Carmine Abate, I giorni dell’arrivederci

14 Ottobre 2026

Carmine Abate, I giorni dell’arrivederci

di rai senior

Vincitore del 50° Premio Campiello con La collina del vento, in questo nuovo romanzo lo scrittore Carmine Abate torna su temi che gli sono molto cari, il legame con le proprie radici e l’emigrazione, ma stavolta con un punto di vista inesplorato e originale.

E’quello di un bambino che ha subito le scelte della propria famiglia e ha affrontato i terremoti dell’infanzia, e che da adulto si trova a fare i conti con un passato non ancora risolto. Ambientato in Trentino, Germania e Calabria tra la fine del Novecento e l’inizio del nuovo Millennio I giorni dell’arrivederci è un romanzo di formazione individuale che s’incrocia con la storia collettiva e con temi universali come la ricerca dell’identità, il lavoro, l’amore, i conflitti generazionali e l’amicizia.

Anche in questo romanzo Abate tratta con una scrittura potente ed evocativa tematiche di grande attualità, come lo sradicamento, la mancata inclusione dei bambini migranti e il difficile rapporto tra culture diverse. Il romanzo attinge anche all’esperienza personale dell’autore, che dalla sua Calabria è emigrato in Germania, ad Amburgo e Colonia, dove ha insegnato nei corsi d’italiano, per poi fare ritorno in Italia, tra le montagne trentine. Il racconto in prima persona del protagonista imbriglia il lettore in una storia a cui è impossibile restare indifferenti.

Sono passati vent’anni da quando Giorgio, ora insegnante di lingua italiana a Colonia, ha lasciato “la casa tra le nuvole”, l’istituto trentino sul Bondone che ha segnato profondamente la sua infanzia e che lui ha cercato con tutte le forze di dimenticare. Ma quei trascorsi tornano ad affacciarsi alla sua vita quando, con un messaggio su Facebook, Silvano Cofler, suo migliore amico ai tempi della scuola, gli ricorda una promessa fatta allora: quella di ritrovarsi con tutti i compagni da adulti, in una data che sembra uscita da un trattato di numerologia: 08-08-08. Al trauma di un passato indesiderato che ritorna, si aggiunge la notizia che uno dei compagni è morto in circostanze misteriose.

Figlio di emigrati calabresi, Giorgio da bambino ha vissuto per due volte l’esperienza dello sradicamento. Il primo strappo lo ha portato via dai suoi compagni di scuola, dall’amatissimo nonno e dalla sua terra natale, che la famiglia ha dovuto lasciare alla fine degli anni Ottanta per cercarsi un futuro più promettente in Germania. Il secondo lo ha sottratto ai suoi affetti, costringendolo a una vita lontano dai genitori e dalla sorella. A Colonia, infatti, Giorgio faticava ad ambientarsi, e la sua difficoltà a imparare il tedesco – quasi una reazione autoimmune – ha costretto il padre a riportarlo in Italia, nel centro educativo Degasperi, un collegio laico tra le montagne del Trentino. Una prigione tra le nuvole in cui ha condiviso il destino di tanti bambini come lui abbandonati “per il loro bene” e da cui, anche adesso che è adulto, pare difficile emanciparsi.

Con la sua prosa generosa e partecipe, Carmine Abate ci consegna una storia densa dell’amarezza di chi vede strappate a forza le proprie radici, in nome di una promessa di futuro che col tempo diventa una spina sottopelle. Un romanzo catartico, che allevia il dolore di questa condanna sostituendo alla durezza dell’addio la docilità dell’arrivederci.(Pino Nano)