19 Ottobre 2026
Alberto Allegranza “Domenica vi aspetto tutti al Museo della RAI di Torino”
“Ci sono giorni in cui un luogo non si inaugura, si condivide. Domenica 25 ottobre al Museo della Radio e della Televisione RAI di Torino festeggiamo il nostro nuovo allestimento. Un museo che si rinnova, dove la memoria incontra il futuro e le storie tornano a vivere. E non c’è solo un orario da segnare. Ci sarò tutto il giorno, con voi, tra visite che nascono sul momento, racconti ed emozioni da condividere. Perché un museo è davvero vivo quando diventa relazione. Questa è la nostra festa. Vi aspetto!”

Usa il suo profilo Linkedin Alberto Allegranza instancabile direttore del Museo RAI a Torino per annunciare il restiling del suo Museo, e scrivo “suo” perché da tutto quello che lui racconta scrive e fa per questo Museo è come se gli appartenesse visceralmente e intimamente. Francamente però ha ragione ad andarne così fiero. Il Museo della Rai a Torino, situato nel complesso di via Verdi a due passi dalla Mole Antonelliana, rappresenta un viaggio affascinante nella storia della televisione e della radio italiana e non solo.

La storia del museo inizia nel 1939 con il primo progetto dell’EIAR (Ente Italiano Audizioni Radiofoniche) che aveva la Direzione Generale e il Laboratorio Ricerche a Torino. Interrotto durante la guerra, il progetto fu poi ripreso tra il 1965 e il 1968. Fu però solo nel 1993 che il museo venne inaugurato nell’attuale location presso il Centro di Produzione Rai di Torino. Recentemente rinnovato e reinventato, il Museo Rai a Torino di Torino si è trasformato in uno spazio esperienziale, coinvolgente e gratuito. I visitatori possono vivere da protagonisti un viaggio nel tempo tra passato, presente e futuro dei mezzi di comunicazione.

All’interno del museo torinese avrete la possibilità di immergervi nella storia della radio e della televisione, esplorando una esposizione di oggetti, cimeli e filmanti: un percorso a ritroso per rivivere i momenti salienti delle trasmissioni e ricordare i protagonisti che hanno fatto la storia della TV e anche del costume italiano.
L’ingresso alla sala museale è custodito da una versione inedita, futuristica e al contempo malinconica, di Adriano Celentano con un suo abito di scena del 1964.Da qui si ascolta il leggendario Uccellino della Radio, l’ingranaggio misterioso che dagli anni Trenta scandisce l’apertura delle trasmissioni radiofoniche.

Il percorso museale si articola in tre sezioni principali: la prima, riservata alle primissime forme di comunicazione a distanza (telegrafo, telefono, Araldo telefonico, onde hertziane, detector Marconi), la seconda, che celebra la nascita e l’evoluzione della radio e la terza, sulla storia della televisione, dalla tv meccanica di Baird (1928) a quella elettronica, dalla TV in bianco e nero a quella a colori, per arrivare infine alla transizione digitale.
Disseminati lungo il museo ci sono poi altri oggetti, i costumi di scena di Raffaella Carrà, Mina, Adriano Celentano, Mike Bongiorno, Ciuffini e Loretta Goggi, e altre chicche storiche.

Alberto Allegranza ha fatto davvero le cose in grande in questi mesi e in questi anni trasformando Il Museo della Radio e della Televisione in quello che lui chiama uno “spazio esperienziale, inclusivo e gratuito, dove ogni visitatore può scoprire in prima persona la magia della comunicazione. Non un museo tradizionale, ma un luogo da vivere, tra esperienze interattive, suoni, immagini e storie che ci appartengono. Un Museo capace di esprimere la ricchezza dell’universo Rai e di trasmettere bellezza e armonia, nella semplicità”.
Come tutte le cose che hanno grande valore dietro tutto questo suo lavoro c’è la visione guida ogni scelta:”Abbracciamo il presente, valorizziamo il passato, ci apriamo al futuro. Per questo raccontiamo la radio e la televisione non solo come tecnologie, ma come emozioni che uniscono generazioni, trasformano la società e continuano a evolversi insieme al nostro Paese”.

Il viaggio comincia dalla prima area, dove il telegrafo, le prime trasmissioni senza fili e i prototipi della comunicazione raccontano l’audacia dei pionieri: le origini di un percorso che porterà alla nascita della radio. Il percorso si sviluppa attraverso ambienti immersivi, scenografie luminose e postazioni interattive dove bambini, ragazzi e adulti possono sperimentare in modo semplice e divertente come nascono le voci e le immagini che entrano nelle case degli italiani. Il racconto prosegue con lo sviluppo delle valvole, fondamentali per la nascita della radio, e con l’eleganza dei primi apparecchi radiofonici degli anni Trenta, veri oggetti di design.

Ma c’è anche un’area “dedicata alla “tua esperienza radiotelevisiva” che permette di giocare con apparati storici ancora funzionanti, diventando per un momento cameraman, cantante o conduttore del futuro”. La collezione del museo si impreziosisce anno dopo anno aggiungendo nuovi pezzi e arricchendo anche la sua proposta di appuntamenti con visite esperienziali, miniconcerti di gruppi da Camera dell’Orchestra, eventi tematici e molto altro.
Piccola curiosità, all’interno del Museo della Rai di Torino è conservato l’Albero Azzurro e Dodò del famoso programma educativo della RAI dedicato ai più piccoli.

Ospitato nel Centro di Produzione Rai Piero Angela, in via Verdi 16 a Torino, il Museo è anche uno studio aperto al pubblico dove si realizzano produzioni e collegamenti in diretta, trasformando la visita in un incontro unico con il dietro le quinte della Rai. C’è insomma anche da divertirsi anche molto.
Accanto a costumi iconici – da Raffaella Carrà a Mike Bongiorno – e alle apparecchiature che hanno segnato la storia del Paese, custodiamo tesori unici- ripete il direttore Alberto Allegranza-: il pianoforte rosa degli anni Trenta di Fred Buscaglione, simbolo della musica che ha fatto epoca, e un’area dedicata all’immaginario televisivo per l’infanzia, con un omaggio alla Melevisione, che ha accompagnato milioni di bambini e ragazzi nella loro crescita”.
Una collezione che attraversa oltre due secoli di storia della comunicazione: dagli esordi della telegrafia alle più recenti evoluzioni della radio e della televisione. Apparati storici funzionanti, costumi di scena, arredi televisivi e contenuti audiovisivi emozionali compongono un percorso unico nel suo genere, vivo e accessibile a tutti.

Bellissimo il sito web che Alberto Allegranza ha voluto per raccontare al mondo la storia di questo suo museo, e da cui abbiamo recuperato molte delle foto che qui vedete.
“Il cuore emozionale del Museo – vi si legge- emerge nell’area dedicata ai primi decenni della radio, dove sei apparecchi storici permettono, attraverso una consolle multimediale, di riascoltare momenti indimenticabili: dal primo annuncio radiofonico del 1924 alle parole di Corrado Mantoni “La guerra è finita, ripeto: la guerra è finita”, da Bandiera Gialla di Renzo Arbore e Gianni Boncompagni alla vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio Italia-Spagna del 1982. E poi ancoragli storici microfoni Rai al centro della sala conducono verso il Museo On Air, lo studio televisivo attivo che ospita produzioni e collegamenti in diretta, arredato con le poltrone del programma I Migliori Anni condotto da Carlo Conti”.

Il percorso continua con un omaggio a Piero e Alberto Angela e alla loro iconica astronave Noos, utilizzata nel 1998 in Viaggio nel Cosmo. La storia della televisione trova spazio in una scenografia immersiva ispirata ad Arrivi e Partenze (1953–1955), con un giovane Mike Bongiorno. Si parte dal prototipo elettromeccanico di John L. Baird per arrivare agli anni del bianco e nero, raccontati attraverso il raffinato TV Wundersen anni Sessanta, con filmati indelebili: le lezioni di italiano del maestro Manzi, la proclamazione di Papa Giovanni XXIII, lo sbarco sulla Luna. La cabina del Rischiatutto è una delle attrazioni più amate: qui ogni visitatore può improvvisarsi concorrente in un’esperienza coinvolgente.
Il passaggio al colore è invece narrato attraverso l’abito indossato da Rosanna Vaudetti, una delle “Signorine Buonasera”, per il primo annuncio a colori in occasione delle Olimpiadi di Monaco 1972.

La magia continua con una consolle multimediale che attiva contenuti scelti dal visitatore su televisori di epoche differenti, dalla storia dei Festival di Sanremo all’abbraccio eterno di Raffaella Carrà. Accanto, dicevamo, i suoi magnifici abiti di Canzonissima 1971 e 1974, incorniciati da una delle foto più iconiche della TV italiana: Pippo Baudo, Mike Bongiorno, Enzo Tortora e Corrado nel programma Sabato Sera del 1967.
A chiudere il percorso, una telecamera da studio in funzione riprende i visitatori “in TV”, prima di entrare nell’area La tua esperienza radiotelevisiva, dove tutti possono diventare conduttori, cantanti o cameramen.
A guidare i visitatori in un racconto semplice e immediato c’è Raimondo, un Avatar 3D che illustra le principali aree espositive in LIS – Lingua dei Segni Italiana. I suoi videoracconti permettono anche alle persone sorde di esplorare il Museo in autonomia, trasformando la storia della comunicazione in un linguaggio accessibile a tutti.
Nella nostra area interattiva, non ci sono limiti: il pubblico – dice con orgoglio Alberto Allegranza- diventa conduttore radiofonico, regista e cameraman, provando microfoni storici e telecamere d’epoca che riprendono vita sotto le sue mani. “Ogni visitatore, indipendentemente dalle sue abilità, può sperimentare, scoprire e condividere i suoi talenti. La cultura accessibile è un’attività in costante evoluzione e arricchimento, grazie alla collaborazione continua del Museo con tutte le strutture Rai che sviluppano soluzioni sempre più innovative nel campo dell’accessibilità e dell’inclusione sociale. Il nostro impegno per un’accessibilità sempre più ampia è un ponte che collega tutte le persone, rendendo il Museo un luogo dove la curiosità e la meraviglia sono per tutti”.
Scusate se lo abbiamo fatto, ma oggi volevano parlarvi di un pezzo fondamentale di questa nostra Grande RAI.
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