2 Marzo 2026
Giampiero Gamaleri: “I primi 15 anni di Nuova Armonia e Rai Senior”
Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di RAI Senior?
A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per mestiere e un pò per via di una passione malata che mi porto dentro rispetto al passato, ma questa volta è stato il caso a portarmi sulle tracce di una cerimonia che RAI Senior ha celebrato in maniera solenne nella Sala degli Arazzi di Viale Mazzini in RAI ben dieci anni fa.
Era il 12 Maggio del 2017, e questo è l’intervento ufficiale del prof. Giampiero Gamaleri, relatore ufficiale quel giorno.(pn).
di Giampiero Gamaleri
“Innanzitutto un enorme ringraziamento a chi ha reso possibile questa iniziativa. Era il sogno di Nuova Armonia: senza questo gruppo non saremmo qui, non dedicheremmo il nostro tempo a qualcosa che ancora ci appassiona. Anche il materiale che abbiamo visto – come l’intervista ai compagni di lavoro – è un patrimonio enorme: se Casella volesse proporlo sul libero mercato, avrebbe un valore straordinario. È il frutto di questo lavoro.
Vorrei però fare un paragone.
Qualche anno fa – io sono di Milano, poi a 25 anni sono andato a Roma e non sono più tornato – ebbi la sciagurata idea di organizzare un incontro con i compagni della terza liceo. Ci andai con entusiasmo e ne uscii distrutto. Il tempo è inesorabile: bisogna chiedersi chi è chi, qualcuno non c’è più, ognuno ha fatto la propria strada. È un ritrovarsi tra reminiscenze.
Entrando qui oggi, pur non conoscendo tutti, non ho avuto quella sensazione. E se non la si prova, significa che si entra in un corpo vivente, non in una memoria museale. Calaiò lo ha detto benissimo: distinguiamo tra nostalgia e memoria.
La nostalgia è dolce, talvolta ci si può crogiolare. La memoria è radice. E la radice è seme: genera rami, foglie, produce ancora. È viva.
Allora faccio una provocazione. Si dice: la Rai ha una politica inclusiva verso chi ha lavorato e ora non lavora più? Io rovescio la domanda: siamo noi disponibili a includere la Rai?
Non sto scherzando. La Rai può anche fare a meno di noi, ma non può fare a meno della nostra dimensione: la dimensione di chi guarda con maggiore distacco. Io ho attraversato molte “porte girevoli”, sono uscito e rientrato più volte. Ho sempre avuto l’impressione che la Rai corra il rischio di diventare un corpo separato. Non del tutto, certo: basti pensare all’informazione e all’attualità. Ma c’è sempre il rischio che chi detiene il bastone del comando decida cosa mostrare e cosa no, senza ascoltare abbastanza chi è fuori o chi è stato dentro e ha ancora qualcosa da dire.
Consentitemi una parentesi. Per motivi professionali leggo ogni settimana le omelie di Papa Francesco a Santa Marta, pubblicate anche su Radio Vaticana. In una recente omelia ha ricordato che ciascuno di noi ha qualcosa di originale e creativo da dire fino all’ultimo momento della vita. Questo non può essere ignorato, tanto meno da chi ha condiviso con noi un’esperienza fondamentale come quella professionale.
Alcune università hanno creato il corpo degli alumni: ex studenti che, pur avendo trascorso solo pochi anni nell’ateneo, continuano a rappresentare una risorsa. La Rai non può permettersi di non avere i propri “alumni”. E li ha, per di più su base volontaria e gratuita.
Su questo dissento un poco da Moscati: perché ciò avvenga dobbiamo essere noi a farci valere. Farci valere significa lavorare con professionalità, come fanno Rai Senior, Nuova Armonia, Compagnia Bella. Essere interlocutori di cui non si possa fare a meno, non per pretesa ma per qualità.
La “lagna” in Rai c’è sempre stata, da quando la conosco. Ma è importante che ci sia un incalzare dall’esterno: non solo quello istituzionale dei politici o delle commissioni parlamentari, ma quello della società civile e professionale.
Riprendo ancora Papa Francesco: la confessione non è solo lasciare i panni sporchi in lavanderia, è rilancio sul futuro. Vale per le persone e vale per i gruppi.
Un’ultima considerazione. Ho avuto la fortuna di incontrare molti protagonisti. Spesso quelli che hanno detto le cose più profonde erano persone non pienamente integrate nel cosiddetto “partito Rai”. Penso a figure come Giuseppe Bertè, che fu direttore generale e tra i fondatori della Terza Rete nel 1979, uomo di grande discrezione, o a studiosi come Gianfranco Bettetini, che ci ha lasciato riflessioni importanti sulla Rai pedagogica. Davanti a figure come il maestro Alberto Manzi bisogna quasi inginocchiarsi; ma dire che oggi non si possa più fare una televisione educativa sarebbe un errore. Si può, in forme nuove, ma si può.
Ecco il punto: l’inclusività e l’esclusività le giudichiamo anche noi. Se l’azienda compie errori clamorosi di esclusione, prima o poi ne paga il prezzo. Non siamo qui a girare i pollici: siamo qui per farci valere.
La soddisfazione più grande – e lo dico senza orgoglio personale – è quando qualcuno ti dice: “Ti ho letto su Nuova Armonia”. È una lettura attenta, doppia, perché nasce da una motivazione diversa rispetto ai grandi organi di informazione.
Grazie”.
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