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	<title>RaiSenior | </title>
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		<title>UNICEF, nuovo allarme in difesa dei bambini che usano internet</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/09/03/unicef-nuovo-allarme-in-difesa-dei-bambini-che-usano-internet/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Sep 2026 12:25:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[bambinni su internet]]></category>
		<category><![CDATA[Catherine Russell]]></category>
		<category><![CDATA[Disrupting Harm]]></category>
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		<category><![CDATA[unicef]]></category>
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					<description><![CDATA[L'ultimo rapporto UNICEF rivela una realtà dolorosa. Più di 20 milioni di bambini nei paesi oggetto dello studio sono stati esposti a contenuti sessuali espliciti indesiderati o a forme di sfruttamento online, spesso negli spazi digitali in cui imparano, giocano e interagiscono con gli amici.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>La notizia è da brivido e non può esimerci dal&#8217;ignorarla.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo un nuovo rapporto pubblicato oggi dall’<strong>UNICEF</strong>, si stima che <strong>20 milioni di bambini e adolescenti di età compresa tra i 12 e i 17 anni in 21 paesi– ovvero quasi 1 su 5</strong> – siano stati vittime di almeno una forma di sfruttamento e abuso sessuale facilitato dalla tecnologia nel corso di un solo anno. <strong>Davvero allucinante e vergognoso. Soprattutto allarmante</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> Il Rapporto che si chiama <strong><em>«Through Children&#8217;s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse» (Attraverso gli occhi dei bambini: come le tecnologie digitali favoriscono l’abuso sessuale sui minorenni</em>)</strong> unisce le testimonianze dei bambini con una delle più vaste raccolte di dati di indagine disponibili per mettere in guardia da una tendenza diffusa di abuso e sfruttamento sessuale dei minorenni – sia online che offline – facilitata dalla tecnologia.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/image-2-1024x683.png" alt="" class="wp-image-10626" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/image-2-1024x683.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/image-2-300x200.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/image-2-768x512.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/image-2-699x466.png 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/image-2.png 1140w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto -precisa una nota stampa dell&#8217;UNICEF- riunisce i dati emersi da due cicli di ricerca del progetto “Disrupting Harm” condotti in <strong>21 paesi</strong>. La prima fase, con dati raccolti principalmente nel periodo 2020–2021, ha riguardato Cambogia, Etiopia, Indonesia, Kenya, Malesia, Mozambico, Namibia, Filippine, Tanzania, Thailandia, Uganda e Vietnam. La seconda fase, nel periodo 2024–2025, ha esteso la ricerca ad Armenia, Brasile, Colombia, Repubblica Dominicana, Messico, Montenegro, Macedonia del Nord, Pakistan e Serbia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I dati generali sono allarmanti. Il rapporto stima che oltre <strong>15 milioni di bambini</strong> siano stati esposti a contenuti sessuali indesiderati, che a <strong>9 milioni</strong> sia stato chiesto di partecipare a conversazioni a sfondo sessuale o di condividere immagini sessuali contro la loro volontà e che <strong>4 milioni di bambini</strong> abbiano visto diffuse <strong>immagini sessuali che li ritraevano senza il loro consenso</strong>. Tuttavia, <strong>la reale portata del fenomeno è probabilmente molto più ampia </strong>a causa della mancata segnalazione da parte dei bambini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il rapporto -precisa una nota ufficiale dell&#8217;UNICEF- rivela una realtà dolorosa. Più di <strong>20 milioni di bambini </strong>nei paesi oggetto dello studio sono stati esposti a contenuti sessuali espliciti indesiderati o a forme di sfruttamento online, spesso negli spazi digitali in cui imparano, giocano e interagiscono con gli amici» dice <strong>Catherine Russell, Direttrice generale dell’UNICEF</strong> «Queste esperienze causano un profondo disagio emotivo e psicologico. Molti bambini soffrono in silenzio, senza sapere a chi rivolgersi per chiedere aiuto. <strong>Non possiamo distogliere lo sguardo»</strong>.Per “sfruttamento e abuso sessuale dei minorenni facilitati dalla tecnologia”- ricordiamo-  si intendono le modalità con cui le tecnologie e le piattaforme digitali vengono utilizzate per consentire o amplificare l’abuso e lo sfruttamento sessuale dei minorenni, sia in contesti online che di persona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo i risultati, <strong>quasi il 60% dei casi si è verificato su piattaforme di social media quali Facebook, Instagram, Snapchat, TikTok e WhatsApp, mentre il 14% dei casi è avvenuto nei giochi online,</strong> dove le caratteristiche, le funzioni e il design delle piattaforme sono stati utilizzati per sfruttare la fiducia degli utenti, come sottolinea il rapporto. In <strong>Montenegro</strong>, oltre l’80% dei casi segnalati ha coinvolto piattaforme di social media, mentre in <strong>Colombia</strong> queste erano collegate a più della metà dei casi.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nei paesi oggetto dell’indagine, il 57% dei casi ha coinvolto una persona che il minorenne già conosceva</strong>, tra cui coetanei, partner sentimentali, amici e familiari, mettendo in discussione l’idea che gli abusi online siano perpetrati principalmente da estranei. Allo stesso tempo, <strong>il 38% dei minori ha incontrato per la prima volta l’autore dell’abuso online,</strong> con prove che dimostrano come gli abusi siano facilitati, ad esempio, da account falsi e dalle funzionalità di messaggistica privata. La ricerca è stata condotta dall’UNICEF nell’ambito del progetto <strong>“Disrupting Harm”</strong>, realizzato congiuntamente <strong>dall’UNICEF, da ECPAT International e dall’INTERPOL.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lo sfruttamento e gli abusi sessuali facilitati dalla tecnologia possono avere un impatto profondo sul benessere emotivo dei bambini, sul loro senso di sicurezza e sulla fiducia che ripongono negli altri.</strong> Le esperienze descritte dai bambini durante le interviste condotte nell’ambito della ricerca si sono spesso concentrate su paura, vergogna, confusione e isolamento, con molti di loro che faticavano a comprendere cosa fosse successo o dove cercare aiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Non sapevo come reagire&#8230; mi sentivo un po’ sotto shock», ha raccontato <strong>una giovane donna della Repubblica Dominicana</strong>, dopo che, all’età di 14 anni, alcune sue immagini private erano state diffuse senza il suo consenso. <strong>Un’altra partecipante alla ricerca</strong>, riflettendo su un’esperienza simile, ha affermato di essersi sentita «la persona più sfruttata, la più sporca, la peggiore».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo l’analisi, <strong>i bambini vittime di sfruttamento facilitato dalla tecnologia erano quattro volte più inclini a riferire pensieri o comportamenti suicidi e autolesionismo</strong>, e riportavano livelli significativamente più elevati di ansia. In <strong>Messico o in Macedonia del Nord</strong>, ad esempio, il rischio di pensieri o comportamenti suicidi era più di otto volte superiore tra i bambini che avevano subìto abusi, mentre in <strong>Pakistan</strong> il rischio di autolesionismo era oltre sette volte superiore.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oltre il 40% dei casi di abusi facilitati dalla tecnologia non è mai stato condiviso con nessuno, mentre meno dell’1% è stato segnalato alle autorità, quali la polizia, gli assistenti sociali o le linee di assistenza.</strong> A livello globale, il motivo più comune per cui i bambini sono rimasti in silenzio è stato il non sapere a chi rivolgersi o a chi raccontarlo. In alcuni paesi oggetto dell’indagine, i tassi di mancata segnalazione erano ancora più elevati, tra cui l’<strong>Armenia</strong>, dove più della metà dei casi non è mai stata condivisa con nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>I risultati del Rapporto UNICEF &#8211; dice <strong>Catherine Russell, Direttrice generale dell’UNICEF</strong> &#8211; evidenziano l’urgente necessità di un intervento da parte dei Governi, delle aziende tecnologiche e delle altre parti interessate per proteggere meglio i bambini nell’era digitale. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non solo questo, va anche precsato -sottolinea la nota UNICEF- che il rapporto <em>Through Children&#8217;s Eyes: How Digital Technologies Enable Child Sexual Abuse</em> si basa su indagini rappresentative a livello nazionale condotte su circa <strong>21.000 bambini e bambine di età compresa tra i 12 e i 17 anni che utilizzano Internet in 21 paesi</strong>, oltre che su interviste approfondite a 100 giovani che hanno subito abusi durante l’infanzia. Poiché il campione dell’indagine comprende solo bambini che utilizzano solo Internet, <strong>i risultati sono rappresentativi dei bambini che utilizzano Internet piuttosto che di tutti i bambini, in particolare nei paesi con una minore connettività a Internet.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">I<strong>l rapporto chiede un intervento urgente per:</strong></h2>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Rendere</strong> le piattaforme digitali più sicure fin dalla progettazione, con maggiori tutele della privacy per i minorenni, restrizioni sui contatti non richiesti da parte di adulti, sistemi di riferimento più sicuri e un miglioramento dei meccanismi di individuazione e segnalazione degli abusi.</li>



<li><strong>Rafforzare</strong> le leggi, la regolamentazione e la responsabilità, garantendo che i Governi dispongano degli strumenti e delle misure di applicazione necessarie per affrontare le forme di abuso in continua evoluzione, tra cui l’estorsione sessuale e il materiale pedopornografico generato dall’intelligenza artificiale.</li>



<li><strong>Creare</strong> sistemi di segnalazione e di sostegno di cui i minorenni possano fidarsi, compresi investimenti nella protezione dell’infanzia, nella sanità, nella giustizia e nei servizi sociali.</li>



<li><strong>Spostare</strong> l’onere della protezione dai bambini, assicurando che le famiglie, le scuole e le comunità reagiscano alle segnalazioni offrendo sostegno e aiutino i bambini a cercare assistenza in modo sicuro.</li>



<li><strong>Ridurre</strong> le vulnerabilità economiche di cui approfittano gli autori di abusi, rafforzando il sostegno alle famiglie e ampliando le opportunità di istruzione e occupazione per bambini e giovani.</li>



<li><strong>Affrontare</strong> le norme sociali e di genere che normalizzano la sessualizzazione delle ragazze e stigmatizzano le sopravvissute alla violenza sessuale.</li>
</ul>



<p class="wp-block-paragraph">«Tutti noi, compresi i Governi e le aziende tecnologiche, conclude <strong><strong>Catherine Russell,</strong></strong> dobbiamo fare di più per proteggere i bambini online»<strong>.   </strong>(<strong>Pino Nano</strong>)</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>###</strong><strong>Link al rapporto qui:</strong> <a href="https://www.unicef.org/innocenti/reports/through-childrens-eyes">https://www.unicef.org/innocenti/reports/through-childrens-eyes</a></p>
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