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Pippo Baudo è stato la RAI, e rimane uno di noi

27 Agosto, 2025 | Comunicazioni, Gli uomini e le donne che hanno fatto la RAI, Nuova Armonia

Pippo Baudo, qui raccontato per RAI Senior dal prof. Giampiero Gamaleri

di Giampiero Gamaleri

Pippo Baudo è stato la televisione. Questo in sintesi è il ricordo comune di chi l’ha visto sul teleschermo e anche di chi gli è stato compagno di lavoro. Personalmente l’ho visto spesso in tv come tutti i telespettatori ma ho avuto anche l’opportunità di qualche incontro. E posso quindi portare una testimonianza diretta.

Durante il mio periodo di consigliere di amministrazione della RAI, intorno al 2000, ebbi contatti con molti esponenti del mondo artistico. Avevo partecipato alla votazione che incaricava ancora una volta Pippo Baudo di condurre il Festival di San Remo anche come direttore artistico. Nel frattempo si era rivolto a me Mino Reitano, una “voce spiegata” alla Claudio Villa, che era allora in un momento basso dell’otto volante che caratterizza la carriera di molti artisti la cui popolarità è affidata al mutare dei gusti del pubblico. Reitano ne soffriva al di là delle sue evidenti qualità canore. Telefonai a Pippo Baudo. La sua risposta fu molto convincente. Reitano ha dei cicli, ma questa volta porta una canzone scritta da Pasquale Panella, che ha collaborato con Lucio Battisti, con Amedeo Minghi, con Zucchero Fornaciari… Lo ascolteremo volentieri a San Remo. Tutt’altro che una risposta ammiccante o di circostanza, ma un ragionamento serio per impegnarsi a portare un valore aggiunto sul palco dell’Ariston. Questo ci fa capire che il “nazional-popolare” di Baudo non è stato un amalgama compiacente verso gusti del pubblico rivolti al basso, ma una trama non facile di elementi dettati da scelte che non trascuravano affatto la qualità, il buon gusto, quel “qualcosa di più” che fa crescere la società civile.

Un’altra testimonianza personale si riferisce a un momento difficile di Baudo quando, uscito dalla RAI durante il grande esodo degli artisti verso Berlusconi – solo Celentano aveva resistito alle sue lusinghe – aveva capito che Fininvest-Mediaset non era il suo posto. E ne soffriva profondamente manifestando anche un atteggiamento di umiltà chiedendo ad Agnes – direttore generale di RAI – di poter rientrare.  Allora ero assistente proprio di Agnes, che non era affatto propenso a raccogliere consigli da un dipendente come me. Poi come si sa, Pippo finì per rientrare in RAI seppure con un periodo di quarantena a RAITRE. Ma quello che avvertii con chiarezza era che Baudo non poteva che lavorare in un’azienda di pubblico servizio e non in un’altra, pur rispettabile, a fini commerciali. E questo ci porta a un pensiero finale. Baudo è stato un elemento che ha impersonato l’esigenza che la televisione sia sempre in qualche modo a servizio del pubblico, che aiuti lo spettatore a fare un passo in avanti, anche piccolo, nella comprensione del proprio tempo, cogliendo ciò che unisce più di ciò che divide (per riprendere Papa Giovanni), che educhi in qualche misura al vero e al bello. Oggi l’Europa ci chiede di realizzare un servizio pubblico veramente indipendente e con risorse sicure. Speriamo che anche il ricordo di Pippo ispiri i nostri legislatori a disegnare per il nostro Paese un organismo radiotelevisivo e multimediale che ci aiuti a guardare avanti.

Giampiero Gamaleri, Professore ordinario di Sociologia della comunicazione e già consigliere di amministrazione della Rai.

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