1 Novembre 2026
Antonio Lari ricostruisce gli Anni Ruggenti della RAI
In un libro che potremmo definire quasi storico per la cura dei dettagli e i riferimenti di archivio che possiede, Antonio Lari racconta e ricostruisce la storia della RAI dagli esordi più lontani, quando la televisione non era ancora nata e qualcuno già pensava di poterla realizzare materialmente. La storia di un sogno realizzato grazie ai Seniores della RAI.
Il Titolo del saggio di Antonio Lari è emblematico “La Rete Televisiva Italiana- Costruire la RAI 1949-1956“, dunque gli anni ruggenti della storia della tv, gli anni dei primi ponti radio, dei primi esperimenti EIAR di radiovisione,del primo impianto di riprese esterne a Torino, del primo centro di produzione tv di Milano nel 1952, e del primo centro di produzione TV di Roma dal 1954 al 1957.

“Nel 2024 – scrive nel suo saggio Antonio Lari– sono stati effettuati i festeggiamenti per i primi 70 anni della Televisione, e….per i 100 anni della Radio. Per molti “utenti” che ricordano la nascita della Tv e di molte Istituzioni che l’hanno voluta festeggiare il 3 gennaio 1954 resta come l’unica data. Per la precisione il 3 gennaio 1954 viene presa e considerata come “l’inaugurazione ufficiale” ma non tutti sanno che la nascente Televisione aveva visto altri momenti importanti molti anni prima. A parte una breve
esperienza durante il regime fascista conclusasi con lo scoppio della Seconda guerra mondiale, la Tv Italiana iniziò i primi vagiti a partire dal 1949. Una prima “infanzia” lunga ben quattro anni ovvero dal 1949 al 1953…quindi molto prima della fatidica e celebrata data di inaugurazione. Molti non conoscono questo periodo fatto di grandi tecnici, maestranze, professionisti presi in prestito dalla radio e dal cinema che dettero vita a questa nuova avventura fatta con poche persone e pochi mezzi”.
C’era insomma tutto da costruire se non inventare, tanta passione e soprattutto tanto pionierismo. Per cui – scrive ancora l’autore del saggio- “quando ci viene detto: la televisione quando fece la sua comparsa in Italia? Pensiamo subito al 1954, ma erroneamente molti sbagliano o non ricordano. Alla fine della guerra l’esercito tedesco aveva smontato e trasferito in Germania molti apparati trasmittenti appartenuti all’EIAR; quando gli Alleati riescono a recuperare e restituire alla Rai il trasmettitore televisivo ecco che inizia una nuova avventura. Grazie anche all’immediato piano Marshall dagli Stati Uniti arrivano le prime attrezzature atte a formare uno studio televisivo così dal 1949 a Torino può finalmente iniziare quella che fu la sperimentazione del nuovo mezzo di comunicazione. La prima fase decisiva si svolse tra il 1950 e 1956, dopo Torino, soprattutto nel centro Rai di Milano. In quei primi tre anni sperimentali la Tv…si faceva e si vedeva come riportano i palinsesti di allora ma era una visione per pochi utenti, non ancora abituati al nuovo mezzo”.

Cosa troveremo dentro il libro?
“Curiosità tecniche un po’ di “nicchia” per gli appassionati e per gli addetti ai lavori, alle nuove generazioni che non conoscono questa realtà aziendale legata al mondotelevisivo. Infine- scrive Antonio Lari- un plauso a chi materialmente mise in atto tutto questo ai Signori pionieri di Rai Senior, oggi pensionati o purtroppo scomparsi, che materialmente salendo sulle vette italiane con quel senso di avventura dettero il via e la continuità in condizioni logistiche non facili alla nuova realtà che da lì a pochi anni avrebbe cambiato il modo di fare comunicazione in Italia. Questo viaggio iniziato già prima di 70 anni fa, nella storia della radio e della televisione, non è solo un omaggio al passato, ma uno spunto per guardare avanti a fronte delle nuove tecnologie, perché la
Rai continuerà a guardare avanti anche per i prossimi cento anni”.
Un libro da leggere, perchè dentro c’è la storia vera dei nostri padri fondatori della RAI.Ma è molto speciale anche la prefazione che il Direttore del Museo della Radio e della Televisione RAI di Torino Alberto Allegranza dedica al saggio di Antonio Lari e che di proposito vi trascriviamo qui di seguito.

Quando Antonio Lari mi ha chiesto di scrivere queste righe, ho iniziato a leggere il suo manoscritto pensando di trovare soprattutto una storia di tecnologie, impianti, ponti radio e trasmettitori. E, in effetti, questo libro racconta con grande accuratezza la complessa costruzione della rete televisiva italiana negli anni della sua nascita. Ma, procedendo nella lettura, mi sono reso conto che tra le righe emerge anche una riflessione più ampia: il modo in cui le grandi innovazioni prendono forma e il tempo necessario affinché una visione diventi realtà.
Mi ha particolarmente colpito una frase pubblicata sul Radiocorriere nel 1929: «Negli ambienti tecnici di tutto il mondo si dice ormai con certezza che l’anno 1934 sarà l’anno della televisione». Oggi sappiamo che non andò così. La televisione italiana sarebbe nata ufficialmente vent’anni dopo, il 3 gennaio 1954. Eppure, quella previsione contiene una lezione straordinaria. Le grandi trasformazioni non nascono mai nel giorno in cui vengono inaugurate. Nascono molto prima. Nascono quando qualcuno riesce a vedere una possibilità che ancora non esiste. Nascono nell’immaginazione, nella fiducia e nella capacità di guardare oltre ciò che appare immediatamente visibile.
Leggendo questo libro ho ripensato al periodo in cui, durante il lockdown del 2020, insieme a un gruppo di colleghi e collaboratori abbiamo immaginato il nuovo Museo della Radio e della Televisione Rai. Anche allora vivevamo un tempo sospeso, carico di incertezza. E anche allora abbiamo scelto di guardare non alle difficoltà ma alle possibilità. La stessa sensazione l’ho ritrovata nei protagonisti di queste pagine.
Dietro ogni antenna, ogni ponte radio, ogni cantiere costruito in luoghi difficili e spesso isolati, emerge una rete ancora più importante della rete televisiva: la rete umana. Uomini e donne che hanno lavorato con passione, competenza e spirito pionieristico per dare vita a qualcosa che non aveva precedenti. Donne e uomini che hanno affrontato montagne, intemperie, problemi tecnici e complessità organizzative con la stessa convinzione: contribuire alla costruzione di un futuro migliore.
Nel mio percorso professionale ho avuto la fortuna di incontrare molte di queste maestranze Rai. Tecnici, operatori, ingegneri e professionisti che hanno contribuito, ciascuno nel proprio ruolo, a costruire la storia del Servizio Pubblico. Persone spesso poco visibili al grande pubblico ma fondamentali per la vita dell’azienda. Osservandole sul campo ho imparato a riconoscere una qualità che considero uno dei patrimoni più preziosi della Rai: la capacità di mettere il proprio talento al servizio di una missione collettiva.
Forse è proprio questo che racconta il libro di Antonio Lari. Non soltanto la costruzione della rete televisiva italiana, ma la costruzione di una comunità di donne e uomini che, nel difficile periodo della ricostruzione del Paese, hanno contribuito a creare un legame nuovo tra gli italiani. Per questo considero questo volume un atto di memoria e di gratitudine.
Memoria verso chi ha saputo immaginare ciò che ancora non esisteva. Gratitudine verso chi, con lavoro silenzioso e dedizione quotidiana, ha trasformato quella visione in realtà. Perché le tecnologie cambiano, gli apparati si evolvono e le reti si trasformano. Ma ciò che continua a fare la differenza, ieri come oggi, sono sempre le persone.
Alberto Allegranza
Direttore Museo della Radio e della Televisione Rai
Chi è Antonio Lari?
Antonio Lari, nasce a Massa Marittima (Grosseto) nel 1966. Fin da piccolo dimostra un certo interesse per quelle che sono le “professioni televisive”. Mira a poter diventare un operatore di ripresa in Rai, cosa questa che rimarrà per sempre un sogno
nel cassetto. Dal 1980 al 1987 entra a far parte dell’emittente radiofonica privata, facendo lo speaker, a Radio Diffusione Follonica. Entra poi nel mondo del lavoro dove verrà impiegato in ben altra realtà. La passione per il Broadcasting non viene mai meno, anzi grazie a internet, nonché all’assidua presenza presso le Biblioteche Rai di Torino e Roma riesce a recuperare un patrimonio archivistico di circa 15.000 file tra foto, immagini, testi, pubblicazioni storiche e per poter rimanere nell’ambiente Tv si mette a scrivere diversi testi, oggi presenti sempre nelle biblioteche Rai, nonché in diverse scuole di Cinema e Tv.. Questo resta altresì un modo per mantenere vivo il suo interesse e far si che una certa memoria televisiva non vada persa. Inserito nei Centri di Produzione, grazie a molti amici professionisti, mantiene i contatti con tecnici, maestranze, registi e direttori di produzione che gli danno la possibilità di sbirciare dietro le quinte dei programmi tv. La passione si rafforza quando nella sua collezione privata si arricchisce di macchine da presa e telecamere portatili…compresa una da studio che hanno fatto la storia della Rai. (attrezzature
trovate in giro per l’Europa e che erano destinate alla distruzione). Ultimamente ha collaborato con l’amica Tiziana Ribichesu per la ricerca delle immagini relative al libro “Onde e Cavalli Vapore” (Rai Libri), relativo all’evoluzione del parco automezzi della Rai. In questi ultimi anni ha creato, inoltre, il gruppo Facebook dedicato al “Centro di Produzione TV di via Teulada” che consta di circa diecimila iscritti molti dei quali dipendenti o ex ormai Rai Seniors.
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