
Vincenzo Bocciarelli, autore attore e oggi direttore artistico dei Teatri di Siena, tantissime volte in RAI, racconta la strategia dietro il rilancio: programmazione trasversale, pubblico più giovane, spazi cittadini trasformati in palcoscenici e una stagione che punta su qualità, accessibilità e identità. “La sfida -dice- è far sentire ogni spettatore parte di una storia comune”.
Siena sta riscoprendo il piacere di sedersi in platea, ma anche di incontrare lo spettacolo nei luoghi del quotidiano. Vincenzo Bocciarelli, alla guida dei Teatri di Siena, parla di un cambiamento che non riguarda soltanto i numeri: “Quando il pubblico torna con continuità, quando un ragazzo entra per la prima volta e poi rientra con un amico, capisci che il teatro non è più un appuntamento occasionale: diventa un rito civile”.
–Nel suo racconto, il punto non è “riempire” una sala, ma costruire un ecosistema culturale.
“Ho sempre pensato ai Teatri di Siena come a una casa con molte stanze: prosa, musica, danza, progetti speciali, formazione. Se apri una sola porta, perdi una parte di città. Se le apri tutte, la città entra e si riconosce”.

–Direttore, qual è la parola che meglio sintetizza il lavoro svolto finora?
“Continuità. Il rilancio vero non nasce da un titolo famoso o da una serata riuscita: nasce dalla fiducia. E la fiducia la costruisci con una programmazione coerente, con una visione e con la capacità di ascoltare il pubblico senza inseguirlo. Siena aveva fame di qualità, ma anche di sentirsi considerata: oggi questa relazione si vede”.
–Estate e inverno: due stagioni molto diverse. Come si tiene insieme tutto senza perdere identità?
“Con un’idea chiara: la qualità non è un genere, è un metodo. D’estate puoi portare lo spettacolo nei cortili, nelle piazze, nei luoghi simbolo, e trasformare la città in un palcoscenico diffuso. D’inverno torni alla densità del teatro, alla forza della parola e della scena. Se il filo è la cura artistica, non c’è frattura: c’è un racconto che cambia ritmo”.
–Il pubblico è cresciuto. Come si lavora per allargare davvero la platea, soprattutto tra i giovani?
“Si lavora sull’accesso e sul linguaggio. Accesso significa anche orari, prezzi, convenzioni, dialogo con scuole e università, ma pure comunicazione più chiara e meno ‘per addetti ai lavori’. Linguaggio significa proporre classici che parlino al presente e nuovi progetti che non spaventino chi entra per la prima volta. Il giovane pubblico non va convinto: va rispettato, e messo nelle condizioni di scegliere”.
–Siena oggi che ruolo può giocare nel panorama teatrale nazionale?
“Può essere una città-laboratorio, e non lo dico come slogan. Siena ha una bellezza che già ‘mette in scena’, ma serve una direzione artistica che sappia trasformare quel patrimonio in una proposta contemporanea. Quando ospiti grandi nomi e allo stesso tempo investi su talenti emergenti, quando crei percorsi con il territorio e apri il teatro a incontri, prove aperte, approfondimenti, allora non sei periferia: diventi un punto di riferimento”.
–C’è un tratto distintivo che vuole lasciare come firma di questo mandato?
“L’idea di comunità. Vorrei che i Teatri di Siena fossero ricordati come un luogo dove ci si sente accolti: lo spettatore abituale e quello che arriva per caso, il turista e il senese di sempre. Il teatro è emozione, sì, ma è anche responsabilità culturale: non basta offrire spettacoli, bisogna offrire un’esperienza che faccia tornare”.
–Guardando ai prossimi mesi: quale obiettivo si dà, più di tutti?
“Consolidare. Crescere è bellissimo, ma consolidare è la parte più difficile: significa alzare ancora l’asticella senza perdere la naturalezza del rapporto con il pubblico. E significa continuare a far dialogare Siena con l’Italia dello spettacolo, portando qui progetti forti e, quando possibile, costruendone di nuovi che nascano a Siena e parlino fuori”. (Pino Nano)

Tanta RAI alle spalle
Vincenzo Bocciarelli ha costruito una carriera solida e variegata all’interno delle produzioni RAI, diventando un volto molto noto al pubblico televisivo italiano, specialmente tra i primi anni 2000 e i primi anni 2010.
Ecco una panoramica delle sue principali performance e partecipazioni per la RAI:
Serie TV e Fiction (Ruoli Principali e Ricorrenti)
È stato protagonista o interprete di rilievo in alcune delle fiction più seguite di quel periodo:
Orgoglio (Rai 1, 2004-2006): È forse il suo ruolo più celebre sul piccolo schermo. Ha interpretato il marchese Andrea Obrofari in tutte e tre le stagioni della serie, recitando accanto ad attori come Elena Sofia Ricci e Daniele Pecci.
Incantesimo 5 (Rai 1, 2002): Ha interpretato il ruolo di René Martin, consolidando la sua popolarità nelle soap/drama di punta della rete.
Volare – La grande storia di Domenico Modugno (Rai 1, 2012): In questa miniserie biografica ha interpretato il ruolo di Gianni Latilla.
Miniserie Storiche e Religiose
Ha partecipato a diverse produzioni internazionali targate Rai Fiction, spesso sotto la regia di Giulio Base:
Pompei (Rai 1, 2006): Miniserie in cui ha interpretato il personaggio di Aniceto.
L’inchiesta (Rai 1, 2007): Ha vestito i panni dell’imperatore Caligola.
Un caso di coscienza 2 (Rai 1, 2005): Partecipazione alla serie legal-drama con Sebastiano Somma.
Altre Partecipazioni e Performance
Don Matteo 5 (Rai 1, 2005): È apparso come guest star in un episodio della celebre serie con Terence Hill.
Premio Internazionale alla Libertà (Rai 2, 2006 e 2010): Ha partecipato a queste edizioni televisive portando dei momenti di lettura interpretata. Oltre alla televisione, Bocciarelli ha una fortissima impronta teatrale (essendosi formato al Piccolo Teatro di Milano con Giorgio Strehler), che ha spesso influenzato il suo stile recitativo anche nelle produzioni Rai.



