5 Luglio 2026
Grandi Giornalisti RAI, Addio a Renato Cantore
Si è spento all’età di 74 anni, per via di una malattia che non gli dava più pace, Renato Cantore. Giornalista e scrittore di grande fascino, è stato Vice Direttore della TGR RAI e prima ancora storico caporedattore della TgR Basilicata. Ma per una stagione della sua vita la direzione della TGR gli veva anche affidato il compito di guidare la redazione giornalistica della RAI in Puglia prima e in Calabria dopo.
Voce e volto della Rai che ha raccontato e portato la Basilicata nel mondo.



“Con la scomparsa di Renato Cantore -dice il presidente della Regione Basilicata, Vito Bardi-la Basilicata perde un giornalista di grande spessore, che ha interpretato la professione con rigore, passione e profondo senso del servizio pubblico”, “Attraverso il suo lavoro ha raccontato la nostra terra con competenza e autenticità, contribuendo a custodirne la memoria e a valorizzarne l’identità. Negli ultimi anni aveva dedicato un impegno particolare alla figura di Rocco Petrone, facendo conoscere a tanti lucani, e non solo, il contributo di un nostro illustre conterraneo alla conquista dello spazio e rafforzando il legame tra la Basilicata e la sua vocazione nel settore dell’aerospazio. Il suo esempio e le sue opere resteranno un patrimonio prezioso per la nostra comunità. Alla sua famiglia, ai colleghi della Rai e a tutti coloro che gli hanno voluto bene rivolgo, a nome mio e dell’intera Giunta regionale, le più sincere e sentite condoglianze”,


Domani a Potenza i suoi funerali.Renato Cantore lascia la moglie Margherita e i figli Cristiano e Carlo.Alla famiglia Cantore, e alla grande famiglia di RAI Basilicata, guidata oggi da uno dei suoi amici più cari, Gennaro Cosentino, l’affetto e il cordoglio di tutti noi di RAI Senior.


Ma partiamo proprio dal ricordo che ne fa il Presidente della Regione Vito Bardi e che lega la figura di Renato Cantore alla storia di Roco Petrone per riproporre oggi, in onore del grande Renato Cantore, un pezzo che io dedicai anni fa al suo libro su Rocco Petrone.

“Dalla terra alla luna”, Renato Cantore & la storia di Rocco Petrone, “l’italiano dell’Apollo 11”
Era figlio di emigrati italiani, Rocco Petrone, l’italiano della missione Apollo 11 di cui il 20 luglio ricorreva il 50° anniversario.
A ricordare questa singolare figura di scienziato, l’uomo chiave di quella missione spaziale, è il giornalista Renato Cantore nel suo ultimo libro “Dalla terra alla luna. Rocco Petrone, l’italiano dell’Apollo 11”.
La prefazione di questo nuovo saggio dell’ex Vicedirettore della TGR RAI è di Tito Stagno, scelta assolutamente obbligata e scontata per chi oggi si cimenta con i temi della conquista dello spazio. Il libro, stampato dalla Rubbettino Editore è stato presentato per la prima volta ieri sera a Roma, in collaborazione con l’Associazione dei Lucani di Roma, nella prestigiosa Sala Italia dell’UNAR di Via Aldovrandi, e da dove in tutti questi anni sono passati i più grandi intellettuali del nostro tempo e del nostro Paese.
Rocco Petrone- spiega Renato Cantore al suo pubblico- incarna pienamente il senso dell’American dream. Figlio di emigranti italiani, originari di Sasso di Castalda, in provincia di Potenza, rimasto orfano a soli sei mesi, fu costretto a lavorare per pagarsi gli studi. Ammesso all’accademia di West Point in tempo di guerra grazie alla sua intelligenza e alle sue grandi capacità nonostante il nome italiano, sarebbe stato chiamato a guidare il piccolo esercito di migliaia di ingegneri e tecnici che a Cape Canaveral resero possibile la realizzazione del sogno del presidente Kennedy: mandare l’uomo sulla luna entro la fine degli anni ’60 e battere i sovietici nella corsa alla conquista dello spazio.

Il racconto che Renato Cantore propone a chi lo segue è davvero pieno di mille dettagli personali e privati, e alla domanda su chi era in realtà Rocco Petrone risponde in questo modo: “Un uomo di un fisico imponente, da giocatore di football, un metro e novanta di altezza per quasi un quintale di peso, due occhi sottili e severi su una faccia squadrata con gli zigomi sporgenti, le labbra taglienti e il naso leggermente aguzzo, era conosciuto come uomo severo e riservato, disponibile ma rigoroso e inflessibile. Guidava un esercito di quasi ventimila persone, tra dipendenti diretti della Nasa e funzionari dei contractors, le ditte appaltatrici”.

Sorride Renato Cantore ma aggiunge: “Rocco Petrone era tutti era “la tigre”, un capo che chiedeva sempre la massima efficienza e la risposta efficace per ogni problema. Proibito sbagliare o, peggio, divagare. Famose le sue passeggiate per la sala controllo quaranta minuti prima del lancio per controllare che la concentrazione di tutti fosse al massimo anche dopo ore di lavoro, mitiche le sue sfuriate e altrettanto mitiche la sua eccezionale memoria fotografica e la sua capacità di lavoro. Proverbiali le sue check-list, i controlli che tutti erano tenuti a eseguire con estrema attenzione nei lunghi mesi di preparazione dei lanci: solo quella sul modulo lunare comprendeva ben 30 mila operazioni. Nei periodi più intensi, raccontavano i suoi collaboratori, convocava riunioni anche alle due. E intendeva le due del mattino”.
Non solo questo. Da grande inviato quale Renato Cantore è sempre stato, con un linguaggio modernissimo e che oggi i giovani della mia età definirebbero “smart”, Cantore sottolinea anche che Rocco Petrone sapeva essere anche un collega disponibile con tutti, un padre attento e affettuoso, un sognatore dalla vasta cultura e dai forti sentimenti.
“La sua vera passione erano gli studi storici. Una volta interruppe il conto alla rovescia di un lancio importante per salvare una coppia di aironi che avevano fatto il nido troppo vicino alla rampa. È stato l’uomo del “go” alla missione. C’era lui al centro della sala controllo dove erano al lavoro quasi 500 persone, lui aveva la parola decisiva su ogni fase del lancio. E fu lui che seppe mantenere la calma anche alle 5 del mattino del 16 luglio 1969, poco più di quattro ore prima della partenza dell’Apollo 11, quando i monitor di controllo segnalarono una pericolosa perdita di idrogeno liquido sul secondo stadio del razzo”.

Un racconto avvolgente, ricco di aneddoti e di riferimenti inediti, e che nessuno meglio di un giornalista navigato come Cantore, che la TV l’ha fatta davvero e in prima persona per oltre 35 anni della sua vita in Rai, sa trasformare in un soggetto televisivo. Cosa sarebbe stata la Missione Apollo 11 senza questo figlio della Lucania?
Cantore non ha dubbi: “Senza il suo intervento decisivo- sottolinea più volte lo scrittore lucano- la missione sarebbe stata probabilmente annullata, con quali conseguenze per il prestigio degli Stati Uniti è facile immaginare. Il sogno americano di milioni di migranti nel caso di Petrone si è realizzato nel modo più clamoroso”.
Il libro di Renato Cantore, va detto, ricostruisce questa straordinaria figura, dalla nascita nella cittadina di Amsterdam, New York a quel fatidico 20 luglio del 1969, e a questo libro è stato ispirato il documentario “Luna Italiana” prodotto da Istituto Luce-Cinecittà per History Channel (già andato in onda sul canale 407 di Sky il 18 luglio scorso). Il libro, lo ricordiamo, era già stato presentato il 16 luglio scorso a Sasso di Castalda, paese di origine della famiglia Petrone, e il 17 luglio anche a Matera, nell’ambito della settimana dedicata all’allunaggio nel programma di eventi di “Matera 2019 capitale europea della cultura”.

Ieri sera a Roma, nella storica “Sala Italia dell’Unar”, accanto al giornalista e scrittore Renato Cantore, c’erano con lui anche il Presidente dell’Associazione Lucani di Roma Filippo Martino, il Responsabile delle Relazioni Esterne dell’Asi Francesco Rea, il regista del Documentario “Luna Italiana” (Istituto Luce e Cinecittà 2019) Marco Spagnoli, e il Direttore di “We The Italians” Umberto Mucci. Una grande festa tutta romana, dunque, con in sala tantissima gente curiosa di capire “dove andremo nei prossimi anni nello spazio?” e soprattutto desiderosi di capire se la Luna e Marte rimarranno ancora per molto al centro della curiosità e dell’attenzione degli scienziati di tutto il mondo.



“Un anno senza Mario Trufelli”, il ricordo che ne faceva un anno fa Renato Cantore
Ad un anno esatto dalla sua morte, per ricordare la figura del poeta e del giornalista lucano Mario Trufelli, scomparso il 3 agosto 2024 a Potenza, Rai Cultura ha riproposto ieri lo speciale ‘Mario Trufelli, il poeta giornalista’, di Caterina Intelisano. Ma chi era Mario Trufelli? Cosa ha rappresentato per la storia e la cultura del Mezzogiorno italiano? E soprattutto, cosa ha rappresentato il suo modo di fare giornalismo e di promuovere la terra lucana come solo lui sapeva allora fare?
Siamo andati a chiederlo a Renato Cantore, giornalista scrittore e autore televisivo di grande fascino, lui storico Caporedattore della RAI di Potenza e per lunghi anni anche Vice direttore della TGR. Renato Cantore di Mario Trufelli era uno dei “ragazzi di redazione” più amati e più seguiti in assoluto da lui.
-Direttore posso chiederle quale è la prima emozione che le viene pensando a questo triste anniversario?
“Cosa posso dire? Da un anno la Basilicata si ritrova un po’ più povera e un po’ più sola. Con la scomparsa di Mario Trufelli si è spenta quella voce che tanto aveva contribuito a farla diventare qualcosa di più di un semplice puntino sulla carta geografica”.
-In che senso Direttore?
“Mario Trufelli era una voce che da decenni non si stancava mai di raccontare questa terra, mettendola al centro dell’interesse nazionale, e provando, spesso con successo, ad abbattere il muro del disinteresse e dell’oblio”.
-Come lo racconterebbe lei oggi il Mario Trufelli alla guida della RAI in Basilicata?
“Mario Trufelli era arrivato, anzi era rientrato in Basilicata negli anni sessanta, dopo il tempo della giovinezza passato tra Tricarico e Matera, e quello della prima maturità vissuto a Roma al centro di una straordinaria avventura intellettuale, fianco a fianco con poeti, artisti, letterati. Qui arrivò con la forza di un lampo, mettendo la sua spiccata, travolgente personalità al servizio di un disegno ambizioso: introdurre il giornalismo moderno dove fino a qualche anno prima le notizie le dava solo il banditore, portare la televisione in paesi grandi e piccoli, raccontare all’Italia il cuore vero di questa terra che lui tanto amava”.
-Possiamo definire Trufelli oggi un giornalista di grande visione?
“Per Mario Trufelli il giornalista non doveva essere mai un freddo notaio della cronaca. Era chiamato a raccontare la vita che vedeva intorno senza paura di farsi coinvolgere anche emotivamente. E dunque, sono stati anni di racconti, scoperte, visioni, immagini, sguardi, emozioni, parole, poesia”.
-Se le chiedessi un ricordo più personale del grande cronista cosa mi risponderebbe?
“Mario Trufelli aveva questa grande capacità di continuare a stupirsi come un ragazzino anche dopo decenni di professione e tanti prestigiosi riconoscimenti ricevuti in tutta Italia. Le grandi inchieste sulla Basilicata e il mezzogiorno, i reportage sui nostri paesi, e poi la nascita del Tg regionale, di cui è stato il primo caporedattore: il racconto quotidiano della comunità, le grandi emergenze come il terremoto dell’80, le centinaia di servizi sulle testate nazionali della Rai per raccontare al Paese questa terra per molti versi sconosciuta”.
-Un grande cronista insomma?
“Non solo un grande cronista. Mario per la storia della RAI è stato anche uno dei primi riusciti esempi di divulgazione scientifica con la sua partecipazione, per molti anni, su Rai Uno, a “Check Up”, la più importante rubrica di medicina della televisione italiana ideata e curata dal suo grande amico Biagio Agnes. Giornalista di razza, si direbbe in questi casi. Ma è una definizione che a Mario starebbe stretta, perché accanto al fiuto del cronista erano sempre pronti a venirgli in soccorso la raffinatezza dell’intellettuale, le visioni del poeta, il rigore dell’amante del bello e del critico d’arte, lo stupore dell’eterno ragazzo sempre pronto a lasciarsi coinvolgere dalla vita”.
-Direttore cosa è stato invece per lei, per la sua vita di cronista di successo, e per la sua vita professionale Mario Trufelli?
“Semplicemente un maestro. Un maestro che sa esserti vicino senza prevaricare mai, che sa godere sinceramente dei tuoi successi, che quando hai bisogno c’è sempre, che sa accompagnarti come farebbe solo un padre o un fratello.Questo è stato per tanti di noi Mario Trufelli”.
-Grazie Direttore.

Ma chi era Renato Cantore
Renato Cantore, nato a Potenza il 18 Febbraio 1952, si è laureato con lode in Filosofia nell’Università ‘Federico II’ di Napoli.
Autore di testi per programmi radiofonici e televisivi, nel 1979 ha vinto un concorso nazionale per praticanti giornalisti bandito dalla RAI ed è stato assunto presso la sede regionale per la Basilicata. Negli anni, ha collaborato con testate nazionali. In particolare, nel 1984 ha partecipato alla prima sperimentazione di ‘Televideo’ e nel 1985 ha lavorato nelle redazioni romana e milanese di ‘Linea diretta’, con Enzo Biagi.
Nel 1999 è stato nominato caporedattore del TGR Basilicata, incarico che ha ricoperto per oltre dieci anni. Sotto la sua gestione, il TGR lucano ha ottenuto importanti risultati in termini di ascolto (nel 2009, lo share medio dell’edizione delle 14 era superiore al 50 per cento) e di apprezzamento (nel 2004, il TGR Basilicata ha ottenuto due riconoscimenti internazionali: il premio “Eco” della stampa ecologica internazionale a Ohrid, Macedonia, e il premio “Green Vision” a San Pietroburgo, Russia).
Nel 2010 ha diretto il TGR della Puglia. Nell’Agosto dello stesso anno, ha ricevuto l’incarico di coordinare la produzione di tutti i telegiornali regionali per i 150 anni dell’Unità nazionale. Dal gennaio 2012 ha curato l’informazione della TGR da e per le comunità regionali italiane nel mondo. Nel luglio 2015 è stato nominato vice Direttore della Testata Giornalistica Regionale della Rai, con la responsabilità delle redazioni di Campania, Basilicata, Puglia e Calabria, dell’ informazione politica e delle campagne sociali della testata.
Particolarmente attivo nel sindacato dei giornalisti, è stato fondatore e presidente dell’Associazione della Stampa di Basilicata e membro del consiglio nazionale della Federazione Nazionale della Stampa Italiana (FNSI) per dieci anni.
Fa parte, in qualità di deputato, della Deputazione di Storia Patria per la Lucania
Ha pubblicato cinque volumi:
Lucani altrove, un popolo con la valigia, Memori, Roma 2007 (Pemio Basilicata)
La tigre e la luna. Rocco Petrone, storia di un italiano che non voleva passare alla storia, Rai Eri, Roma 2009
Il castello sull’Hudson, Charles Paterno e il sogno americano, Rubbettino, Soveria Mannelli 2012, edito nel 2016 anche nella versione in inglese
Dalla Terra alla Luna. Rocco Petrone, l’italiano dell’Apollo 11, Rubbettino, Soveria Mannelli 2019 (Premio nazionale De Lorenzo 2019, Premio Vega di cultura aeronautica 2020). Questo libro ha ispirato il documentario “Luna Italiana” diretto da Marco Spagnoli e prodotto da Istituto Luce
Harlem, Italia, Covello e Marcantonio, due visionari nel ghetto dei migranti, Rubbettino, Soveria Mannelli, 2022
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