1 Agosto 2026
Lo sport che vediamo in televisione diventa oggi un libro
“La walk of fame del calcio italiano”, e’ uscito il primo volume, “I grandi portieri” di Sergio Dragone. con prefazione di Tonino Raffa. 30 ritratti dei più celebri numeri uno, da Combi a Donnarumma

“Mancava una “enciclopedia” dei portieri che potesse ricordare alle nuove generazioni come la scuola italiana vanta, nel ruolo, una solida tradizione che dura da oltre un secolo. Va a colmare questa lacuna una “Walk of fame”, una straordinaria carrellata di 30 ritratti dei più grandi numeri uno che hanno nobilitato la storia del calcio italiano.
Da Combi a Donnarumma passando per Sentimenti IV, Ghezzi, Sarti, Cudicini, Albertosi, Zoff, Galli, Tacconi, Toldo, Buffon. Tutti personaggi ideali per riscrivere, volendo e con un pizzico di fantasia in più, il celebre romanzo “La solitudine dei numeri primi” con il quale Paolo Giordano vinse il Premio Strega nel 2008.” Così Tonino Raffa, voce storica di “Tutto il Calcio minuto per minuto” (ha seguito per la RAI le Olimpiadi di Atlanta 1996 Atene 2004 e Pechino 2008, i Mondiali di calcio di Italia 1990, Stati Uniti 1994, Francia 1998, Giappone-Corea del Sud 2002, Germania 2006 e Sudafrica 2010 e gli Europei di Inghilterra ’96, Portogallo 2004 e Austria-Svizzera 2008), descrive il libro “I Grandi Portieri” di Sergio Dragone, edito da Ultra, nelle librerie e sulle piattaforme da pochi giorni.
Sergio Dragone, giornalista e scrittore, ha dedicato la prima puntata di una nuova serie, “La Walk of Fame del calcio italiano”, al ruolo più intrigante e spettacolare: il portiere. La sua proverbiale solitudine, la diversità assoluta a cui è condannato dal regolamento del gioco, il suo destino di ultimo baluardo lo rendono da sempre un personaggio perfetto per infiammare la fantasia dei tifosi. Sprezzante del pericolo, paga prezzi altissimi per ogni suo errore, ma quando vola a togliere dall’incrocio dei pali quella maledetta palla che sta per violare la nostra porta diventa il supereroe della domenica, e a volte di una vita intera. La scuola italiana dei portieri è forse la migliore al mondo, e selezionare i trenta che compaiono in questo libro non è stato semplice. Ma in qualche modo, attraverso le storie dei più grandi di tutti i tempi (dai mitici Combi, Bacigalupo e Sentimenti IV, passando per i mostri sacri Sarti, Cudicini e Zoff, fino ai campioni più recenti come Pagliuca, Buffon e Donnarumma), vengono qui omaggiati anche i tanti altri “eroi della porta accanto” che popolano la bellissima storia del nostro calcio.
La Prefazione di Tonino Raffa*

Di libri sul calcio sono piene le biblioteche di tutto il mondo. In molti, soprattutto tra i maggiori esponenti della letteratura sudamericana, si sono esercitati nell’esaltazione delle doti dei grandi attaccanti o nella sublimazione del genio creativo dei centrocampisti più talentuosi. Pochi, invece, si sono soffermati sul ruolo romantico (e allo stesso tempo decisivo) del portiere, che ha sempre colpito la fantasia popolare, trattandosi del giocatore che ha le maggiori responsabilità in ordine all’esito finale della partita. E quando l’hanno fatto hanno sfornato singole biografie, raccontando storie affascinanti, ma sempre individuali.
Mancava dunque un’“enciclopedia” dei portieri che potesse ricordare alle nuove generazioni come la scuola italiana vanta, nel ruolo, una solida tradizione che dura da oltre un secolo. Va a colmare questa lacuna il libro che vi trovate tra le mani, scritto con sapienza narrativa e scrupolo documentale da uno dei miei colleghi della prima ora, Sergio Dragone.
Partendo dai versi del poeta triestino Umberto Saba, il quale ricordava che il portiere è sempre un uomo solo, ma nel contempo rappresenta la pietra angolare sulla quale costruire l’edificio del gioco di squadra, l’autore ci presenta una vera a propria “Walk of Fame”, una straordinaria carrellata di trenta ritratti dei più grandi numeri uno che hanno nobilitato la storia del calcio italiano: da Combi a Donnarumma, passando per Sentimenti IV, Ghezzi, Sarti, Cudicini, Albertosi, Zoff, Galli, Tacconi, Toldo, Buffon. Tutti personaggi ideali per riscrivere il celebre romanzo La solitudine dei numeri primi col quale Paolo Giordano vinse il Premio Strega nel 2008.Un viaggio a ritroso a bordo di un’ideale macchina del tempo, una cavalcata rievocativa, con la quale Sergio non solo ricostruisce le carriere leggendarie di coloro che sono stati dei veri miti per tante generazioni (contribuendo a regalare al nostro Paese ben quattro titoli mondiali), ma offre anche uno spaccato inedito del percorso umano di ciascuno, narrandoci le storie personali e le curiosità che hanno portato alla nascita dei soprannomi appiccicati a questi “eroi solitari”.
Ne viene fuori una panoramica affascinante, che ci tiene tutti incollati fino alla lettura dell’ultima pagina. Vale per noi della vecchia guardia come ripasso di memoria, ma vale altresì per i più giovani, che sapranno finalmente perché Combi era chiamato “Fusetta”, perché Ceresoli è stato il “Leone di Higbury”, perché Ghezzi si è meritato l’appellativo di “Kamikaze”, perché Cudicini è stato ribattezzato “Il ragno nero”, perché Peruzzi è stato il “Tyson che parava anche i pesci”. Nell’opera trova uno spazio adeguato anche la spiegazione della “psicologia” del ruolo. Abbiamo sempre definito il portiere “estremo difensore”, proprio perché è estremo il suo ruolo, perché possono sbagliare tutti gli altri, il portiere no. Lui è l’ultimo baluardo, se sbaglia l’errore è quasi sempre determinante, ha conseguenze irreversibili.
Nasce da qui il carisma indispensabile per stare tra i pali. Il portiere deve avere doti fisiche e mentali: senso della posizione, autocontrollo, riflessi pronti, coraggio, determinazione, concentrazione anche nei tempi morti della gara, capacità di leggere il gioco per fare le scelte giuste in una frazione di secondo, dovendo intercettare i cross che arrivano in area o uscire per sbrogliare le situazioni più difficili. In più, con l’evoluzione del ruolo e la modifica di alcune norme, il portiere deve indossare spesso i panni del vecchio “libero” e partecipare alla “costruzione dal basso”. In un parola, è chiamato a comandare l’intera difesa. Ecco perché parliamo di un protagonista che raggiunge la maturità in età più avanzata rispetto ai compagni e ha sempre avuto una longevità agonistica maggiore rispetto ai giocatori che interpretano altri ruoli: Luciano Castellini, Dino Zoff e Gigi Buffon hanno giocato anche dopo aver scollinato all’anagrafe i quarant’anni e dopo aver collezionato vari primati di imbattibilità. Non parliamo poi della notorietà assicurata da carriere così lunghe. Prendiamo Zoff: l’hanno chiamato “Dino-mito” e “Monumento”, e nel 1973 «Newsweek», uno dei periodici più diffusi negli Stati Uniti, gli dedicò la copertina segnalandolo come il più grande portiere del mondo per serietà e professionalità. Inoltre le sue mani sono finite su un francobollo commemorativo firmato da Guttuso. Ma non è tutto: Super Dino ha giocato a scopone con Pertini, ha scherzato con Papa Wojtyla, ha viaggiato con Gheddafi, si è confidato con Gianni Agnelli, ha conosciuto poeti, eroi e capi di Stato.
Mi tornano in mente le battute che ci scambiavamo da ragazzi al momento dell’allestimento delle formazioni per i tornei parrocchiali sui terreni sterrati: «vai tu in porta perché sei il più alto», «vai tu perché non sei bravo in attacco», «vai tu perché ci sai fare meglio con le mani che con i piedi». Poi, quando i compagni riuscivano a far gol alla squadra avversaria, correvano verso il loro portiere per abbracciarlo. Sapevano che la difesa di quel gol era affidata a lui. Unico baluardo, unica speranza. E lo ringraziavano per aver “accettato” di… andare in porta.
*Voce storica di Tutto il calcio minuto per minuto, ha affiancato Enrico Ameri e Mario Giobbe in celebri trasmissioni radiofoniche. Ha seguito per la Rai le Olimpiadi di Atlanta 1996, Atene 2004 e Pechino 2008, i Mondiali di calcio di Italia 1990, Stati Uniti 1994, Francia 1998, Giappone-Corea del Sud 2002, Germania 2006 e Sudafrica 2010 e gli Europei di Inghilterra 1996, Portogallo 2004 e Austria-Svizzera 2008.
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