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	<title>RaiSenior | </title>
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		<title>Giampiero Gamaleri: &#8220;I primi 15 anni di Nuova Armonia e Rai Senior&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gamaleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di RAI Senior? A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per...]]></description>
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<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di <strong>RAI Senior?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per mestiere e un pò per via di una passione malata che mi porto dentro rispetto al passato, ma questa volta è stato il caso a portarmi sulle tracce di una cerimonia che <strong>RAI Senior </strong>ha celebrato in maniera solenne nella <strong>Sala degli Arazzi di Viale Mazzini in RAI ben dieci anni fa</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"><strong>Era il 12 Maggio del 2017,</strong> e questo è l&#8217;intervento ufficiale del prof. <strong>Giampiero Gamaleri, </strong>relatore ufficiale quel giorno.(pn).</p>



<h2 class="wp-block-heading">di Giampiero Gamaleri</h2>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Innanzitutto un enorme ringraziamento a chi ha reso possibile questa iniziativa. Era il sogno di <em>Nuova Armonia</em>: senza questo gruppo non saremmo qui, non dedicheremmo il nostro tempo a qualcosa che ancora ci appassiona. Anche il materiale che abbiamo visto – come l’intervista ai compagni di lavoro – è un patrimonio enorme: se Casella volesse proporlo sul libero mercato, avrebbe un valore straordinario. È il frutto di questo lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei però fare un paragone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Qualche anno fa – io sono di Milano, poi a 25 anni sono andato a Roma e non sono più tornato – ebbi la sciagurata idea di organizzare un incontro con i compagni della terza liceo. Ci andai con entusiasmo e ne uscii distrutto. Il tempo è inesorabile: bisogna chiedersi chi è chi, qualcuno non c’è più, ognuno ha fatto la propria strada. È un ritrovarsi tra reminiscenze.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Entrando qui oggi, pur non conoscendo tutti, non ho avuto quella sensazione. E se non la si prova, significa che si entra in un corpo vivente, non in una memoria museale. Calaiò lo ha detto benissimo: distinguiamo tra nostalgia e memoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La nostalgia è dolce, talvolta ci si può crogiolare. La memoria è radice. E la radice è seme: genera rami, foglie, produce ancora. È viva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Allora faccio una provocazione. Si dice: la Rai ha una politica inclusiva verso chi ha lavorato e ora non lavora più? Io rovescio la domanda: siamo noi disponibili a includere la Rai?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sto scherzando. La Rai può anche fare a meno di noi, ma non può fare a meno della nostra dimensione: la dimensione di chi guarda con maggiore distacco. Io ho attraversato molte “porte girevoli”, sono uscito e rientrato più volte. Ho sempre avuto l’impressione che la Rai corra il rischio di diventare un corpo separato. Non del tutto, certo: basti pensare all’informazione e all’attualità. Ma c’è sempre il rischio che chi detiene il bastone del comando decida cosa mostrare e cosa no, senza ascoltare abbastanza chi è fuori o chi è stato dentro e ha ancora qualcosa da dire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Consentitemi una parentesi. Per motivi professionali leggo ogni settimana le omelie di <strong>Papa Francesco</strong> a Santa Marta, pubblicate anche su Radio Vaticana. In una recente omelia ha ricordato che ciascuno di noi ha qualcosa di originale e creativo da dire fino all’ultimo momento della vita. Questo non può essere ignorato, tanto meno da chi ha condiviso con noi un’esperienza fondamentale come quella professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcune università hanno creato il corpo degli <em>alumni</em>: ex studenti che, pur avendo trascorso solo pochi anni nell’ateneo, continuano a rappresentare una risorsa. La Rai non può permettersi di non avere i propri “alumni”. E li ha, per di più su base volontaria e gratuita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Su questo dissento un poco da Moscati: perché ciò avvenga dobbiamo essere noi a farci valere. Farci valere significa lavorare con professionalità, come fanno Rai Senior, <em>Nuova Armonia</em>, Compagnia Bella. Essere interlocutori di cui non si possa fare a meno, non per pretesa ma per qualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La “lagna” in Rai c’è sempre stata, da quando la conosco. Ma è importante che ci sia un incalzare dall’esterno: non solo quello istituzionale dei politici o delle commissioni parlamentari, ma quello della società civile e professionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riprendo ancora <strong>Papa Francesco</strong>: la confessione non è solo lasciare i panni sporchi in lavanderia, è rilancio sul futuro. Vale per le persone e vale per i gruppi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’ultima considerazione. Ho avuto la fortuna di incontrare molti protagonisti. Spesso quelli che hanno detto le cose più profonde erano persone non pienamente integrate nel cosiddetto “partito Rai”. Penso a figure come <strong>Giuseppe Bertè</strong>, che fu direttore generale e tra i fondatori della Terza Rete nel 1979, uomo di grande discrezione, o a studiosi come <strong>Gianfranco Bettetini</strong>, che ci ha lasciato riflessioni importanti sulla Rai pedagogica. Davanti a figure come il maestro <strong>Alberto Manzi</strong> bisogna quasi inginocchiarsi; ma dire che oggi non si possa più fare una televisione educativa sarebbe un errore. Si può, in forme nuove, ma si può.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco il punto: l’inclusività e l’esclusività le giudichiamo anche noi. Se l’azienda compie errori clamorosi di esclusione, prima o poi ne paga il prezzo. Non siamo qui a girare i pollici: siamo qui per farci valere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La soddisfazione più grande – e lo dico senza orgoglio personale – è quando qualcuno ti dice: “Ti ho letto su <em>Nuova Armonia</em>”. È una lettura attenta, doppia, perché nasce da una motivazione diversa rispetto ai grandi organi di informazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie&#8221;.</p>



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