6 Novembre 2026
Natuzza Evolo e le sue stigmate. Su RAI 2 Piero Vigorelli fa ascolti record.
RAI DUE, era l’8 dicembre 1992, e Piero Vigorelli porta Natuzza Evolo e le sue stigmate in TV.
Il primo ad intuire che era una “storia ideale” per la televisione, e quindi un personaggio che avrebbe colpito molto il grande pubblico, fu Michele Santoro. Erano gli anni della mitica Samarcanda, quando nessuno, dico proprio nessuno, avrebbe mai immaginato di trovare tra gli ospiti del giovane “Robespierre” di RAI TRE Natuzza Evolo, “una povera contadina calabrese che vive da almeno 50 anni il grande mistero delle stigmate e che parla con i defunti”.
La puntata fu un successo di audience, ma l’approccio che Michele Santoro riservò alla “mistica di Paravati” non piacque molto alla Chiesa locale, e quando Samarcanda l’anno successivo bussò per la seconda volta alla sua porta trovò un insormontabile muro di diffidenza e di rifiuti.
Da quel momento Natuzza, e la sua storia, scomparvero completamente dal grande video. Per tre anni consecutivi gli inviati delle più grandi reti televisive del mondo proveranno a diventare titolari di una intervista esclusiva con “questa donna che vede la Madonna e che parla con l’angelo custode che sta alle nostre spalle”, ma inutilmente.
Poi, all’improvviso il “miracolo”.

Tre anni più tardi, 1992, ci riprova Piero Vigorelli, allora esordiente conduttore di “Detto Tra Noi” su RAI DUE, cronista graffiante e dall’aspetto assai burbero, ma estremamente attento verso i tanti “misteri della fede“.
Piero Vigorelli è alla ricerca di un qualcosa di “forte” da mandare in onda l’8 dicembre, giorno dell’Immacolata, quando tutti stanno a casa e la sua redazione gli propone una decina di casi diversi, ma sono storie che non lo convincono. Maniacale come lo è sempre stato il grande cronista si tuffa allora tra la rassegna stampa che Pier Guido Cavallina, il capostruttura responsabile del programma, ha sistemato nella sua stanza e dopo giorni di ricerche e di solitarie riflessioni rispunta il “caso-Natuzza Evolo”.
Ma accetterà mai?
Il colpo di genio. Piero Vigorelli decide di chiamare personalmente il marito della donna al telefono, e alla fine lo convince a ricevere un suo cronista, poi fa in modo di ottenere il placet del vescovo di Mileto mons. Domenico Tarcisio Cortese. L’allora vescovo di Mileto non esita un solo istante ad accettare. È un lavoro estenuante, ma che produce l’effetto sperato.
Alla fine, Natuzza accetta di diventare protagonista di una puntata, di Detto tra noi, e pone a Vigorelli una sola condizione: vuole essere trattata -manda a dire al giornalista di RAI DUE- con la stessa “serenità di giudizio e lo stesso rispetto umano con cui la tratta la gente che da trent’anni a questa parte ogni parte del mondo arriva fin quaggiù” per incontrarla e parlarle.

Da vecchio inviato speciale abituato a mari più procellosi di questo, Piero Vigorelli decide di “vendersi l’anima”, ma lo fa solo perché intuisce che il gioco vale la candela. Soprattutto in termini di ascolto.
La puntata va in onda regolarmente l’8 dicembre 1992, e all’indomani mattina, i dati Auditel proclamano Natuzza Evolo “regina incontrastata della televisione”.
Quasi sei milioni di italiani hanno seguito la diretta di Vigorelli, un record che diventa una delle pagine più belle della storia di RAI DUE. Per il direttore di rete Gianpaolo Sodano è un trionfo vero e proprio.
Il 6 gennaio successivo, giorno della Befana, Piero Vigorelli rimanda in onda uno spezzone dell’intervista fatta a Natuzza Evolo in occasione della sua festa a Paravati, ed è per la seconda volta un trionfo dell’audience.

Dalle colonne dell’AVVENIRE don Claudio Sorgi, critico televisivo del giornale della Conferenza Episcopale Italiana, tenta una interpretazione, tesse le lodi di Vigorelli, e spiega che a vincere la battaglia dell’auditel è stata, questa volta, la semplicità di questa donna, “ma forse anche la necessità per ognuno di noi di riscoprire la fede e di interpretare i misteri della vita”. Un’opinione personale di un sacerdote illuminato già allora molto seguito e amato dalla Santa Sede, ma che ridà a Vigorelli la forza di proseguire sulla strada intrapresa con maggiore vigore e maggiore tranquillità, alla riscoperta dei tanti misteri di questa Italia così ricca di suggestioni popolari.

In questa foto l’allora direttore di rete, RAI DUE, con il principe degli inviati di quella stagione, il regista siciliano Peppe Sciacca a cui Sodano concesse per la prima vola ina esterna TV l’uso della steadicam, e che Peppe Sciacca usò come una sciabola all’interno della Chiesa da dove era stato sistemato il set della diretta. Ma sulla diretta c’èra un altro “genio” della televisione, Alberto Sugaroni allora giovanissimo assistente ai programmi oggi protagonista dei successi di “Porta a Porta” da Bruno Vespa. Altri tempi.
Ma che cosa scatta nella mente di ognuno quando Natuzza compare in video? Perché questo “povero verme di terra”, così come Natuzza Evolo ama definire sé stessa, fa man bassa di ascoltatori e riporta ai picchi più alti la curva dell’audience di qualunque programma televisivo la abbia come sua ospite principale?

Risposte non facili, a cui da anni tentano di dare una interpretazione scientifica studiosi ed esperti di ogni parte del mondo. Per lei, vera grande star della televisione di questi anni, è un fatto normale. La gente vuoi vedere cosa di nuovo e di diverso sul fronte della fede si muove. nel mondo, lo fa con lei, ma in passato lo aveva già fatto con i misteri di Medjugorje, qualcuno ricorda anche un’altra puntata di Detto tra noi che Piero Vigorelli dedicò alla storia della Madonna delle Lacrime di Siracusa, altro grande trionfo televisivo di quell’anno, con oltre 5 milioni di italiani “appesi al video”.
Natuzza insiste: “Non so da cosa possa dipendere“.
Sa però che la televisione ha il grande merito di portarla là dove nessuno· potrebbe mai farlo, facendola entrare nelle case di tantissima gente che non può muoversi da casa propria e che solo così ha invece la possibilità’ di toccare con mano altre storie”. Qualche anno dopo accadde la medesima cosa con il caso di un frate· di Placanica, Fra Cosimo, storia anche la sua di misticismo e di miracoli che Vigorelli presentò in televisione come uno dei pochi “eventi straordinari dell’anno”.
“Natuzza-superstar”, dunque, un successo dell’auditel che potrebbe avere mille interpretazioni diverse.
La sua era la storia di una donna che all’età ormai di 80 anni continuava a vivere durante la Settimana Santa, tra il venerdì santo e la domenica di Pasqua, il grande vero mistero delle stigmate.

“Sono stigmate molto particolari –racconta Piero Vigorelli in diretta dallo studio centrale di Via Teulada-. Le compaiono sulle mani, ai piedi, persino sulle ginocchia dové il sangue forma degli strani disegni geometrici. Pare che qualcuno si fosse divertito ad “Intagliare” la pelle di questa donna e a disegnare sulle sue ginocchia il volto di Gesù. Ma altrettanto “importante” è la ferita che compare sul costato di questa· donna, nello stesso punto dove Gesù venne colpito a morte dalla lancia nemica. Tutto questo in una settimana di dolori atroci e di sofferenze inenarrabili che per gli psichiatri della New York University che sono venuti in Calabria per studiare il fenomeno non hanno nessun precedente e nessun termine di paragone. Lo è altrettanto per le stigmate, quasi identiche a quelle che aveva· padre Pio, ma nel caso di Natuzza più profonde e più evidenti, soprattutto quelle delle mani, dove attorno al foro classico delle stigmate il sangue disegna ogni anno dei misteriosi segni di croce”.
Ma il mistero di Natuzza non finisce qui.
Piero Vigorelli analizza il fenomeno in tutte le sue sfaccettature raccontando in televisione i momenti in cui Natuzza va in trance, e incomincia a parlare le lingue più strane di questo mondo, persino il russo e l’ebraico: “Siamo in presenza, giova ricordarlo-sorride Vigorelli- di una donna che non ha frequentato la scuola e che non sa né leggere né scrivere”.
Dopo il primo successo televisivo Pier Guido Cavallina, instancabile capostruttura di RAI DUE, chiese a degli esperti di comunicazione di massa di analizzare i dati auditel, e si scopre che il momento di maggiore “tensione popolare” e quindi di ascolto generale si registrò nel momento in cui Vigorelli tentò di spiegare il rapporto che Natuzza “vive con il mondo dei morti”.
Questa donna si dice in Calabria ha “il potere di comunicare con l’al di là, e di mettersi in contatto con i defunti”, ecco allora che Piero Vigorelli si fa spiegare da Natuzza, in diretta da Paravati, come tutto questo fosse possibile, e Natuzza risponde con la sua solita grande semplicità di sempre: “ma è l’angelo custode che ho alle mie spalle che mi suggerisce e mi guida in questo cammino a ritroso nel tempo”.
Piero Vigorelli insiste: “Ma è vero che lei riesce a sapere tutto degli altri?”, e lei di rimando: “Ma non sono io il miracolo, il vero miracolo è Gesù che mi usa per i suoi obiettivi umanitari, molti giurano di essere stati guariti da me, ma tutte queste guarigioni straordinarie e anche misteriose sul piano scientifico non dipendono dalla mia volontà. È Gesù che mi dice cosa devo fare e cosa devo dire alla gente che viene a trovarmi, il resto poi accade senza che io sappia nulla”.

Natuzza, ma come fa a trovare la forza per ricevere tutta questa gente?
“Neanche questo dipende da me, risponde la donna di Paravati, è sempre Gesù che mi dà la forza di andare avanti“.
Dopo la sua seconda trasmissione dedicata a Natuzza Evolo Piero Vigorelli tenta un calcolo, ne viene fuori che da questa “sua casa” in tutti questi anni siano passati milioni di persone, un mistero che i grandi giornali americani presenteranno a tutta pagina subito dopo, approfittando forse del fatto che la RAI CORPORATION (allora si chiamava così, oggi è RaiNews24) avesse deciso di ritrasmettere per due volte di seguito il programma di Piero Vigorelli sulle reti destinate agli italiani d’America.
È inutile sottolinearlo, anche a New York fu un nuovo boom di ascolti e di interesse popolare. Ma già qualche mese prima in Giappone, la prima rete televisiva nipponica, aveva fatto “il pieno” mandando in onda le immagini commentate di uno dei tanti raduni che ogni anno si verificano in Calabria per la Festa della Mamma, giorno in cui Natuzza pubblicamente raccontava il “suo rapporto con la Madonna, che mi apparve per la prima volta a dodici anni…”.
Natuzza sorride, come sempre, con la sua solita grande semplicità, sa di essere al centro di un’attenzione popolare che non conosce confini ideologici o geografici, ma vive tutto questo con una serenità senza pari.

Oggi gli archivi di RAI Teche conservano gelosamente centinaia e centinaia di bobine diverse dove trovare lei, Natuzza Evolo, in tutte le sue mille sfaccettature possibili. Nessuno come lei, nessuno più di lei, neanche Padre Pio che è uno mistici italiani più amati più seguiti e più ammirati al mondo
Subito dopo quella trasmissione dagli ascolti record, del “Caso-Evolo” si interessa anche l’Università di Cassino, dove la cattedra di sociologia teorizza per la prima volta “1’idea di un successo televisivo legato all’aspirazione della gente comune, nella ricerca – spiega l’autore dell’indagine che era il ricercatore calabrese prof. Rocco Turi – di una fede più solida e di certezze assolute”.
Il movimento di massa che si è creato attorno a Natuzza Evolo – spiega in quella occasione Rocco Turi – “è legato al desiderio diffuso di personalizzare la propria dottrina cristiana. Le preghiere ·non soddisfano del tutto quei credenti che sono ancora sprovvisti di una debole fede. In tutti c’è la speranza e il desiderio di un contatto diretto con Gesù, la madonna, i santi, affinché sia possibile sottoporre loro e risolvere più efficacemente le proprie angosce e le proprie inquietudini. Attraverso il video, dunque, tutti sognano di incontrar1a, di conoscerla, di parlarle, di chiedere a Natuzza la sua intercessione … “
Natuzza Evolo, insomma, “ultima spiaggia” di un pianeta di sofferenza e di dolore. Ma l’analisi elaborata dal sociologo Rocco Turi va molto oltre.
“Natuzza è una figura di penitente che supera qualsiasi immaginazione. È necessario osservare la sua vita per rendersene conto. Ma questo non basta. È una figura talmente straordinaria che non può non sconfinare nel mistero delle sue manifestazioni. La via che rimane da percorrere a coloro che intendono capire ciò che accade in questo luogo è di allargare gli orizzonti degli studi e della ricerca”.
E come se tutto questo non bastasse già da solo a dare l’idea della stordinarietà del fenomeno, lo studioso aggiunge un dettaglio quasi “azzardato”: “Non si può non rilevare sul piano simbolico – direi semiologico- un fatto singolare, bizzarro, originale, che può rappresentare l’anello mancante che unisce Natuzza alla storia delle Religioni. Infatti, questo luogo, Paravati, evoca proprio il nome di una Dea penitente per eccellenza, Parvati, una divinità dell’induismo, pacifica e personificata sotto forma regale ed è la più grande penitente dell’induismo … mistica, sofferente”.
Parvati -argomento lo studioso- è una figura penitenziale indiana a cui fa riferimento anche il Cardinale Franz Konig, Arcivescovo di Vienna, in un vecchio libro che egli curò alla fine degli anni Sessanta e in cui scriveva che “Esiste quanto meno una similitudine o -come dire? – una stranezza di assonanza fra Natuzza che vive a Paravati e una Dea penitente di grande fascino e ammirazione che si chiama, appunto, Parvati, proprio come questa località. Parvati è la moglie di Sciva, uno fra i Dei più importanti dell’induismo”.

Ma questa tesi vale ancora per il vecchio sociologo?
Dall’Università di Cassino ci danno un contatto telefonico e scopriamo che Rocco Turi vive ormai gran parte della sua vita all’estero, molto lontano dalla sua terra di origine. Lo cerchiamo, e la risposta che ci dà è più netta che mai.
“Vede, tutti si immedesimano nelle storie raccontate in televisione. Molti sognano di guarire. Per molti, Natuzza rappresenta l’ultima spiaggia. Certo, il coinvolgimento del pubblico nelle vicende di Natuzza Evolo è inversamente proporzionale alla radicazione della loro fede. Il Cristiano che ha una fede tiepida ha bisogno di vederla, di provare, di toccare per mano. C’è insomma la necessità di ottenere un segno per credere di più e fare pratica di bontà e di altruismo. C’è un desiderio di vita fatta di cose semplici come quella di Natuzza dal cui volto traspare la gioia e la serenità, beni sempre più rari nel caos della vita quotidiana. Ecco perché Natuzza in realtà vivrà in eterno, perché basta cercarla in rete, e la ritrovi dappertutto. È la vittoria assoluta della televisione, che annulla la morte ed esalta la vita. Altro che superstar, molto di più. Il bello deve ancora arrivare”.(Pino Nano)
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