RAI TECHE, il grande scrigno della Repubblica

20 Settembre 2026

RAI TECHE, il grande scrigno della Repubblica

di Pino Nano

75 milioni di documenti fanno oggi di RAI TECHE una delle miniere più esclusive al mondo della memoria italiana, una realtà televisiva, e non solo, che le televisioni di tutto il mondo ci invidiano. Per saperne di più siamo andati a cercare di nuovo uno dei “topi da biblioteca” che a RAI Teche ci lavorano, il giornalista Andrea Borgia per capire cosa è cambiato in questi ultimi anni.

Attualmente Andrea Borgia svolge a RAI Teche il ruolo di Ricercatore del Customer Service, il che vuol dire anello di collegamento e di congiunzione tra la RAI e il mondo esterno che si rivolge alla RAI appunto per la ricerca e il recupero di immagini di archivio e di repertorio.

-Dottore Borgia, di che patrimonio parliamo?

Parliamo di un patrimonio audiovisivo senza eguali, stimato in più di 75 milioni di documenti indicizzati. Attraverso il proprio Catalogo Multimediale – il sistema integrato di archivi informatici che contiene l’intera elencazione testuale degli archivi della tv, della radio, delle fotografie, dei copioni e del Radiocorriere – RAI TECHE può contare su un’ampia gamma di contenuti video disponibili, oltre il 50 per cento sul totale catalogato. Inoltre, è in fase di conclusione una importantissima opera di digitalizzazione del patrimonio storico della RAI dal 1954 a oggi, che prevede la trasformazione in file di un milione di pellicole e 800mila cassette.

-Chi si rivolge a voi?

Si rivolgono a noi Ministeri, Enti di diritto pubblico ed Enti morali, Fondazioni, Festival, Musei, Associazioni ed Enti morali senza scopo di lucro, Sindacati, Ordini professionali, Scuole e Atenei, ma, per quanto mi riguarda, io prendo spesso in carico Richieste internazionali per le stesse tipologie di Richiedente.

-Che tipo di richieste avete ogni giorno?

Si tratta di Richieste differenti e variegate. Anzitutto è importante capire da quale tipologia di Richiedente provengano. Possono afferire a Programmi tv, ad emissioni radiofoniche, a foto, agli storici sceneggiati della RAI, a documentari o film, o persino a programmi sportivi. Il materiale audiovisivo di repertorio RAI rappresenta comunque una fucina importante, un mondo in continua evoluzione, che per ciò stesso non può non influenzare anche le Richieste che ci arrivano di volta in volta. 

-Dall’estero cosa vi chiedono di più?

Nelle Richieste dall’estero ho notato che l’attenzione si rivolge più che altro a luoghi, persone, avvenimenti del Paese che ci chiede il materiale audiovisivo di repertorio, e che per una fantastica magia del caso il nostro Archivio, e solo il nostro, ha riportato alla luce. Questo, lasciatemi dire, è per noi motivo di orgoglio, è una medaglia al valore delle TECHE RAI in cui si possono ritrovare materiali di cui si credevano perse le tracce. E le Richieste dall’estero talvolta ci aiutano in questo certosino lavoro di quasi autocompiacimento, anche nel ricordare cose che non credevamo di avere.  

-Qual è il personaggio o il tema più richiesto?

Dipende. I personaggi, soprattutto i temi, così come le categorie di argomenti, possono e debbono essere molteplici, considerata la mole e il ventaglio di possibilità di ricerca che offrono le TECHE. Ma quando la domanda riguarda la prevalenza su temi o personaggi la risposta non può che dipendere dall’anno, dalle ricorrenze in corso. Così quest’anno il primato è andato a Pasolini, alla marcia su Roma, a Gassman, come l’anno scorso a Dante, solo per fare qualche esempio. Né si tralasciano anniversari, decennali e via dicendo: quest’anno ci è stato richiesto del materiale su Lucio Dalla, di cui ricorrevano i dieci anni dalla morte.

-La domanda che vi sentite ripetere continuamente?

Le domande sono tante. Forse la domanda più curiosa e costante riguarda i diritti di questo o quel programma. Non è la verifica della titolarità di questo o quel programma che si paga, né si pagano i diritti cinematografici non theatrical o i multimediali online oggetto della verifica. Quello che si paga è la fornitura, che passa attraverso un riversamento del materiale dai magazzini di archiviazione delle TECHE, nonché il minutaggio richiesto. L’importante è che il materiale audiovisivo oggetto dell’accordo, e quindi del contratto, sia finalizzato ad un uso istituzionale e non commerciale.

-Ma quanto costa comprare del materiale di teca?

Il costo dell’acquisto di materiale audiovisivo di repertorio RAI è dovuto unicamente a titolo di rimborso delle spese tecniche per le lavorazioni da effettuare, e comunque solo per utilizzi non commerciali.

-Come immagina il futuro di questo comparto?

Indubbiamente la mole di attività archivistiche e documentative afferenti ad un Servizio Pubblico di Broadcasting tra i più rilevanti al mondo dovrebbe far propendere verso uno slancio ed uno sviluppo qualitativi prima ancora che quantitativi, supportati dalle frontiere del new digital in tutte le sue forme. Il termine «qualità» sovente è stato usato nelle comunità dei bibliotecari e degli archivisti come un’etichetta riferita a un valore assoluto, e questo lo si sa. Ma quello che non sappiamo è dove tutto ciò potrà portare. Tutte le infinite perle degli archivi della RAI devono sì far pensare a un patrimonio culturale d’inestimabile valore, ma anche ad un ambito ancora tutto da scoprire se solo si pensa all’audiovisivo da digitalizzare in toto e al come farlo. Eppure io non dimentico che l’Unesco nel 2000 aveva inserito le TECHE RAI (oggi RAI TECHE) nel Registro della «Memoria d’Italia». Per questo io credo che il futuro del comparto archivistico dell’audiovisivo in Italia e nel mondo sia e resti una delle più affascinanti sfide del nuovo millennio.

-Che futuro avranno le TECHE RAI?

Il futuro delle TECHE RAI risiede, a mio avviso, nella differenziazione delle sue offerte e nell’arricchimento della sua mission aziendale. Le faccio un esempio: se una volta la RAI si limitava a selezionare solo il materiale prodotto dall’Azienda per conservarlo nei suoi archivi, dagli anni Novanta ha esteso la conservazione indistintamente a tutti i programmi mandati in onda. Per la gioia, tra gli altri, di giornalisti e programmisti-registi RAI che se ne servono per le loro attività produttive all’interno dell’azienda. Diversificazione, appunto. Poi arriva il bello: la produzione. Ecco che, per arricchire il già immenso carnet di memoria collettiva che vestono le TECHE di nuovo, giungono docufilm realizzati con i materiali delle TECHE RAI, come «Bambini nel tempo» – Premio Internazionale Best Use of Archive 2016 della FIAT IFTA a Varsavia –, e «Pasolini, il corpo e la voce», film documentario interattivo del 2015. L’arricchimento. Non resta che ampliare la digitalizzazione delle TECHE e ultimare la pur non facile opera di trasformazione in file di tutti i Documenti, immagini e suoni, che altrimenti lascerebbe la lunga selezione degli archivi delle TECHE a un probabile destino di deterioramento e alterazione. In ultimo, vorrei ricordare che il «futuro passato» di RAI TECHE poggia ancora ed anche sulla forza delle sue Biblioteche, come la Biblioteca centrale della RAI di Viale Mazzini o la Biblioteca di Comunicazioni di massa di Via Teulada, solo per citare Roma, luoghi ritrovati e potenziati, nella consultazione e nella riscoperta, nuove occasioni d’incontri dopo la brutta esperienza della pandemia che ci aveva bloccati un po’ tutti.

-Quanto la sua esperienza di scrittore è stata utile al suo lavoro?

Molto. Devo dire che da quando frequento le TECHE il narratore che è in me, attento a storie con momenti fiabeschi ma non scevro da letture di realtà lontane ma vicine grazie alla forza dei ricordi, mi ha aiutato a comprendere la fortuna che mi derivava dal guardare un mondo complesso e affascinante come quello degli archivi RAI, ricchi della nostra storia, della storia di noi tutti, nessuno escluso, prima ancora che dello spettacolo della vita. E dunque ricchi di ricordi. Basti, non so, pensare ai video più visti sul sito istituzionale: dal giorno in cui viene divulgato il segreto di Fatima, al Corrado che annuncia in diretta radiofonica la fine della Seconda Guerra Mondiale. Materiale che mi tengo stretto, sempre, per il mio prossimo romanzo. Essere dentro le TECHE e lavorare per le TECHE è utile allo scrittore, ma lo scrittore è utile al mio lavoro, per il semplice fatto che è come uno specchio a due facce, che alla fine si rivelano per essere quello che sono, le stesse, prese da un’angolazione diversa.

-Cosa cambierebbe se lei avesse il potere di farlo?

Bella domanda questa. Non saprei, forse una maggiore sfrontatezza nel farci conoscere all’estero. Voglio dire che la ricchezza che sta nei programmi, nelle raccolte, nei personaggi, negli articoli e nei titoli, ovvero la televisione, la radio, l’emittenza pubblica, i documentari, l’Approdo letterario, il teatro, lo stesso Archivio storico dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, compongono un caleidoscopio di possibilità che aspettano solo di essere meglio conosciute fuori del nostro territorio. E come? Sembrerà banale, attraverso un’impostazione del sito delle TECHE in lingua. Mi rendo conto che non è facile, ma cominciare a pensarci è un primo passo. Non dimentichiamo che TECHE costituisce uno degli archivi multimediali più ricchi al mondo, al pari solo di BBC e INA, l’archivio della tv pubblica francese.

-La richiesta più strana che ricorda di avere avuto?

Sono state tante. Ma non avrei difficoltà ad ammettere che la più strana che io ricordi è quando mi chiesero delle foto autografate in alta risoluzione di un «Oratorio triplo» del compositore Pietro Raimondi. I tre Oratori si chiamavano «Putifar», «Giuseppe», e «Giacobbe». Il Richiedente – l’Opera Southwest di Albuquerque nel New Mexico – sosteneva che dette foto fossero rintracciabili nella BiblioMediateca di Santa Cecilia a Roma e che negli anni Novanta la RAI avesse scattato delle foto dell’autografo dell’opera in questione. Così non era. Come dire che a volte viene imputata alle TECHE una potenza che ben supera quella reale. Fortuna volle che lo scopo di quella mia ricerca era conoscere meglio la musica di Pietro Raimondi. Ne ricordo anche di stimolanti e durature, come quando una privata Protagonista, l’artista soprano Madame Margaret Marshall, mi richiese per un uso privato la Cantata «Jauchzet Gott in allen Landen» BWV 51 di Johann Sebastian Bach, interpretata da lei con l’Orchestra Giovanile dell’Unione Europea diretta da Claudio Abbado, versione dal vivo incisa il 10 agosto 1979. Naturalmente si parlava di una registrazione radiofonica, che venne da me ceduta con retino, ovvero apponendo una marcatura elettronica di protezione digitale per il file audio ceduto. Ma la stima e la cortesia che si stabilì fra noi fu impagabile. E fu per me l’occasione di conoscere anche la famosa cantata del «Lodate il Signore in tutte le terre», una delle tante chicche di cui Radiofonia è piena.

-Qual è la chicca delle Teche, il tema più esclusivo o il personaggio in assoluto più famoso?

Una chicca l’ho appena descritta, nella domanda di prima. È la cifra stilistica dell’immenso patrimonio di registrazioni audio che detiene la RAI. Ma per parlare di chicche a me vengono in mente i 100 anni di Gianni Rodari, non solo un noto autore per l’infanzia ma un intellettuale attivo nella vita politica e sociale degli anni in cui visse. E le TECHE vollero celebrarlo con tutta una serie di ricerche, una delle quali coinvolse anche me. Il Rodari autore di testi e di programmi per la televisione faceva il paio con il Rodari in voce e in presenza, e fu quello per me il terreno di un approfondimento di base che ricordo ancora volentieri. Il personaggio più famoso? Dovrei dire Dante Alighieri, il Sommo Poeta. Ricordo l’Ulisse secondo Dante, con l’intervista al filosofo Massimo Cacciari sulla figura di Odisseo e sulle implicazioni emergenti dai versi danteschi, ed un’intervista al grande dantista Vittorio Sermonti, che dissertava della cultura profonda e poliedrica del Sommo Poeta. Un altro personaggio, quasi inutile dirlo, perennemente presente nelle mie ricerche come in quelle di molte mie colleghe e colleghi, è stato Pier Paolo Pasolini, tanto più che quest’anno ricorrevano i cento anni dalla nascita. Non dimentichiamo poi che le TECHE fungono da costante serbatoio per buona parte dei programmi di cultura e intrattenimento che la RAI realizza e manda in onda.    

-Se lei dovesse dare una definizione del materiale che avete in TECA, quale aggettivo sceglierebbe?

Dopo questa ricca chiacchierata, me lo lasci dire, l’aggettivo che scelgo è ineguagliabile. Non soltanto per ricchezza, qualità e quantità, ma perché le TECHE della RAI rappresentano tuttora la Memoria d’Italia. Non a caso scelsi RAI TECHE, La Memoria d’Italia come titolo di una mia tesina all’Esame di Stato da giornalista professionista. Le regole, a parere mio, di un archivio pubblico che si rispetti sono la trasparenza e la non arbitrarietà, e l’Archivio della RAI le rispetta in pieno. Chi non ricorda la voce del grande Richard Burton, l’attore gallese profondamente commosso dall’alluvione di Firenze quando, nel novembre del 1966, accompagnato dalle immagini di un raro video, lancia al mondo intero un drammatico appello alla solidarietà, o la prima diretta del Servizio Pubblico dal Parlamento in occasione dell’elezione di Giovanni Gronchi a Presidente della Repubblica? Ecco, quella è RAI TECHE, quella è la Memoria d’Italia.

Andrea Borgia, giornalista professionista, saggista, e a tempo perso anche jazzista di talento, classe 1963, una laurea in Giurisprudenza alla Luiss, è oggi uno dei massimi esperti e studiosi dell’immensa opera di recupero di tutta la programmazione televisiva e radiofonica RAI dal 1924 ai giorni nostri. A distanza di quattro anni dalla prima volta che l’avevamo cercato siamo tornati da lui, non più a Col di Lana, ma al Centro del Salario dove viene oggi custodita questa mole mastodontica di documenti digitali.

Da 15 anni in RAI, è nel 2011 che viene assunto con contratto a tempo indeterminato inizialmente presso Rai Cinema, la società di produzione e distribuzione cinematografica del servizio pubblico radiotelevisivo, dove svolge attività di tipo giornalistico come Responsabile di Rai Cinema Newsletter, il mensile di informazione interna di Rai Cinema S.p.A., da lui fondato e diretto. Nel 2016, nell’ambito della mobilità intersocietaria Rai, entra a far parte della Direzione Comunicazione, Relazioni Esterne, Istituzionali e Internazionali come esperto di comunicazione multimediale e dal 2017 viene assegnato alla Direzione Teche – Area Istituzionale e Customer come esperto di materiali di repertorio. Ma ancora prima, dal 1998 al 2001 aveva svolto un’intensa attività giornalistica di collaborazione per Rai Educational, oggi RAI CULTURA, come autore di testi e co-sceneggiatore di due puntate, “Bruno Visentini” e “Giuseppe Saragat”, per “Tempo Novecento” programma curato da Italo Moscati e Maria Pia Ammirati. Successivamente gli viene affidato l’incarico di redigere i testi di rielaborazione ed editing di 90 puntate del programma Il Grillo-Enciclopedia Multimediale delle Scienze curato da Renato Parascandolo e di redigere 71 testi – news – relativi al sito Internet del programma Mediamente curato da Carlo Massarini. Oggi lui è uno degli innamorati più dichiarati di questo mondo magico che sono le Teche della RAI.