25 Giugno 2026
RAI Calabria in lutto. Addio Peppe Greco
Peppe Greco aveva 76 anni e se lo è portato via il cancro. Inesorabile, veloce, impietoso. Lascia la moglie Valeria, le due figlie, Ilenia e Alessia, e i suoi amatissimi nipoti Marco, Ludovica e Aurora. Più che un grande tecnico della radio era un critico musicale di altissimo valore e un intellettuale come pochi.
“Il mio futuro sono i miei nipoti, Pino” mi ripeteva ogni qualvolta lo sentivo per telefono. Cosa che accadeva spesso, soprattutto da quando avevo scoperto che stava male, ma lui anche con me ha dissimulato fino all’ultimo. Non parlava mai della “bestia” che aveva dentro, e non parlava mai di problemi legati alle cure in ospedale a Milano. Solo una volta ni parlò della terapia sperimentale a cui lo avevano sottoposto, ma lo fece con tanta nonchalance da non farmi pesare neanche per un attimo lo stato della sua malattia. E questo – mi dicono tanti altri amici e colleghi che lo frequentavano- fino all’ultimo.

Era entrato in RAI a Cosenza con la prima ondata di assunzioni legate all’avvio della Terza Rete e dei primi TG regionali. Era esattamente il 18 aprile 1979. Con lui quella mattina davanti al portone di Via Montesanto 25 a Cosenza, dove era allora la Sede RAI della Calabria, fecero il loro primo ingresso in azienda altri sei pionieri come lui di quella fase sperimentale: Ciccio Mazzei, Pietro Cantafio, Bruno Castagna, Mario Miceli, Salvatore Migliari, e Rosario Greco.
Ciccio Di Michele era già stato assunto qualche anno prima a Montescuro e poi trasferito a Via Montesanto, dove già c’erano però anche Mario Manna, Tonino Perri, Mario Bucchieri, Mario Ricca, Pasquale Donato, Roberto Salvia, Roberto De Napoli, e Mimmo Marchese. Erano tutti arrivati in RAI 18 mesi prima. Subito dopo arrivò a Via Montesanto anche Edoardo Marino, accolti tutti dall’ing. Vincenzo Pitascio, che allora era autorevolissimo Capo dell’Alta Frequenza, e dal direttore di Sede Alessandro Passimo. In redazione, alla guida della redazione giornalistica, in ruoli naturalmente diversi cerano invece Ciccio Falvo e Gegè Greco, il primo nominato qualche tempo dopo Capo della Redazione Giornalistica.

“Ci mandarono insieme a Firenze -ricorda Ciccio Mazzei- dove abbiamo frequentato il corso TV insieme. Eravamo alla Sede Rai di Firenze, ma avevamo già fatto altre tre settimane a Terni al Centro ANCIFAP. Ricordo quei giorni con una emozione del tutto speciale, ma da quel giorno non ci siamo mai più persi”.

Tecnico della radiofonia di altissima specializzazione, tecnico della Televisione con un valore aggiunto e che era legato alla sua immensa preparazione culturale, Peppe Greco era per tutti noi che allora vivevamo nei corridoi e nelle scale di Via Montesanto un esempio di educazione e di stile senza eguali. Mai una parolaccia, mai i nervi tesi, mai un gesto di intolleranza, mai una imprecazione, mai che abbia alzato la voce. Peppe era un pezzo di pane, pan di zucchero, eternamente impegnato a inseguire quella che è stata la sua grande passione giovanile, e cioè il bel canto, la musica lirica, le opere, i grandi teatri, le star della canzone melodica. Molti parlando con lui lo scambiavano per un critico musicale di altissimo carisma, ma tale era il personaggio.

Ricordo che ogni qualvolta salivo in regia radiofonica al quinto piano del nostro palazzo di Via Montesanto, lo trovavo sempre a leggere. Era pieno di libri, grande appassionato di letteratura moderna, divoratore di romanzi, grande esperto di musica classica, innamorato folle dell’operetta, grande esperto di tradizioni arbereshe, passione questa che condivideva con il regista Vincenzo Pesce e che aveva portato per la prima volta in radio un gruppo teatrale catanzarese, che ricostruì in radio la storia di Giorgio Castriota Scanderberg.

Pochi in realtà in RAI lo sapevano, ma Peppe era anche un invidiabile esperto di presepi napoletani, forse il merito era proprio quello di aver sposato una ragazza napoletana. Peppe era davvero era un professionista unico, un vero maniaco del suono, e un uomo paziente nella vita di ogni giorno come poteva sembrarlo un vecchio pachiderma.
Unico solo grande difetto alle spalle che aveva, e che io da non fumatore gli rimproveravo ogni giorno, era il vizio del fumo, una sigaretta dopo l’altra, quasi una ciminiera in quello studio radiofonico, che però forse gli dava la forza per sopportare meglio i folli eccessi della vita di redazione.
Alle figlie e ai nipotini dico soltanto che il vostro papà e il vostro dolcissimo nonno è stato per tutti noi un meraviglioso compagno di viaggio.
(Per le foto un grazie particolare a Edoardo Marino che insieme a noi ha vissuto questa bella avventura comune)


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