16 Agosto 2026
“Grazie Pippo per tutto quello che hai dato alla televisione”
“Il 16 agosto di un anno fa, appena giunse la notizia della scomparsa di Pippo Baudo, è venuto spontaneo pensare: si è spenta la TV. Come quando, da piccoli, appariva il puntino al centro dello schermo abbassando l’interruttore dello stabilizzatore della televisione in bianco e nero”.

Non ho mai avuto il piacere di lavorare con Pippo Baudo.
E forse è proprio per questo che, quando giunsi a Militello in Val di Catania per curare la regia televisiva per il TG1 dell’ultimo saluto di Pippo a tutti noi, ho cercato di immaginare come lo avrebbero raccontato i grandi registi che con lui hanno collaborato, contribuendo al suo straordinario successo, insieme agli autori e alle squadre tecniche.
In pochi minuti, la mia assistente alla regìa ed io, avevamo subito compreso che Militello quel giorno non era semplicemente il luogo delle esequie di un grande personaggio della televisione italiana: era diventata il cuore dell’Italia.
Lo si percepiva nelle strade, nel silenzio che accompagnava l’attesa, nei volti delle persone arrivate anche da lontano per salutare Pippo.
C’era il dolore, naturalmente, ma c’era soprattutto un sentimento di appartenenza. Era come se un’intera comunità stesse dicendo a uno dei suoi figli: “Sei partito da qui, ma non te ne sei mai andato davvero”.
I monitor della regia erano illuminati di particolari e di emozioni: uno sguardo, una mano, un gesto. In chiesa, in piazza, sui balconi.
Poi c’era Militello: con le immagini dall’alto, grazie all’utilizzo di un drone, mostravamo la bellezza e la forza di un paese che voleva abbracciare quasi fisicamente il suo figlio più famoso.
E allora ho capito qualcosa che forse non avrei potuto comprendere guardando Pippo Baudo soltanto attraverso la televisione: non era solamente il conduttore, il protagonista di decenni di televisione, il volto di 13 edizioni del Festival di Sanremo, l’uomo che ha attraversato la storia dello spettacolo italiano, insieme agli altri “tre moschettieri” Mike Bongiorno, Corrado, Enzo Tortora.
Era anche, e soprattutto, quel cittadino di Militello.
Era quella terra.
Era quella Sicilia che, nel giorno dell’addio, Pippo ha scelto come palcoscenico naturale per salutare per l’ultima volta il proprio pubblico.
E, tra tanti nonni e nonne, padri e madri, la cosa che ha più colpito è stata la presenza di tanti ragazzi e ragazze, i giovani di cui Pippo ha sempre parlato, e ha sempre voluto valorizzare.
Saranno loro, negli anni, a perpetuare e a ricordare ai loro figli di aver conosciuto, vissuto, amato “l’uomo che ha inventato la televisione”.
E siamo noi a dire, ancora oggi: Grazie Pippo
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