazioni, l’affettività, i corpi, i desideri e persino l’errore o la caduta morale.  La vita intera diventa giacimento di dati e narrazioni monetizzabili, e la distinzione tra lavoro e non-lavoro si dissolve in una trama continua di sorveglianza e spettacolo. 
In questa nuova economia dell’attenzione, ogni intimità è potenzialmente un contenuto, ogni relazione una risorsa,  ogni errore un’occasione di profitto simbolico ed economico per il sistema mediale. L’individuo, ridotto a fornitore inconsapevole di valore, vede la propria esistenza attraversata da flussi di estrazione permanente.  È qui che la privacy si rovescia in pura esposizione e la vita privata si trasforma in capitale spettacolare,  alimentando un ciclo che non conosce più confini né momenti di tregua.

* Università del Salento, Direttore scientifico di LAPIS, Laboratorio Per l’Innovazione Sociale e storico pioniere dei programmi RAI come programmista-regista negli anni dell’avvio dei primi programmi regionali.

TAG:

Iscriviti a RaiSenior

Scopri i vantaggi con l’iscrizione a RaiSenior. Da 69 anni sempre al tuo fianco.

Nuova Armonia Banner
Convenzioni