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	<title>RaiSenior | </title>
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	<description>Da oltre 73 anni Raisenior è con te!</description>
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	<title>RaiSenior | </title>
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	<item>
		<title>ADDIO A EDGAR MORIN, IL GURU DELLA SOCIOLOGIA. &#8220;50 ANNI FA “LEGGEVA” LA SOCIETA’ D’OGGI&#8221;.</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/06/02/addio-a-edgar-morin-il-guru-della-sociologia-50-anni-fa-leggeva-la-societa-doggi/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Gianpiero  Gamaleri , ordinario di Sociologia della comunicazione e già consigliere di amministrazione della Rai]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Jun 2026 19:41:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[GIAMPIERO GAMALERI]]></category>
		<category><![CDATA[news-homepage]]></category>
		<category><![CDATA[pino nano]]></category>
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					<description><![CDATA[E&#8217; morto venerdì scorso all&#8217;età di 104 anni Edgar Morin filosofo e socilogo francese noto soprattutto per l&#8217;approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un&#8217;ampia gamma di argomenti, fra cui l&#8217; epistemiologia. Durante la sua carriera accademica ha lavorato principalmente presso l&#8217;École des hautes études en sciences...]]></description>
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<p><strong>E&#8217; morto venerdì scorso all&#8217;età di 104 anni Edgar Morin filosofo e socilogo francese noto soprattutto per l&#8217;approccio transdisciplinare con il quale ha trattato un&#8217;ampia gamma di argomenti, fra cui l&#8217; epistemiologia. </strong></p>



<p>Durante la sua carriera accademica ha lavorato principalmente presso l&#8217;<a href="https://it.wikipedia.org/wiki/%C3%89cole_des_hautes_%C3%A9tudes_en_sciences_sociales">École des hautes études en sciences sociales</a> (EHESS) e il <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Centre_national_de_la_recherche_scientifique">Centre national de la recherche scientifique</a> (CNRS). Particolare attenzione hanno ricevuto le sue ricerche sulla complessità e il cosiddetto &#8220;pensiero complesso&#8221;. Nel 2019 Papa Francesco lo aveva ricevuto in udienza. Nel 2021, in un&#8217;intervista ai media vaticani, sottolineava l&#8217;importanza di prendere &#8220;coscienza della comunanza di destino di tutti gli esseri umani nell’epoca della globalizzazione, ossia dei pericoli nucleari, dei pericoli della follia fanatica, del pericolo del dominio del profitto&#8221;.Parliamo qui di uno dei grandi testimoni del nostro tempo e che il Prof. Giampieri Gamaleri, da sempre amico di RAI Senior, anni fa ha avuto occasione di incontrare e intervistare. Una intervista che a distanza di tempo rimane attualissima e che noi vi proponiamo perchè è la maniera forse più bella e ideale pe ricordare uno dei padri della sociologia moderna. (<strong>Pino Nano</strong>)</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-2-1024x683.png" alt="" class="wp-image-9434" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-2-1024x683.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-2-300x200.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-2-768x512.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-2-700x467.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-2.png 1200w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Il Padre della Sociologia francesce Edgar Morin</strong></figcaption></figure>



<h2 class="wp-block-heading">Gianpiero Gamaleri incontra Edgar Morin</h2>



<p><strong>E’ stata una circostanza fortunata quello che mi ha portato a incontrare Edgar Morin per uno scambio di idee sugli effetti della comunicazione  nei confronti della società in un incontro che avvenne addirittura più di 50 anni fa ma che ci permette tutt’oggi di cogliere le radici del suo pensiero.  Eravamo nell&#8217;ottobre del 1970 a un convegno promosso a Milano dall&#8217;Istituto Gemelli in tema di comunicazione sociale. Tema fondamentale del nostro dialogo fu l&#8217;influenza dei media nella percezione del tempo e in particolare del passato, del presente e del futuro. Certo allora Internet balbettava, i “social” non esistevano ancora e l’intelligenza artificiale era un sogno fantascientifico. Però Morin era già profondamente immerso dentro questa trasformazione. Questa intervista è stata pubblicata su “Il Popolo” e ripresa sulla rivista Quaderni di sociologia dell’educazione, n. 22, dicembre 1971, edita dal MIUR. Colpisce, nelle sue parole la sua capacità fin d’allora di cogliere la complessità della situazione  attuale. Visti fin  da allora, ci si  chiede: i media, nella loro grande potenzialità, sono stati una promessa mantenuta o  una  promessa mancata?</strong></p>



<p><strong>Quando si parla di mass media, la parola chiave è “contemporaneismo” cioè il rischio di uno schiacciamento sul presente che essi operano sulla nostra psicologia e sulla nostra percezione del mondo.</strong></p>



<p>“Ci troviamo nel cuore di una civiltà contemporanei sta, una civiltà in cui la presenza del passato e il peso della tradizione sono indeboliti, una civiltà in cui anche il senso del futuro è meno accentuato perché si vuole vivere e gioire della vita presente e se si pensa troppo al futuro si pensa al declino, si pensa alla morte. Mi capisce? La nostra è una civiltà molto “contemporaneista”. Ora, la radio, la televisione sono fondati sull&#8217;istante. Non soltanto sull&#8217;istante delle informazioni ma sulle attualità anche le più indirette possibili. Si tratta di mettere in sincronia il telespettatore con l&#8217;avvenimento che ha luogo qua o là nel mondo. C&#8217;è una coincidenza tra questa civiltà fondata sul presente ed i media che esaltano l&#8217;istante. Tuttavia penso che oggi le cose siano leggermente cambiate. In che senso, lei mi chiederà? Innanzitutto perché la nostra società, nella misura in cui ha un&#8217;economia estremamente complessa è obbligata a pensare all’avvenire È evidente che oggi qualsiasi industria di qualsiasi branca economica deve studiare la prospettiva con qualche anno di anticipo per poter formulare i suoi progetti rispetto alla vecchia economia statica che era funzione della sussistenza delle risorse stagionali, del nutrimento da assicurare. Oggi si sono sostituiti il marketing e la produttività. Insomma c’è lo scorrimento di una prospettiva per cui si guarda un po&#8217; più in avanti. Inoltre sta avanzando una crisi del presente: la nostra società si rende conto che non è soddisfacente vivere solo al presente perché il presente è superficiale e c&#8217;è qualcosa di più profondo che viene sia dal passato che dal futuro. Ora io cerco di trovare un legame con tutto il continuum umano, con il passato e con il futuro. Ora i mass media hanno cessato di essere solo lo strumento meravigliosamente adattato ad una situazione presente, diventano qualcosa di più complesso. In questo senso non si può più parlare e insistere soltanto su ciò che ha un carattere immediato per quanto riguarda la radio e la televisione”.</p>



<p><strong>In questa chiave il progredire degli studi sulla comunicazione ci aiutano ad avere una visione più ampia del cambiamento?</strong></p>



<p>“Non siamo che all&#8217;inizio di una conoscenza scientifica delle comunicazioni di massa e dei problemi posti dalla cultura di massa su tali temi. Noi promuoviamo una semplice esplorazione ma non ancora una conoscenza sufficientemente approfondita, tale che consenta di ricavarne soluzioni pratiche. D&#8217;altra parte la scelta pratica non scende meccanicamente dalla conoscenza scientifica. Essa dipende anche dai valori messi in gioco e la stessa nozione di maturazione dei popoli per quanto estremamente valorizzata vuol significare cose molto differenti. L&#8217;analogia tra popolazione da far mutare e bambini da educare è un&#8217;analogia che non può essere spinta troppo lontano. La mia risposta alla sua domanda è una risposta in certo modo di prudenza. Oggi dobbiamo soprattutto eliminare certe risposte automatiche ma non possiamo risolvere la questione”.</p>



<p><strong>Per camminare in questa direzione può aiutarci un uso didattico dei media?</strong></p>



<p>“In effetti i media hanno un&#8217;utilizzazione didattica: la radio, la TV, il film sono stati usati per l&#8217;insegnamento così come è stato utilizzato il libro. La differenza sta solo dal fatto che singoli media sono stati intesi prevalentemente come canali informativi o spettacolari nella società occidentale mentre nelle società africane ad esempio essi giocano un ruolo di primo piano nel campo educativo. Questo ruolo didattico certamente sarà potenziato dalla messa in orbita dei satelliti geostazionari che permetteranno di innaffiare davvero enormi territori. Così i media nella loro estensione diventano uno strumento didattico, uno strumento di comunicazione sociale, uno strumento di creazione artistica, uno strumento dell&#8217;immaginario collettivo dell&#8217;epoca attuale senz&#8217;altro polivalente”.</p>



<p><strong>Uno strumento collettivo ma anche capillare. Ma cattura solo l’individuo o promuove anche lo sviluppo della persona?</strong></p>



<p>“Lei ha ragione quando distingue tra individualizzazione e personalizzazione. Voglio dire che mi sembra chiaro che ad esempio le videocassette permettono di rendere individuali tutta una serie di messaggi. La televisione stessa resta collettiva malgrado la sua apparenza di individualizzazione attorno ad un focolare domestico e la videocassetta permette di individualizzare il messaggio e si potranno avere degli archivi come se si trattasse di libri. D’accordo, arriviamo allo stesso problema di individualizzazione posta da una biblioteca: vi sono libri per l&#8217;apprendimento, altri di svago, altri di letteratura e così via. Noi non sappiamo in quale misura l&#8217;individualizzazione del messaggio permetterà una personalizzazione. cioè l&#8217;interpretazione vera della personalità. Si tratta di due fenomeni in linea di principio legati perché l&#8217;individualizzazione permette la personalizzazione. Ma la personalizzazione non discende meccanicamente dagli individualizzazione ed è vero che su questo problema occorre riflettere attentamente”.</p>



<p><strong>Lei ha parlato prima di una funzione polivalente, plastica dei media. Può sviluppare questo concetto?</strong></p>



<p>“Dico spesso che i media sono evidentemente plastici perché essi possono adattarsi alla civiltà del presente in funzione del loro carattere attuale ma potrebbero adattarsi pure ad una civiltà che si sviluppasse fuori dal presente. Giacché permetterebbero attraverso l&#8217;immaginario di superare il presente alimentando utopie,  progetti non soltanto di fantascienza. Abbiamo a che fare, io credo, con un tipo di strumento polivalente che può veramente aprirsi oggi a qualsiasi prospettiva.   Non credo che per un tipo di specificità interna essi si riferiscano solo al presente: i media si interessano a tutto e sono, come lei capisce, il sistema nervoso di un organismo che apparentemente percepisce il presente con le sue sensazioni e reazioni, ma sono anche in realtà il magazzino dei ricordi e immagini dell&#8217;avvenire. Bene, io penso che con i media si può fare ogni cosa. Il tema è appassionante, anche perché non si possono concepire solo quali essi sono oggi ma come qualcosa che si adatta meravigliosamente ad ogni nuovo tipo di invenzione e prospettiva di creazione e di realizzazione”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-3-1024x576.png" alt="" class="wp-image-9436" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-3-1024x576.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-3-300x169.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-3-768x432.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-3-700x394.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-3-539x303.png 539w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/image-3.png 1280w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>


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<figure class="aligncenter size-large"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1786-768x1024.jpg" alt="" class="wp-image-9435" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1786-768x1024.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1786-225x300.jpg 225w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1786-1152x1536.jpg 1152w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1786-600x800.jpg 600w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1786-700x933.jpg 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_1786-rotated.jpg 1158w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /><figcaption class="wp-element-caption">Il Prof,.Giampiero Gamaleri già Consiglie<strong>re d&#8217;Amministrazione della RAI e da sempre molto vicino al mondo dei Seniores RAI</strong></figcaption></figure>
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			</item>
		<item>
		<title>2 GIUGNO 1946, LA SCELTA TRA MONARCHIA E REPUBBLICA</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/04/10/2-giugno-1946-la-scelta-tra-monarchia-e-repubblica/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gamaleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Apr 2026 19:30:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[antonio calajò]]></category>
		<category><![CDATA[crriere della sera]]></category>
		<category><![CDATA[GIAMPIERO GAMALERI]]></category>
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		<category><![CDATA[referendum repubblica monarchia]]></category>
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					<description><![CDATA[UN REFERENDUM CHE HA UNITO GLI ITALIANI, Mentre oggi rischiamo di uscirne a pezzi E’ un&#8217;iniziativa veramente apprezzabile quella del Corriere della Sera di ristampare le pagine storiche dei suoi 150 anni di vita. Ciò può rimanere una semplice curiosità ma, a ben vedere, costituisce...]]></description>
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<p><strong>UN REFERENDUM CHE HA UNITO GLI ITALIANI</strong>, <strong>Mentre oggi rischiamo di uscirne a pezzi</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="320" height="427" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image.jpeg" alt="" class="wp-image-8695" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image.jpeg 320w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-225x300.jpeg 225w" sizes="auto, (max-width: 320px) 100vw, 320px" /></figure>



<p><strong>E’ un&#8217;iniziativa veramente apprezzabile quella del Corriere della Sera di ristampare le pagine storiche dei suoi 150 anni di vita. </strong></p>



<p>Ciò può rimanere una semplice curiosità ma, a ben vedere, costituisce una formidabile lezione di storia. Una storia costruita sui fatti piuttosto che sulle opinioni. I libri di storia riflettono infatti inevitabilmente il punto di vista dei loro autori pur nel rispetto degli avvenimenti.  Percorrendo invece le pagine del Corriere ricostruiamo una storia che è tutta composta dai fatti vissuti allora dai nostri padri. E quando anche si tratta di opinioni &#8211; per esempio nel caso degli editoriali &#8211; sono anche quelle opinioni importanti perché riferite al momento in cui sono state scritte e non all&#8217;interpretazione postuma di oggi.</p>



<p>L’impressione complessiva che se ne ricava è che l’Italia sia uscita da quella esperienza più unita, più tollerante, più collaborativa. L’esatto opposto rispetto a quello che stiamo vivendo in questo nostro momento di consultazione referendaria su un tema rispettabile ma di ben minore portata.</p>



<p>Leggiamo oggi ad esempio la prima pagina del Corriere di giovedì 6 giugno 1946 all&#8217;indomani del referendum istituzionale decisivo per il nostro Paese, quello per la scelta tra repubblica e monarchia.  </p>



<p><strong>Già eloquente è il titolo dell’ editoriale, “Tregua nazionale”.</strong> Non a caso esso è firmato, anzi semplicemente siglato, dal direttore del Corriere dell&#8217;epoca cioè Mario Borsa, giornalista antifascista che guidò il giornale su indicazione del Comitato di Liberazione Nazionale dal 25 aprile 1945 fino all’agosto 1946.</p>



<p>Ma se guardiamo più da vicino i contenuti di quella pagina, il primo che spicca immediatamente è la tabella coi risultati del referendum in base ai quali la Repubblica ottenne 12 milioni e 720.000 voti contro i 10 milioni e 700 mila per la Monarchia, con la famosa differenza di due milioni di suffragi.&nbsp; Ma se si vanno a vedere più da vicino queste cifre spicca subito il quadro di un Italia anche allora spaccata nettamente in due. A una Lombardia che dà 2 milioni 270.000 voti alla repubblica e un milione in meno alla monarchia corrisponde una Campania che fa prevalere la monarchia per un milione e quattrocento mila voti contro soli 435.000 per la repubblica. A sua volta l&#8217;Emilia dà più di un milione e mezzo di voti alla repubblica e meno di mezzo milione alla monarchia mentre la Sicilia al milione 300 mila voti della monarchia fa corrispondere i settecentomila della repubblica.&nbsp; Solo il Lazio sta nel mezzo con soli 50.000 voti a favore della monarchia.&nbsp; Ma la cosa sorprendente è che, malgrado questa questo vero e proprio solco Nord-Sud, il paese si manifestava unito, tollerante, proiettato verso il futuro.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="533" height="711" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-1.jpeg" alt="" class="wp-image-8697" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-1.jpeg 533w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-1-225x300.jpeg 225w" sizes="auto, (max-width: 533px) 100vw, 533px" /></figure>



<p>Anche il pezzo di cronaca intitolato “La grande giornata a Roma” è rivelatore di un clima estremamente disteso. Giuseppe Romita piemontese di Tortona, che era il Ministro dell&#8217;Interno, responsabile della regolarità della consultazione, rilasciava una breve dichiarazione ai giornalisti in cui elogiava la magnifica prova di maturità data dal popolo italiano nelle elezioni &#8211; a cui parteciparono per la prima volta le donne &#8211; e la necessità di mettersi al lavoro per “risolvere sopra un piano nazionale i gravi problemi della ricostruzione tra i quali preminente è la cosiddetta questione meridionale, mediante un piano che valorizzi adeguatamente tutte le possibilità delle due zone”.</p>



<p>A sua volta De Gasperi dopo avere detto che il compito della Corte di cassazione per l&#8217;accertamento ufficiale dei risultati sarebbe stato relativamente facile, dato che lo scarto chiaro di voti tra repubblica e monarchia evitava ogni possibilità di contestazione sui risultati, aggiungeva che il Consiglio di gabinetto &#8211; praticamente il Consiglio dei ministri di allora – “ha avuto lo scopo di rivolgere a tutti i partiti un appello a differire ogni manifestazione a dopo la proclamazione ufficiale del referendum”. Dopo di che avverrà il trapasso dei poteri che “racchiude il significato di un atto di pacificatore che &#8211; ha aggiunto del Gasperi &#8211; ritengo contribuisca alla realtà del nuovo Stato che sorge: tutti devono contribuirvi dimenticando ogni dissenso affiorato nel passato. Questo sforzo concorde rappresenterà il risultato del metodo democratico e si dimostrerà che siamo riuniti ad applicarlo”.</p>



<p>Ma non è solo la politica a parlare ma anche la cronaca. Si era infatti sparsa la voce, fatta circolare a Roma nel pomeriggio, secondo la quale il re avrebbe attentato alla propria vita. Era, si direbbe oggi, una fake news. La notizia viene subito smentita essendo tra l’altro contraria al carattere del re così responsabile e sereno.</p>



<p>E questa si accompagna a un’altra notizia riportata in un titolo che dice che ex Regina moglie di Vittorio Emanuele III e i suoi figli, giunti a Napoli in aereo, si sarebbero probabilmente imbarcati presto sull’incrociatore Duca degli Abruzzi o su di una nave brasiliana. Effettivamente nei giorni successivi la partenza di Umberto II per l&#8217;esilio fu improntata ad un clima di estrema correttezza istituzionale testimoniato tra l&#8217;altro da una foto passata alla storia del suo saluto con la mano mentre entra nella carlinga dell&#8217;aereo che lo porterà in Portogallo.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="250" height="361" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-2.jpeg" alt="" class="wp-image-8696" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-2.jpeg 250w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-2-208x300.jpeg 208w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /></figure>



<p>Un&#8217;altra notizia importante la si ricava dall’articolo intitolato “Chi sarà il Presidente?”. </p>



<p>Un argomento su cui oggi scorrerebbero fiumi d’inchiostro. Il sommario allora recitava: “Si parla di Orlando ma i comunisti preferirebbero Nitti. Anche Bonomi e Sforza candidati”. Oggi sappiamo che la scelta cadde su di un outsider, Enrico De Nicola. Nell&#8217;articolo si leggeva poi che,  sgombrato il terreno dalla questione istituzionale mediante la democratica soluzione del referendum, “i partiti di vera democrazia dalla Democrazia Cristiana al socialista, dal repubblicano storico all&#8217;Unione Democratica Nazionale hanno avuto una netta decisa prevalenza sulle due ali estreme, quella comunista e quella di destra. Né può esserci dubbio che il popolo italiano vuole una repubblica democratica senza sbandamenti né a destra né a sinistra. La lieve differenza che segna la vittoria repubblicana ammonisce che soltanto una repubblica democratica cioè non classista può essere facilmente accettata dalla non trascurabile minoranza”. Già fin da allora di era capito che l’esasperazione dei contrasti non avrebbe fatto fare molti passi in avanti al Paese ferito dalla guerra.</p>



<p>Ma le parole più eloquenti sono state quelle pronunciate dal presidente del consiglio De Gasperi che ha richiamato la situazione in quattro punti. 1.La garanzia offerta dalla magistratura quale organo di controllo dell&#8217;apparato elettorale in tutti i suoi livelli fino ad arrivare alla Corte di Cassazione e al suo procuratore generale. 2.La compartecipazione tra maggioranza e minoranza per una pacificazione del popolo e l&#8217;accrescimento dell&#8217;energia costruttiva del nostro Paese. 3.Una riunione&nbsp; di tutti i rappresentanti dei partiti attorno allo stesso tavolo presidenziale. “Ho avuto la precisa sensazione – aggiunge De Gasperi &#8211; che questa volontà democratica di cooperazione e di distensione è già viva e operante e fa ben sperare che affronteremo con serenità ed energie i gravissimi problemi costituenti e quelli ancora più gravi del lavoro, della finanza e dell&#8217;economia”. 4. Infine l&#8217;appello al rispetto più rigoroso della disciplina e della bandiera quali espressioni di onore e di fedeltà alla continuità della patria. “Abbiamo tutti il fermissimo proposito di mantenerci saldi ed uniti nella solidarietà nazionale per difenderci contro le insidie e le cupidigie che vogliono togliere all’Italia la possibilità di competere di cooperare secondo il genio della sua civiltà al rinnovamento della vita internazionale”.</p>



<p>Che grande lezione di storia in una sola pagina di giornale!</p>



<p><strong>Prof. Giampiero Gamaleri</strong></p>



<p><strong><em>Sociologo della comunicazione ed ex consigliere di amministrazione della RAI</em></strong></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Antonio Bruni:&#8221;I primi 15 anni di Nuova Armonia e RAI Senior&#8221;</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/03/02/antonio-brunii-primi-15-anni-di-nuova-armonia-e-rai-senior/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Antonio Bruni]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:53:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di RAI Senior? A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per...]]></description>
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<p class="has-medium-font-size">Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di <strong>RAI Senior?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per mestiere e un pò per via di una passione malata che mi porto dentro rispetto al passato, ma questa volta è stato il caso a portarmi sulle tracce di una cerimonia che <strong>RAI Senior </strong>ha celebrato in maniera solenne nella <strong>Sala degli Arazzi di Viale Mazzini in RAI ben dieci anni fa</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Era il 12 Maggio del 2017,</strong> e questo è l&#8217;intervento ufficiale di <strong>Antonio Bruni</strong> storico Editorialista di Nuova Armonia<strong>, </strong>relatore ufficiale quel giorno. (pn).</p>



<h2 class="wp-block-heading">di Antonio Bruni</h2>



<p>&#8220;Questa è un’occasione molto bella per ripensare alla presenza della nostra rivista. Quando Umberto Casella, che l’ha guidata e la guida con molta discrezione ma con un pugno fermo – soprattutto nei confronti degli editorialisti, per non farli “debordare” – mi disse: «Questo giornale, che prima era meritoriamente anche un bollettino con la sacrosanta funzione di onorare i defunti e ricordare i morti ed è giusto continui a farlo, oltre a dare notizie sulle attività ricreative, deve però diventare un giornale in cui si trovino tutte le occasioni per parlare di Rai», mi fece riflettere.</p>



<p>All’epoca ero responsabile dei festival internazionali: portavo i programmi di qualità della Rai nei concorsi internazionali per affermarla. È stata un’esperienza meravigliosa, non solo perché viaggiavo e conoscevo realtà straniere, ma perché vedevo una televisione che non appariva sui teleschermi, eppure esisteva in produzione: la televisione di qualità.</p>



<p>Mi chiesi allora: perché non ricordare su questo giornale gli elementi della qualità televisiva?</p>



<p>Iniziai così una serie di articoli. Parlai, per esempio, della TV regionale, la Terza Rete quando era davvero regionale: una decisione miope dell’azienda stabilì di chiudere i programmi nel 1987 e lasciare solo i telegiornali, pensando che così si sarebbe eliminata la conflittualità tra informazione e programmazione. «Ammazziamo i programmi così i telegiornali vivono tranquilli». Non fu affatto così: le tensioni aumentarono.</p>



<p>Io ho cominciato a lavorare negli anni Sessanta, nel 1967, nei programmi culturali TV. Recentemente Aldo Grasso ha scritto che allora si faceva solo evasione: non è vero. Si vedeva l’Italia reale. Se guardiamo ciò che è conservato in Teca dagli anni Sessanta, Settanta e fino all’inizio degli Ottanta, vediamo le facce degli italiani, le scuole, l’interno delle case e delle famiglie, le fabbriche, la gente vera.</p>



<p>Oggi, invece, se cerchiamo nella Teca qualcosa della vita reale degli ultimi anni, troviamo poco o nulla: sempre le stesse immagini di repertorio. L’Italia sembra scomparsa. Questo era il punto che volevo sottolineare nei miei articoli, che mi diedero anche una certa soddisfazione.</p>



<p>A un certo punto, però, ho deciso di andare più sul concreto. Cito un episodio, non per togliermi un sassolino dalla scarpa – sono cose passate – ma perché significativo. Nel 2009, proprio in questa sala, durante una grande assemblea del sindacato dei dirigenti con il direttore generale Pier Luigi Celli, ebbi l’onore di essere pubblicamente attaccato da lui senza che nessuno intervenisse: molti avevano paura.</p>



<p>Celli, a mio avviso, nutriva un profondo disprezzo per i dipendenti Rai. Io avevo detto una cosa molto semplice: se negli ultimi dieci o quindici anni la Rai ha cambiato dodici consigli di amministrazione, quindici presidenti, diciassette direttori generali, ed è rimasta comunque prima negli ascolti, nonostante l’instabilità ai vertici, a chi lo dobbiamo? Ai dipendenti Rai, che hanno tenuto in piedi la baracca e mandato in onda programmi di qualità.</p>



<p>Per questo ho pensato che su questa rivista si potesse parlare non solo dei grandi personaggi celebrati altrove, ma anche di figure meno note o non note che si sono distinte in ambiti culturali al di fuori della loro attività aziendale. Avere dipendenti Rai, magari con mansioni modeste, capaci però di esprimersi culturalmente ad alto livello, dimostra la qualità del capitale umano dell’azienda.</p>



<p>Ho iniziato così una galleria di dipendenti Rai autori di libri. Non voglio fare torto a nessuno, ma ricordo, tra gli artisti figurativi, <strong>Enzo Schiuma, Franco Ziliotto, Franco Lubrani, grande fotografo internazionale; tra gli scrittori Melo Freni, Massimo Sani, Franco Matteucci, Luciano Capretti, Almo Paita, Franco Roselli, Enzo Trapanese, Cristiana Ruggeri, Valerio Ochetto, Giancarlo Governi, Valter Preci</strong> e sicuramente molti altri che ora non riesco a citare.</p>



<p><strong>Mi piacerebbe che si realizzasse almeno un catalogo virtuale di tutti i libri pubblicati dai dipendenti Rai nel corso degli anni: una biblioteca reale forse non basterebbe a contenerli, ma un archivio digitale sì.</strong></p>



<p>Umberto, per esempio, ha realizzato due documentari raccogliendo le testimonianze visive di protagonisti Rai – tecnici, montatori, programmisti, giornalisti, direttori.</p>



<p>È un documento storico eccezionale, che arricchirà la Teca Rai, anche perché negli anni del monopolio era severamente proibito autopromuovere i programmi: non si poteva parlarne in onda, e perfino i comunicati stampa erano filtrati dall’ufficio stampa. Oggi ogni programma ha un proprio ufficio stampa e si autopromuove; allora era vietato.</p>



<p>Questa raccolta di testimonianze è dunque preziosa. Ti invito, Umberto, a continuare su questa strada: non è una questione di autocelebrazione della “famiglia Rai”, ma un fatto fondamentale per la storia del Paese e della cultura italiana.</p>



<p>La più grande azienda culturale italiana deve essere raccontata anche attraverso i suoi protagonisti, compresi coloro che, pur in altre mansioni, hanno prodotto cultura.</p>



<p>C’era anche una bella iniziativa – non so se esista ancora – un concorso per libri scritti da dipendenti Rai, “FuoriNarreRai”. Da lì sono emersi scrittori straordinari che svolgevano mansioni amministrative o contabili. Sarebbe importante riprenderla.</p>



<p>Questo significa fare cultura. Significa promuovere il Paese. Credo che Nuova Armonia abbia dato e continui a dare un contributo fondamentale: è l’unica rivista all’interno della Rai. Ma non facciamola diventare un organo ufficiale, altrimenti morirebbe. Meglio la libertà.</p>



<p>Grazie&#8221;.</p>



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		<title>Giampiero Gamaleri: &#8220;I primi 15 anni di Nuova Armonia e Rai Senior&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Giampiero Gamaleri]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Mar 2026 15:49:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di RAI Senior? A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per...]]></description>
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<p class="has-medium-font-size">Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di <strong>RAI Senior?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per mestiere e un pò per via di una passione malata che mi porto dentro rispetto al passato, ma questa volta è stato il caso a portarmi sulle tracce di una cerimonia che <strong>RAI Senior </strong>ha celebrato in maniera solenne nella <strong>Sala degli Arazzi di Viale Mazzini in RAI ben dieci anni fa</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size"><strong>Era il 12 Maggio del 2017,</strong> e questo è l&#8217;intervento ufficiale del prof. <strong>Giampiero Gamaleri, </strong>relatore ufficiale quel giorno.(pn).</p>



<h2 class="wp-block-heading">di Giampiero Gamaleri</h2>



<p>&#8220;Innanzitutto un enorme ringraziamento a chi ha reso possibile questa iniziativa. Era il sogno di <em>Nuova Armonia</em>: senza questo gruppo non saremmo qui, non dedicheremmo il nostro tempo a qualcosa che ancora ci appassiona. Anche il materiale che abbiamo visto – come l’intervista ai compagni di lavoro – è un patrimonio enorme: se Casella volesse proporlo sul libero mercato, avrebbe un valore straordinario. È il frutto di questo lavoro.</p>



<p>Vorrei però fare un paragone.</p>



<p>Qualche anno fa – io sono di Milano, poi a 25 anni sono andato a Roma e non sono più tornato – ebbi la sciagurata idea di organizzare un incontro con i compagni della terza liceo. Ci andai con entusiasmo e ne uscii distrutto. Il tempo è inesorabile: bisogna chiedersi chi è chi, qualcuno non c’è più, ognuno ha fatto la propria strada. È un ritrovarsi tra reminiscenze.</p>



<p>Entrando qui oggi, pur non conoscendo tutti, non ho avuto quella sensazione. E se non la si prova, significa che si entra in un corpo vivente, non in una memoria museale. Calaiò lo ha detto benissimo: distinguiamo tra nostalgia e memoria.</p>



<p>La nostalgia è dolce, talvolta ci si può crogiolare. La memoria è radice. E la radice è seme: genera rami, foglie, produce ancora. È viva.</p>



<p>Allora faccio una provocazione. Si dice: la Rai ha una politica inclusiva verso chi ha lavorato e ora non lavora più? Io rovescio la domanda: siamo noi disponibili a includere la Rai?</p>



<p>Non sto scherzando. La Rai può anche fare a meno di noi, ma non può fare a meno della nostra dimensione: la dimensione di chi guarda con maggiore distacco. Io ho attraversato molte “porte girevoli”, sono uscito e rientrato più volte. Ho sempre avuto l’impressione che la Rai corra il rischio di diventare un corpo separato. Non del tutto, certo: basti pensare all’informazione e all’attualità. Ma c’è sempre il rischio che chi detiene il bastone del comando decida cosa mostrare e cosa no, senza ascoltare abbastanza chi è fuori o chi è stato dentro e ha ancora qualcosa da dire.</p>



<p>Consentitemi una parentesi. Per motivi professionali leggo ogni settimana le omelie di <strong>Papa Francesco</strong> a Santa Marta, pubblicate anche su Radio Vaticana. In una recente omelia ha ricordato che ciascuno di noi ha qualcosa di originale e creativo da dire fino all’ultimo momento della vita. Questo non può essere ignorato, tanto meno da chi ha condiviso con noi un’esperienza fondamentale come quella professionale.</p>



<p>Alcune università hanno creato il corpo degli <em>alumni</em>: ex studenti che, pur avendo trascorso solo pochi anni nell’ateneo, continuano a rappresentare una risorsa. La Rai non può permettersi di non avere i propri “alumni”. E li ha, per di più su base volontaria e gratuita.</p>



<p>Su questo dissento un poco da Moscati: perché ciò avvenga dobbiamo essere noi a farci valere. Farci valere significa lavorare con professionalità, come fanno Rai Senior, <em>Nuova Armonia</em>, Compagnia Bella. Essere interlocutori di cui non si possa fare a meno, non per pretesa ma per qualità.</p>



<p>La “lagna” in Rai c’è sempre stata, da quando la conosco. Ma è importante che ci sia un incalzare dall’esterno: non solo quello istituzionale dei politici o delle commissioni parlamentari, ma quello della società civile e professionale.</p>



<p>Riprendo ancora <strong>Papa Francesco</strong>: la confessione non è solo lasciare i panni sporchi in lavanderia, è rilancio sul futuro. Vale per le persone e vale per i gruppi.</p>



<p>Un’ultima considerazione. Ho avuto la fortuna di incontrare molti protagonisti. Spesso quelli che hanno detto le cose più profonde erano persone non pienamente integrate nel cosiddetto “partito Rai”. Penso a figure come <strong>Giuseppe Bertè</strong>, che fu direttore generale e tra i fondatori della Terza Rete nel 1979, uomo di grande discrezione, o a studiosi come <strong>Gianfranco Bettetini</strong>, che ci ha lasciato riflessioni importanti sulla Rai pedagogica. Davanti a figure come il maestro <strong>Alberto Manzi</strong> bisogna quasi inginocchiarsi; ma dire che oggi non si possa più fare una televisione educativa sarebbe un errore. Si può, in forme nuove, ma si può.</p>



<p>Ecco il punto: l’inclusività e l’esclusività le giudichiamo anche noi. Se l’azienda compie errori clamorosi di esclusione, prima o poi ne paga il prezzo. Non siamo qui a girare i pollici: siamo qui per farci valere.</p>



<p>La soddisfazione più grande – e lo dico senza orgoglio personale – è quando qualcuno ti dice: “Ti ho letto su <em>Nuova Armonia</em>”. È una lettura attenta, doppia, perché nasce da una motivazione diversa rispetto ai grandi organi di informazione.</p>



<p>Grazie&#8221;.</p>



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		<title>Nuova Armonia, 25 anni di vita di RAI Senior</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/03/01/nuova-armonia-25-anni-di-vita-di-rai-senior/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 01 Mar 2026 07:28:50 +0000</pubDate>
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<p class="has-medium-font-size">Avete mai provato a riandare indietro nel tempo ricercando sui vecchi giornali le cronache di avvenimenti importanti e che hanno lasciato il segno nella vita di una Associazione come la nostra di <strong>RAI Senior?</strong></p>



<p class="has-medium-font-size">A me capita spesso di farlo, lo faccio un pò per mestiere e un pò per via di una passione malata che mi porto dentro rispetto al passato, ma questa volta è stato il caso a portarmi sulle tracce di una cerimonia che <strong>RAI Senior </strong>ha celebrato in maniera solenne nella <strong>Sala degli Arazzi di Viale Mazzini in RAI ben dieci anni fa</strong>. </p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Era il 12 Maggio del 2017.</h2>



<p class="has-medium-font-size">E&#8217; stata una mail del <strong>Presidente di RAI Senior Antonio Calajò</strong> che un pomeriggio mi manda sulla posta elettronica un filmato relativo a quella cerimonia. Una vera scoperta per me, che allora non c&#8217;ero. </p>



<p class="has-medium-font-size">Ma insieme al filmato, il <strong>Presidente Calajò</strong> mi manda anche la copia di <strong>Nuova Armonia del Maggio 2017 </strong>con dentro la cronaca puntigliosa e dettagliatissima di quella grande festa di RAI Senior.  </p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Il racconto era quello di Lia Panarisi. Incominciava così.</h2>



<p class="has-medium-font-size">&#8220;Venerdì 12 maggio 2017, nell’ambito dell’Assemblea Generale di RaiSenior, presso la Sala degli Arazzi di Viale Mazzini, si è svolta <strong>una manifestazione in onore dei 15 anni di “Nuova Armonia</strong>”. L’evento rappresenta un momento di riflessione per fare il punto sul percorso narrativo di questi anni, in cui il giornale si è posto come strumento utile di formazione e informazione dei dipendenti e pensionati RAI, raccontando la vita aziendale di ieri, oggi e, forse, domani. Nell’occasione viene presentato e offerto ai relatori e ai dirigenti presenti, ai Consiglieri e Fiduciari Rai Senior, un gadget editoriale: una cartella di 52 pagine scelte tra le 1800 pagine che ne riassumono la vita e il cammino culturale dal 2001 al 20016. Una carrellata di volti e storie professionali, di interviste e reportage dentro e fuori le quinte della produzione radiofonica e televisiva, un osservatorio sulle vicende dell’ azienda Rai, sui momenti di crisi, di pas- saggi e di svolte, che è anche un album di famiglia, della famiglia Rai&#8221;.</p>



<p class="has-medium-font-size">Ma poi di seguito <strong>Lia Panarisi</strong> ci da il quadro esatto di un dibattito a più voci che ha visto protagonisti quel giorno , insieme allo stesso <strong>Antonio Calajò</strong>, che allora era <strong>Direttore Responsabile della rivista</strong>, e al condirettore di <strong>Nuova Armonia Umberto Casella</strong> amici di vecchia data di RAI Senior come <strong>Giampiero Gamaleri,</strong> <strong>Giuseppe Marrchetti</strong> <strong>Tricamo</strong>,<strong> Italo Moscati</strong> <strong>e Antonio Bruni</strong>.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="725" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/03/Nuova-Armonia-DEL-3-2017-15-ANNI-DI-GIONALE-RAI-725x1024.jpg" alt="" class="wp-image-8199" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/03/Nuova-Armonia-DEL-3-2017-15-ANNI-DI-GIONALE-RAI-725x1024.jpg 725w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/03/Nuova-Armonia-DEL-3-2017-15-ANNI-DI-GIONALE-RAI-212x300.jpg 212w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/03/Nuova-Armonia-DEL-3-2017-15-ANNI-DI-GIONALE-RAI-768x1085.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/03/Nuova-Armonia-DEL-3-2017-15-ANNI-DI-GIONALE-RAI-1087x1536.jpg 1087w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/03/Nuova-Armonia-DEL-3-2017-15-ANNI-DI-GIONALE-RAI-700x989.jpg 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/03/Nuova-Armonia-DEL-3-2017-15-ANNI-DI-GIONALE-RAI.jpg 1241w" sizes="auto, (max-width: 725px) 100vw, 725px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Una giornata storica</h2>



<p class="has-medium-font-size">Bene, oggi qui vogliamo riproporvi quella giornata storica, per <strong>RAI Senior</strong> lo è stata davvero, e per farlo abbiamo trascritto in maniera integrale il dibattito che si svolse quel giorno nella <strong>Sala degli Arazzi,</strong> perchè ne viene fuori <strong>uno spaccato aziendale di grande dignità professionale,</strong> ma soprattutto si coglie perfettamente bene il senso di cosa sia stato il nostro giornale in questi <strong>25 anni di lunga vita</strong>, fino ad oggi, e del ruolo fondamentale che <strong>Nuova Armonia</strong> ha sempre giocato nella vita di <strong>RAI Senior.</strong> </p>



<p class="has-medium-font-size">Ve lo proporremo nelle prossime settimane, intervento dopo intervento, perchè di tutto questo rimanga ora anche una memoria digitale per le generazioni che verranno.</p>



<p class="has-medium-font-size">Intanto vi allego qui di seguito il <strong>link </strong>dove ognuno di noi, se avrà voglia di farlo, potrà rivedere <strong>il film di quella giornata</strong>. </p>



<p class="has-medium-font-size">Per me è stato molto bello, lo confesso.</p>



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<p></p>
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