11 Ottobre 2026
A Giorgio Crovato Venezia riserva funerali solenni, in gondola
Dopo una lunga malattia, Giorgio Crovato lascia Venezia per sempre, e lascia i suoi amici gondolieri più soli che mai, così come lascia più solo che mai suo fratello Maurizio Crovato, gionalista RAI e storico inviato speciale del TG2 e de La Vita in Diretta.E’ a lui che abbiamo chiesto un ricordo del fratello gemello.

di Maurizio Crovato
Credo sia molto difficile ricordare e scrivere di un proprio gemello. Lo faccio, perché a un mese dalla sua scomparsa (quello che nel mondo cattolico chiamano trigesimo) la sua presenza quotidiana mi assilla, cercandolo inutilmente al telefono oppure a scrutare tutte le cose che aveva scritto o semplicemente non detto. Come ci aveva più volte ricordato un nostro caro amico d’infanzia: “siete così uguali e solidali perché avete vissuto in compagnia nove mesi prima degli altri essere umani”.
Unicità dei gemelli.

Mia mamma Norma, una friulana tenace nata nel 1914, ci diceva sempre che eravamo inseparabili e un po’ ribelli. I gemelli sono fatti così, ricordava, difendendoci per le nostre quotidiane marachelle. Eravamo diventati talmente e negativamente conosciuti tra calli e campielli del centro storico, con il ritornello “Xè sta i zemei”. Tradotto: sono stati i gemelli. Tanto che Giorgio ha lasciato incompleto l’ultimo suo libro con questo titolo in dialetto veneziano.
Ho intenzione di completarlo per onorare la sua memoria.

Ricordavo, la nostra paziente mamma, era rimasta orfana senza aver conosciuto il suo papà, perché le autorità militari italiane, avevano pensato bene di mandarlo a combattere, come alpino, in prima linea, nella guerra del 15-18, nonostante quattro figli piccoli. Fu ucciso sul ghiacciaio della Marmolada nelle Dolomiti, nel marzo del 1916, a soli 33 anni. Mia nonna Gegia Zorat, anche lei friulana doc, rimase vedova a 27 anni. Ci rivelarono, ma solo tanti anni dopo, che lo mandarono al fronte anche se poteva essere esonerato, solo perché aveva simpatie socialiste e parlava perfettamente tedesco. Cosa che il nonno non rivelò alle autorità militari e quindi fu sospettato di “intelligenza con il nemico”. Sappiamo tutto questo, perché Giorgio Crovato, mio gemello, scrisse un libretto, tanti anni fa, dal titolo romantico: “La Norma cammina….”. Era l’ultima frase scritta da nostro nonno, prima di morire, davanti alla neve e alle trincee austro-ungariche, poste a quasi 3 mila metri d’altezza. Giorgio, all’epoca dirigente della Cassa di Risparmio di Venezia, si prese la briga di rispolverare dalla soffitta, tutte le lettere che dal fronte alpino, il nonno materno, Giovanni Claut, scriveva, alla sua adorata sposa. Le missive cominciavano con: “carissima moglie”. Lettere colme d’amore. Giorgio sosteneva che il libretto dei ricordi serviva ai nipoti e ai posteri per non dimenticare…Per questo servono i libri. Rimangono anche dopo.

Ed è per questo che alla sua scomparsa avvenuta il 15 settembre scorso, dopo aver scritto ben 16 volumi sulla storia di Venezia, la città lo ha voluto ricordare, addirittura con un evento solenne. Difficile da spiegare nella sua importanza per chi veneziano non è. Lo hanno portato per l’ultimo viaggio in una grande gondola di rappresentanza a 10 remi della Società Settemari, direttamente al cimitero di San Michele, isola della laguna. Immagini commoventi.

Il destino vuole che mio gemello, poco più che ventenne, nel 1978, aveva scritto con me “Isole abbandonate della laguna”, una denuncia e una mostra fotografica, sullo stato di abbandono in cui riversavano decine di isolette storiche lagunari. Solo per fare un esempio, nell’isola di San Giorgio in Alga, laguna nord, avevano vissuto tre papi veneziani dei secoli scorsi. Noi pubblicammo una foto in cui il patriarca Roncalli, futuro Papa Giovanni XXIII, visita l’isoletta perché aveva un progetto visionario. Restaurarla e farla ritornare seminario. Si bloccò ai primi, impossibili, preventivi dei costi di luce, acqua e gas. Fu il motivo per cui ai primi di agosto del 1978, l’ultimo visitatore della mostra sulle isole abbandonate fu il patriarca Albino Luciani. Ci chiamò il suo segretario di Curia: scusate potete tenere aperta la mostra un’ora in più. Il patriarca vuole vedere le foto dell’isola prima di andare al conclave a Roma”. Infatti era appena mancato Papa Paolo VI. “Vado a Roma, in treno, ma torno subito”, ci disse. Infatti papa Giovanni Paolo I, non tornò più a Venezia. Il suo pontificato, 33 giorni, fu uno dei più brevi nella storia della Chiesa.

Il giorno del funerale di mio gemello Giorgio, c’erano talmente tanti veneziani, che quasi la metà dovettero partecipare fuori al rito funebre. Mi colpì una signora filippina, che saltò il giorno di lavoro per ricordare Giorgio. Io non la conoscevo, mi strinse per un’ora le mani. Commossa mi confessò che mio gemello, appena arrivata dalle Filippine, con due figli piccoli, Giorgio le procurò un lavoro sicuro, dentro la banca, la aiutò economicamente e trovò il modo per farle avere un mutuo e trovare un appartamentino a Venezia. Cosa non facile. Mio gemello non me lo disse mai, è per questo che mi commuovo solo a scrivere di lui.

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