26 Febbraio 2026
Sanremo dietro le Quinte, un grande regista televisivo
Nel corso della Quarta Serata del Festival di domani sera, venerdì 28 febbraio – i Campioni in gara interpreteranno ognuno una canzone “Cover” – da loro individuata in accordo con il Direttore Artistico e con Rai – tratta dal repertorio italiano o internazionale. Gli Artisti saranno votati dal pubblico con il Televoto, dalla Giuria della Sala Stampa, Tv e Web e dalla Giuria delle Radio. L’Artista più votato sarà dichiarato vincitore della Serata delle Cover
Ma chi è il regista di Sanremo 2026?
Maurizio Pagnussat è nato a Milano il 19 agosto 1955 e ha alle spalle una bellissima storia professionale, da primo della classe sempre e dovunque sia stato.
Inizia a lavorare in televisione come mixer video nella trasmissione Premiatissima 82 e soprattutto Buongiorno Italia su Canale 5. Nel corso della sua carriera come regista, ha lavorato in numerose trasmissioni televisive come Bim Bum Bam, Il Quizzone, La sai l’ultima? Verissimo (dal 1997 al 2003), Alta tensione – Il codice per vincere, L’eredità, Reazione a catena – L’intesa vincente, L’anno che verrà, I migliori anni, La notte vola, La Corrida – Dilettanti allo sbaraglio, Tale e quale show, Si può fare!, The Band, il Festival di Sanremo, i David di Donatello e Dalla strada al palco. Dal 2019 è alla regia dello Zecchino d’Oro e dal 2024 anche a quella del TIM Summer Hits. In particolare forma un sodalizio artistico con Carlo Conti, che segue in ogni programma sin dai tempi di Big!
Nel 2001 ha inoltre curato la regia del film televisivo Gian Burrasca, remake de Il giornalino di Gian Burrasca, con protagonisti Rita Pavone, Gerry Scotti, Katia Ricciarelli e Duccio Cecchi.

Come ha deciso di raccontare questo Festival Edizione 2026?
Lui lo racconta così ai colleghi di News Rai.
“Il Festival di Sanremo, per me, non è soltanto uno spettacolo televisivo: è un organismo vivo. Respira con le canzoni, cambia ogni sera, si accende e si spegne seguendo la musica. La mia regia nasce da una visione precisa: fare del Festival un grande racconto visivo in diretta, in cui ogni brano rappresenta un universo autonomo e, al tempo stesso, parte di una sinfonia collettiva.
Il progetto per il Festival di Sanremo 2026 si sviluppa attorno a tre temi fondanti, in un impianto creativo che unisce visione artistica, innovazione tecnologica e struttura musicale, con un obiettivo chiaro: mettere la canzone al centro e costruire attorno ad essa un racconto coerente, distintivo e contemporaneo.
64 identità visive: una per ogni brano in gara In collaborazione con il team di regia, il reparto grafico Rai e la direzione della fotografia, ogni canzone è stata sviluppata attraverso una mappa visiva dedicata: un progetto completo che definisce palette cromatiche, architettura della luce, riferimenti visivi, grammatica dei movimenti di macchina e relazione tra artista e spazio scenico.
Le 64 mappe visive costituiscono una vera e propria mappa narrativa dell’intero Festival, garantendo coerenza stilistica e, al tempo stesso, unicità espressiva per ciascuna performance. Tecnologia al servizio della narrazione L’integrazione di una piattaforma grafica evoluta consente una gestione avanzata dei contenuti video, delle superfici LED e del mapping scenografico in tempo reale.
La tecnologia diventa così uno strumento drammaturgico: non semplice effetto scenico, ma elemento narrativo capace di dialogare con musica, luci e regia multicamera, trasformando il palco in uno spazio dinamico e immersivo. La regia come composizione musicale.
La costruzione della regia segue uno “spartito digitale”: ogni cambio camera, movimento, apertura o sospensione è sincronizzato con la struttura musicale del brano. La regia accompagna la musica nei suoi crescendo, nelle pause e nel momento culminante, mantenendo un equilibrio costante tra spettacolarità e rispetto dell’identità artistica.
La tradizione televisiva del Servizio Pubblico si integra con un linguaggio contemporaneo, valorizzando ogni artista attraverso un progetto visivo su misura e offrendo al pubblico un’esperienza immersiva e riconoscibile: un racconto collettivo costruito con rigore tecnico e sensibilità musicale, in cui immagine e suono si fondono in un’unica partitura scenica”.
Ma il nostro racconto non finisce qui.
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