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		<title>RAI Calabria, I Giorni della Ricerca, la lectio magistralis di Michele Carbone sul Cancro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[rai senior]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Nov 2026 18:59:44 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Rai Calabria racconta la storia del prof. Michele Carbone anatomopatologo di fama mondiale, oggi ritenuto il massimo esperto mondiale nella cura del mesotelioma. Storia di una eccellenza tutta italiana all'Università delle Hawaii dove ha fondato e diretto il Cancer Center di Honolulu.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Oggi in Calabria, all&#8217;Università Magna Grecia di Catanzaro, la Lectio Magistralis di una delle star mondiali della ricerca sul Cancro, il prof. Michele Carbone, che non è solo il massimo esperto mondiale di mesoteliomi, ma è anche il fondatore del Cancer Center all&#8217;Università delle Hawai, uno dei centri di ricerca più avanzati degli USA nella lotta contro il cancro. Storia la sua di una eccellenza italiana in giro per il mondo e che fa onore al nostro Paese.La sua storia finisce al TG RAI della Calabria.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11799" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche-1024x576.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche-300x169.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche-768x432.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche-1536x864.jpg 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche-539x303.jpg 539w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche-699x393.jpg 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-parla-delle-sue-ricerche.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-text-align-center has-medium-font-size"><strong>di Pino Nano</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph">Devo confessare che ci sono momenti nella vita di un cronista che rimangono scolpiti per sempre nella memoria degli anni che verranno, e uno di questi momenti io ho avuto il privilegio di viverlo in prima persona proprio in questi giorni all’Università La Sapienza di Roma dove sono andato a seguire una Lectio Magistralis tenuta da uno dei più grandi oncologi italiani oggi nel mondo, il prof. Michele Carbone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Professore di anatomia patologica, lui oggi ricopre la cattedra &#8220;William and Ellen Melohn&#8221; in Biologia del Cancro e Genetica dei Tumori Umani ed è il Direttore del dipartimento di oncologia toracica presso la University of Hawaii Cancer Center, un centro oncologico strettamente collegato al National Cancer Institute, e che il prof. Carbone ha personalmente contribuito a creare. La sua non è solo una Storia di Eccellenza tutta italiana, ma direi una “visione planetaria” della lotta contro il cancro, e in particolar modo contro il mesotelioma di cui lui oggi viene considerato uno dei massimi esperti al mondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">I capelli lunghi raccolti sulla nuca da un elastico, sembra un guru moderno, una pop star, poeta e menestrello insieme, una sorta di pifferaio magico, affascinante e avvolgente, per giunta uno scienziato che ha una grande passione per la cucina, ma soprattutto un professore ordinario che ha studiato in Italia alla Sapienza e poi è emigrato negli USA per lavorare prima ai National Institutes of Health a Bethesda, poi a Chicago alla University of Chicago e alla Loyola University e infine dal 2006 alla University of Hawaii.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Completato il liceo scientifico Enrico Fermi, lascia la sua città, Catanzaro, per dimostrare a sé stesso di essere capace di farcela da solo. Alle spalle ha una famiglia borghese, una dinastia di grandi chirurghi, una comfort-zone invidiabile e ineguagliabile, e invece una mattina si sveglia e vola in America, dove oggi lui è il massimo esperto mondiale del mesotelioma, il cancro della pleura.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="576" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11801" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1-1024x576.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1-300x169.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1-768x432.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1-1536x864.jpg 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1-539x303.jpg 539w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1-699x393.jpg 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-la-sua-vecchia-mamma-1.jpg 2048w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong><em>In sala a seguire la Lectio Magistrlis dello scienziato italiano anche la sua vecchia mamma</em></strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Professore ma perché una mattina decide di lasciare la comodità della sua casa e va in America?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">“Perché mio papà Carmine Carbone era un chirurgo ortopedico famoso. Eravamo molto amici di politici importanti, Giacomo Mancini e Riccardo Misasi in particolare. E in Italia si andava allora avanti solo per raccomandazioni. Le raccomandazioni le avevo, ma non le volevo però. Volevo dimostrare a me stesso che ero capace di andare avanti per merito e non perché` papà avesse amici importanti. E se avessi fatto carriera in Italia tutti avrebbero pensato che non era merito mio, forse lo avrei pensato anche io! Perciò me ne sono andato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>A Washington nei giorni scorsi riceve il tributo ufficiale piu` importante sulla ricerca sul cancro nel mondo, il “Szent-Gyorgyi Prize”. Ma la cosa che più lo riempie di orgoglio è il racconto che mi fa della sua vecchia mamma, donna Italietta Carbone, “che a 96 anni e mezzo ha preso l’aereo, da Lamezia Terme, ed è arrivata da sola a Washington alla mia premiazione. Davvero straordinario”.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi lui lo invitano in ogni angolo del mondo per parlare delle sue ricerche e delle sue conquiste. Così ha fatto a Roma la professoressa Giulia D&#8217;Amati, Professore Ordinario di Anatomia Patologica presso il Dipartimento di Scienze Radiologiche, Oncologiche ed Anatomo Patologiche alla Sapienza, ma due ore più tardi lui era già di nuovo a Fiumicino, destinazione Stoccolma.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alla Sapienza, al piano terra dell’edificio 38 che oggi ospita il Museo di Anatomia Patologica, studenti e professori restano estasiati da tanta bellezza del suo racconto, e dalla consapevolezza di avere incontrato uno scienziato che non ha mai smesso di credere che la lotta contro il cancro sia ancora lunga e valga la pena di da combatterla. Una star della ricerca mondiale contro il cancro e di cui la Calabria che è la sua terra di origine -la sua famiglia paterna e` di Cellara, il piu` piccolo paese della Calabria, deve andare fiera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco, questo di Michele Carbone è il primo caso in cui non mi sono neanche per un attimo sognato di chiedergli “Professore ma lei ha mai pensato di tornare in Calabria?”, perché dal modo come racconta il mondo della ricerca oncologica, e i mille esperimenti che in ogni parte del mondo équipe di ogni genere fanno per dare una risposta concreta ai propri ammalati, si coglie con mano la sua vera dimensione internazionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Specializzato in anatomia patologica, sia in Italia che negli Stati Uniti, basti pensare che lo studioso calabrese ha conseguito un dottorato di ricerca (PhD) in patologia umana e che i suoi attuali progetti di ricerca sono sostenuti da finanziamenti provenienti da NIH, NCI, Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, V-Foundation e da donazioni tramite la UH Foundation. Il massimo possibile e immaginabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;attività di ricerca, la sua, senza soste, senza pause di riposo, senza limiti geografici, continuamente in giro per il mondo, là dove lo chiamano e là dove lui ha individuato altre “cause” scatenanti il cancro, uno scienziato che non si è mai tirato indietro di fronte a nulla e che ha sfidato le prove più difficili e più improbabili della storia della medicina moderna per dare corpo alle sue intuizioni e alle sue ipotesi scientifiche.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="510" height="765" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/DR-MICHELE-CARBONE-1500-510x765-1.jpg" alt="" class="wp-image-11803" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/DR-MICHELE-CARBONE-1500-510x765-1.jpg 510w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/DR-MICHELE-CARBONE-1500-510x765-1-200x300.jpg 200w" sizes="(max-width: 510px) 100vw, 510px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Come dire? Spavaldo e umilissimo insieme, se dovessi dare di lui un’immagine cinematografica direi un Robespierre della medicina oncologica, un genio del bisturi, un principe quasi sacro dei centri di ricerca che oggi più contano. Un’attività di ricerca che coniuga il lavoro sul campo – condotto nel suo caso specifico per oltre 12 anni in Cappadocia e in altre aree remote del mondo – con sofisticate analisi di genetica molecolare e un fondamentale lavoro clinico-diagnostico svolto nel suo laboratorio.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfidando i dogmi dell&#8217;epoca, Carbone ha ipotizzato e successivamente dimostrato che la suscettibilità al mesotelioma viene trasmessa secondo le leggi di Mendel: “ Studiando famiglie statunitensi colpite da molteplici casi di mesotelioma, Michele Carbone ha identificato una mutazione germinale -cioe` mutazioni ereditarie presenti in tutte le cellule di una persona sia cellule benigne che maligne- nel gene BAP1, responsabile di una nuova sindrome tumorale che lui ha chiamato “BAP1 Cancer Syndrome”. Ed ha anche dimostrato che le mutazioni somatiche -cioe` quelle presenti solo nelle cellule cancerogene- bialleliche di BAP1 rappresentano l&#8217;alterazione genetica più frequente nel mesotelioma”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In studi paralleli attraverso il team diretto dal Professor Carbone ha scoperto come le fibre di asbesto ed di erionite causano il cancro: lo fanno attivando la proteina HMGB1 che scatena una cascata di alterazioni molecolari che provocano la crescita del mesotelioma. Poi ha scoperto come funziona il gene BAP1 e come causa il cancro. E infine ha dimostrato che BAP1 e HMGB1 interagiscono direttamente nel causare il cancro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I suoi studi sono stati pubblicati sulle principali riviste scientifiche e mediche del mondo, incluse <em>Nature, Proceedings of the National Academy of Sciences, Journal of Clinical Oncology, Journal of Thoracic Oncology, Cancer Discovery</em>, etc. etc.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sostanza il prof. Michele Carbone ha chiarito i meccanismi chiave attraverso i quali “BAP1 esercita la sua funzione di “oncosoppressore” e ha dimostrato l&#8217;esistenza e i meccanismi molecolari di un&#8217;interazione gene-ambiente (BAP1-HMGB1) che coinvolge l&#8217;esposizione ad amianto ed erionite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studenti e gli assistenti di Giulia D’Amati lo seguono in religioso silenzio, dal mio registratore non traspare un solo rumore diverso che non sia la sua voce suadente e magistrale, e a tutti loro questo ex ragazzo rock di Catanzaro racconta le sue scoperte e le sue ricerche come se raccontasse di un concerto di un viaggio nel mondo delle favole. Ma accadrà la stessa cosa una settimana più tardi all’Università di Catanzaro dove il 3 novembre scorso lo scienziato italiano è tornato a raccontarsi. E anche qui, come a Roma, una standing ovation senza fine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In tutti questi anni lo studioso calabrese ha seguito per oltre vent&#8217;anni 47 famiglie portatrici di mutazioni nel gene BAP1, quindi famiglie devastate dal cancro, di padre in figlio, di generazione in generazione, implementando strategie di diagnosi precoce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la storia della medicina moderna ci dice di più, e cioè che “Michele Carbone ha individuato caratteristiche istologiche, immunoistochimiche e biologiche peculiari dei mesoteliomi su base genetica, distinguendoli nettamente dai casi sporadici, e i suoi risultati hanno portato a un significativo miglioramento della sopravvivenza rendendo possibile la resezione curativa di tumori in stadio iniziale”. In parole più semplici “salvando numerose vite umane”.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, e di questo ne va giustamente fiero, il test genetico per BAP1 e l&#8217;analisi immunoistochimica per la diagnosi di mesotelioma sono pratiche di routine in ambito medico. Ma c’è ancora di più, sia nelle zone rurali del North Dakota che in Cappadocia, Michele Carbone ha promosso cambiamenti radicali nelle politiche dei governi locali, ottenendo la rimozione dell&#8217;erionite, la ricostruzione di due villaggi e il trasferimento delle popolazioni a rischio. Risultati da Premio Nobel, osservano gli analisti più accreditati del mondo della ricerca medica, e infatti ha vinto il Szent-Gyorgyi Prize 2026.</p>



<figure class="wp-block-image size-full is-resized"><img loading="lazy" decoding="async" width="804" height="452" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image.jpeg" alt="" class="wp-image-11798" style="aspect-ratio:1.776243093922652;width:643px;height:auto" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image.jpeg 804w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-300x169.jpeg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-767x431.jpeg 767w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-699x393.jpeg 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-539x303.jpeg 539w" sizes="auto, (max-width: 804px) 100vw, 804px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-large-font-size"><strong>Dalla Turchia ad Honolulu e ritorno</strong></h2>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dai villaggi della Cappadocia alla scoperta del gene BAP1: la storia di una lunga indagine scientifica che ha contribuito a identificare una predisposizione ereditaria al cancro, a proteggere comunità esposte a sostanze cancerogene e a cambiare il destino di intere famiglie.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono scoperte scientifiche che nascono nei laboratori, tra microscopi, sequenze di DNA e sofisticate apparecchiature. Altre invece cominciano lontano dai centri di ricerca, in luoghi dimenticati, ascoltando le storie di persone che cercano una risposta alla stessa drammatica domanda: perché il cancro colpisce così tante famiglie della nostra comunità?</p>



<p class="wp-block-paragraph">È da questa domanda che prende avvio una delle indagini più significative della carriera di Michele Carbone, impegnato per anni nello studio del mesotelioma maligno e delle sue cause genetiche e ambientali. Una ricerca che, dalla Cappadocia turca fino agli Stati Uniti, ha contribuito a individuare il ruolo del gene BAP1 nella predisposizione a sviluppare diversi tumori, dimostrando quanto possa essere complessa l&#8217;interazione tra ereditarietà ed esposizione a sostanze cancerogene.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="768" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-4-1024x768.png" alt="" class="wp-image-11812" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-4-1024x768.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-4-300x225.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-4-768x576.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-4-800x600.png 800w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-4-700x525.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-4.png 1500w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>In Cappadocia un&#8217;epidemia senza precedenti</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore della Turchia centrale, la Cappadocia è conosciuta per i suoi paesaggi spettacolari, le formazioni rocciose e gli antichi insediamenti scavati nella pietra. Ma, per alcuni villaggi della regione, questa particolare conformazione geologica ha rappresentato per decenni una minaccia mortale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Tuzköy, Karain e Sarihidir si era infatti manifestata un&#8217;epidemia eccezionale di mesotelioma maligno, un tumore aggressivo che colpisce le membrane che rivestono i polmoni e la cavità` addominale. In alcune comunità, la malattia era arrivata a provocare fino alla metà dei decessi. Il fenomeno era stato documentato già negli anni Settanta dal medico turco Y. İzzettin Barış, professore di pneumologia all&#8217;Università Hacettepe di Ankara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Inizialmente, i casi erano stati confusi con la tubercolosi, ma Barış aveva riconosciuto la natura tumorale dell&#8217;epidemia, dando avvio a un&#8217;indagine destinata a durare decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Michele Carbone arrivò in Turchia nel 1997, invitato a tenere una conferenza sul mesotelioma, argomento sul quale aveva maturato una solida esperienza durante il suo lavoro presso il National Cancer Institute statunitense. Chiese a Baris di accompagnarlo a vedere i villaggi del mesotelioma: quello che doveva essere un viaggio turistico finì poi col cambiare la sua vita, quella di tutti gli abitanti dei villaggi, e di tante famiglie affette da cancro nel mondo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Non esiste nulla, in oncologia, che uccida il 50% delle persone», ricorda Carbone nell&#8217;intervista pubblicata dall&#8217;American Association for Cancer Research (AACR). «Era l&#8217;epidemia di cancro più devastante mai descritta”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima della conferenza, Barış accompagnò il ricercatore nei villaggi colpiti. Fu lì che Michele Carbone comprese che la sua indagine non sarebbe stata soltanto una questione di laboratorio. Gli abitanti volevano sapere perché si ammalavano e vedevano in lui, arrivato dagli Stati Uniti e considerato un esperto internazionale, qualcuno che potesse finalmente fornire una risposta. Carbone non aveva risposte, ma si convince durante la visita ai villaggi che l&#8217;esposizione a erionite non è la sola causa dell&#8217;epidemia di cancro. Decide allora di capirne di più e di avviare una vera e propria ricerca sul campo, tornando all’inizio più volte in Turchia a spese proprie, utilizzando risorse personali e periodi di ferie, perché il suo istituto non era ancora disposto a sostenere un progetto così tanto insolito, dall’altra parte del mondo e senza una ipotesi precisa.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="745" height="869" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/IMG_8702.jpeg" alt="" class="wp-image-11804" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/IMG_8702.jpeg 745w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/IMG_8702-257x300.jpeg 257w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/IMG_8702-700x816.jpeg 700w" sizes="auto, (max-width: 745px) 100vw, 745px" /><figcaption class="wp-element-caption"><strong><em>Betti, Web Cavenee, Carlo Croce, Bruce Beutler, Michele, Italietta, e Martina a Washington DC 2026</em></strong></figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;erionite: la sostanza che alimentava il cancro</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima spiegazione dell&#8217;epidemia sembrava relativamente chiara. “Le rocce utilizzate per costruire le abitazioni all’interno delle quali centinaia di famiglie vivevano, &#8211; ricorda lo studioso- contenevano erionite, un minerale fibroso appartenente al gruppo delle zeoliti, le cui fibre possono provocare il cancro se inalate. Come l&#8217;amianto, l&#8217;erionite è associata allo sviluppo del mesotelioma maligno. Gli abitanti erano esposti quotidianamente alla polvere prodotta dalle rocce: le case erano costruite con materiali contaminati e le strade erano ricoperte da brecciolino contenenti il minerale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c’era un particolare ancora che continuava a non convincere Michele Carbone. “L&#8217;erionite sembrava avere una capacità cancerogena straordinariamente elevata, ma se era così`, perché la malattia non colpiva tutte le famiglie nello stesso modo? In alcune abitazioni si registravano numerosi casi di mesotelioma, mentre nelle case vicine, nonostante un&#8217;esposizione apparentemente simile, non si osservavano casi simili. Quello che vedevo non aveva senso -racconta il ricercatore- Se l&#8217;esposizione ambientale fosse stata l&#8217;unico fattore determinante, perché la malattia si concentrava in alcune famiglie e ne risparmiava altre?</p>



<p class="wp-block-paragraph">I grandi misteri della ricerca, ma proprio da questa “contraddizione” nasce l&#8217;ipotesi-chiave di tutta la ricerca, destinata poi a orientare l&#8217;intero lavoro di indagine, e cioè: “La presenza dell&#8217;erionite poteva non essere sufficiente, da sola, a spiegare l&#8217;epidemia. Dunque- azzarda lo scienziato- Alcune persone potevano avere una predisposizione genetica ereditaria che le rendeva particolarmente vulnerabili”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per verificare questa possibilità, Carbone riunì allora un gruppo multidisciplinare composto da medici, biologi molecolari e mineralogisti. Tra i collaboratori figuravano il chirurgo toracico Harvey I. Pass, la biologa molecolare Haining Yang e gli esperti di mineralogia Umran Doğan e Ian Steele. Fondamentale fu anche la collaborazione con Barış e con il medico Salih Emri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Il lavoro – spiega ai dottorandi della Sapienza Michele Carbone- si svolse direttamente sul territorio. I ricercatori intervistavano gli abitanti, raccoglievano campioni, effettuavano radiografie del torace con apparecchiature portatili e ricostruivano le relazioni di parentela tra le persone colpite dalla malattia. Un contributo prezioso arrivò anche dagli abitanti dei villaggi. Tra loro c&#8217;era Muamer Tunç, sarto di Tuzkoy, la cui famiglia era stata devastata dal mesotelioma. Tunç mi aiutò a ricostruire gli alberi genealogici delle famiglie, nonostante la difficoltà linguistica tra me e lui. Anche lui, poi in seguito, purtroppo si ammalò di mesotelioma”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="800" height="456" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/Carbone-uhcc-bldg-article.jpg" alt="" class="wp-image-11805" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/Carbone-uhcc-bldg-article.jpg 800w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/Carbone-uhcc-bldg-article-300x171.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/Carbone-uhcc-bldg-article-767x437.jpg 767w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/Carbone-uhcc-bldg-article-345x198.jpg 345w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/Carbone-uhcc-bldg-article-698x398.jpg 698w" sizes="auto, (max-width: 800px) 100vw, 800px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La svolta: il cancro segue le linee familiari</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricostruzione degli alberi genealogici permise di individuare un elemento decisivo: le famiglie colpite dall&#8217;epidemia potevano essere ricondotte a un antenato comune. “Un risultato compatibile -spiega lo scienziato- con quello che in genetica viene definito <em>effetto del fondatore</em>, cioè la diffusione di una particolare variante genetica a partire da un antenato condiviso. I dati suggerivano inoltre che, in alcune famiglie, la predisposizione al mesotelioma fosse trasmessa secondo un modello autosomico dominante. In termini semplici, un genitore portatore della mutazione può trasmetterla a ciascun figlio con una probabilità del 50%”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2001, Michele Carbone e i suoi collaboratori pubblicano sulla rivista scientifica <em>The Lancet</em> i primi risultati della ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Inizialmente, Barış – ricorda Carbone- era scettico rispetto all&#8217;ipotesi genetica. Dopo aver esaminato personalmente gli alberi genealogici ricostruiti da noi, però, cambiò idea e partecipò attivamente alle successive indagini. Del resto l&#8217;obiettivo era comune, serviva trovare la causa della malattia e aiutare gli abitanti dei 3 villaggi prima che fosse troppo tardi”:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2006, un nuovo studio pubblicato su <em>Cancer Research</em>, rivista dell&#8217;AACR, consolidò l&#8217;ipotesi che il mesotelioma osservato in Cappadocia derivasse dall&#8217;interazione tra l&#8217;esposizione all&#8217;erionite e una predisposizione genetica. Ma restava ancora da risolvere la domanda più difficile: quale gene rendeva queste persone così vulnerabili?</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="769" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-5-1024x769.png" alt="" class="wp-image-11813" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-5-1024x769.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-5-300x225.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-5-767x576.png 767w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-5-800x600.png 800w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-5-699x525.png 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/image-5.png 1143w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La caccia al gene BAP1</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per individuare la mutazione responsabile, Michele Carbone e il suo gruppo avvia una ricerca lunga e complessa, sostenuta anche da importanti finanziamenti. Nel 2008, il ricercatore calabrese riceve il <em>Landon Foundation-AACR Innovator Award for International Collaborations in Cancer Research</em>, per sostenere le indagini condotte in Cappadocia. Un ulteriore e fondamentale finanziamento di 10 milioni di dollari da parte del National Cancer Institute consentì di far partire il Progetto destinato a identificare il gene responsabile La ricerca, tuttavia, procedeva con difficoltà.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">“All&#8217;epoca, le tecnologie di sequenziamento del DNA erano molto più lente di quelle attuali e il lavoro doveva essere eseguito manualmente. Erano passati 4 anni e mezzo dei cinque anni totali della durata del finanziamento di 10 milioni di dollari, gli scienziati avevano analizzato enormi quantità di materiale genetico senza riuscire a identificare la mutazione cercata. La svolta arrivò da un parallelo filone di indagine, condotto negli Stati Uniti su famiglie nelle quali il mesotelioma compariva con frequenza simile a quelle che Carbone stava studiando in Cappadocia. In una di queste famiglie, un paziente affetto da mesotelioma sviluppò anche un melanoma uveale, un raro tumore dell&#8217;occhio. Si trattava del secondo caso di questa combinazione nella stessa famiglia”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Michele Carbone intuì che la coincidenza potesse nascondere una relazione biologica. Chiese al collega e statistico Ian Pagano di calcolare la probabilità che due tumori così rari si presentassero nella stessa persona, all&#8217;interno di una famiglia caratterizzata da numerosi casi di mesotelioma. La stima indicò una probabilità estremamente bassa, nell&#8217;ordine di 1 su 100 bilioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ricercatore cercò allora un possibile collegamento genetico. Consultando I testi di oncologia, trovò che il melanoma uveale era frequentemente associato ad alterazioni del braccio corto del cromosoma 3, una regione che il suo gruppo aveva già individuato tra quelle potenzialmente coinvolte nella predisposizione al mesotelioma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Michele Carbone chiese quindi ai collaboratori di concentrare gli sforzi su quella regione del DNA. Fu la decisione decisiva: 2 settimane dopo, gli scienziati scoprirono che tutti i membri affetti da mesotelioma o altri tumori delle due famiglie statunitensi presentavano mutazioni inattivanti del gene BAP1, mentre queste stesse mutazioni non erano state ereditate dai familiari non colpiti. Nel 2011, il gruppo di Carbone pubblicò sulla rivista Nature Genetics che le mutazioni ereditarie di BAP1 causavano mesotelioma e ad altri tumori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La scoperta aprì una nuova prospettiva nella comprensione della malattia: non era sufficiente considerare la sostanza cancerogena a cui una persona era esposta. Occorreva valutare anche il patrimonio genetico individuale e il modo in cui questo poteva modificare la risposta dell&#8217;organismo all&#8217;ambiente”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="663" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-cancer-center.jpg" alt="" class="wp-image-11806" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-cancer-center.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-cancer-center-300x194.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-cancer-center-768x497.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-cancer-center-400x260.jpg 400w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-cancer-center-700x453.jpg 700w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Dalla ricerca alla prevenzione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Le implicazioni della scoperta non si limitarono alla Cappadocia. Michele Carbone e i suoi collaboratori individuarono altre famiglie statunitensi nelle quali la predisposizione associata a BAP1 si manifestava attraverso diversi tipi di tumore. Da allora, centinaia di famiglie affette dalla “<em>BAP1 cancer syndrome</em>” sono state individuate in tutto il mondo. Studiano queste famiglie Carbone ha scoperto che i mesoteliomi in pazienti con mutazioni germinali di BAP1 hanno caratteristiche istologiche differenti, sono meno invasivi, rispondono alla terapia e che la vita di questi pazienti può` essere salvata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per la prima volta, finalmente la diagnosi di mesotelioma non era più una diagnosi di morte certa entro 6-18 mesi. Carbone ha chiamato questi mesoteliomi genetici L-BAM (low grade BAP1 associated mesotelioma) Il National Cancer Institute avviò due studi clinici presso la propria sede di Bethesda, nel Maryland, dedicati a pazienti e familiari portatori di mutazioni del gene per verificare i risultati degli studi del Professor Carbone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, questi trial clinici condotti a Bethesda e completati nel 2025 hanno confermato al 100% i risultati del Professor Carbone. Pertanto, il test genetico per BAP1 e` oggi routine per tutti i malati di mesotelioma negli Stati Uniti, e il WHO (world health organization, organizzazione mondiale della sanità in italiano) ha individuato nel nuovo volume del WHO sui tumori del torace che sarà` pubblicato nel 2027, il mesotelioma che si sviluppa a causa di mutazioni germinali come una variante differente (L-BAM) che a differenza del mesotelioma causato esclusivamente dall’asbesto, risponde alla terapia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Questi studi rappresentavano un passo importante verso una maggiore comprensione dei rischi associati alla predisposizione ereditaria e verso lo sviluppo di strategie di sorveglianza e gestione clinica più mirate”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parallelamente, il gruppo di ricerca del professor Carbone si occupò di un problema ambientale che interessava gli Stati Uniti occidentali. Studiando I depositi geologici di erionite negli Stati Uniti Carbone scopri contaminazione nei campioni di aria prelevati dai suoi collaboratori nel North Dakota. In collaborazione con gli scienziati dell&#8217;Environmental Protection Agency diretti da Aubrey K. Miller, Carbone e collaboratore dimostrarono che nella contea di Dunn, nel Dakota del Nord, la ghiaia usata per coprire le strade -li usano ghiaia non asfalto- conteneva erionite. Il passaggio dei veicoli sollevava fibre e polveri nell&#8217;aria, esponendo la popolazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Le misurazioni effettuate dal gruppo mostrarono che l&#8217;esposizione all&#8217;interno dei veicoli che percorrevano quelle strade, compresi gli scuolabus, raggiungeva livelli paragonabili o superiori a quelli rilevati nei villaggi turchi. Carbone chiese alle autorità del North Dakota di intervenire per evitare una epidemia di mesothelioma. In risposta alla sua richiesta, il governo del North Dakota ripavimentò oltre 300 miglia di strade e creo` un nuovo dipartimento governativo &#8211; <em>Division of Air Quality</em> <a href="https://deq.nd.gov/erionite/">https://deq.nd.gov/erionite/</a>  -il cui compito è a tutt’oggi. di verificare che qualunque materiale usato per pavimentare le strade in North Dakota non contenga erionite. Molte vite sono state salvate dal cancro proprio da questa misura precauzionale&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11807" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita-1024x576.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita-300x169.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita-768x432.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita-1536x864.jpg 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita-699x393.jpg 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita-539x303.jpg 539w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-con-i-vertici-delluniversita.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nuove case per spezzare il ciclo dell&#8217;esposizione</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In Turchia, il contributo della ricerca ebbe conseguenze altrettanto concrete.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Per anni Barış – ricorda Michele Carbone- aveva cercato di convincere le autorità a trasferire gli abitanti lontano dalle aree contaminate, senza risultato. La situazione cambiò quando per merito delle evidenze scientifiche sviluppate dalla nostra ricerca. Durante una visita in Turchia, ebbi l&#8217;occasione di incontrare il ministro della Salute. L’incontro fu possibile grazie a una circostanza fortuita: un cameriere, dopo aver ascoltato una conversazione tra noi ricercatori, si offrì di contattare suo cugino che lavorava presso il ministero per organizzare un incontro tra noi e il Ministro della Salute Turco”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Baris chiese a Carbone di parlare: “tu sei il Professore straniero, forse ti starà` a sentire. Al Ministro, Carbone illustrò il problema, mentre Barış traduceva. La risposta non fu immediata, ma l&#8217;anno successivo il ricercatore scoprì che le autorità avevano costruito un nuovo paese con 250 case fatte di mattoni e cemento e perciò prive di erionite e avevano avviato un programma di trasferimento degli abitanti. Successivamente costruirono altre case per un totale di 450 case a Tuzkoy e altre per Karaina nel Sarihidir. L&#8217;intera popolazione di questi villaggi è stata poi trasferita in nuove case.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Un ruolo determinante, dice Carbone, fu svolto dal Professore Murat Tuncer, allora direttore del Centro di Controllo Oncologico presso il Ministero Turco della Salute, che sostenne la realizzazione di nuovi insediamenti lontani dalla contaminazione. Le nuove abitazioni, costruite con mattoni e cemento, disponevano di elettricità, servizi igienici interni e attrezzature domestiche moderne, tutte cose assenti nelle vecchie case. Nei villaggi furono inoltre predisposte strutture sanitarie per consentire controlli e valutazioni cliniche tempestivi. Il gene responsabile della predisposizione non poteva essere eliminato, ma ridurre l&#8217;esposizione ambientale significava intervenire su uno dei fattori di rischio modificabili. La possibilità di individuare precocemente eventuali segnali della malattia offriva inoltre nuove opportunità di assistenza. La vicenda Turca e quella del North Dakota sono un bellissimo esempio di come la ricerca scientifica può produrre benefici concreti quando le scoperte vengono tradotte in politiche di prevenzione e interventi sul territorio. E anche di come la scienza e la medicina siano “ambasciatori di pace” fra culture e religioni differenti”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>L&#8217;ultimo incontro con il sarto di Karain</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel luglio 2019, Michele Carbone torna per l&#8217;ultima volta nei villaggi della Cappadocia. “Muamer Tunç, il sarto che mi aveva aiutato a ricostruire gli alberi genealogici, si era ammalato di mesotelioma e desiderava incontrarmi prima di morire”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due settimane dopo aver ricevuto il messaggio, Michele Carone parte per la Turchia e raggiunge i villaggi insieme a Salih Emri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Tunç era ormai debole e pallido, ma volle mostrarmi la sua nuova casa e il giardino in cui coltivava le verdure. Sapeva che la malattia lo avrebbe ucciso, ma era convinto che le generazioni successive avrebbero avuto un destino diverso. “I bambini del mio villaggio, i figli dei miei figli, non cresceranno più in case costruite con erionite», mi disse «E finalmente non ci sarà più cancro nel villaggio”. Era una speranza, non una certezza scientifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La rimozione della fonte di contaminazione poteva ridurre il rischio, ma non cancellare necessariamente gli effetti di esposizioni precedenti né la predisposizione genetica già presente nelle famiglie. Io stesso espressi cautela nel considerare definitivamente risolto il problema”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sola certezza assoluta era questa: abitazioni più sicure, minore esposizione alle fibre cancerogene e una maggiore possibilità di ricevere assistenza medica avrebbe salvato molti da morte certa.” Barış, prima di morire, aveva espresso la convinzione che il lavoro svolto avrebbe protetto le generazioni future”.</p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro-1024x576.jpg" alt="" class="wp-image-11808" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro-1024x576.jpg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro-300x169.jpg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro-768x432.jpg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro-1536x864.jpg 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro-699x393.jpg 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro-539x303.jpg 539w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/11/michele-carbone-laula-di-catanzaro.jpg 2048w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il Karma:“Non fermarsi davanti all&#8217;impossibile”</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In sintesi, la ricerca condotta dal prof. Michele Carbone in Cappadocia si è sviluppata nell&#8217;arco di oltre vent&#8217;anni, intrecciando epidemiologia, genetica, mineralogia e medicina clinica. I risultati sono stati possibili grazie alla collaborazione internazionale, al sostegno dell&#8217;AACR, del National Cancer Institute e di altri enti, di donazioni private, e anche grazie al sostegno degli abitanti dei villaggi e l’intervento delle Autorità che hanno trasformato le evidenze scientifiche in interventi concreti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso affrontato dallo scienziato calabrese dimostra oggi quanto sia importante mantenere una prospettiva aperta quando i dati non corrispondono alle spiegazioni consolidate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Se l&#8217;erionite rappresentava il fattore ambientale, la genetica aiutava a comprendere perché persone esposte in modo simile potessero avere destini differenti. È proprio questa interazione tra ambiente e patrimonio ereditario ad aver reso la storia della Cappadocia un caso di grande rilievo per la ricerca oncologica in tutto il mondo”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interrogato sui consigli da dare ai giovani ricercatori, Michele Carbone &#8211; che qui alla Sapienza di Roma per come parla e per come si muove, e per come ti sorride guardandoti sempre dritto negli occhi, e per come si veste, sembra quasi un profeta della medicina moderna- indica nella passione il motore fondamentale dell&#8217;attività scientifica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Seguire un problema che si considera importante, anche quando sembra difficile da risolvere, può aprire strade inattese. Mai lasciarsi scoraggiare da chi considera impossibile un progetto prima ancora che venga realizzato. E se qualcuno ti ripete che un’operazione è impossibile, significa che per “lui” e` impossibile, ma tu non sei lui, perciò` tu provaci lo stesso se ci credi, vai avanti per la tua strada, provaci. Così` verrà fuori il meglio di te”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo studioso non ha dubbi. “La storia della Cappadocia offre una testimonianza concreta di questa convinzione: una domanda nata in villaggi remote -per coincidenza il posto al mondo più lontano da Honolulu dove il prof. Carbone ha il suo laboratorio di ricerca-, l&#8217;ascolto delle famiglie colpite, una lunga ricerca sul DNA e la collaborazione tra scienziati di diversi Paesi hanno portato a scoprire come la genetica interagisce con le fibre di amianto nel causare&nbsp; il cancro, a individuare nuovi approcci diagnostici e terapeutici che hanno salvato migliaia di vite, e a promuovere misure capaci di ridurre l&#8217;esposizione a potenti carcinogeni ambientali”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“La scienza non si esaurisce nella scoperta di un gene e una nota in un libro di biologia. Il suo valore più profondo emerge quando la conoscenza diventa uno strumento per proteggere le persone, migliorare la prevenzione e offrire alle generazioni future una possibilità in più di vivere lontano da una minaccia che, per troppo tempo, era sembrata inevitabile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In sala il silenzio è rotto da un applauso lunghissimo, una standing ovation per questo “giullare” del cancro, nemico dichiarato del mesotelioma e dei geni che lo causano. Per la Sapienza di Roma un evento internazionale senza precedenti che si conclude con la tradizionale foto di rito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Indimenticabile mattinata nell’Aula Amico Bignami, Istituto di Patologia Generale, l&#8217;altro ieri al piano terra dell’edificio 38 di via Regina Elena,e oggi all&#8217;Università Magna Grecia di Catanzaro. Grazie Professore. <strong>Pino Nano</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2026/11/all-universita-magna-graecia-lectio-magistralis-del-professore-michele-carbone-c500c138-82b5-4d98-9faa-4c1c06ffbde9.html?nxtep">https://www.rainews.it/tgr/calabria/video/2026/11/all-universita-magna-graecia-lectio-magistralis-del-professore-michele-carbone-c500c138-82b5-4d98-9faa-4c1c06ffbde9.html?nxtep</a></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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