6 Ottobre 2026
Libri. L’uccisione di Moro? Un “affare interno”, secondo gli USA
Nella storia dell’Italia democratica ci sono delle enormi macchie nere : una delle più grandi – se non la più grande – riguarda il rapimento e l’uccisione di Aldo Moro, leader politico democristiano, uomo profondamente cattolico e statista di indiscusso prestigio internazionale.
Ci sono state commissioni parlamentari d’inchiesta sulla sua drammatica vicenda, sono stati scritti libri; molti inquirenti, ma anche politologi e analisti italiani e stranieri, hanno a lungo indagato, studiato, cercato di capire; tuttavia è rimasto buio fitto su questa triste storia dell’Italia repubblicana.

Arriva, adesso, un altro libro, con notizie rimaste sepolte per decenni in polverose carte segrete; un libro che non getta altre ombre sull’affaire Moro, ma rilancia, con documenti e dati di fatto inoppugnabili, l’ipotesi che la fine dello statista, ufficialmente opera delle Brigate Rosse, non sia stata nient’altro che l’inevitabile conseguenza di una sentenza già scritta, pronunciata altrove, diversi anni prima dell’accaduto.
A questa conclusione arrivano, col loro rigoroso e faticoso lavoro di ricerca, Guido Bandera e Gabriele Moroni, cronisti di grande esperienza e qualità, autori di: “Un affare interno – Aldo Moro nei documenti inediti degli archivi Usa” (Neri Pozza, pagine 367, euro 28) . Il libro è basato su documenti desecretati dagli Stati Uniti e ricostruisce il rapporto ambivalente tra Aldo Moro e “l’alleato” Usa; un rapporto improntato a una dialettica che, come si evince dalla lettura delle carte americane, porterà a isolare sempre più Moro, nel contesto nazionale e internazionale, fino al tragico epilogo della sua uccisione. La stessa freddezza degli americani, mostrata già all’inizio della vicenda, spiega molte cose.
Bandera e Moroni documentano come negli Stati Uniti ogni sforzo fatto in Italia per la liberazione di Moro si sia scontrato frontalmente con un assoluto rifiuto di collaborazione e assistenza. Le carte che gli autori del libro hanno analizzato dimostrano come sia stata negata ogni concreta collaborazione per una soluzione diversa dal tragico epilogo del 9 maggio 1978. Il diniego di impiegare gli imponenti apparati di sicurezza e di intelligence Usa per salvare Moro, viene motivato – ai diversi livelli di responsabilità, anche diplomatici – da un rigido divieto di immischiarsi in “questioni interne” italiane; un veto, palesemente immotivato, ma solidamente mantenuto, fino all’epilogo del dramma della fine di Moro. Di quel Moro, che la percezione di un mancato aiuto americano, anzi di un orientamento “straniero” volto a impedire la sua salvezza, l’aveva avuta.
Scrive, infatti, lo statista, in una lettera dalla prigione, del 10 aprile 1978: “ Vi è forse, nel tener duro contro di me, un’indicazione americana e tedesca?”. Quel che gli autori tendono a dimostrare nel loro libro è che il rapimento e la morte di Moro non è solo frutto di un episodio “interno”, come avrebbero voluto far credere gli americani, ma un evento internazionale, da inquadrare nell’ambito delle relazioni pericolose fra i due lati della Cortina di ferro: da una parte l’Europa occidentale, alleata con gli Stati Uniti e aderente alla NATO e dall’altra l’Europa orientale, sotto l’influenza e il controllo dell’Unione Sovietica e del Patto di Varsavia.
Nel racconto di Bandera e Moroni, nessun passaggio è omesso, nessun retroscena trascurato, nessuna ipotesi esclusa a priori e nessuna remora nel sostenere che anche le ambigue attività della politica italiana hanno influito (e molto) nell’epilogo di una vicenda terribile che ha segnato pesantemente, con ombre che si proiettano ancora sulla scena, il futuro politico dell’Italia.
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