
“Un racconto infinito” ieri sera all’Auditorium Parco della Musica di Roma.Una serata evento per celebrare le storie che parlano al Paese.
di Anna Maria De Luca
La grande ennesima Festa della RAI. L’Auditorium Parco della Musica di Roma si è trasformato, il 16 dicembre scorso, nel palcoscenico di una visione: quella di Rai Fiction, protagonista assoluta di Un racconto infinito, la serata evento che ha acceso i riflettori sulla nuova stagione 2026. Un appuntamento atteso, che ha riunito cast, autori, produttori e giornalisti per svelare un palinsesto straordinario, ricco di storie capaci di attraversare generi, linguaggi e generazioni.
“La Rai -esordisce così l’AD Giampaolo Rossi– potrebbe comprare soap in Turchia, sarebbe più conveniente, ma preferisce investire sulla qualità della fiction e risultati si vedono anche dal riscontro del pubblico.La fiction rappresenta la grande capacità della Rai, in quanto servizio pubblico e prima industria culturale del Paese, di costruire narrazioni e racconti plurali, di costruire l’immaginario dentro il quale noi ci muoviamo, di narrarlo nelle sue contraddizioni e nelle sue complessità. Da questo punto di vista la fiction è per la Rai il punto di svolta di questo grande racconto, l’approfondimento, la capacità di trattare i grandi temi del nostro tempo”, sostenuta da “un investimento straordinario” e dalla capacità di “tenere in piedi l’intera industria dell’audiovisivo e della fiction italiana“.

“La fiction è diventata anche un punto di riferimento, un concentrato tra cinema e televisione”, ha detto ancora il manager, sottolineando come rappresenti “lo spazio della nuova narrativa popolare, il grande racconto del nostro tempo”, capace di misurare “nuove narrazioni ma anche nuovi talenti, grandi attori e grandi registi”, aiutando “le strutture della produzione e dell’industria del nostro Paese”.
“Dagli sceneggiati alla fiction moderna la Rai è sempre stata lungimirante“, ha concluso l’Ad, ricordando che l’azienda ha seguito “l’evoluzione del percorso di crescita dell’audiovisivo italiano”. Un percorso confermato dai risultati: “Sandokan è un successo straordinario“, così come “lo è stato lo scorso anno Il Conte di Montecristo“, esempi di quelle “grandi coproduzioni internazionali che danno la misura della forza della Rai nella capacità di costruire la fiction e il racconto seriale”.
Presenti in sala l’Amministratore Delegato della Rai Giampaolo Rossi e la direttrice della Fondazione Lazio Film Commission, insieme a un parterre eccezionale di volti amati dal pubblico: da Elena Sofia Ricci ad Alessandro Gassmann, da Raoul Bova a Nino Frassica, da Giulio Scarpati a Fiorello, fino a Luisa Ranieri e tantissimi altri protagonisti delle serie più amate. Sul palco e sullo schermo si è composto un mosaico di narrazioni che restituisce l’ambizione di una fiction capace di raccontare il Paese nei suoi conflitti, nelle sue ferite e nelle sue possibilità di riscatto.
Rai Fiction, un pilastro della produzione europea
La serata ha confermato ancora una volta quanto la fiction sia centrale non solo per il sistema Rai, ma per l’intero panorama culturale e audiovisivo italiano. Rai Fiction si posiziona oggi come una delle realtà produttive più importanti d’Europa, capace di competere per qualità, volume di produzione e capacità di innovazione con i principali broadcaster del continente. Con 435 ore di programmazione e 35 titoli in prima visione solo nel 2025, la Direzione Fiction rappresenta un motore industriale e culturale senza pari nel Paese, punto di riferimento per l’intera filiera produttiva nazionale e modello di eccellenza per capacità di tenuta del pubblico e radicamento territoriale.
In un contesto europeo dominato dalle piattaforme internazionali, Rai Fiction dimostra che il servizio pubblico può essere competitivo, popolare e identitario, portando avanti una missione che va oltre l’intrattenimento: quella di raccontare l’Italia agli italiani, preservando la memoria collettiva, valorizzando i talenti locali e costruendo narrazioni che parlano alla coscienza del Paese.

I numeri che certificano la centralità della fiction
La serata è stata anche l’occasione per tracciare un bilancio dei risultati più recenti, che confermano il ruolo centrale della fiction nel sistema Rai. I dati del 2025 parlano chiaro: 35 titoli di fiction in prima visione, per un totale di 435 ore di programmazione, con un ascolto medio di 3,9 milioni di spettatori. Numeri che si traducono in uno share del 22,1%, in crescita di quasi un punto rispetto al 2024.
Particolarmente significativo il rafforzamento sui target più giovani: lo share femminile 15-24 anni sale al 24,1% (+2,3% rispetto al 2024), mentre quello maschile 15-24 raggiunge il 22% (+2,8%). Crescono anche gli ascolti tra gli abbonati alle piattaforme satellitari (20,2%, +1,4%) e nel Sud e nelle Isole, dove la fiction Rai tocca il 26,2% di share. Sul fronte digitale, il genere fiction rappresenta ormai il 49% del consumo totale VOD, confermandosi motore strategico anche nell’offerta on demand.
Questi numeri certificano non solo il successo di pubblico, ma l’importanza strategica della fiction come linguaggio capace di parlare a tutte le generazioni, di tenere insieme il Paese e di competere efficacemente con l’offerta globale delle piattaforme streaming, mantenendo una forte identità nazionale e territoriale.
Un racconto plurale della complessità italiana
A dare corpo a questa visione è la ricca offerta di serie presentate per la stagione 2026, in onda tra gennaio e maggio, che disegna un vero e proprio viaggio nella complessità del Paese. Un racconto plurale, attraversato da una straordinaria varietà di generi e linguaggi: dal giallo alla commedia, dal legal al thriller, dal dramedy alla ricostruzione storica, dal racconto civile al coming of age. Al centro ci sono personaggi capaci di parlare al presente, di interrogare la coscienza collettiva e di riaffermare i valori del Servizio Pubblico.
I grandi ritorni e le nuove identità narrative
La forza della fiction Rai, emersa nel corso della serata, sta nella capacità di rinnovarsi senza interrompere il dialogo con il pubblico. Accanto ai grandi ritorni – da Cuori 3 a Don Matteo 15, da Imma Tataranni – Sostituto Procuratore 5 a Mare Fuori 6 – trovano spazio nuovi titoli fortemente identitari, come Guerrieri – La regola dell’equilibrio, legal drama tratto dai romanzi di Gianrico Carofiglio, o L’invisibile – La cattura di Matteo Messina Denaro, intenso racconto civile che ricostruisce una delle pagine più delicate della recente storia italiana.
Il racconto storico attraversa il Novecento con serie come Prima di noi, grande saga familiare, Le libere donne, ambientata in un manicomio durante la Seconda guerra mondiale, e Morbo K, che rievoca il coraggio silenzioso di chi salvò vite durante l’occupazione nazista di Roma.
Storie del presente: periferie, comunità, territori
Forte anche la presenza di storie ambientate nel presente, che esplorano periferie, comunità e territori: dalla Napoli dell’IPM di Mare Fuori all’Appennino di Uno sbirro in Appennino, dalla provincia multietnica raccontata nel thriller Estranei alla scuola di frontiera al centro de La preside, con Luisa Ranieri nei panni di una dirigente scolastica che sceglie di combattere dispersione e criminalità attraverso l’istruzione. Non mancano commedie e dramedy come Roberta Valente – Notaio in Sorrento e Una finestra vista lago, che intrecciano leggerezza e profondità, ironia e osservazione sociale.
Biografie, l’Italia che non dimentica
Ampio spazio è dedicato anche alle biografie e ai tv movie, che raccontano figure emblematiche della cultura, dello sport e della storia italiana: da Franco Battiato. Il lungo viaggio a Rosso Volante su Eugenio Monti, fino a Zvanì – Il romanzo familiare di Giovanni Pascoli e al racconto civile di Un futuro aprile, che affronta una delle stragi di mafia più dolorose del nostro Paese. Completano il panorama le docufiction e docuserie, come Pirandello – Il gigante innamorato e Vespucci, il viaggio più lungo, che ampliano ulteriormente i confini del racconto audiovisivo.
La visione di Maria Pia Ammirati
A tracciare la linea editoriale è stata la direttrice di Rai Fiction, Maria Pia Ammirati, che ha sottolineato come le nuove produzioni si fondino su protagonisti e temi inediti: storie civili che interrogano la coscienza collettiva, biografie di grandi figure della cultura e dello sport, saghe familiari che attraversano il Novecento, accanto a commedie sentimentali capaci di portare leggerezza e ironia. Non mancano polizieschi, thriller e legal drama, chiamati a esplorare le tensioni morali del presente.
Al centro dell’offerta restano eroi imperfetti, personalità complesse in equilibrio tra privato e pubblico, tra sentimenti e responsabilità, tra fragilità individuali e impegno civile. Che siano ragazzi di una periferia o di un istituto minorile, un medico, un avvocato, una preside, un magistrato o un notaio, tutti portano con sé la tensione di storie che interrogano la società e ne riflettono le contraddizioni.
In questa cornice, il femminile continua a essere un architrave strutturale della narrazione: figure di presidi, magistrate, professioniste, madri e figlie attraversano generi e storie, ridefinendo relazioni e valori e restituendo alla fiction Rai la sua funzione più autentica di specchio della società contemporanea.
Rai Fiction si conferma così non solo produttore di contenuti, ma custode di una missione culturale e industriale: raccontare l’Italia nelle sue contraddizioni, nelle sue speranze, nella sua capacità di reinventarsi, mantenendo al contempo un ruolo di primo piano nel panorama europeo della produzione audiovisiva. Un racconto infinito si è rivelato non solo una presentazione di palinsesto, ma una dichiarazione d’intenti: la fiction come linguaggio vivo, capace di intrattenere e allo stesso tempo alimentare un dialogo profondo con il presente. Una narrazione che continua a crescere e a rinnovarsi, perché le storie — come la serata ha voluto ricordare — non finiscono mai davvero, finché c’è qualcuno disposto ad ascoltarle.


