10 Ottobre 2026
Rai Publicità. Su “Controtempo”storie di ribellione e di rivincita
Rai Pubblicità e AXA Italia hanno presentato in questi giorni “Controtempo (mai)“, la nuova serie originale in arrivo su RaiPlay dal 23 ottobre. Il format, composto da cinque episodi e condotto da Massimiliano Ossini, racconta le storie di Manfredi Roesler Franz, Max Maiorino, Ludovica Gargari, Marco Olmo, e Amalia Ercoli Finzi protagonisti di percorsi di vita che dimostrano come non esista un’età giusta per rimettersi in gioco e inseguire i propri obiettivi.
Noi oggi partiamo dalla prima storia che Massimiliano Ossini racconterà in video, quella di Manfredi Roesler Franz che una mattina si sveglia, decide di abbandonare il suo lavoro sicuro in una multinazionale quotata in borsa e si inventa globetrotter e fotografo dei posti più imnaccessibili della terra. Alle spalle un padre giornalista molto famoso, Pierluigi Roesler Franz, lui oggi è diventato un grande comunicatore. La sua storia oggi anche in un libro autobiografico.

“Ho nuotato per ore, dedicato tempo a osservare l’oceano, registrato video. Ho cercato albe e tramonti, spinto dal desiderio continuo di lasciarmi stupire dalla natura. Ho conosciuto persone e poi cercato la solitudine. Ho preso del tempo per migliorarmi, in ogni modo possibile. Ho fatto tanto e ho fatto poco, dipende dai punti di vista, ma sicuramente ho vissuto e questo non è affatto scontato…”.
Libri appena freschi di stampa. “Lascio tutto e riparto da me. Dove comincia la libertà”, 212 pagine Edizioni DeAgostini, di Manfredi Roesler Franz, più che una guida viaggi come molti si immaginano, è un lungo viaggio nell’anima e nella mente di un giovane manager romano che ad un certo punto della sua vita lascia tutto, gli agi di una carriera sicura e la certezza di un futuro da VIP, per dedicarsi a se stesso e lo fa comprandosi un van e andando in giro per il mondo con la sua macchina da presa. Insomma, il sogno segreto forse di ognuno di noi.

“Vivo in un piccolo van con un giardino infinito.” È così Manfredi Roesler Franz descrive la sua nuova vita. Creatore di contenuti, seguitissimo sui social, Manfredi ha deciso a 30 anni di lasciare un lavoro sicuro e una carriera avviata per inseguire un sogno: esplorare il mondo in van. Da manager in azienda a creator digitale, condivide con la sua community di oltre 300.000 followers le avventure della sua “VanLife”, inseguendo albe e tramonti. In queste pagine, che sono di una suggestione senza pari, la storia di un uomo che ha lasciato la sicurezza della città per reinventarsi, on the road.
In Lascio tutto e parto da me Manfredi ci accompagna in un viaggio che è prima di tutto interiore. Ogni capitolo è un invito a riscoprire la semplicità e la forza del vivere libero, fuori dagli schemi. Il libro perfetto,insomma, per chi sogna la libertà, ama l’avventura e vuole cambiare vita, anche solo per un momento.
Cos’è successo in realtà nella vita di Manfredi Roesler Franz?
Una mattina questo giovane informatico si sveglia e decide di cambiare vita. Il suo sogno è un altro. Vuole andare in giro per il mondo. Ha voglia di riprendere con la sua telecamera i tramonti più suggestivi del pianeta. Sceglie di vivere on the road, per registrare e fissare su pellicola (oggi è tutto digitale in 4K) i paesaggi più belli della terra. La scoperta, prima di tutto. Le emozioni del cuore, e le suggestioni degli orizzonti subito dopo. La certezza dei mari puliti e la magia delle cascate innevate delle Dolomiti ancora oltre. Lo cerchiamo e lo troviamo appollaiato a 5 mila metri di altezza sulla baita di montagna più irraggiungibile delle Alpi.
Nato a Roma il 27 maggio 1992, Manfredi Roesler Franz rispecchia per intero e fino in fondo quelle che sono le caratteristiche del segno zodiacale dei Gemelli, che poi è il suo segno naturale.
Non sono un esperto di questa materia ma se mi affido all’Intelligenza artificiale per capire meglio cosa significhi essere nati sotto il segno dei gemelli ne ricevo una risposta immediata che è questa: “Il segno dei Gemelli è tremendamente curioso. Prova nella conoscenza un piacere infinito, che è paragonabile a quello che prova il Toro nel cibarsi. I Gemelli sono attenti ai particolari (difficile che si facciano sfuggire qualche avvenimento) e hanno un grande senso dell’umorismo. D’altro canto, questa loro intelligenza ha come contrappeso una certa superficialità, imposta da Mercurio, che fa tornare il Gemelli fra i comuni mortali. I Gemelli ascoltano e guardano tutto ma, il più delle volte, non hanno tempo né voglia di immagazzinare tutto quello che scoprono. Hanno un forte senso teatrale, doti comunicative e una grandissima simpatia, che arricchisce il mondo non meno di quanto facciano le sfuriate dell’Ariete e l’atteggiamento conservatore del Toro. Le loro professioni, oltre che con la recitazione, hanno spesso a che fare con il mondo della parola: sono ottimi relatori e pubblicitari”.

-Manfredi, ci diamo del tu?
“Con immenso piacere. Se lo facciamo sarà molto bello per me”.
-Ok. Allora ti chiedo, cosa ti ha spinto a mollare il tuo lavoro tradizionale e diventare oggi un free lance, un giornalista così completo, che gira le immagini e poi le monta anche, e le mette in rete, e conquista migliaia e migliaia di follower?
“Che vuoi che ti dica? La verità è che fin da quando ero adolescente ho sempre cercato di abbandonare la zona di comfort che la mia famiglia mi aveva costruito attorno, per nuove scoperte. Alla base c’è questa mia grande curiosità di vedere cosa ci sia oltre il mio mondo, e quindi poter vivere esperienze diverse. Pensa che a 16 anni sono andato a vivere da solo. Durante gli anni all’università ho avuto modo di vivere negli USA e di visitare tanti paesi diversi. Poi, nel 2020 mi sono trasferito a Milano ma da quel momento in poi mi sono sentito come un criceto sulla ruota, dove ogni giorno era simile al precedente.
-In che senso?
Facevo fatica a chiamarla vita. Poi, durante una sessione di kitesurf a Capo Verde, ho finalmente visto la “fine” di questo viaggio. Oggi ringrazio Dio di aver vissuto quell’attimo, perché mi ha fatto capire che basta un istante e che tutto può cambiare. Ma nonostante questo, ti confesso, la paura del lasciare tutto alle mie spalle prevaleva su tutto il resto.
-Qual è stato il momento cruciale di questa scelta?
Era un giorno di fine luglio. Ho chiuso gli occhi e mi sono chiesto: “Se oggi mamma e papà non ci fossero più, cosa faresti?” In quel momento io ho capito perfettamente bene che io non stavo vivendo la mia vita, ma solo quella che serviva per rendere orgogliosi i miei genitori, la mia famiglia, e ripagarli di tutti gli sforzi che avevano fatto per me.
-È a questo punto che sei partito via?
Nel giro di pochi giorni ho preso il van e ho chiamato l’ufficio della mia azienda per comunicare la mia scelta.
-Immagino che non abbiano capito inizialmente cosa volessi fare?
Ti dirò di più. Loro hanno fatto qualcosa di davvero unico. Hanno capito il mio stato d’animo, e mi hanno proposto di lavorare da remoto. Da quel momento dormo semplicemente molto meno, lavoro come prima e sfrutto il tempo libero per le mie passioni. Credo che la felicità passi dal sacrificio.
-La fotografia è una tua vecchia passione o è nata strada facendo?
Più che fotografia, direi le riprese e il montaggio video. La fotografia è venuta successivamente a cascata. Già a 12-13 anni montavo i miei primi video, poi negli anni è diventata la mia passione più grande.
-Quanto ha contato in questa tua scelta il mestiere di tuo padre?
Sicuramente il lavoro di papà richiede una fortissima curiosità e la capacità di non soffermarsi solo sulle apparenze, ma bensì andare oltre. Credo di aver assorbito molto queste sue caratteristiche. Inoltre, solo dopo aver preso questa strada, ho saputo proprio da lui, che da giovane aveva fatto qualcosa di molto simile: lasciando una grande azienda anche lui per lanciarsi nel mondo del giornalismo. Anche lui aveva mollato tutto per inseguire un sogno.

-Come hai spiegato a tuo padre e a tua madre che stavi per cambiare vita?
La prima persona a cui l’ho detto è stata mia madre. Ricordo di averla chiamata una sera e le dissi “mamma, ceniamo insieme che ti dovrei parlare”. Lei pensò subito a qualcosa che avesse a che fare con le ragazze. A cena fui molto diretto, le dissi che entro fine anno sarei partito. Lei sgranò gli occhi e alzò le sopracciglia, stava per svenire. Ricordo perfettamente la sua espressione. Provai a spiegarle quale era il mio stato d’animo, volevo che capisse cosa stavo vivendo e come mi sentissi.
-Posso chiederti che reazione ebbe?
Da che era decisamente contraria, soprattutto all’inizio, anche lei iniziò a capire, forse anche a comprendere le mie decisioni, e questo mi bastava. Mi raccontò anche un aneddoto che io non conoscevo: a 25 anni si sarebbe voluta trasferire in Polinesia, poi però è nato mio fratello e così non se ne fece nulla.
-E tuo padre?
Per quanto riguarda mio padre invece, anche lui l’ha saputo durante una cena di famiglia. Ma questa volta fu mia sorella a rompere il ghiaccio. Durante la cena disse davanti a tutti: “Manfredi, sta per lasciare tutto e sta per partire”.
-Immagino il grande Pierluigi Roesler Franz…
“Papà diventò bianco, smise completamente di parlare. Solo a fine cena mi disse “Manfredi, fai quello che ti senti di fare, ma ti prego usa la testa”.
-Te lo aspettavi?
“Francamente no, non pensavo di trovare questa apertura da parte sua”.
-E oggi come vanno le cose in famiglia?
Devo dirti che oggi sono entrambi felicissimi di vedermi così. Non ci crederai ma papà si è addirittura iscritto a Instagram per seguirmi e spesso mi manda dei consigli su posti da visitare in zona. Questo per dire che le persone che davvero ti amano, saranno felici nel vederti felice.
-Vedo che fai tutto da solo, dalle riprese al montaggio, in questo autodidatta?
Sì, gestisco tutto in autonomia dalla produzione alla post-produzione. Ho iniziato anni fa guardando tantissimi video su YouTube. Una volta capite le basi si tratta solo di creatività.
-Come scegli le località di riprendere?
Mi informo tantissimo su internet e parlo con le persone del luogo per i posti meno gettonati. Uso strumenti come GoogleEarth per pianificare dove posizionarmi per osservare albe e tramonti.
-Qual è stata la trasferta più emozionante fino ad ora?
Ce ne sono due che mi sono rimaste davvero impresse: la prima è Cala Golortizé in Sardegna. La cosa incredibile è che non l’avessi mai sentita nominare, questo per dire che l’Italia è davvero poco valorizzata. È un posto surreale, tra i più belli che abbia visto in tutta la mia vita. Il secondo luogo è Seceda, sulle Dolomiti. Arrivato in cima, sono rimasto pietrificato da tale bellezza. Momenti che non scorderò mai.
-Come prepari le tue trasferte?
Vivo letteralmente alla giornata, spessissimo mi capita di programmare qualcosa anche la sera prima, ma poi la mattina presto cambio completamente idea, in base a fattori come il meteo. Di base, prima di avventurarmi per qualsiasi trasferta, mi informo bene sul tracciato, sui possibili pericoli e sull’abbigliamento da indossare.
-Vivere in un van non deve essere facile?
Assolutamente no. Chiaramente ha tantissimi difetti, crea diversi problemi, il primo dei quali è la mancata condivisione. All’inizio del viaggio, i momenti più belli potevano trasformarsi nei più tristi. Di fronte a tramonti spettacolari, vedevo tante persone condividere quel momento, mentre io guardandomi intorno, mi trovavo sempre solo. Oggi vedo la solitudine come una grande opportunità per crescere e conoscersi. Questa mi ha messo a nudo, facendo crollare le maschere imposte dalla società e sono davvero felice sia successo. Oggi mi sento un’altra persona, o meglio sono tornato ad essere me stesso in tutto e per tutto. L’ultimo difetto è chiaramente il brutto tempo. Quando il meteo è avverso si è praticamente costretti a rimanere dentro una scatola di metallo per ore, se non per giorni.
-Immagino ne valga comunque la pena?
In ogni caso tutti questi difetti, per me vengono sovrastati dalla bellezza di questa vita, da una libertà sconfinata, quella di svegliarsi ogni giorno in un posto diverso. Che sia in riva al mare, al lago, ai piedi di una montagna o in cima ad una collina. Non ci sono praticamente limiti.
-In Sicilia ti hanno derubato, ma tu hai ripreso da dove avevi lasciato?
In Sicilia, ho vissuto purtroppo il momento più triste di questa avventura strepitosa. Nel giro di 5 minuti mi hanno aperto il furgone e derubato di tutto, provocandomi un danno economico enorme, ma soprattutto mentale. Mi sono sentito violato e impotente. Sono passato dall’apice della felicità ad una tristezza infinita nel giro di pochi minuti. Il mondo mi è crollato addosso. Tornato a Roma, ho pianto per giorni. Poi grazie soprattutto al sostegno morale della mia famiglia ed al supporto incredibile delle persone che mi seguivano, mi sono rialzato e nel giro di qualche settimana, sono ripartito.

-Come immagini il tuo futuro?
Faccio molta fatica a pensare ad un futuro a lungo termine, vivo alla giornata. Credo che il futuro sia solo una grande illusione e porti spesso a non renderci felici oggi. Tante volte si pensa di fare qualcosa oggi con la speranza di essere felici domani. Ma chi ci garantisce che le cose andranno come ce le siamo immaginate, e che le persone che oggi abbiamo intorno anche domani ci saranno? Nessuno purtroppo. Quindi preferisco essere felice oggi, e al domani pensarci quando diventerà presente. Con questo non dico che non bisogna avere obiettivi nella vita, ma non bisogna perdere di vista il presente, che è l’unica cosa che davvero conta.
-Perché all’Università hai scelto statistica e non magari l’accademia di fotografia?
Mi sono laureato in scienze statistiche, perché sapevo fosse una delle lauree più ricercate, ed effettivamente ho iniziato a lavorare fin da subito. Dentro di me ho sempre pensato di dare più spazio alla creatività, ma come detto prima, volevo rendere felici i miei genitori.
-Che effetto fa constatare con mano che ogni giorno migliaia di persone guardano quello che hai realizzato?
Fa sicuramente strano, ma non ci penso molto. Avere pochi seguaci o tanti, non ha cambiato niente in me. Io vado avanti per la mia strada inseguendo l’amore folle per la natura e la mia passione più grande: la creazione di contenuti. La cosa che più mi rende felice è ricevere messaggi di ringraziamento da parte della gente per aver “smosso” qualcosa al loro interno. Questa per me è la cosa che conta di più.
-Manfredi Roesler Franz ha ancora un sogno nel cassetto?
Assolutamente sì. Condividere questo viaggio, inteso come vita, con la persona giusta e costruire una famiglia.

Per anni Manfredi ha seguito il percorso che tutti, compreso lui, consideravano giusto: la facoltà di Statistica, un internship alla New York University, una fortunata carriera ad attenderlo nel mondo della data science. Eppure, quella sensazione di realizzazione e felicità che tanto si aspettava dopo ogni traguardo continuava a sfuggirgli. E mentre la sua vita scorreva, perfetta sulla carta, iniziava a crescere un dubbio: è davvero questa la mia strada? E se io volessi qualcosa di completamente diverso? Poi un giorno, durante un’escursione, la risposta arriva nel modo più brutale: un incidente in montagna, la paura concreta di non farcela. E un pensiero improvviso, nitido, impossibile da respingere: “Se oggi fosse il mio ultimo giorno, morirei infelice”. Appena sei mesi dopo quell’evento, la sua vita cambia: un van invece di una casa in centro a Milano e davanti a sé un viaggio, un progetto completamente nuovo. Quando si prende una decisione del genere e si è giovani, un pizzico di incoscienza fa parte del piano, ma Manfredi sa bene che per guadagnarsi quella libertà non può partire del tutto alla sprovvista. Così, inizia a studiare videomaking e fotografia, a reinventarsi per dare un nuovo senso al viaggio stesso. Proprio la statistica gli aveva insegnato che è impossibile prevedere tutto. Quindi perché non provarci veramente? Provare a essere felice, libero. Il percorso non è stato facile. È stato guidare al buio, tra nuove paure e debolezze, per poi capire che la felicità non è la destinazione, ma un modo di camminare nel mondo. “Lascio tutto e riparto da me” è il racconto di tutte le domande che precedono un grande cambiamento e delle risposte che si trovano solo strada facendo. Il viaggio di un ragazzo, fuori e dentro sé stesso, ma soprattutto un invito a mettere in discussione le certezze imposte e a trovare quel coraggio per scegliere la propria strada, anche se nessuno l’ha mai percorsa prima.
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