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	<title>RaiSenior | </title>
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		<title>RAI Uno, lunedì sera &#8220;Rosso volante&#8221;</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/02/19/rai-uno-lunedi-sera-rosso-volante/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Pino Nano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Feb 2026 13:52:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Film tv sul leggendario campione olimpico di bob Eugenio Monti Una prima TV assoluta. Giorgio Pasotti veste i panni di Eugenio Monti &#8211; sciatore e bobbista, doppio Oro olimpico a Grenoble nel 1968 e campione di fair play, scomparso nel 2003 &#8211; nel film...]]></description>
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<h2 class="wp-block-heading">Il Film tv sul leggendario campione olimpico di bob Eugenio Monti</h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una prima TV assoluta. <strong>Giorgio Pasotti veste i panni di Eugenio Monti</strong> &#8211; sciatore e bobbista, doppio Oro olimpico a Grenoble nel 1968 e campione di fair play, scomparso nel 2003 &#8211; nel film tv “<strong>Rosso volante”,</strong> in onda lunedì 23 febbraio in prima serata su Rai 1. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">“Per raccontare le due edizioni olimpiche (Innsbruck ’64 e Grenoble ’68) abbiamo studiato i filmati dell’epoca e ricostruito fedelmente lo spazio della pista e quello adibito alla stampa &#8211; scrive <strong>il regista Alessandro Angelini. </strong>&#8211; Nonostante ciò, avevamo la sensazione che ci mancasse qualcosa. E alla fine, per integrare e dare maggiore credibilità alla messa in scena, abbiamo deciso di inserire nel film alcune immagini di repertorio. Una scelta azzardata? Non lo sappiamo. Di certo, una decisione coraggiosa con dentro una buona componente di ambizione e follia. Ma se il nostro intento era quello di raccontare le gesta di Eugenio Monti…, forse ci si doveva adeguare” continua il regista, che spiega anche lo stile che ha voluto dare al film tv.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Una coproduzione <strong>Rai Fiction</strong> e <strong>Wonder Film </strong>e <strong>Wonder Project</strong>, scritto da <strong>Silvia Napolitano, Giorgio Pasotti, Valerio Bariletti </strong>e liberamente ispirato all’opera letteraria “Rosso ghiaccio: <strong>Eugenio Monti, </strong>dietro la leggenda” di <strong>Stefano Rotta</strong>, con la regia di <strong>Alessandro Angelini </strong>e un cast formato inoltre da <strong>Andrea Pennacchi (Gianni Brera), Denise Tantucci (Linda Lee), Stefano Scandaletti (Sergio Siorpaes) e con Maurizio Donadoni (Podar).</strong></p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph"> “Uno stile vigoroso -aggiunge <strong>Alessandro Angelini-</strong> e quasi documentaristico nelle gare (per dare modo al pubblico di sentirsi in pista con Monti) e più statico e contemplativo (come le vette delle Dolomiti che fanno da cornice alla nostra storia) nei momenti in cui si racconta la vita privata di Monti. In questo secondo caso, la sua insofferenza, i suoi tormenti non sono dati dai movimenti della macchina da presa bensì dalla loro stessa tensione emotiva; durante queste scene, il mondo attorno a Eugenio è fermo, ben ancorato, quasi statico mentre è la sua sofferenza a muoversi e a muovere l’aria. In qualche modo, è come se le emozioni quali il travaglio interiore, il tormento, l’angoscia potessero essere comunicate dal loro essere in movimento al cospetto di un mondo esterno completamente fermo; come se l’inquadratura non fosse sufficiente a contenerle, in un’asfissiante ricerca di uno spazio vitale più ampio di quello concesso dalla macchina da presa”.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="713" height="543" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-3.png" alt="" class="wp-image-8128" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-3.png 713w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-3-300x228.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-3-500x380.png 500w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-3-700x533.png 700w" sizes="(max-width: 713px) 100vw, 713px" /></figure>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Eugenio Monti, campione di bob, nel 1964 ha 36 anni. </h2>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ha vinto quasi tutto, ma gli manca l’Oro olimpico. “<strong>Rosso Volante</strong>”, come lo soprannomina <strong>Gianni Brera </strong>per l’audacia e per il colore dei capelli, è deciso quindi a conquistare l’Oro ai giochi Olimpici Invernali di Innsbruck. Realizza un tempo eccezionale, ma durante la gara si accorge che il rivale <strong>Tony Nash</strong> ha perso un bullone e, senza pensarci un attimo, gli dà il suo. Un gesto di grande lealtà sportiva che permette agli inglesi di vincere l’Oro, mentre l’Italia deve accontentarsi del Bronzo. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per l’eccezionale esempio di fair play, il Comitato Olimpico Internazionale premia Monti con il trofeo Pierre De Coubertin, considerato la più alta onorificenza per un atleta. </p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">L&#8217;episodio del bullone è il punto di partenza di un racconto che ripercorre i quattro anni che portano <strong>Eugenio Monti</strong> a vincere l&#8217;agognata medaglia d&#8217;Oro alle Olimpiadi di Grenoble nel 1968. Quattro anni di tenacia, cadute e speranze di un campione di grande talento che ha sempre sfidato la vita. Una storia di sport, amore, amicizia, coraggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">Le parole del regista  Aessandro Angelini.</h2>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="682" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-2-1024x682.png" alt="" class="wp-image-8127" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-2-1024x682.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-2-300x200.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-2-768x512.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-2-1536x1023.png 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-2-700x466.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/02/image-2.png 1920w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">&#8220;Avendo a che fare con una storia vera, e quindi con dei personaggi realmente esistiti &#8211; alcuni dei quali, peraltro, ancora viventi &#8211; ho cercato di approcciare al film usando estrema delicatezza e assoluto rispetto verso chi quella storia l’ha vissuta in prima persona.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Evitando accuratamente di creare forzature o storture, ho “modellato” la sceneggiatura sulle figure degli interpreti proprio per realizzare un equilibrio quanto più profondo tra la pagina scritta e la verità della messa in scena.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Sono convinto che il set debba integrare e superare la pagina scritta. Di quest’ultima, deve certamente mantenerne le intenzioni ma non limitarsi a questo, quanto scendere ancora più in profondità. Il passaggio dal foglio alle azioni e ai movimenti degli attori deve essere curato in tutte le sue sfaccettature. È fondamentale. A volte, un dialogo funziona perfettamente nella fase della lettura ma quando lo si va a mettere in scena può risultare poco efficace.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">In effetti, una battuta, per quanto ben scritta, può essere restituita con forza e precisione da uno sguardo, da un gesto, da un silenzio che riesce a condensarla rendendo la scena più autentica. Si tratta di una fase affascinante del lavoro di regia che mi fa pensare ad una partitura musicale: ci sono note di durata diversa e ci sono le pause. Si deve suonare ogni nota col giusto tempo ma si deve anche saper dare respiro alla melodia!</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per raccontare le due edizioni olimpiche (Innsbruck ’64 e Grenoble ’68) abbiamo studiato i filmati dell’epoca e ricostruito fedelmente lo spazio della pista e quello adibito alla stampa. Nonostante ciò, avevamo la sensazione che ci mancasse qualcosa. E alla fine, per integrare e dare maggiore credibilità alla messa in scena, abbiamo deciso di inserire nel film alcune immagini di repertorio. Una scelta azzardata? Non lo sappiamo. Di certo, una decisione coraggiosa con dentro una buona componente di ambizione e follia. Ma se il nostro intento era quello di raccontare le gesta di Eugenio Monti…, forse ci si doveva adeguare.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ma questo implicava che tutto dovesse essere affrontato con estrema professionalità e allora, di concerto con il reparto fotografia, ci siamo messi a studiare le tecniche usate per riprendere i vecchi cinegiornali, quali fossero le ottiche utilizzate, la filosofia delle inquadrature, ecc. per poi riproporre un impianto simile che raccontasse gli eventi agonistici creati sul set senza creare strappi tra il presente e il passato.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Ritengo che il modo di riprendere dei cineoperatori ben si sposi con lo stile che volevo dare al film: vigoroso e quasi documentaristico nelle gare (per dare modo al pubblico di sentirsi in pista con Monti) e più statico e contemplativo (come le vette delle Dolomiti che fanno da cornice alla nostra storia) nei momenti in cui si racconta la vita privata di Monti. In questo secondo caso, la sua insofferenza, i suoi tormenti non sono dati dai movimenti della macchina da presa bensì dalla loro stessa tensione emotiva; durante queste scene, il mondo attorno a Eugenio è fermo, ben ancorato, quasi statico mentre è la sua sofferenza a muoversi e a muovere l’aria. In qualche modo, è come se le emozioni quali il travaglio interiore, il tormento, l’angoscia potessero essere comunicate dal loro essere in movimento al cospetto di un mondo esterno completamente fermo; come se l’inquadratura non fosse sufficiente a contenerle, in un’asfissiante ricerca di uno spazio vitale più ampio di quello concesso dalla macchina da presa.</p>



<p class="has-medium-font-size wp-block-paragraph">Per quello che mi riguarda, questa scelta di riprendere con la macchina fissa le situazioni raccontate, da una parte esalta la bellezza dei paesaggi, la loro imperturbabilità, mentre dall’altra aumenta l’isolamento e la sofferenza del protagonista&#8221;.</p>



<h2 class="wp-block-heading has-medium-font-size">CAST ARTISTICO</h2>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong> </strong> <strong> </strong></td><td>&nbsp;</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>GIORGIO PASOTTI</strong> <strong>&nbsp;</strong></td><td>Eugenio Monti</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>ANDREA PENNACCHI</strong> <strong>&nbsp;</strong></td><td>Gianni Brera</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>DENISE TANTUCCI</strong> <strong>&nbsp;</strong></td><td>Linda Lee</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>MAURIZIO DONADONI</strong> <strong>&nbsp;</strong></td><td>Podar</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>STEFANO SCANDALETTI</strong> <strong>&nbsp;</strong></td><td>Sergio Siorpaes</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>MICHELA MARTINI</strong> <strong>&nbsp;</strong></td><td>Adele (madre di Eugenio Monti)</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>ALESSANDRO BRESSANELLO</strong> <strong>&nbsp;</strong></td><td>Ugo (padre di Eugenio Monti)</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"><strong>DANIELE DE ANGELIS</strong> <br><strong> VITTORIO HAMARZ VASFI</strong></td><td>Luciano De Paolis</td></tr><tr><td class="has-text-align-right" data-align="right"></td><td>Leonida<br><br></td></tr></tbody></table></figure>
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