Libri, In viaggio alla scoperta dell’Albania

1 Novembre 2026

Libri, In viaggio alla scoperta dell’Albania

di Mimmo Nunnari

Nell’Albania dell’esodo epocale (malgrado le attuali tensioni) è tempo di ritorni a casa

Nonostante la situazione dell’Albania di questi ultimi tempi sia caratterizzata da tensioni politiche e proteste antigovernative – come in tanti altri paesi europei d’altronde – la metamorfosi (positiva) di questo paese non può essere ignorata. Per  spiegarla si può partire con un esempio: col cambiamento del quartiere Blloku di Tirana, passato dai silenzi inquietanti dell’epoca in cui ospitava le residenze della nomenclatura comunista, alla musica assordante dell’odierna movida.

Questa trasformazione radicale  spiega, meglio di ogni altra analisi sociologica, com’è mutata l’Albania in pochi decenni. Ricordiamo ancora il tempo triste di un popolo affamato di pane e libertà che sbarcava sulle coste pugliesi e osserviamo che oggi, fortunatamente, quelle coste albanesi da cui si partiva come nell’esodo biblico, sono diventate il fiore all’occhiello di una destinazione ambita, sempre più visitata dai turisti internazionali, compresi gli italiani. C’è, ormai, un controesodo sul Canale di Otranto, questa volta in direzione Albania. Uscita definitivamente dall’isolamento imposto dal regime comunista, l’Albania e’ oggi un paese  aperto a tutto e a tutti.

Il racconto di questa nuova realtà positiva lo troviamo in un volume scritto a più mani :“Albania” (Iperborea, collana “The Passenger”, pagine 191, euro 22). C’è, nel racconto a più voci, un’intervista bella del giornalista Christian Elia a Lea Ypi, filosofa e scrittrice, in cui si parla dell’Albania che dopo il tempo dell’isolamento ha abbracciato il capitalismo in maniera totalizzante e c’è, in altri reportage, l’Albania in crescita che abbraccia ogni tipo di turismo: da quello sostenibile a quello di massa, passando, anche, purtroppo, per discutibili progetti di privatizzazioni di isole dove si costruiscono resort di lusso. E c’è l’Albania politica, con il suo leader Edi Rama, premier in origine socialista che non ha però problemi a flirtare con la destra populista occidentale e stringere alleanze con paesi di stampo antidemocratico: dalla Turchia alle monarchie arabe del Golfo e Israele. Queste aperture di Rama, tuttavia, vengono lette come forme di equilibrismo politico e pragmatismo economico di un paese piccolo, che non vuole lasciarsi sfuggire alcuna occasione, e che ha come valore di prima e di oggi una grande tradizione di ospitalità e una vocazione alla tolleranza religiosa, merce rara nei Balcani.

Era la chiusura ermetica, voluta da Enver Hoxha, a essere innaturale, e in quel periodo storico decenni di polizia segreta di stampo stalinista hanno minato la fiducia nell’altro e nelle istituzioni. Fortunatamente, oggi, nel bene e nel male, l’Albania sta cambiando, veloce, guadagnandosi una nuova centralità a livello internazionale. Il primo problema della nuova Albania, che un po’ macchia il fiorire della nuova vita, è la mafia. La malavita albanese, cresciuta a imitazione di quella italiana, ha scalato i vertici mondiali, soprattutto nel traffico di droga. Al suo interno, diversamente però dalla mafia italiana, operano tante pedine che più che per un’affiliazione, o una mentalità criminale, si ritrovano nel business mafioso per un calcolo razionale; una scelta consapevole, che magari, si spera, riguarda solo una fase della loro vita, non essendoci tradizioni radicate alle spalle.

Molti, nel paese delle aquile, sperano si tratti di un male passeggero e che alla fine possa vincere un altro mondo, che pulsa: il mondo imprenditoriale, degli agricoltori, dei giovani professionisti che camminano in direzione diversa e che è già realtà interessante e con prospettive positive di crescita.