Ciro Indolfi Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia

Appena fresco di stampa, “LONGEVITY Strategie per vivere bene e a lungo”, è l’ultimo libro del prof Ciro Indolfi, Presidente della Federazione Italiana di Cardiologia, ma pioniere e maestro della cardiochirurgia in Italia, una eccellenza tutta europea.Dentro,tanti consigli utili per chi non è più ragazzo.

di Pino Nano

Nella citazione che apre il suo libro si coglie perfettamente bene il vero mantra dello scienziato e del ricercatore Ciro Indofi:“ Non sono fiero delle cose che ho imparato e dei libri che ho scritto- scriveva Ludvig Wittgenstein- Sono fiero invece dello sforzo che ho fatto e che mi dà diritto a parlare”.

Bene, questo libro-lo scrive lui stesso nella sua prefazione – “nasce con uno scopo preciso: raccogliere informazioni quanto più attendibili possibili per capire come raggiungere la longevità, non solo allungando la durata della vita, ma rendendola più sana, più autonoma, più soddisfacente. Vivere a lungo, sì, ma vivere bene”.

La verità è che viviamo più a lungo che in passato, ma la vera sfida non è solo aggiungere anni alla vita, bensì dare vita agli anni. Una delle riflessioni più profonde sulla vita, l’ha scritta duemila anni fa Lucio Anneo Seneca, nel suo De brevitate vitae.

Seneca -scrive Ciro Indolfi nel suo libro- non si unisce a chi si lamenta per la brevità della vita: al contrario, li ammonisce. “La vita non è breve, siamo noi a renderla tale, con le nostre distrazioni, le nostre rincorse a ciò che non conta, il nostro rimandare continuo. Ci affanniamo per accumulare ricchezze, per inseguire ap provazioni, per costruire immagini che non ci appartengono. Ma tutto questo ha un prezzo: ci sottrae tempo, che è l’unico bene davvero non rinnovabile. Non riceviamo una vita breve, ma l’abbiamo resa tale; non siamo poveri di essa, ma prodighi. Il presente è l’unico tempo realmente nostro. Il passato non torna, il futuro non è garantito. Ma il presente, questo istante, è nelle nostre mani. E se vogliamo vivere a lungo, dobbiamo cominciare proprio da qui: vivere bene l’oggi”.

Oggi la scienza ci dice che la longevità non è soltanto una questione di fortuna o di geni ereditati, ma una scelta che possiamo coltivare ogni giorno.

Secondo Indolfi “Uno studio del 2020 pubblicato su JAMA Network Open ha rilevato che gli adulti con un forte senso dello scopo nella vita avevano un rischio di morte per tutte le cause ridotto del 43%, indipendentemente da condizioni di salute preesistenti o stato socioeconomico. Il celebre Harvard Study of Adult Development, uno degli studi longitudinali più lunghi della storia, mostra che gli individui che rimangono coinvolti nel la vita attraverso passioni, lavoro o persino conflitti. riportano una salute migliore e una maggiore longevità

Bene, Ciro Indolfi, nessuno come lui è oggi testimone così privilegiato dei progressi della medicina moderna, ci guida in un viaggio tra scienza, storia, filosofia e futuro, alla scoperta di ciò che rende possibile una longevità autentica.

“Vuoi un consiglio pratico? Prova questo esercizio: Prendi carta e penna. Fai due colonne. Nella prima scrivi tutto ciò che ti appesantisce. Oggetti, abitudini, relazioni, pensieri. Nella seconda scrivi solo ciò che ti fa sentire vivo, anche se è poco. Poi guarda le due colonne e chiediti: perché sto ancora portando con me tutto quello che mi toglie energia?”

Una vita lunga, sì, dunque, ma soprattutto sana, autonoma e significativa.

“Smettiamo -dice lo studioso- di rimandare la felicità. Smettiamo di vivere come se fossimo eterni. Coltiviamo invece ciò che conta: l’attenzione, la presenza, la gentilezza, la gratitudine. Anche se la medicina non può darci l’immortalità, possiamo rendere ogni giorno più pieno, più denso, più autentico. Longevità non significa solo aggiungere anni alla vita, ma aggiungere vita agli anni. E allora, prendi ciò che hai imparato. Fanne uso. Non lasciare che il tempo ti scivoli addosso. Sii presente, sii vigile, sii umano. Vivi con intensità, con cura, con senso. Perché in fondo, come ci ha insegnato Seneca, non è troppo poco il tempo che abbiamo, è troppo quello che sprechiamo”.

Dio mio, quante verità in queste considerazioni! Quanta vita vera, quante emozioni reali!

“Questo libro -precisa Ciro Indolfi– non è pensato solo per essere letto tutto d’un fiato, ma anche per essere consultato nel tempo, quando ne senti il bisogno, come una guida pratica al vivere meglio. Può esserti utile in tanti modi diversi, a seconda della tua età, delle tue esigenze o delle domande che ti poni”.

Come dire? Una sorta di manuale pronto per l’uso, una enciclopedia a portata di mano, comoda da usare e da leggere, un testo scientifico serio, attendibile, assolutamente aderente alla realtà che viviamo, e soprattutto scritto da un genio del corpo umano perché così il mondo della cardiologia italiana oggi considera il professore Ciro Indolfi.

Non consigli per gli acquisti, dunque, ma consigli utili per la propria vita e il proprio futuro.

Se hai meno di 40 anni- consiglia Ciro Indolfi– “, è il momento ideale per iniziare a prevenire, e in questo libro troverai spunti su come impostare fin da subito uno stile di vita che protegga il tuo corpo e la tua mente nel lungo periodo. Non si tratta di rinunce, ma di scelte consapevoli. Se sei nella mezza età, è il periodo in cui piccoli segnali iniziano a comparire: qualche acciacco, un po’ meno energia, più attenzione ai controlli medici”.

Questo libro (Rubettino Editore) secondo lo studioso può aiutarci a capire cosa sta succedendo e come intervenire in modo semplice ma efficace. “Se hai superato i 65 anni, qui troverai consigli concreti su come mantenere la lucidità mentale, la mobilità, l’indipendenza e la qualità della vita. Oggi, grazie alla scienza e alla medicina, non si invecchia più come una volta: la terza età può essere una fase ricca, attiva e piena di valore”.

Il celebre drammaturgo e attore Eduardo De Filippo lo aveva intuito con lucidità: «Ringiovanire -diceva- significa eliminare le cose inutili».

E’ quasi impietosa l’analisi che a questo proposito fa Ciro Indolfi: “Il nostro cervello, come il nostro corpo, non è progettato per gestire un eccesso continuo. Studi pubblicati in ambito neuro biologico hanno mostrato come il“cognitive load”, cioè il sovraccarico cognitivo, aumenti i livelli di cortisolo (ormone dello stress), indebolisca le difese immunitarie e favorisca processi infiammatori sistemici, tutti acceleratori dell’invecchiamento cellulare (1). In altre parole, ogni cosa inutile che portiamo con noi, oggetti, obblighi, relazioni tossiche, abitudini dannose, ha un impatto fisiologico reale sul nostro invecchiamento”.

Il professore Indolfi cita Aristotele, a cui è attribuita la definizione più pragmatica della felicità, e che descriveva la felicità come una combinazione stabile di quattro elementi fondamentali, e per lui “La salute è la base di ogni felicità: senza un corpo funzionante e una mente lucida, è difficile apprezzare la vita.

Ma anche se ti prendi cura di una persona anziana, “capire meglio come funziona l’invecchiamento ti aiuterà a offrire un supporto più empatico e più efficace, evitando errori comuni e affrontando con maggiore serenità le difficoltà che possono presentarsi”.

La certezza assoluta che si coglie leggendolo dalla prima pagina all’ultima è che dall’antichità a oggi, dall’alimentazione alle nuove tecnologie, dai cinque pilastri della salute alle potenzialità rivoluzionarie dell’intelligenza artificiale, questo libro mostra come possiamo incidere concretamente sul nostro percorso biologico. Ci parla delle promesse e dei rischi delle terapie anti-aging, delle frontiere inquietanti della “immortalità digitale” e delle domande etiche che il futuro ci impone.

Ma quanto possiamo davvero incidere sulla durata della nostra vita? È possibile rallentare l’invecchiamento?

La risposta che ci dà Ciro Infoldi non lascia spazio a interpretazioni di comodo, è invece assoluta.

“La risposta, sempre più supportata dalla ricerca, è sì. Possiamo agire, in parte, sulla nostra traiettoria biologica. Ricordo mio padre: con fatica superò gli ottant’anni. Aveva affrontato un duro liceo classico, all’epoca, l’unico accesso alla Facoltà di Giurisprudenza dopo la riforma di Giovanni Gentile, e ne aveva ricavato una profonda conoscenza del latino. Amava ripetere una celebre frase di Terenzio: Senectus ipsa est morbus («La vecchiaia è di per sé una malattia»). Una visione che affonda le sue radici non solo nella filosofia antica, ma anche nei miti”.

Lei scrive che il sonno allunga la vita, ma quanto è vero tutto questo?

“In una società che glorifica la produttività e il “dormire poco”, la scienza propone una narrativa opposta: dormire è un atto terapeutico. Dormire 7 ore a notte, sempre alla stessa ora, in modo profondo e indisturbato, è una delle medicine più potenti per vivere più a lungo e meglio. Il sonno è l’unico stato in cui il cervello si auto-pulisce, il sistema immunitario si rigenera, e l’infiammazione sistemica si spegne. È gratuito, naturale e universale. Mi creda, chi sa dormire bene, sa vivere a lungo”.

Ma lei scrive anche che qualche vota se si ha un nemico da combattere è molto meglio che il silenzio della pace?

“Potrebbe sembrare controintuitivo, ma avere un nemico, vero o simbolico, può giovare alla salute mentale e persino alla longevità. Non stiamo parlando di odio patologico o conflitto distruttivo, ma di una sfida esterna che dà senso, energia e direzione alla propria vita. Che sia un collega competitivo, un’ingiustizia sociale da combattere, una malattia da sfidare o anche un obiettivo simbolico (come «battere l’età che aveva mio padre quando è morto»), il “nemico” può diventare un progetto, motore di significato. E il significato, come dimostra la scienza, allunga la vita”.

Cosa la spinge a scrivere tuo questo?

L’indimenticabile Umberto Eco, semiologo, filosofo, scrittore, diceva che una disgrazia che può accadere ad un individuo è quello di non avere nemici. Nel suo saggio Costruire il nemico Eco afferma che avere un nemico è importante non solo per definire la nostra identità ma anche per procurarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Molti grandi risultati sono stati ottenuti grazie a ciò…Come scrisse  il neurologo e sopravvissuto all’Olocausto Viktor Frankl nel suo classico L’uomo in cerca di senso, «La vita non diventa mai insopportabile per le circostanze, ma solo per la mancanza di significato e scopo”.

Con un linguaggio chiaro, casi concreti, storie che fanno riflettere, esempi scientifici rigorosi, Longevity è insomma una bussola per orientarsi tra informazione e disinformazione, tra speranze e illusioni, offrendo consigli pratici e una visione critica.

“Quando ho iniziato la mia carriera di medico, negli anni ’80- racconta lo studioso- i cardiochirurghi raramente operavano pazienti oltre i 65 anni, ritenendo che avessero già completato il loro “naturale ciclo biologico”. Oggi, grazie alla prevenzione e alle nuove terapie, questa visione è superata. Farmaci per il colesterolo LDL, ipertensione, diabete, scompenso cardiaco, e anche malattie rare come l’amiloidosi, hanno rivoluzionato la medicina cardiovascolare. Tecniche mininvasive come lo stent coronarico, la TAVI per la valvola aortica e la clip mitralica consentono interventi anche su pazienti molto anziani senza l’utilizzo del bisturi. Viviamo in media sette anni in più rispetto ai nostri genitori, e tutto lascia pensare che in futuro, grazie a nuove tecnologie, farmaci, genetica e intelligenza artificiale, l’aspettativa di vita continuerà a crescere”.

Questo è davvero un libro che si legge tutto di un fiato, perché dentro ci sono risposte e interrogativi che sono parte della vita di ognuno di noi. E ci sono forse anche le certezze di un grande clinico italiano che questa volta ti spiega l’evolversi della vita e della malattia come forse nessun altro aveva mai saputo fare prima d’ora.