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Il 2025, è l’Anno della Radio

6 Gennaio, 2026 | Comunicazioni

Libertà di Stampa,50 Anni di Radio Libere

Un Calendario oggi ricorda la più grande rivoluzione dell’etere ribelle

di Pino Nano

«Questo è un calendario per non dimenticare la storia delle radio libere italiane L’Associazione che guido, Giornalisti 2.0, sente oggi il dovere di custodire questa memoria e, allo stesso tempo, di guardare avanti: dalle radio libere ai podcast, dalle frequenze FM alle piattaforme digitali, il filo conduttore resta la qualità dell’informazione e il rispetto del pubblico. Il Calendario 2026 diventa così un invito a non disperdere l’eredità di un mezzo “umano” e immediato come la radio, e a riportarne lo spirito dentro i linguaggi dell’audio contemporaneo”.

Usa questi termini il giornalista Maurizio Pizzuto, Presidente dell’Associazione Giornalisti 2.0 e direttore responsabile di Prima Pagina News, per presentare alla stampa estera il calendario della sua Associazione.

Il Calendario – dice Maurizio Pizzuto– nasce come un oggetto di lavoro e, insieme, come un segno di identità professionale. L’edizione 2026 è interamente dedicata ai 50 anni delle radio libere, una ricorrenza che non riguarda solo la storia della comunicazione italiana, ma anche il modo in cui si è trasformato il rapporto tra informazione, territori e comunità.

“Il nostro- aggiunge Maurizio Pizzuto– è un progetto che rende omaggio alla stagione avviata dalla storica sentenza n. 202 del 1976, che aprì la strada alle emittenti private locali e cambiò per sempre il panorama mediatico nazionale. Da quel momento la radio diventò, per molte realtà, un luogo di sperimentazione e partecipazione: un microfono più vicino alle persone, capace di raccontare lavoro, scuola, cultura, sport e movimenti sociali con un linguaggio nuovo, diretto, spesso anticipatore”.

Al centro del Calendario 2026 ci sono testi originali firmati dal presidente di Giornalisti 2.0, Maurizio Pizzuto, realizzati in collaborazione con Ettore Midas e con il contributo autoriale di Gianni Garrucciu. Mese dopo mese, le pagine tracciano un percorso che intreccia memorie e testimonianze, ricostruendo l’energia delle “onde libere” e collegandola alle evoluzioni contemporanee della narrazione audio.

La radio, infatti, non è rimasta ferma. Il calendario porta il lettore lungo una traiettoria che va dalle frequenze FM alle web radio, dal DAB ai podcast, fino alle piattaforme digitali dove oggi si gioca una parte decisiva della credibilità dell’informazione. In questo passaggio di epoche restano centrali gli stessi temi: responsabilità editoriale, qualità dei contenuti, rispetto del pubblico e capacità di fare servizio, anche quando cambiano i dispositivi e le abitudini d’ascolto.

«Con questo calendario 2026 abbiamo voluto fissare su carta e immagini non solo una ricorrenza storica, ma una stagione di coraggio e di libertà che ha cambiato il giornalismo italiano», sottolinea Maurizio Pizzuto. «È un modo per dire grazie a chi ha creduto nella radio come presidio di democrazia e per ricordare alle nuove generazioni che dietro ogni frequenza ci sono volti, scelte, responsabilità».

La realizzazione del Calendario 2026 di Giornalisti 2.0 è stata resa possibile anche grazie alla collaborazione di Raffaele Minichino della Mira, Domenico Carillo, Luigi Carillo, Marco Scordo e Bortolan Carnevali & Partners. Un contributo che rafforza la dimensione collettiva dell’iniziativa, pensata non come semplice pubblicazione celebrativa, ma come strumento capace di tenere insieme memoria storica e prospettiva, tradizione professionale e nuove sfide dei media.

Questo invece è il link per sfogliare il calendario.

https://www.giornalistiduepuntozero.it/wp-content/uploads/2025/12/CALENDARIO_2026.pdf

2025, La Radio al centro del mondo

Il 2026 era ormai alle porte e si preparava a lasciarsi alle spalle un 2025 che nei fatti è stato l’Anno della Radio.

Due eventi in particolar modo rimarranno legati per sempre alla storia del 100 anni della Radio, e ai 70 della Televisione: il primo, è il messaggio del Presidente della Repubblica affidato alle agenzie di stampa il 6 ottobre scorso, giorno in cui ricorreva il primo secolo di vita della Radio.

Il secondo, è la Grande Mostra della RAI fortemente voluta da Giampaolo Rossi, attuale AD dell’Azienda, al Maxxi di Roma, per aiutare chi avesse voglia di farlo, di toccare con mano la storia della radio e della TV di Stato. Per giunta, la Mostra di cui parliamo è rimasta aperta fino allo scorso 13 dicembre.

Ma partiamo dal messaggio del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, in occasione del 100° anniversario della Radio RAI, che è un elogio incondizionato e senza rete di cosa è stata la radio in questo nostro Paese.

Il 6 ottobre del 1924 dalla stazione di Roma dell’Unione Radiofonica Italiana si diffuse nell’etere il primo programma quotidiano di trasmissioni radiofoniche in Italia. Un secolo -diceva in quella occasione il Presidente Mattarella– di imponenti trasformazioni politiche, sociali, tecnologiche è trascorso da quelle pioneristiche trasmissioni”.

Ma perché la radio, e poi dopo la televisione, sono oggi così amate dagli italiani?

Perché con la nascita della Repubblica – spiegava nel suo messaggio il Capo dello Stato– la radio e, successivamente, la televisione, “divennero un pilastro della costruzione civile e democratica del nostro Paese, diffondendo il pluralismo, promuovendo il dialogo e la partecipazione, trasmettendo alfabetizzazione e cultura”.

Sergio Mattarella lo spiegava in una battuta: “Il lessico della televisione contribuì alla nascita della lingua italiana moderna, agevolando la formazione di una comunità linguistica e di valori condivisi, in cui tutti gli Italiani potevano riconoscersi”.

Da allora, di acqua sotto i ponti ne è passata tantissima, ma oggi- aggiungeva il Presidente della Repubblica-, la Rai, “erede di una storia di così grande rilievo, si misura con altre sfide, in un contesto caratterizzato dal pluralismo delle emittenti televisive, dalle piattaforme digitali e dai social, in cui la Rai continua ad avere come missione quella di operare per la promozione della libera informazione e della cultura”.

Per il Capo dello Stato, oggi la RAI è tantissime cose insieme.

Indipendenza, autorevolezza, pluralità delle opinioni, originalità, professionalità, innovazione, queste le doti che hanno permesso all’azienda, negli anni, di raggiungere prestigiosi risultati e di diventare voce affidabile e ascoltata nel panorama editoriale italiano e uno dei maggiori centri di produzione e diffusione dell’arte e della cultura”.

Guai a pensare diversamente. “Il servizio pubblico televisivo – precisava ancora il Capo dello Stato- sa di essere al servizio esclusivo dei cittadini – in conformità al Media Information Act della Unione Europea – garantendo la pluralità delle voci, la qualità del prodotto e operando una rigorosa verifica delle fonti nel flusso delle informazioni, anche per fronteggiare quella vera e propria guerra ibrida caratterizzata dalla diffusione delle fake-news”.

Che dire di più bello? Grazie Presidente.

Nel 2025 la RAI manda in onda “Onde Ribelli” il docufilm che racconta 50 anni di Radio Libere in Italia e in Europa

“Onde Ribelli, Il film di RAI Documentari che racconta la rivolta dell’etere

“Onde Ribelli” è un racconto intimo, collettivo e appassionato che ripercorre 50 anni di radio libere in Italia, a partire dalla metà degli anni Settanta fino a oggi. È la storia di un’Italia che si risveglia attraverso le onde dell’etere, rompendo il monopolio dell’informazione e dando voce a una generazione che voleva essere ascoltata.
Scritto da Pino Nano e Maurizio Pizzuto, reperibile su RAI Play – la regia è dello stesso Maurizio Pizzuto- attraverso le parole dei protagonisti di quell’epoca, speaker, tecnici, fonici, conduttori e pionieri del microfono, il documentario racconta la nascita e l’evoluzione delle prime emittenti private, spesso sorte in scantinati, garage o piccoli appartamenti trasformati in studi. Le loro voci diventano un coro ribelle che ha attraversato l’Italia da nord a sud, dando vita a una nuova forma di comunicazione: libera, diretta, irriverente, umana.
Tra le testimonianze più significative: Vasco Rossi, che dai microfoni di Punto Radio lanciò la sua carriera di cantautore e conduttore anticonvenzionale; Claudio Cecchetto, tra i grandi innovatori del linguaggio radiofonico; Red Ronnie, protagonista della rivoluzione musicale e culturale che la radio ha portato nelle case italiane; Linus, testimone del passaggio dalle radio “garibaldine” a quelle professionali; Renzo Arbore, voce storica e geniale artefice della radio d’autore. E ancora: Awanagana, Federico l’Olandese Volante, Tiberio Timperi, Anna Pettinelli, Paolo Monesi, Giorgio Di Marco, e molti altri ancora.
La narrazione si intreccia con materiali d’archivio, paesaggi sonori e testimonianze inedite. “Onde Ribelli” mostra come le radio libere abbiano plasmato non solo un linguaggio, ma anche un’identità culturale, musicale e politica, aprendo spazi di espressione fino ad allora inimmaginabili.
Una storia fatta di sogni, microfoni accesi e trasmettitori “pirata”, ma anche di lotte legali, professionalizzazione e cambiamenti generazionali. Un racconto che attraversa la musica – da Jimi Hendrix a Lucio Battisti, dai Beatles alla disco anni ’80 – e ci restituisce un pezzo fondamentale della storia sociale e culturale del nostro Paese.
Con “Onde Ribelli” – spiegano gli autori- “abbiamo voluto raccontare non solo la storia di un mezzo di comunicazione, ma anche il fermento culturale, sociale e musicale che ha attraversato l’Italia degli ultimi cinquant’anni. Le voci raccolte non sono solo testimoni, ma veri e propri protagonisti di una rivoluzione silenziosa. Ascoltare i ricordi di Vasco Rossi, che con Punto Radio ha gettato le basi di una poetica alternativa e rivoluzionaria, o le riflessioni di Renzo Arbore, che ha trasformato la radio pubblica in un laboratorio creativo, è stato come immergersi in un racconto vivo, sincero, potente.La radio libera è stata libertà, sì, ma anche un modo nuovo di costruire comunità, linguaggi, identità. Raccontarla oggi significa dare voce a una memoria collettiva ancora vibrante, e rimettere al centro la forza del racconto orale e musicale“. Un successo per certi versi anche scontato.

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