16 Agosto 2026
Gianpiero Gamaleri “Chi non è con me è contro di me”, basta con questo sentiment.
Il caso Anthony Fauci riguarda evidentemente gli Stati Uniti ma in realtà apre una breccia profonda su un problema di dimensioni planetarie.

Ricostruiamone i termini. Anthony Fauci, 85 anni, per decenni direttore del National Institute for Allergy and Infectious Diseases (NIAID), è stato ed è riconosciuto come uno dei più eminenti virologi sulla faccia della terra e in tale veste ha coordinato la campagna americana contro il covid-coronavirus dapprima sotto Biden e poi nel primo anno della precedente presidenza Trump. Tuttavia una parte più estremista del partito repubblicano guidata dal senatore Rand Paul l’ha messo sotto accusa in Parlamento per avere minimizzato l’ipotesi di un incidente nel laboratorio cinese di Wuhan o addirittura per avere commissionato ricerche molto delicate e pericolose che potrebbero essere state all’origine della pandemia.
Di fronte all’incalzare delle accuse Fauci ha rifiutato di rispondere a più di 100 domande. Nel diritto americano non è data la facoltà di non rispondere di fronte al congresso e ciò può configurarsi come oltraggio al parlamento fino ad arrivare ad una detenzione dell’imputato. In una parola Fauci è passato da salvatore della patria a soggetto che può essere stato connivente con nemico, i cinesi, causando la più insidiosa pandemia del nostro tempo.
Abbiamo detto che è un caso americano, anche se in certo modo sta riproducendosi anche da noi con la commissione parlamentare d’inchiesta sulla gestione del “covid” da parte dei governi Conte, che recentemente è stato ascoltato in un’audizione durata più di 5 ore.
In realtà il caso Fauci apre su uno scenario di proporzioni mondiali se lo si considera sotto un altro aspetto, perché si inserisce sul tema della crisi delle democrazie occidentali. In effetti non avrebbe neppure potuto incominciare se non avesse fatto breccia nel sempre più aspro contrasto tra destra e sinistra e nell’esasperazione dei rapporti tra le parti politiche e sociali che ne sono interpreti.
I silenzi di Fauci che, da quel grande esperto che è, le risposte le aveva tutte sono stati motivati o potremmo dire necessitati dal fatto che in ogni caso, qualsiasi risposta avesse dato, avrebbe potuto essere strumentalizzata dall’una delle due parti contro l’altra armata accelerando così l’iter della sua incriminazione.
In una parola l’esasperazione tra destra e sinistra invece di attenuarsi, invece di cercare finestre di dialogo, sempre più si accende perché il fisiologico confronto si trasforma in propaganda e si polarizza sul posizioni estreme anche con la nascita di nuovi leader come Roberto Vannacci in Italia, Nigel Farange in Gran Bretagna, Alice Weidel in Germania…..
Emblematiche sono state le parole di Ilaria Capua, anche lei virologa di fama internazionale, intervistata dal corriere il 7 agosto scorso: “Solo in questo momento di verità alternative uno scienziato straordinario diventa un nemico pubblico”.
Insomma Anthony Fauci mette a nudo il gravissimo malessere che corre l’umanità d’oggi, quello di una deriva del prevalere della competizione, dei contrasti e in ultima analisi dell’odio e della guerra rispetto alla collaborazione, alla solidarietà, alla tolleranza, alla pace. E in questo contesto si rinvigorisce l’immagine di Hobbes dello “homo homini lupus”, di cittadini gli uni contro gli altri armati che ci riportano agli orrori della dissoluzione jugoslava quando persino famiglie che vivevano sotto lo stesso tetto e che mangiavano alla stessa tavola si trovarono da un giorno all’altro come nemici da distruggere.
L’esasperazione del confronto e del contrasto tra destra e sinistra rischia di corrodere ogni rapporto umano non solo politico e sociale ma anche personale e affettivo. La conseguenza evidente a tutti è che in questo contesto parole come “giustizia”, “verità”, “ collaborazione” vengono bandite e nella società si insinua un atteggiamento fondamentalmente immorale perché elimina la verità a favore dell’appartenenza, forma contemporanea dell’idolatria, che si riassume nella espressione “chi non è con me e contro di me, chi non è con noi e contro di noi e lo scopo non è quello di confutarlo ma di distruggerlo.
Si tratta di una deriva in continua progressione perché c’è sempre un nemico che diventa sempre più nemico, specie se si insidia il potere cui si cerca esasperatamente di aggrapparsi.
Il caso americano è emblematico perché persino Trump l’avrebbe fatta passare liscia a Fauci se non fosse sopravvenuto un soggetto, il senatore Rand Paul che ha scavalcato il presidente in questa allucinante corsa a chi è più “cattivo”.
Ma ormai sulla faccia della Terra intere nazioni o blocchi continentali si fronteggiano in questa chiave che si riassume nelle dichiarazioni di due giovani universitarie, una ebrea e l’altra musulmana, che intervistate hanno dichiarato con espressioni singolarmente parallele che il loro scopo non è quello della crescita familiare, culturale e professionale ma è quello dell’irriducibile distruzione del nemico. Esattamente l’opposto del progetto “due popoli e due stati” su cui la diplomazia si impegna pateticamente.
A fronte di questo quadro così preoccupante che cosa si può fare? Praticamente nulla, verrebbe da dire di fronte alla forza di questa tempesta d’intolleranza che investe popoli, istituzioni, singoli individui come noi. Come contrastare a livello planetario l’effetto Fauci delle verità alternative di un mondo tutto in bianco e nero che spazza via verità e giustizia a favore di appartenenza e settarismo?
La prima risposta sarebbe che non si può fare nulla, data l’accelerazione con cui questa polarizzazione si manifesta e cresce sempre più, con esasperazioni che vanno crescendo sulla base di istinti negativi che ciascuno uomo o donna porta con sé e che è difficile contrastare anche nella propria coscienza.
Ma dobbiamo chiederci: quali sono state e sono le forze che spingono così prepotentemente in questa direzione?.
Le due grandi spinte di tutto ciò sono il bipolarismo politico e il competitivismo economico. Entrambi tendono a esasperare separazioni, opposizioni, contrasti con una progressione geometrica che si manifesta in tempi sempre più accelerati. La loro premessa teorica comune è che il futuro si costruisce contrastando e non collaborando.
Eppure ancora non troppo tempo fa – nel 1978 – in Italia il modello democratico batteva anche strade esattamente opposte rispetto al bipolarismo militante ed esasperato, tentando di creare aree di sempre più largo consenso comune. Come nella stagione del “compromesso storico”, inteso a favorire un dialogo tra componenti cattoliche e componenti di sinistra in vista di prospettive comuni di sviluppo politico e sociale. Percorso stroncato con la più radicale violenza dalle Brigate Rosse. Con una ferita profonda che ha tenuto col fiato sospeso dapprima per 55 giorni e poi in modo permanente la coscienza civile dell’intero Paese.
Insomma, collaborare invece di competere, affermare la verità invece della propaganda non sarebbe impossibile per vivere una normalità invece di campagne elettorali permanenti senza esclusione di colpi. Purtroppo però è una condizione da cui ci allontaniamo ogni giorno di più nel nostro Paese ma purtroppo ancor prima a livello internazionale con la rottura nel 2022, invasione dell’Ucraina, delle prescrizioni fondamentali del diritto internazionale.
E ciò non è solo la violazione flagrante delle regole di convivenza con la prevalenza della forza sul diritto. Ma è anche la “corruzione dei cuori”, come temeva Papa Francesco e ripete oggi quasi quotidianamente Leone XVI. Cioè la tendenza crescente a considerare l’altro come “nemico” invece che come soggetto con cui instaurare dialogo, collaborazione, progetti e realizzazioni. In questo contesto, come nel caso Fauci, ogni giorno, ogni ora, ogni istante qualsiasi cosa affermiamo o facciamo potrà essere considerata ostile nei confronti di un “nemico diffuso”.
Gianpiero Gamaleri, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi e già Consigliere di Amministrazione Rai.
Ti potrebbe interessare anche...

Pino Quini, se ne è andato anche lui
di Andrea DoriaAddio a PINO QUINI, uno dei più importanti direttori della fotografia Rai. Ha curato molte edizioni del Festival...

Un anno fa,come oggi, ci lasciava per sempre Pippo Baudo
di rai seniorA un anno dalla scomparsa di Pippo Baudo, l'AD della RAI Giampaolo Rossi,rende omaggio a uno dei più...

“Grazie Pippo per tutto quello che hai dato alla televisione”
di Andrea Doria"Il 16 agosto di un anno fa, appena giunse la notizia della scomparsa di Pippo Baudo, è venuto...