24 Ottobre 2026
Luciano, Rispoli: due belle parole!
Dieci anni senza un grande protagonista della Rai, maestro di garbo, cultura e professionalità. In ricordo di Luciano Rispoli, morto il 26 ottobre 2016, Rai Cultura propone lunedì 26 ottobre alle 08.05 e alle 19.25 su Rai Storia, una biografia inedita del giornalista e conduttore televisivo e radiofonico.
Lo speciale ricostruisce il percorso professionale e artistico di Rispoli (nato a Reggio Calabria nel 1932), dagli esordi come radiocronista sino ai programmi televisivi e alla dirigenza Rai. Qui di seguito il profilo scritto per noi da Andrea Doria.

di Andrea Doria
Il 26 ottobre 2016 ci lasciava Luciano Rispoli, uno dei protagonisti più significativi della storia della radio e della televisione italiana. A dieci anni dalla sua scomparsa, il suo ricordo è ancora vivo in quanti hanno avuto il privilegio di lavorare con lui e nei milioni di telespettatori che ne hanno apprezzato l’eleganza, la competenza e quello stile inconfondibile che lo rendeva immediatamente riconoscibile.La sua prima rubrica è “La radio per le scuole” seguita dai programmi “Il Buttafuori”, “Il vostro juke box”, “Radiostop”, “La Corrida: dilettanti allo sbaraglio” e, soprattutto, “Bandiera gialla” del 1965, che vede la conduzione di Arbore e Boncompagni. La trasmissione farà epoca e contribuirà a modificare costumi e cultura, influendo sul linguaggio con la diffusione del termine “beat”, prima sconosciuto in Italia. Seguono “Gran varietà” che va in onda per oltre 600 puntate, tutte le domeniche mattina su Radio 2 dal 1966 al 1979 condotta da Renato Rascel e Delia Scala. Sempre di Rispoli è un altro programma storico che per primo introduce la presenza del pubblico in diretta radiofonica: “Chiamate Roma 3131”. Nel 1975 Rispoli inventa il primo talk show domenicale, “L’ospite delle due” in onda su Rai1.

Entrato in Rai nel 1954 come radiocronista per le radiosquadre, Rispoli seppe costruire una carriera straordinaria, dimostrando di possedere non soltanto il talento del conduttore, ma anche la sensibilità dell’autore, l’intuito dell’ideatore e la capacità del dirigente. Dalla radio, con trasmissioni che restano nella Storia come “Bandiera gialla”, “Gran varietà” e “Chiamate Roma 3131”, alla televisione, contribuì a rinnovare il linguaggio della comunicazione, dando spazio alle idee, alle persone e ai nuovi talenti.
Un capitolo particolarmente significativo della sua attività fu l’incarico di direttore del Dipartimento Scuola Educazione ricoperto dal 1977 al 1986. Un ruolo che testimonia quanto fosse profondo il suo legame con la missione culturale ed educativa del servizio pubblico. Per Luciano Rispoli, infatti, la televisione non doveva soltanto intrattenere: doveva anche informare, incuriosire, insegnare e offrire a tutti l’opportunità di conoscere qualcosa in più.

E proprio in questa idea di televisione trova il suo posto speciale “Parola mia”.
Andato in onda sulla Rete Uno dal 1985 al 1988 dagli studi Rai di Torino, il programma è rimasto nella memoria collettiva come una delle più felici intuizioni della televisione italiana. Con la partecipazione del linguista Gian Luigi Beccaria e di Anna Carlucci, Rispoli riuscì in un’impresa tutt’altro che semplice: utilizzare la lingua italiana per farne un gioco avvincente ed attuale, utilizzando i titoli dei quotidiani, i modi di dire e le curiosità linguistiche.

In un’epoca in cui la televisione rappresentava un punto di riferimento fondamentale per la vita familiare, “Parola mia” dimostrò che anche la cultura poteva conquistare il grande pubblico in una fascia oraria pregiatissima, quella antecedente al Tg1 della 20, in cui, ancora oggi, la Rai è leader incontrastata.

Oggi, a dieci anni dalla sua scomparsa, noi di RaiSenior vogliamo ricordarlo non soltanto per ciò che ha realizzato, ma per ciò che ha rappresentato. Luciano Rispoli appartiene a quella generazione di professionisti che hanno contribuito a fare grande la Rai, costruendone giorno dopo giorno la Storia, con passione, competenza e senso di responsabilità. Il suo lavoro rimane parte di un patrimonio professionale e culturale che merita di essere custodito e trasmesso a chi verrà dopo di noi. (Andrea Doria)
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