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		<title>RAI Senior Calabria ricorda Vincenzo Valle</title>
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		<dc:creator><![CDATA[redazione rai senior]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Apr 2026 09:47:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attività]]></category>
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					<description><![CDATA[RAI SENIOR riapre in Calabria la stagione dei dibattiti culturali in Sede -dice il responsabile diretto dell&#8217;Associazione Giampiero Mazza- e lo fa grazie alla grande disponibilità dimostrataci e riservataci dal direttore di Sede Massimo Fedele a cui va oggi il grazie di tutti noi di...]]></description>
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<p><strong>RAI SENIOR riapre in Calabria la stagione dei dibattiti culturali in Sede -dice il responsabile diretto dell&#8217;Associazione Giampiero Mazza- e lo fa grazie alla grande disponibilità dimostrataci e riservataci dal direttore di Sede Massimo Fedele a cui va oggi il grazie di tutti noi di RAI Senior&#8221;.L&#8217;occasione è il ricordo di Vincenzo Valle uno dei primi pionieri dela RAI in Calabria e il lancio del libro curato dai figli Anna Chiara e Domenico che ha come titolo &#8220;Come una vertigine&#8221;.</strong></p>


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<figure class="alignleft size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="412" height="581" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-29.png" alt="" class="wp-image-8908" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-29.png 412w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-29-213x300.png 213w" sizes="(max-width: 412px) 100vw, 412px" /></figure>
</div>


<p>«<em>C’era e c’è soltanto un posto nel quale poteva svolgersi la presentazione di questo bellissimo libro “Come una vertigine”. Questo posto è proprio quello nel quale ci troviamo, cioè la sede RAI per la Calabria. Perché Vincenzo Valle, che firma il libro postumo Come una vertigine, ha lavorato in questa sede, ed è stato un vero e proprio pioniere del radicamento della Rai nella nostra regione. Ha lavorato in Rai dalla sua nascita in Calabria ne è stato, fino al pensionamento, una colonna portante, un architrave particolarmente del settore amministrativo</em>». </p>



<p><strong>Pasqualino Pandullo</strong>, già caporedattore di Rai Calabria, introduce la presentazione del libro, tratto dalla tesi di laurea del 1977 sulla Rai e curato, a cinque anni dalla morte, dai <strong>suoi due figli, Annachiara e Domenico</strong>. «Un’idea meravigliosa per onorare la memoria del padre», dice ancora Pandullo, «con la prefazione d’eccezione di <strong>Paolo Ruffini, prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede</strong> e già direttore di Rai 3 e con alcune testimonianze, prima fra tutte quella di Pino Nano».</p>



<p>Una tesi che racconta la Rai come era, ma profetica per molti versi e proiettata al futuro. </p>



<p>«<strong>Vincenzo Valle», dice il direttore della sede Rai Calabria, Massimo Fedele, </strong>è stato un presidio anche culturale per l’avvio della fase in cui la Rai si è radicata in Calabria. Non l’ho conosciuto, ma mi raccontano che non guardava mai l’orologio e il tempo che lui dedicava al lavoro era davvero prezioso» .</p>



<p>La sala gremita, con le copie stampate da una piccola, ma crescente casa editrice locale, la Bartolina, e omaggiate ai presenti dalla Bcc mediocrati grazie al progetto Bibliobanca.</p>



<p>«Dobbiamo riscoprire il ruolo dell’informazione come servizio al pubblico, mentre in questo momento mi pare che sia avvenuto qualcosa di terribile e cioè lo sganciarsi dell’informazione, nell’era contemporanea e del business dell’informazione, dalla condivisione di almeno un’approssimazione della verità», ha sottolineato Ruffini. «C’è una bellissima intuizione nel libro di Vincenzo Valle, che è quello della bidirezionalità del messaggio. Lui immaginava la tv via cavo con un videoregistratore attaccato alla tv che potesse consentire questa bidirezionalità del messaggio tra emittente e fruitore. Quindi un pluralismo delle opinioni che non deve mai diventare pensiero unico e che deve essere una relazione mai sganciata dalla verità. Oggi noi siamo vittime di un’informazione dove quello che conta sono i contatti, indipendentemente dal fatto che siano veri o falsi. E questo è un è un pasticcio terribile che ci interroga proprio non solo sul senso del servizio pubblico, ma sul senso dell’informazione, sul senso dell’economia dell’informazione e sul senso delle democrazie, per cui si rischia di consumare tragicamente il senso delle democrazie, nel senso della pubblica opinione formata da informazioni che non sono più informazioni. Questo crea una ferita terribile nelle democrazie contemporanee. Uno degli antidoti è proprio quello di avere dei servizi pubblici efficienti plurali basati sulla libertà e sulla partecipazione che uno dei fuochi di questo libro. Questo testo ci testimonia come un buon giornalismo sappia vedere nelle cose lo sviluppo possibile delle cose».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27-1024x768.png" alt="" class="wp-image-8903" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27-1024x768.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27-300x225.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27-768x576.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27-1536x1152.png 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27-800x600.png 800w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27-700x525.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-27.png 1600w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>In collegamento dal Vaticano il Prefetto del Dicastero per la Comunicazione della Santa Sede Paolo Ruffini, già Drettre di RAITRE</strong></figcaption></figure>



<p>«<strong>Questo il libro è profetico», dice ancora Ruffini, </strong>«perché ha visto molto prima del tempo uno dei temi chiave, appunto che l’informazione non deve essere monodirezionale. Quindi deve ammettere la partecipazione, la libertà di espressione e di accesso basata su alcune regole. Oggi dobbiamo porci il problema per quanto riguarda l’economia dell’informazione, la negoziazione degli algoritmi, l’intelligenza artificiale. Non basta dire che devono rispondere a un’etica. Servono regole per garantire libertà, partecipazione, possibilità di verifica».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="768" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-1024x768.jpg" alt="" class="wp-image-8912" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-1024x768.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-300x225.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-768x576.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-1536x1151.jpg 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-2048x1535.jpg 2048w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-800x600.jpg 800w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/annachiara-valle-con-suo-padre-tiene-molto-a-questa-foto-700x525.jpg 700w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Vincenzo Vale e la figlia Annachiara, oggi lei famosa giornalista di Famiglia Cristiana</strong></figcaption></figure>



<p><strong>Marco Damilano </strong>ha legato la lettura del libro alla storia di suo padre Andrea. «Anche mio papà, come Vincenzo Valle hanno lavorato in Rai. Erano molto vicini di età, Vincenzo del 1934, mio padre del 1932. Io e Annachiara abbiamo lavorato assieme agli inizi degli anni Novanta, abbiamo preparato assieme l’esame da professionisti. Quindi c’è questo collegamento molto molto stretto e devo dire che le pagine di questo libro mi hanno veramente fatto ricordare anche il mio papà. Mi sono identificato in Annachiara nel ricordo sulla macchina da scrivere. E poi ho ritrovato molte cose che, senza sapere che lui le avesse scritte nel 1977, ho riscritto a mia volta nella mia tesi di laurea del 1995». Dopo un excursus sulla nascita delle sedi regionali e sulla rottura del monopolio della tv di Stato,</p>


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<figure class="aligncenter size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="770" height="460" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-33.png" alt="" class="wp-image-8923" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-33.png 770w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-33-300x179.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-33-768x459.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-33-700x418.png 700w" sizes="auto, (max-width: 770px) 100vw, 770px" /></figure>
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</div>


<p></p>



<p><strong>Damilano</strong> sottolinea che «Vincenzo Valle è stato un testimone di una generazione, e qui ci inserisco poi anche mio papà Andrea, che, con diversi ruoli e diverse funzioni, ha speso la propria formazione nell’Azione cattolica o nella Fuci o in quel mondo di giovani molto desiderosi di spendere i loro talenti nella storia. La loro era questa generazione degli anni Cinquanta, quelli che erano stati bambini durante il conflitto mondiale, e ora erano ventenni, che, subito dopo il 1945 pur essendo ancora giovani giovanissimi avevano sentito la missione di portare quello che sapevano fare, le loro competenze, le loro passioni dentro un quadro di bene comune. Qualcuno ha fatto politica, qualcun altro si è dedicato al mondo della scuola e dell’università, i nostri padri, e non è casuale, hanno scelto il servizio pubblico come luogo del loro servizio alla società e al bene comune. Anche perché la Rai, in quegli anni, era esattamente questo: una grande avventura di comunicazione con il Paese e di grande possibilità di servizio a tutti e a tutte e questo mi ha mi ha molto mi ha molto commosso. E poi ho sottolineato quello che scrive Pino Nano nel suo contributo riportando la lettera che Annachiara ha scritto a suo papà nel giorno dei funerali, quel passaggio in cui dice come le abbia insegnato a battere i piedi in mare per non restare sommersi nell’acqua. Ecco Vincenzo Valle e la sua generazione ha avuto il privilegio e la fortuna di avere un Paese che andava ricostruito internamente e che andava costruito – pensiamo alla sede Rai calabrese a Cosenza in via Montesanto che è stata aperta in pratica in contemporanea con il suo ingresso in Rai. Lui c’era fin dall’inizio e tutti sappiamo quanto sia un privilegio essere nello stato nascente di qualcosa che comincia. Io e Annachiara e molti dei presenti in sala, apparteniamo invece a una generazione che, proprio sul piano del nostro lavoro del giornalismo e dell’informazione, pur avendo molte possibilità a partire dal web, abbiamo dovuto gestire spesso cose che finivano o cose che declinavano. Loro hanno costruito qualcosa, era tutto nuovo, ci hanno messo la loro intelligenza, il loro sapere, la loro passione, il carisma. Noi dobbiamo gestire il declino. E, però, per fortuna, ci hanno insegnato a battere i piedi per non essere sommersi. E questa è una lezione che ci portiamo dentro e di cui ringraziamo i nostri padri e ringraziamo oggi pomeriggio Vincenzo Valle».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="683" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/enzo-valle-1024x683.jpg" alt="" class="wp-image-8913" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/enzo-valle-1024x683.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/enzo-valle-300x200.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/enzo-valle-768x512.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/enzo-valle-1536x1024.jpg 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/enzo-valle-2048x1365.jpg 2048w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/enzo-valle-700x467.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Vincenzo Valle con Pino Nano e Antonio Minasi</strong></figcaption></figure>



<p><strong>Monsignor Giovanni Checchinato, arcivescovo di Cosenza Bisignano,</strong> ha sottolineato invece il valore dell’educazione. «Questo testo interessante proprio perché continua a formare e ad educare. E noi abbiamo oggi bisogno di questo. Abbiamo bisogno di educarci sempre, di superare quel timore o quella paura di ciò che è nuovo che qualche volta ci mette nelle retrovie e ci fa subire le novità. Abbiamo bisogno invece di confrontarci, di ragionare con ciò che emerge e che ha certamente un principio di bene. Abbiamo bisogno di discernimento. E questo compito di preparare, di educare, tocca in gran parte anche alla Chiesa»,</p>



<p> Il vescovo ricorda la <strong><em>Inter Mirifica</em></strong>, il documento conciliare di 60 anni «che parla delle meraviglie della comunicazione di massa e che mette anche una postilla che dice: Abbiamo bisogno di crescere però in questa attenzione responsabile nei confronti di questi nuovi mezzi che la scienza e l’intelligenza ci hanno ci hanno regalato. La Chiesa deve e può fare la sua parte in ordine a questa consapevolezza e a questo senso critico. E anche un testo come questo ci aiuta» .</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="615" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/massimo-fedele-e-giampiero-mazza2-1024x615.jpg" alt="" class="wp-image-8911" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/massimo-fedele-e-giampiero-mazza2-1024x615.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/massimo-fedele-e-giampiero-mazza2-300x180.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/massimo-fedele-e-giampiero-mazza2-768x461.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/massimo-fedele-e-giampiero-mazza2-700x420.jpg 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/massimo-fedele-e-giampiero-mazza2.jpg 1141w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong>Il direttore di Sede Massimo Fedele insieme al Responabile di RAI Senior Giampiero Mazza</strong></figcaption></figure>



<p><strong>Sull’educazione e sul pluralismo si sono soffermati anche Biagio Politano, magistrato, ex vicepresidente diocesano dell’Azione cattolica e amico di famiglia e Nicola De Santis, attuale presidente diocesano di Azione cattolica.</strong></p>



<p><strong>Biagio Politano</strong>, ricordando la militanza nella democrazia cristiana di Vincenzo Valle ha sottolineato la sua apertura al pluralismo in un momento in cui la democrazia cristiana era molto forte nel Paese. E dunque, l’apertura alla opinione di tutti, al pluralismo era davvero «una novità e una cosa non scontata». Ricorda piccoli aneddoti, come quello di andare a spegnere le luci, quando Valle passava sotto via Montesanto per non sprecare i soldi dei contribuenti, e la sua mediazione per acquisire il terreno dove sorge l’attuale sede Rai. «Una scelta provvidenziale per tutto il territorio. «Enzo era democristiano, ma aveva chiarissima l’idea della necessità di garantire il pluralismo che serviva alla creazione di una coscienza democratica. Il nocciolo della tesi sta qui poi è declinata in vari modi con attenzione ai singoli temi ma è questa intuizione che lo sorregge e che lo porta a compiere delle affermazioni straordinarie». «La sua è una riflessione sì teorica, perché è una tesi di laurea, ma nasce, e lo si vede, anche dall’esperienza concreta nella declinazione del progetto, del processo. Quanto è difficile mettere in onda un prodotto minimo, e lui ricostruisce tutta la filiera della produzione e tutta la difficoltà che si incontra nel far passare un determinato programma, una determinata idea. E vi renderete conto che c’è un anelito di libertà che lo sorregge, che lo sospinge, ma è un anelito di libertà che nasce dalla consapevolezza di avere in mano uno strumento di potentissima affermazione della democrazia».</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25-1024x768.png" alt="" class="wp-image-8901" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25-1024x768.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25-300x225.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25-768x576.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25-1536x1152.png 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25-800x600.png 800w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25-700x525.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-25.png 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p><strong>Enzo Valle, ricorda ancora Politano</strong> «era un uomo generoso, era un uomo davvero generoso, ma era anche ingombrante, perché si faceva sentire e non era geloso di questo suo modo di essere, cioè si spendeva, perché era consapevole di avere una responsabilità educativa. Aveva l’idea di dover contribuire al progresso della sua terra e lo faceva attraverso uno strumento potentissimo che era la Rai. Farla funzionare significava garantire libertà di crescita, libertà di democrazia di questa nostra terra. Scrive nel ’77, la terza rete Rai è del ’79, il pluralismo ancora era ben lontano da affermarsi. Cita i programmi dell’accesso, i più anziani tra noi ricordano questa definizione. Era il modo attraverso il quale le minoranze potevano partecipare e potevano contribuire a creare quel processo democratico di scambio di idee che avrebbe fatto crescere la libertà e la democrazia. E lui si batte per questa cosa». </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28-1024x768.png" alt="" class="wp-image-8904" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28-1024x768.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28-300x225.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28-768x576.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28-1536x1152.png 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28-800x600.png 800w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28-700x525.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-28.png 1600w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p>E ancora Politano ricorda che, «per Enzo Valle la Rai era una cosa di famiglia. Era casa. Si preoccupa delle luci, ma anche delle famiglie dei colleghi che devono tornare a casa. Per i calabresi la casa è ontologicamente costitutiva, la casa è il luogo per definizione. Per questo i calabresi costruiscono molto. Ma per Enzo la casa era una cosa di più e di diverso e io di questo devo dare testimonianza. Enzo aveva un sogno, che ha realizzato, di costruire una grande casa non solo per i figli, ma per tutti. Questo luogo è stato per noi un luogo di crescita. Quella casa dove la famiglia si riuniva era un luogo dove si faceva esperienza di comunità, ma era una comunità che si proiettava all’esterno. Tutta l’accoglienza che noi abbiamo vissuto ci ha consentito di ritrovarci e ripartire. In quella casa c’è stata una funzione generativa straordinaria, perché lì ci si ritrovava, ci si confrontava, si discuteva, si giocava, si viveva, si ballava e si partiva. È un discorso di una bellezza straordinaria. La trasformazione dell’idea di casa, che piuttosto per noi calabrese è quella della chiusura, lì è diventata apertura al mondo. Domenico se n’è andato a studiare medicina alla Cattolica a Roma, Annachiara giurisprudenza a Roma e poi giornalismo a Milano. Con tanti sacrifici. Ma oggi cosa ci dice rutto questo: che Enzo Valle è stato un uomo del servizio pubblico, un uomo dell’educazione che ci ha proiettati verso un servizio alla società e al bene comune». </p>


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<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="627" height="439" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-31.png" alt="" class="wp-image-8918" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-31.png 627w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/04/image-31-300x210.png 300w" sizes="auto, (max-width: 627px) 100vw, 627px" /></figure>
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<p>Noi, aggiunge<strong>Nicola De Santis</strong>, «siamo eredi di questa storia. Questo non è solo un lavoro accademico, ma ci lascia una traccia di pensiero, perché c’è una riflessione molto seria di passione ma anche di responsabilità. Emerge, nel suo lavoro, un laico capace di abitare il proprio tempo con intelligenza alla latina cioè la capacità di leggere dentro le cose con rigore e con coerenza. Nella riflessione sul servizio pubblico, sulla Rai in particolare, si coglie la convinzione che l’informazione non è mai neutra, non è mai una tecnica, è invece un luogo di costruzione della democrazia, un luogo propedeutico alla democrazia perché ci sia la democrazia, uno spazio in cui si gioca la qualità della vita civile del nostro paese e della nostra terra di Calabria. Ecco allora che il diritto dei cittadini a un’informazione libera, pluralista, partecipata non è un principio astratto ma una responsabilità concreta che chiama in causa le nostre coscienze ma che chiede cura, attenzione, vigilanza. Se dovessi fare un’epigrafe direi che Enzo Valle è stato un artigiano di comunità perché l’artigiano, a differenza della produzione in serie, lavora con pazienza non cerca scorciatoie cura i dettagli e sa che ogni passaggio è prezioso. L’artigiano non va veloce e forse non produce nemmeno la perfezione ma è nel processo che dice la cura. Un uomo attento alla cosa pubblica che ha riconosciuto la dimensione pubblica come uno spazio dove abitare con responsabilità. È bellissima anche quell’intuizione della televisione via cavo che possa creare una informazione a doppio senso in cui davvero c’è democrazia e non c’è una forma verticistica. E forse questa, faccio presentazione cattolica, è la vocazione del laico, del laico cristiano, quello di chi non sta ai margini ma sta dentro la storia con uno stile che coniuga competenza e umanità, libertà e responsabilità e la consapevolezza evangelica che il tutto è superiore alla parte e che quindi siamo chiamati nel servire il nostro piccolo a servire tutto quello che è l’organismo dello Stato, della polis. E l’invito dunque è a riscoprire il valore del servizio pubblico come un bene da custodire e un richiamo a vivere con consapevolezza il nostro ruolo di cittadini che abitano il qui ed ora».</p>



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