La vera storia di Radio Sardegna Libera, Quarta Parte

3 Agosto 2026

La vera storia di Radio Sardegna Libera, Quarta Parte

di Gianni Garrucciu

Felicità e delusione si alternano per giorni, sino a quando veniamo a sapere che a Cagliari un tecnico ha trovato una trasmittente Marelli nuova di zecca, ancora confezionata.

Mettiamo in croce il comando militare italiano e il Pwb per entrarne in possesso. È quello che ci voleva: un’apparecchiatura più potente e funzionale. Così mentre noi a Bortigali continuiamo a trasmettere quasi inascoltati, a Cagliari alcuni tecnici guidati da un genio locale della radiotelegrafia, Peppino Marras, mettono a punto la nuova trasmittente installandola nel quartiere di Is Mirrionis, dove c’erano alcune grotte naturali che si prestano ottimamente a essere trasformate da rifugi antiaerei, in studi insonorizzati.

Non funziona tutto subito, ma dopo prove e prove, Radio Sardegna Libera diventa una trasmittente con una buona potenza, bene ascoltabile sulla lunghezza d’onda di metri 555 pari a chilocicli 540. Troviamo anche una sigla musicale di apertura dei programmi: un passo della Cavalleria Leggera del compositore austriaco Franz von Suppé, che sostituiva  ̶  per ovvie ragioni  ̶  il solenne inno sardo Conservet Deus su Re (Dio conservi il Re).»

«Che nel 1945 la guerra stesse per finire», prosegue Jacobelli, «era una sensazione condivisa da tutti. Nessuno sapeva però come e quando sarebbe finita. Ricordo che per non essere preceduti dalle altre radio, preparammo per giorni il programma da mandare in onda il “giorno della fine”: un programma che doveva essere sì di taglio giornalistico ma anche di intrattenimento perché doveva essere una giornata festosa. Il problema fondamentale stava nel riuscire ad apprendere tempestivamente la notizia della fine della guerra. I nostri radiotelegrafisti presero a intercettare con più frequenza le radio di servizio dei comando alleati, anche quelli che trasmettevano in codice. Alle 15 del pomeriggio di lunedì 7 maggio due di loro si precipitarono in redazione urlando e quasi piangendo: “È finita, è finita!” Avevano captato abusivamente la radio del comando alleato di Algeri. Alle 15.05 la notizia che tutti attendevano fi data per prima da Radio Sardegna Libera: “La Germania è caduta, la guerra è finita”, gridò l’annunciatore Walter Vannini con la voce rotta dall’emozione. La BBC, forse con maggior prudenza, diede la notizia tre quarti d’ora dopo. Bonomi  ̶  che era il nostro presidente del Consiglio  ̶  la fece dare con un commento alle otto di sera da Radio Roma. Radio Sardegna ripeté la notizia ogni 10 minuti, alternandola con musiche appropriate: è un primato da ricordare.»

Secondo il Presidente emerito della Repubblica italiana Francesco Cossiga, la versione è un’altra: «Gli americani», racconta, «con le loro trasmittenti erano in ascolto. A un certo punto si accorsero che gli ordini agli aerei e alle truppe di terra venivano date in chiaro e non in cifra o in codice. Quindi compresero che se gli ordini venivano dati in chiaro doveva essere terminata la guerra.»

La radio diventa così per i cittadini della Sardegna e per i militari sardi lontani dalle famiglie (e per gli altri cittadini e militari di tutte le altre regioni d’Italia ognuno dei quali ascolta la propria “radio brada”) una fonte di serenità e di distrazione. La radio comincia a essere sempre più un mezzo che tiene compagnia. E comincia a far conoscere la musica internazionale.

Gli americani, sbarcando in Italia, non portavano soltanto un vento di libertà, le sigarette, il cioccolato, ma anche i dischi e le bobine dei film di Hollywood che poi regalavano. Jacobelli e i suoi fanno incetta dei dischi jazz e swing e li fanno ascoltare per radio: prima come intermezzo tra un programma e l’altro, poi si rendono conto che vale la pena spendere qualche parola di presentazione. «Pensammo», ricorda Jacobelli, «che le grandi orchestre e i grandi cantanti bianchi e di colore, dovevano essere presentati perché fossero più apprezzati dagli ascoltatori.  Quindi inserimmo una breve conversazione su temi culturali. E pensammo a come fare partecipare gli ascoltatori direttamente ai programmi. Poi, poi, poi… tutto. Dopo qualche mese trasmettevamo anche delle piccole riviste e mettemmo su perfino un’orchestrina della quale facevano parte i fratelli Berto e Franco Pisano  ̶  divenuti presto apprezzati musicisti e approdati in Rai  ̶  che reclutarono a loro volta giovani talenti musicali.

Si formò anche un’efficiente compagnia teatrale che trasmise commediole brillanti e affrontò anche la tragedia classica perché credevamo fermamente che “piangere facesse bene come ridere.” In quella radio debuttò persino Fred Buscaglione (era militare presso i fanti della Brigata Sassari, nel 152.mo battaglione fanteria di stanza a Sassari – La Brigata Sassari è una brigata di fanteria meccanizzata dell’Esercito Italiano. Il 151º reggimento fanteria “Sassari”, con sede a Cagliari in caserma Monfenera, e il 152º reggimento fanteria “Sassari” con sede a Sassari in caserma Gonzaga, insieme costituiscono il nucleo storico della brigata. È una delle unità italiane più presenti nei teatri operativi in operazioni di risoluzione delle crisi (CRO – Crisis Response Operations) ed è classificata dall’Esercito come “forza di proiezione”. Fanno parte della Brigata Sassari anche il 3* Reggimento Bersaglieri e il 5* Reggimento Genio Guastatori con sede a Macomer), che in quel periodo faceva il barman in un locale di piazza Galilei a Cagliari e suonava il violino come uno tzigano e tanti altri strumenti, anche se come cantante non aveva ancora scoperto il lascino della sua voce roca (Ferdinando Buscaglione, in arte Fred, nasce il 23 novembre 1921 a Torino. E’ stato il cantante più innovativo degli anni cinquanta. In un’epoca in cui la musica leggera italiana era ancora legata a motivi dei decenni precedenti o a rime banali, Buscaglione irruppe sulla scena con canzoni completamente diverse, come “Che bambola!”, “Teresa non sparare”, “Eri piccola così”. Anche il personaggio era completamente diverso: niente aria ispirata e sofferente, nessun gesto romantico o d’effetto. Si presentava in scena come una caricatura da film, con la sigaretta all’angolo della bocca, i baffetti da gangster e le pose da duro viste nei polizieschi americani).

Radio Sardegna Libera diventa una scuola di giornalismo, uno spontaneo laboratorio mediale.

I militari guidati da Jader Jacobelli sono consapevoli che comunicare in un tempo di drammatica provvisorietà, durante una guerra di cui non si vedeva mai la fine, è un autentico servizio reso alla gente per incoraggiarla, per darle una speranza, per non farla sentire sola. Un servizio di comunità e per la comunità: parlare insieme, stare insieme, gettare ponti per salvare tutti. L’informazione in quello stato psicologico  ̶  in Sardegna accentuato dall’insularità  ̶  diventa così la tessitura di una rete esistenziale necessaria per sopravvivere, e la gente ne avverte il bisogno.