”In tema di femminicidio la legge da sola non basta”

17 Luglio 2026

”In tema di femminicidio la legge da sola non basta”

di Pino Nano

Libri appena freschi di stampa. È appena uscito un saggio dal titolo “Femminicidio. La fattispecie penale, la tutela civile e le politiche pubbliche”.

Lo ha curato Marilina Intrieri, Presidente nazionale di Child’s Friends, Aassociazione che si occupa della tutela dei diritti di cui è titolare la persona del minore, della condizione femminile e delle politiche sociali. Ma lei è anche Direttore responsabile della rivista trimestrale” Diritto di famiglia e pedagogia della persona”, esperta esterna del gruppo “osservatorio giuridico” del Consiglio Nazionale Utenti presso AGCOM, ed è stata Autorità Garante per l’infanzia e l’adolescenza della regione Calabria dal 2010 al 2016. Oggi lei firma questo lavoro in cui si affronta il tema complesso e delicatissimo del femminicidio, e la cosa risulta ancora più interessante perché questo è il primo saggio del genere dopo l’introduzione del nuovo reato di femminicidio regolamentato dalla legge n. 181 del 2 dicembre 2025.

Presidente, perché questo libro?

Perché l’introduzione del delitto di femminicidio rappresenta una svolta storica nel nostro ordinamento. Per la prima volta il legislatore riconosce, come autonoma fattispecie penale l’uccisione di una donna, determinata dall’odio, dalla discriminazione, dal controllo o dal dominio di genere.

Come nasce in realtà l’idea di un libro come questo?

Insieme ai professionisti aderenti a Child’s Friends, che è un Ente di tutela dei diritti minorili e delle donne e che io dirigo, abbiamo ritenuto che una riforma di questa portata meritasse un’analisi scientifica rigorosa, capace di accompagnarne l’interpretazione e l’applicazione. 

Insomma, un libro per tutti?

Questo volume nasce proprio con questo obiettivo: offrire agli operatori del diritto, ma anche alle istituzioni, alle donne, alla società civile, uno strumento di informazione, studio e riflessione.

Qual è la principale novità introdotta dalla legge, e perché lei scrive che era necessaria una fattispecie autonoma di femminicidio?

La vera novità consiste nell’aver riconosciuto che non tutti gli omicidi di donne sono uguali. Il femminicidio è un delitto che nasce da una logica di dominio, di possesso, di discriminazione. La nuova norma riconosce questa specificità e attribuisce ad essa una precisa rilevanza giuridica. È un riconoscimento importante perché afferma che la violenza di genere non è un fatto privato, ma una grave violazione dei diritti fondamentali della persona.

Il volume è un insieme di contributi di studiosi, avvocati, magistrati minorili, docenti universitari, psicoterapeuti, sociologi. Una vera e propria scelta multidisciplinare?

Lei mi chiede perché una scelta multidisciplinare? Perché il femminicidio non appartiene ad una sola disciplina. Il femminicido è un fenomeno giuridico, sociale, culturale, psicologico. Nessuna competenza, da sola, è sufficiente a comprenderlo. Ho voluto riunire insieme autorevoli studiosi, provenienti da esperienze diverse affinché il volume alla fine offrisse davvero una lettura multidisciplinare. Credo che proprio questa pluralità costituisca uno dei principali punti di forza dell’opera insieme alla sua pubblicazione, a soli pochissimi mesi dall’introduzione dell’art 577 – bis nel codice penale

Lei sostiene che il diritto penale, da solo, però non basta. Cosa intende dire?

Vede, il diritto penale interviene quando la tragedia si è già consumata. È indispensabile, certo, ma arriva dopo. Se invece vogliamo ridurre davvero il numero dei femminicidi dobbiamo allora investire nella prevenzione, nell’educazione, nella formazione degli operatori, nella scuola, nelle politiche sociali e nella costruzione di relazioni fondate sul rispetto reciproco.

Insomma, non solo carcere?

La risposta al femminicidio deve essere sistemica e non esclusivamente repressiva. Questa convinzione nasce anche dalla mia esperienza come prima Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza della Calabria. In quegli anni mi sono occupata personalmente di vicende di femminicidio che hanno profondamente segnato la nostra regione. Penso a Mary Cirillo, la giovane madre di tre bambini di Monasterace, uccisa dal marito davanti al figlio di appena un anno,e a Fabiana Luzzi, la sedicenne di Corigliano Calabro assassinata e poi data alle fiamme dal fidanzato minorenne. In entrambi i casi ho toccato con mano quanto devastanti siano le conseguenze della violenza non solo sulle vittime, ma anche sui figli, sulle famiglie e sull’intera comunità. È anche da quelle esperienze che nasce la convinzione, sviluppata in questo volume, che la repressione penale sia necessaria, ma debba essere accompagnata da politiche pubbliche di prevenzione, protezione e presa in carico delle vittime e dei loro figli.

Un tema centrale del volume è quello degli orfani di femminicidio. Perché lei scrive che siano ancora troppo poco considerati dal legislatore e dall’opinione pubblica?

Perché sono le vittime invisibili del femminicidio. Perdono la madre assassinata e anche il padre, autore del delitto. Sono bambini e ragazzi che subiscono un trauma devastante destinato ad accompagnarli per tutta la vita. Lo Stato ha il dovere di garantire loro non solo assistenza economica, ma soprattutto continuità affettiva, sostegno psicologico, percorsi educativi adeguati. Sostegno psicologico che immediatamente chiesi da Garante al bravo Sindaco del tempo per i figli e i familiari di Mary Cirillo, rammentandogli le responsabilità in capo all’amministrazione.

Lei hai dedicato un intero capitolo ai Gruppi di Parola. E’ davvero convinta che questi Gruppi debbano diventare una politica pubblica stabile e non invece una semplice buona pratica?

Assolutamente si. Perché consentono ai bambini di dare voce al dolore, di condividere emozioni con altri coetanei che hanno vissuto esperienze analoghe e di elaborare il trauma in un ambiente protetto. Molto sostenuti in Italia dall’Autorità garante nazionale per l’infanzia e l’adolescenza per cui come Chil’s Friends curammo in Calabria un progetto di diffusione e promozione di tale strumento, l’ho sollecitato alla assessora regionale al welfare, a Sindaci, in Calabria e in giro per l’Italia, Child’s Friends ha al suo interno una ricchezza di professionalità in materia. Li considero uno degli strumenti più efficaci nella tutela dei minori e sostengo che debbano diventare una politica pubblica stabile e accessibile su tutto il territorio nazionale.

Nel volume lei affronta anche il ruolo della scuola, dei media e dell’educazione. Quanto conta la prevenzione culturale rispetto alla repressione penale?

Conta moltissimo. Le norme sono fondamentali, ma il cambiamento culturale nasce dall’educazione. La scuola può insegnare il rispetto, l’uguaglianza e la gestione non violenta dei conflitti. I media hanno una responsabilità altrettanto importante: raccontare il femminicidio senza spettacolarizzazione e senza stereotipi, contribuendo a costruire una cultura del rispetto della persona

In tema di femminicidio, quali ritiene siano oggi le principali criticità ancora aperte nell’ordinamento italiano?

Io credo che la nuova legge rappresenti un passo avanti significativo, ma credo anche che resti ancora molto da fare.

Per esempio?

Occorre rafforzare il coordinamento tra le istituzioni, rendere omogenea la presa in carico delle vittime sul territorio nazionale, investire nella formazione specialistica degli operatori e garantire un sostegno stabile ai figli delle vittime. La vera sfida è trasformare il principio giuridico in tutela concreta

Se lei potesse proporre un ulteriore intervento legislativo dopo la legge sul femminicidio, quale sarebbe la priorità?

Proporrei di rafforzare tutte le misure dedicate ai figli delle vittime di femminicidio. Penso ad una presa in carico che garantisca automaticamente assistenza psicologica, educativa e sociale, senza differenze territoriali. Credo inoltre che strumenti come i Gruppi di Parola debbano trovare un riconoscimento normativo stabile all’interno delle politiche pubbliche di tutela dell’infanzia

Qual è il messaggio fondamentale che desiderebbe lasciare ai lettori e alle istituzioni attraverso questo volume

ll messaggio è semplice ma fondamentale: punire è necessario, ma non basta. Il femminicidio si combatte costruendo una società nella quale il rispetto della dignità della donna diventi patrimonio culturale condiviso. Questo libro vuole essere un contributo scientifico, ma anche un invito alla responsabilità collettiva. Solo unendo diritto, cultura, educazione e politiche pubbliche possiamo sperare di prevenire davvero questa forma estrema di violenza.