L’ultimo libro di Luca Liguori icona del Giornale Radio RAI

3 Novembre 2026

L’ultimo libro di Luca Liguori icona del Giornale Radio RAI

di Tonino Raffa

Squilla il cellulare in una delle tante mattinate di caldo micidiale dell’estate scorsa. Da Milano la voce squillante di un collega tra i più prestigiosi che la Rai abbia avuto : Luca Liguori, inviato “molto speciale” del giornale Radio, novantadue anni e mezzo all’anagrafe, un campione di fair play, testimone di una infinità di eventi storici e autore di interviste con i più grandi del pianeta : “Ciao, volevo salutarti e annunciarti l’imminente uscita del mio nuovo libro dal titolo ULTIMO WHISKY PRIMA DEL TRAMONTO, casa editrice Minerva”.

L’ho richiamato nei giorni scorsi per porgere le mie scuse. Ho letto, infatti, il libro con imperdonabile ritardo. Ho sgranato gli occhi e mi si è allargato il cuore ad ognuna delle duecentocinquattro pagine sfogliate. Mi sono riconciliato con il grande giornalismo di una volta, del quale in tanti abbiamo nostalgia di fronte al dilagare dei social e delle testate on line che ormai fanno a pezzi la grammatica, la sintassi e l’ortografia. Un tuffo meraviglioso nelle acque del passato quando l’imperativo principale non era il “copia e incolla” di oggi, ma la testimonianza diretta, l’accorrere sempre sul posto per servire i lettori e gli ascoltatori, dopo aver consumato le suole delle scarpe. E l’autore, in oltre 50 anni di viaggi legati alla professione, di suole ne ha consumate una infinità, avendo esplorato ben centocinquanta Paesi stranieri. Con una modestia che gli fa onore, Luca dice che superata la triste fase della pandemia, gli sarebbe dispiaciuto mandare al macero la grande mole di appunti e di annotazioni inedite, presenti nell’archivio della memoria. 

E con questa nuova fatica editoriale, che fa da complemento simmetrico con il libro uscito più di dieci anni fa dal titolo “Whisky dopo il tramonto” (dunque un prima e adesso un dopo) Liguori si rimette in viaggio a bordo della nave dei ricordi, riavvolge il nastro e il racconto diventa una meravigliosa fiction a puntate. Uno scrigno prezioso, aperto il quale il lettore troverà un faro destinato a illuminare i grandi eventi del secondo novecento : l’inagurazione del primo tronco dell’autostrada del sole, lo sbarco dell’uomo sulla luna, l’elezione del Papa dal volto umano Giovanni Paolo secondo, la caduta del muro di Berlino, le guerre dimenticate, la festa per i cento anni dall’apertura del canale di Panama, la lunga e irripetibile notte di Persepolis (alle porte di Teheran) per il duemilacinquecentesimo anniversario dalla fondazione dell’Impero persiano di Ciro il Grande (con lo Scià Reza Pahlavi e la consorte Farah Diba), la cerimonia che annualmente si svolge sul Gange quando milioni di indiani purificano l’anima e il corpo.  

Ma non sono da meno i capitoli dedicati al suo lontano approdo in Rai (dopo il colloquio selettivo, a Milano, con Vittorio Veltroni), agli incontri e alle interviste con i più grandi : la passeggiata con Pelè tra i viali di Villa Borghese, la serata (in compagnia di Ruggero Orlando) alle porte di Huston nel cottage di Neil Armstrong con l’astronauta impegnato al barbecue per festeggiare il quinto anniversario della storica impresa dell’Apollo 11, gli stravizi e la sincerità di Nicola Pietrangeli, le conversazioni con Enzo Biagi, Ernest Hemingway (Il Nobel con in mano sempre un bicchiere di Martini Dry), gli incontri con Gheddafi, Charles De Gaulle, Madre Teresa di Calcutta, Martin Luther King, Mario Soldati (con il quale ha condiviso il piacere di accendere un sigaro a Tellaro, davanti al golfo dei poeti), l’intervista con Indira Ghandi (che la leader indiana concesse dopo aver ricevuto due dozzine di rose scarlatte,suscitando l’invidia di Oriana Fallaci), gli incontri a Buckingham Palace e all’Abbazia di Windsor con la Regina Elisabetta e Filippo di Edimburgo, Il movimentato e rischioso appuntamento in costa azzurra, nei primi anni sessanta, con Winston Churchill.

E qui vale la pena spendere qualche rigo in  più : in quella occasione, Liguori venne messo ko dal cane dell’illustre statista, un pastore maremmano che gli si avventò contro e lo inchiodò sulla ghiaia. L’autore si era recato all’incontro indossando un elegante abito di lino bianco che finì a brandelli. Quando si rialzò, malconcio come un soldato di ritorno dal fronte, vide che la sua brillante cravatta a farfallino era tra le fauci del cane! Scusandosi per l’increscioso episodio, Churchill commentò con il solito humor : ” il cane è testardo, non sa che la guerra è finita e che gli italiani non sono più nostri nemici”. Alla fine, venne fuori comunque un pregevolissima intervista nel corso della quale l’ex premier inglese parlò anche dallo storico incontro di Yalta, in Cremea, nel 1945, quando, attorno a un tavolo, si riunirono i tre grandi vincitori alleati, per la spartizione dell’Europa sconfitta. E  rivelò alcuni particolari inediti sulla personalità e sulle singolari abitudini degli altri interlocutori, Stalin e Roosevelt. 

Pregevoli e pieni di spunti originali anche i reportage sulle missioni in Vietnam, Algeria, Libia, Irlanda e nella Guyana francese, i viaggi di piacere (insieme con la moglie Adriana) in Kenia e nel Principato di Monaco. Tra le tante curiosità anche il fascino della cravatta annodata alla Windsor. E qui l’autore, descrive il suo incontro a Parigi con il Duca di Windsor, Edoardo VIII, al quale confessò che a lui quel nodo, simbolo di eleganza e di glamour, non era mai riuscito alla perfezione. Su questo argomento sono stato testimone di una piacevole dissertazione, tenuta da Liguori in occasione di un evento sportivo promosso dall’editore della Minerva, Roberto Mugavero, e tenutosi nel 2014 a Cesenatico, presenti anche Bruno Pizzul, Italo Cucci, Matteo Marani, Alberto Zaccheroni e l’arbitro internazionale Nicola Rizzoli. Quello lanciato dallo stesso Edoardo VIII è un doppio nodo quasi triangolare, più robusto, non facile da comporre in modo perfetto e proporzionato.  

Un filone narrativo a parte riguarda il pianeta Hollywood, le scintillanti cerimonie per l’assegnazione degli Oscar commentate da Liguori per oltre dieci anni. Intrigante la descrizione degli incontri e delle frequentazioni con i miti del dorato mondo della celluloide :  Robert De Niro, Humphrey Bogart. Clark Gable, Marcello Mastroianni, Gary Cooper, Vittorio Gassman, Cary Grant, Brigitte Bardot, David Niven. 

Luca  spiega altresì l’idea del titolo del libro, nata grazie al lontano ricordo del suo primo viaggio in Kenia, dove, al bar del lussuoso Queen Victoria Lounge di Malindi, Haminguey e Gary Cooper tra un drink e l’altro gli svelarono che, con il whisky al calar del sole, i colonialisti inglesi brindavano alle fortune dell’impero britannico. Ma non è finita qui.  Per il 2027 l’autore si appresta a brindare alle sue novantatrè primavere firmando un volume di poesie. Una chicca che mancava all’interno di una carriera da Oscar. Prendiamo a prestito il suo ottimismo per aggiungere che non sarà l’ultimo whisky, Sarà sempre il penultimo.