Oreste Lo Pomo lascia Napoli, dopo 40 anni in RAI

24 Settembre 2026

Oreste Lo Pomo lascia Napoli, dopo 40 anni in RAI

di Pino Nano

Un viaggio lungo quarant’anni tra le frequenze della Rai, la passione per la carta stampata e una costante vocazione alla narrazione del territorio. Oreste Lo Pomo rappresenta una memoria storica vivente dell’informazione lucana e meridionale.

Dopo aver guidato la TGR Basilicata e la redazione Rai della Campania, il giornalista, saggista e scrittore si racconta, ripercorrendo le tappe cruciali di una carriera vissuta sempre sul campo. “Il servizio pubblico non è semplicemente un mestiere, è un’attitudine culturale e un dovere civile”, esordisce Lo Pomo, ricordando l’impronta indelebile lasciata dai grandi maestri del giornalismo radiotelevisivo.

Tra questi spicca la figura di Sergio Zavoli con cui ha collaborato: “Lavorare al suo fianco significava imparare il valore del silenzio, dell’ascolto e del rispetto profondo verso l’intervistato. Zavoli mi ha insegnato che la cronaca deve sempre sollevare interrogativi, mai accontentarsi di risposte di maniera”.

Un’eredità che Lo Pomo ha trasferito sia nell’impegno quotidiano dei telegiornali regionali, sia nei suoi lavori saggistici e narrativi, dove la ricerca della verità si intreccia con il rigore formale e la cura del linguaggio. Il ricordo si fa più intimo quando la memoria torna alla Basilicata e a quel gruppo straordinario di professionisti che ha raccontato il riscatto di una regione per decenni. Personaggi chiave della cultura e del giornalismo della regione, oggi purtroppo scomparsi: Mario Trufelli, Renato Cantore, Rocco Brancati, Vittorio Sabia, Rocco De Rosa e Franco Corrado, solo per citare alcuni.

Dopo gli anni al vertice della redazione di Potenza, la direzione della TGR Campania ha segnato un altro capitolo fondamentale per Lo Pomo. “Gestire la comunicazione in una realtà complessa, ricca e sfaccettata come quella campana richiede un equilibrio costante tra la cronaca nera più stringente e lo straordinario fermento culturale di quel territorio. È stata una sfida stimolante che mi ha confermato come il giornalismo regionale sia il vero polmone informativo della Rai”.

Oggi, tra scrittura di saggi e romanzi, Oreste Lo Pomo continua a osservare il mondo dell’informazione con lo stesso sguardo curioso e critico di quando ha iniziato, custode di un modo di fare giornalismo che mette al centro l’uomo, la storia e la verità.

Il Saluto di Napoli “Grazie Capo”

Oggi, dopo oltre 40 anni di Rai Oreste Lo Pomo lascia l’azienda per quelli che burocraticamente vengono indicati come i raggiunti limiti di età. Oltre 40 anni nel servizio pubblico iniziati nel lontano 1984 con l’articolo 2 e poi coronati nell’assunzione definitiva nel 1987.

Dirigente giornalista in rai per ben 17 anni (12 trascorsi come caporedattore della Tgr Basilicata e quasi 5 come caporedattore centrale della Tgr Campania) Oreste Lo Pomo è stato redattore ordinario, conduttore del telegiornale regionale, inviato speciale distaccato alla redazione di Viaggio del Sud con Sergio Zavoli, poi per otto anni vice caporedattore nella sede lucana della Tgr prima di essere nominato caporedattore.

Direttore, cosa si prova a lasciare un’azienda come la Rai dopo un lungo percorso professionale come il suo?

Mi attendevo questa domanda che è tutt’altro che scontata. La RAI non posso dimenticarla per quello che mi ha dato. E’ stata per me palestra di vita e di mestiere grazie a maestri di giornalismo come Sergio Zavoli e Mario Trufelli. Ma non mi va di dimenticare anche le mie esperienze professionali prima e fuori dalla Rai: la mia collaborazione con l’agenzia Ansa, quella con il quotidiano Il Tempo allora diretto prima da Gianni Letta e poi da Gaspare Barbiellini Amidei.

Ma torniamo ad oggi e a questi ultimi quasi 5 anni alla guida della Tgr Campania?

Debbo dire senza piaggeria che è stata una esperienza professionale importante contraddistinta da risultati apprezzabili in termini di qualità del prodotto (dai telegiornali alle rubriche, dai gr al web), di ascolti, di capacità collettiva di creare un rapporto con il tessuto sociale per affrontare, nello spirito autentico del servizio pubblico, i problemi, le emergenze di ogni tipo ma anche di evidenziare le potenzialità e i risultati ottenuti da una grande regione :dall’economia al turismo, all’innovazione tecnologica, al patrimonio culturale e artistico.

Ed ha trovato collaborazione da parte della redazione?

Dopo il primo impatto di studio, naturale per chi arriva da fuori, ho trovato una forte condivisione degli obiettivi da parte non solo dei giornalisti ma dell’intero centro di produzione di Napoli e una collaborazione leale che ci ha permesso di raggiungere i traguardi a cui ho fatto cenno partendo da quello che mi hanno trasmesso i miei maestri e che ho considerato il mio credo. Una redazione, nel rispetto dei ruoli è, infatti, un’agora dove si discute, si pianifica e si cerca di guardare ad un prodotto sinergico.Sergio Zavoli al quale ero molto legato mi disse una volta: non dimenticare mai l’autorevolezza e non scambiare l’autoritarismo per essa. E penso di aver sempre seguito questo consiglio tenendo presente che chi deve giudicarci sono i cittadini. Ma i cittadini ci hanno anche offerto suggerimenti, ci hanno dato input per uscire, ad esempio, dal semplice rotocalco della cronaca e per farci immergerci nella società civile della regione, nel suo costante operare a favore della legalità, nella consapevole e matura reazione all’aggressione di ogni forma di delinquenza e criminalità e nella volontà di disegnare un futuro per le nuove generazioni.

Non può non parlare della sua Regione e della lunga esperienza alla Tgr Basilicata?

E’ ovvio che li sono cresciuto e li è cominciata la mia esperienza professionale che è coincisa con il completamento di processi di trasformazione della regione in tutti i sensi e che hanno fatto seguito al terremoto dell’ottanta e che hanno visto, tra l’altro, l’insediamento dello stabilimento automobilistico di San Nicola di Melfi e l’inizio della stagione delle estrazioni petrolifere. Vicende anche delicate e complesse sempre trattate con la volontà di dare spazio a tutti, nel pieno rispetto della mission del servizio pubblico, con un giornalismo equilibrato, non omissivo e intellettualmente onesto.

Ma quale è la cosa che la rende veramente soddisfatta del suo lavoro?

Lo dico con convinzione e senza retorica, quello che mi rende veramente soddisfatto, è la consapevolezza di aver avuto nella mia squadra decine di colleghi che, partendo dall’informazione di prossimità, sono approdati in altre testate e redazioni facendosi apprezzare per la loro professionalità.

Quasi al termine di questa nostra conversazione non possiamo dimenticare che lei ha anche maturato una forte esperienza ordinistica e che tutt’ora fa parte del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti.

Grazie per. questa incursione nell’attività dell’ordine dei giornalisti. Si è vero sono stato quasi 10 anni presidente del consiglio regionale dell’ordine dei giornalisti di Basilicata, dal 2010 sono stato sempre eletto nel consiglio nazionale dell’ordine dei giornalisti rivestendo diversi incarichi da componente dell’esecutivo nazionale sotto la presidenza Iacopino, a componente della segreteria del comitato tecnico scientifico per la formazione e la vigilanza sulle scuole di giornalismo post lauream ,a componente dei gruppo giustizia e informazione e segretario ed ora vice presidente della commissione giuridica dell’ordine dei giornalisti.

La commissione che si è interessata di mettere a punto il codice deontologico?

Si proprio quella. Dal giugno dello scorso anno l’ordine dei giornalisti si è dotato di un codice deontologico che non è solo uno strumento a supporto della categoria ma è anche un volumetto per i cittadini che possono essere messi a conoscenza delle regole deontologiche che sono alla base di un’informazione corretta e che non sempre vengono rispettate da chi dovrebbe rispettarle nell’esercizio della professione.

Ma lei si è interessato anche di una questione che proprio in questi giorni sta diventando ancor di più di stringente attualità, quella dell’intelligenza artificiale?

Si è vero nell’ambito della commissione sono stato in particolare l’estensore dell’articolo 19 del Codice deontologico sull’AI e che ritengo di particolare importanza perché non demonizza l’intelligenza artificiale ma fa presente che non può in alcun modo sostituire l’attività giornalistica e indica chiaramente le condizioni che debbono caratterizzare l’uso dell’intelligenza artificiale da parte del giornalista.

E quali sono?

Innanzitutto nell’avvalersi dell’AI il giornalista deve renderne esplicito l’utilizzo nella produzione e nella modifica di testi, immagini e sonori, di cui assume comunque la responsabilità e il controllo, specificando il tipo di contributo. Poi deve verificare fonti e veridicità dei dati e delle informazioni utilizzati e in ultimo, come naturale conseguenza, è chiaro che in nessun caso il ricorso all’intelligenza artificiale può considerarsi esimente in tema di obblighi deontologici.

E per i processi in tv?

Posso dare una notizia, in seguito a sollecitazione dell’ordine, dopo una proficua interlocuzione che ho avuto con il presidente dell’Agicom Lasorella, è stato aperto il tavolo presso l’agenzia su questa delicata questione. Occorre raccontare ma sempre con equilibrio e sempre in modo corretto. I processi si fanno nei tribunali e non in televisione.

Un’ultima cosa ma chi come lei ha rivestito ruoli dirigenziali di carattere giornalistico ma anche amministrativo e giuridico come riesce a coniugare tutto questo con la letteratura e la poesia?. Ha scritto un romanzo Malanni di stagione che è stato anche Selezione Strega e altri quattro libri diversi….

Letteratura e poesia sono amori antichi che si sposano con il giornalismo. È sufficiente pensare a Zavoli e Trufelli per avere consapevolezza che le due cose non sono inconciliabili ma se non bastasse consiglio a chi non lo ha letto di dare uno sguardo a Tom Wolf e a “Il falò delle vanità”. (Pino Nano)