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	<title>RaiSenior | </title>
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		<title>Il Libro. La Schiava greca va in America</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 13 Sep 2026 14:25:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Libri e Racconti]]></category>
		<category><![CDATA[anna griva]]></category>
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					<description><![CDATA[di Mimmo Nunnari Ispirandosi a un fatto realmente accaduto in Grecia nell’Ottocento, Anna Griva, scrittrice e poetessa di origine ateniese, racconta la vicenda di Garifalià Michalvei: bambina esposta come merce su un palco di legno al mercato degli schiavi di Smirne, aspettando che qualcuno, che...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Mimmo Nunnari</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ispirandosi a un fatto realmente accaduto in Grecia nell’Ottocento, Anna Griva, scrittrice e poetessa di origine ateniese, racconta la vicenda di Garifalià Michalvei: bambina esposta come merce su un palco di legno al mercato degli schiavi di Smirne, aspettando che qualcuno, che arrivava in città per acquistare tessuti, tappeti, animali e schiave, la comprasse. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In “<strong>La schiava greca</strong>” (Crocetti, traduzione Massimo Cazzulo, pagine 188), romanzo ambientato al tempo della guerra per l’indipendenza della Grecia, nel 1824, Griva narra di quel periodo storico quando gli ottomani massacrano gran parte della popolazione dell’isola di Psarà, riducendo in schiavitù i superstiti, poi smistati nei mercati dell’Asia Minore, per essere venduti. In uno di questi luoghi, il mercato di Smirne, un diplomatico americano nota la bambina e decide di prenderla con sé, sottraendola al suo triste destino. La ragazzina, Garifalià, sofferente e malconcia, era stata separata dalla sua famiglia, dopo il massacro operato dagli ottomani. A volte, ancora tanto tempo dopo, le appariva davanti l’orrendo istante del suo rapimento; quando, tra gli incendi, i lamenti umani, e le orribili urla dei soldati, fu trascinata via dall’abbraccio della nonna Efrossini, poi uccisa dagli ottomani. Ora che Philip Curtis, il diplomatico americano, non ebbe dubbi a riscattarla e adottarla, la bambina e’ incredula per la sua improvvisa libertà. L’uomo la  porta con sé in America, dove la bambina, in compagnia della moglie e delle figlie del suo salvatore inizia una nuova vita. Ma c’è un imprevisto: accade che una lettera proveniente dalla Grecia informa Curtis che la sorella di Garifalià, creduta dispersa, è stata ritrovata viva, seppure fuori di mente per il trauma subito durante l’assalto ottomano. Un dubbio, assale il diplomatico: rivelare la verità, rischiando di perdere la ex schiava bambina di Smirne, o tenerla nascosta? </p>



<p class="wp-block-paragraph">Girando intorno a questo dilemma, Griva intreccia due eventi storici: la guerra d’indipendenza greca e il movimento abolizionista americano. Li cuce insieme, con una scrittura chiara e armoniosa, realizzando una storia interessante che parla della Grecia e dell’Europa dell’Ottocento, ma anche dell’America e delle sue contraddizioni; dei grandi ideali di libertà e, allo stesso tempo, delle violenze che hanno accompagnato la costruzione del mondo moderno. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="644" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3798-644x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-10826" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3798-644x1024.jpeg 644w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3798-189x300.jpeg 189w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3798-768x1222.jpeg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3798-700x1113.jpeg 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3798.jpeg 943w" sizes="(max-width: 644px) 100vw, 644px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Dice l’autrice &#8211; che ha partecipato all’ultimo Salone del Libro di Torino &#8211; : “Garifalià è una bambina che subisce la violenza della storia, ma conserva uno sguardo che gli adulti hanno perduto. Mi interessava mostrare come la fragilità possa trasformarsi in una forma di verità morale. Garifalià, non “salva” il mondo, con grandi azioni eroiche, ma con la capacità di conservare umanità, dentro un universo disumano”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quanto ambientato nei primi anni dell&#8217;Ottocento, questo bel romanzo di  Anna Griva, risulta terribilmente attuale, in tempi di nuove guerre e nuove schiavitù. E’ l&#8217;eterno ritorno delle cose e del tempo, che scorre senza alterare la sostanza della realtà.</p>
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		<title>Ritorna Saverio Strati col doppio racconto “Il visionario e il ciabattino”</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/09/07/ritorna-saverio-strati-col-doppio-racconto-il-visionario-e-il-ciabattino/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Sep 2026 06:58:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[antonio calajò]]></category>
		<category><![CDATA[il visionario]]></category>
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					<description><![CDATA[La grande attualità di Saverio Strati letta dal giornalista-scrittore Mimmo Nunnari che a lui ha dedicato uno dei dossier più belli della RAI.]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"> <strong>Arriva il turno di “Il visionario e il ciabattino” romanzo doppio di Saverio Strati appena pubblicato da Rubbettino (prefazione di Luciano Curreri, pagine 160, euro 16) nella prestigiosa collana dedicata allo scrittore di Sant’Agata del Bianco. Bellissimo il ricordo dedicato allo scrittore calabrese da RAI Storia.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="701" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3766-701x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-10710" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3766-701x1024.jpeg 701w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3766-206x300.jpeg 206w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3766-768x1121.jpeg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3766-699x1021.jpeg 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3766.jpeg 972w" sizes="(max-width: 701px) 100vw, 701px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Il libro, pubblicato la prima volta da Mondatori nel 1978, è l’undicesimo volume dell’opera omnia di Strati che Rubbettino sta riportando in libreria. <strong>Strati è l’interprete principale dei problemi dell’emigrazione italiana e della storica sofferenza del Sud, Calabria in particolare, regione relegata fin dall’Unita ad una condizione di vita semicoloniale.</strong> Sono i temi che ritroviamo nel libro adesso ripubblicato, “Il visionario e il ciabattino”: somma di due romanzi esistenziali brevi, autonomi, concepiti nel 1974 e ambientati a Firenze. Questi due racconti, pubblicati nel 1978, l’anno dopo del volume  “<strong>Il selvaggio di Santa Venere” </strong>composto fra il 1975 e il 1976 che assicuro’ a Strati il <strong>Premio Campiello</strong>. Può darsi che lo scrittore abbia ripescato i due testi tenuti a lungo nel cassetto per dare continuità editoriale alle sue pubblicazioni; che li abbia ripescati in quell’anno per non perdere gli echi del successo raggiunto col “<strong>Selvaggio</strong>”. Lo fa notare <strong>Luciano Curreri </strong>nella prefazione di questa nuova <strong>edizione del libro. Ciò non significa che “Il visionario e il ciabattino” sia un lavoro trascurabile, tutt’altro. Nel primo racconto, “Il ciabattino nel catabuco”</strong>, Strati presenta un mondo calabrese in cui prevale uno spirito di autodistruzione. Nel secondo racconto, “<strong>Il visionario”, lo scrittore esplora territori nuovi alla sua narrativa:</strong> la fragilità mentale, il confine con la follia, l’infanzia, che ritorna come incubo. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img decoding="async" width="1024" height="636" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3697-1024x636.jpeg" alt="" class="wp-image-10711" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3697-1024x636.jpeg 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3697-300x186.jpeg 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3697-766x476.jpeg 766w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3697-1536x954.jpeg 1536w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3697-699x434.jpeg 699w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/09/IMG_3697.jpeg 1615w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Due storie completamente diverse, unite dalla determinazione con cui Strati indaga il destino umano, le sue crepe, le sue ombre più segrete. C’è anche, nella scrittura, quella sinergia tra cuore e intelletto che rappresenta la cifra umana di Strati, romanziere capace di rappresentare le complessità della vita di “quell’italiano anomalo” che è l’uomo meridionale. Non per questo Strati dev’essere considerato scrittore regionale; anzi, ogni qual volta qualcuno azzarda questa classificazione il romanziere appare infastidito dalla stereotipata etichetta. <strong>Lo ha spiegato chiaramente questo suo pensiero nell’unico documento televisivo realizzato nel 1987 dalla Rai.</strong> In altre occasioni ha detto: “Classificare primariamente sarda la Nobel <strong>Grazia Deledda,</strong> calabrese l’europeo <strong>Alvaro,</strong> piemontesi <strong>Pavese o Fenoglio</strong>, toscani <strong>Pratolini e Bilenchi</strong>, meneghino Gadda, siciliani gli universali <strong>Pirandello Tomasi di Lampedusa, Bufalino</strong>, e così via, che senso avrebbe? Aveva ragione <strong>Geno Pampaloni</strong> &#8211; uno tra i maggiori critici letterari del secolo scorso &#8211; quando di Saverio Strati scrittore dava l’interpretazione che ancora oggi risulta più vera: “Sembra portare sulla propria persona la vita dei padri. Il passato, soprattutto, il dolore del passato, la tradizione della sua terra, i secoli di miseria e di silenzio, la pazienza contadina e artigiana, il pudore dei sentimenti, e persino l’antica lentezza, con cui il tempo trascorre nei vecchi paesi, <strong>Saverio Strati </strong>sembra portarseli addosso, come una consanguinea presenza, una compagnia”. Ecco, Strati è questo  &#8211; come descritto da Pampaloni &#8211; anche in “Il visionario e il ciabattino”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>RAI3 ripropone il capolavoro di Marguerite Yourcenar</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/07/27/rai3-ripropone-il-capolavoro-di-marguerite-yourcenar/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 27 Jul 2026 17:58:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[ Ieri l&#8217;altro, 25 luglio, Rai 3 ha portato sul piccolo schermo &#8220;Memorie di Adriano&#8221;, riuscitissimo adattamento teatrale del celebre capolavoro letterario di Marguerite Yourcenar, con protagonista Alessandro Preziosi, che dà voce all’imperatore Adriano in un intenso viaggio interiore ispirato al romanzo pubblicato nel 1951. È...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"> <strong>Ieri l&#8217;altro, 25 luglio, Rai 3 ha portato sul piccolo schermo &#8220;Memorie di Adriano&#8221;, riuscitissimo adattamento teatrale del celebre capolavoro letterario di Marguerite Yourcenar, con protagonista Alessandro Preziosi, che dà voce all’imperatore Adriano in un intenso viaggio interiore ispirato al romanzo pubblicato nel 1951. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">È stata l&#8217;occasione per riscoprire una delle più grandi scrittrici del Novecento, con una produzione che unisce teatro, musica e riflessione filosofica. Di Marguerite Yourcenar, pseudonimo di Marguerite Cleenewerck de Crayencour, figura tra le più importanti della letteratura del Novecento, prima donna eletta all’Académie française, conosciamo le opere fondamentali, come appunto “<strong>Memorie di Adriano</strong>”;  o “<strong>L’opera al nero</strong>”, ma sono di lettura ugualmente gradevole e importante altri scritti letterari, ingiustamente seppelliti nell’ombra, come, ad esempio, le “<strong>Novelle orientali”</strong>: piccola antologia di dieci racconti apparsi in Francia la prima volta nel 1938, ripubblicati sempre in Francia nel 1963 dall’editore Gallimard e pubblicati in Italia la prima volta da Rizzoli nel 1983, l’editore che adesso li ripropone, con la vecchia traduzione di <strong>Maria Luisa Spaziani</strong>. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-full"><img loading="lazy" decoding="async" width="569" height="878" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3660.jpeg" alt="" class="wp-image-10142" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3660.jpeg 569w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3660-194x300.jpeg 194w" sizes="auto, (max-width: 569px) 100vw, 569px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"> Dovremmo dire lettura utile, ma anche attualissima, c’è da aggiungere, per un’opera che, a leggere oggi, non è non solo curiosità letteraria, ma interessante e piacevole viaggio attraverso culture, miti e tradizioni a noi lontani, che finiscono, tuttavia per parlarci con sorprendente attualità e chiarezza, proprio nel momento di maggior declino della cultura occidentale. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Yourcenar presenta l’Oriente che ha conosciuto, viaggiando come uno specchio attraverso il quale interrogare anche l’Occidente. Mette a confronto differenti civiltà, all’interno delle quali trova quella radice morale che in passato ha nutrito ovunque l’essere umano. I racconti attraversano epoche e immaginari diversi: narrano la bellezza, l’arte, la spiritualità e una geografia morale e poetica che non lascia indietro nessuno; che da dignità a tutti, dalla Cina all’India, dalla Grecia ai Balcani. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>La scrittrice, racconta storie, leggende e miti che hanno avuto un significato salvifico e aiutato i popoli a cancellare i confini tra presente e passato.</strong> Yourcenar, nata in Belgio, poi vissuta quasi sempre in Francia, quando questo suo libricino è stato pubblicato la prima volta, ha spiegato il titolo scelto “Novelle orientali”: Senza dubbio devo aver pensato alle «Novelle occidentali» di Gobineau; ma la Grecia e i Balcani, almeno nel XVIII o nel XIX secolo, sono anch’essi già Oriente”. Ha poi , Yourcenar, raccontato di avere scritto i testi durante gli anni in cui andava di frequente in Grecia, passando spesso per i Balcani.  I racconti traggono in sostanza origine dalle varie tappe di Yourcenar in quei paesi visitati.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">Le novelle su <em>Wang-Fô</em> e <em>Il principe Genji, </em>sono, per esempio, il frutto della grande passione della scrittrice per le letterature cinese e giapponese. La scrittura, delicata ed elegante, delle novelle, da’ un’aura di favola ai racconti “itineranti” tra leggende slave, apologhi taoisti, miti indù, che &#8211;  grazie allo “stile Yourcenar” &#8211;  tornano a essere ancora oggi freschi e moderni; senza tempo, nel tempo in cui qualcuno [idiota] vorrebbe cancellare le antiche civiltà. Il mito, è il protagonista dei viaggi in luoghi dove è il destino a prendersi gioco degli uomini e a guidare i loro passi: verso il baratro o la salvezza, secondo il tempo scandito dalla storia .</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Amara Lakhous, il racconto della sua Algeria</title>
		<link>https://raisenior.it/uncategorized/2026/07/22/amara-lakhous-il-racconto-della-sua-algeria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Jul 2026 04:35:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Nessuna categoria]]></category>
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					<description><![CDATA[“La fertilità del male”, di Amara Lakhous, è il racconto corale dell’Algeria contemporanea]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>di Mimmo Nunnari</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Annunciato come un romanzo dal ritmo travolgente, alla Leonardo Sciascia,   “La fertilità del male”, di Amara Lakhous (edizioni e/o, traduzione dall’arabo di Francesco Leggio, pagine 232), è il racconto corale dell’Algeria   contemporanea, nazione che dopo l’indipendenza ottenuta nel 1962, senza però mai chiudere i conti col colonialismo francese, si è trovata davanti a una sorta di nuova colonizzazione, fatta dagli stessi padri ed eroi della rivoluzione .</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Lakhous</strong> (nato ad Algeri) ha vissuto per quasi vent’anni in Italia e fa parte del gruppetto di scrittori africani che scrivono i loro libri nella lingua del paese che li ospita, in Francia e in Italia maggiormente. <strong>Lakhous </strong>ha scritto ben cinque romanzi in italiano, poi, nel 2014, si è trasferito negli Stati Uniti, dove insegna nel Dipartimento di Italianistica all’università di Yale. Per quest&#8217;ultimo suo romanzo, ambientato nell’Algeria post coloniale, ha trovato più consono tornare a scrivere nella lingua d&#8217;origine. Tuttavia ha conservato molto dello stile narrativo italiano: scrittura semplice e limpida, meccanismo del genere poliziesco per aprire finestre nella realtà sociale e impianto di narrazione che sembra assorbire il passo e la tensione morale dei romanzi d’indagine “alla Sciascia”. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Il romanzo racconta una storia avvincente, in cui si intrecciano storie individuali e grande storia.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto accade il 5 luglio 2018. Un crimine brutale sconvolge il giorno della celebrazione della festa&nbsp; dell’Indipendenza algerina. Il mujahid Miloud Sabri, viene ritrovato con la gola tagliata e il naso mozzato, nella sua villa di Orano. Nelle indagini, gli indizi si moltiplicano e puntano in direzioni diverse: vendetta legata al traffico d’armi, conti irrisolti, risalenti alla guerra di liberazione, azione terrorista […]. Il colonnello Karim Soltani, esperto di antiterrorismo e intelligence, incaricato di indagare si trova immerso in un intrigo complesso, e c’è un dettaglio che&nbsp; lo proietta nel passato torbido dell’Algeria. La mutilazione del potentissimo Sabri, sembra spiegare molte cose. E’ la stessa che i membri del Fronte di Liberazione Nazionale usavano per marchiare a vita i traditori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A poco a poco alcune verità verranno a galla, in un racconto denso di tradimenti personali, consumati all’ombra di un tradimento ben più grande, quello degli ideali rivoluzionari e di un sogno sacrificato sull’altare dell’individualismo e della corruzione. Il romanzo, sebbene parli dell’Algeria contemporanea, contiene una morale che supera i confini algerini e fa sorgere interrogativi universali, sul potere e sui governanti che ovunque nel mondo ottengono il consenso con la propaganda e sulle società che smettendo di fare i conti con le ombre del passato non vedono quelle del presente, e per conseguenza il male diventa “fertile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>“Oltre la tornanza”: un libro sulla Calabria</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/07/13/oltre-la-tornanza-un-libro-sulla-calabria/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Jul 2026 12:41:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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		<category><![CDATA[mimmo nunnari]]></category>
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					<description><![CDATA[Un “urlo d’amore” per la Calabria e le antiche terre della Magna Grecia: luoghi dove cultura, ricchezza e splendore in molti casi arrivarono a superare quelli di provenienza dei pionieri greci che sbarcarono sulle coste meridionali dal VIII secolo a.C. in poi. Non si può...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Un “urlo d’amore” per la Calabria e le antiche terre della Magna Grecia: luoghi dove cultura, ricchezza e splendore in molti casi arrivarono a superare quelli di provenienza dei pionieri greci che sbarcarono sulle coste meridionali dal VIII secolo a.C. in poi. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si può definire in altro modo, “<strong><em>Oltre la tornanza &#8211; Storia, ferite e futuro della Calabria e del Mezzogiorno</em></strong>”, libro di <strong>Paolo e Antonino Bolano (Media &amp; Books, pagine 270)</strong>, se non grido d’amore, per manifestare attaccamento verso la terra d’origine: la Calabria bella e dannata. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Paolo, giornalista Rai, regista, sceneggiatore</strong>, è il padre; <strong>Antonino, avvocato, giornalista pubblicista, il figlio.</strong> Hanno insieme progettato questo libro partendo da sguardi diversi derivanti da anagrafe e formazione, ma convergenti per comuni sentimenti e modo di pensare. L’intento è restituire alla Calabria (e al Mezzogiorno) la luce della sua verità: “Una verità non più rinviabile e degna di essere rivelata”, dicono. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggendo, sfogliando le pagine del volume, si capisce che “l’urlo” è di Paolo: intellettuale pluriverso, idealista, ribelle, nato comunista ma deluso dai post comunisti, al punto di disprezzarli alcuni. Nell’urlo, c’è l’ira per il tradimento di una terra bella come poche, e anche per la diserzione di ideali politici che affondano le radici nell’umanità saggia dei padri, delle vecchie generazioni che dedicarono la loro vita per il riscatto degli umili e dei diseredati. Non è facile dire a che genere letterario appartiene “Oltre la tornanza: e’ &#8211; insieme &#8211; saggio, romanzo storico, zibaldone di notizie, eventi storici, pensieri e riflessioni. Con modestia, che è la cifra della sua personalità, Paolo lo definisce un piccolo articolo sul Mezzogiorno. La volontà (lo scopo) sua, e del coautore, Antonino, è di far emergere la storia genuina della Calabria e del Mezzogiorno. La Magna Grecia, con le sue scuole filosofiche, di matematica e di medicina, sono punto di partenza nella narrazione. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="727" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3589-727x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-9972" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3589-727x1024.jpeg 727w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3589-213x300.jpeg 213w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3589-768x1082.jpeg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3589-700x986.jpeg 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/IMG_3589.jpeg 1060w" sizes="auto, (max-width: 727px) 100vw, 727px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Stanco di pregiudizi, di disprezzo, di epiteti offensivi e altre sgradevolezze, a lungo sopportate, Bolano urla: “ La Calabria non è una terra perduta. È terra che aspetta il suo tempo. E il suo tempo può essere adesso, se il popolo &#8211; finalmente &#8211; decide di salire sul palco. Perché un popolo che ha inventato il teatro non può restare seduto in platea per sempre “.  Ma, perché una regione che ha vissuto epoche di grande vivacità culturale ed artistica ha svoltato in negativo, subendo un declino che sembra non avere fine? Non ci sono spiegazioni sociologiche o storiche, nel libro, piuttosto emerge il fastidio per la maledizione di una terra destinata, nella successione dei dominii, stranieri e nazionali, a zona da sfruttare per consentire il progresso e lo sviluppo di altre terre. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle epoche dei latifondi baronali, dell’unità malcerta di stampo coloniale, del fascismo, e anche della Repubblica, non è stato fatto niente per il Sud: “Per anni, anzi per secoli &#8211; <strong>scrivono Paolo e Antonio Bolano</strong> &#8211; qualcuno ha cercato di convincerci che il Sud fosse un errore della geografia o un ritardo della storia, una terra condannata, un problema che ritorna, una &#8220;palla al piede”. Il libro &#8211; attraverso i fatti, le memorie, le testimonianze &#8211; racconta un&#8217;altra verità: la verità di un popolo che, nonostante tutto, non si è mai arreso; la verità di una terra che non ha mai smesso di generare intelligenza, creatività, coraggio, luce”.  </p>



<p class="wp-block-paragraph">La domanda che gli autori si pongono è la stessa domanda antica, di sempre: può il Sud cambiare davvero? E oggi, più che in qualunque altra epoca, la risposta è sì: si può.  Perché’ il futuro &#8211; questa volta &#8211; non dipende più solo dalla politica o dall&#8217;economia, ma anche dall&#8217;intelligenza, dalla tecnologia e da una rete di giovani che non chiedono permesso per inventarsi un destino nuovo. Si può perché le città che si svuotano possono tornare a riempirsi; perché la &#8220;tornanza&#8221; è diventata parola viva, concreta; perché tanti figli del Mezzogiorno hanno capito che il viaggio non è più solo una fuga, ma è un&#8217;andata e ritorno, una strada che porta conoscenza fuori e la riporta dentro. </p>



<figure class="wp-block-image size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="1024" height="576" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-1024x576.png" alt="" class="wp-image-9970" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-1024x576.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-300x169.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-768x432.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-700x394.png 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27-539x303.png 539w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-27.png 1280w" sizes="auto, (max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">La storia non è finita, dicono gli autori. Siamo noi a doverla scrivere adesso. Il passato, che ha generato intelligenza, creatività, coraggio luce poi macchiato da secoli di diritti negati, ingiustizie e speranze spezzate, può rivivere in un tempo che si annuncia di rinascita. Un tempo fatto di studio, lavoro, tecnica, collaborazione, comunità, intelligenza e innovazione. In un libro dove si parla con una voce sola che unisce due esperienze e due vite differenti, per formazione ed esperienza, c’è anche dell’autobiografico, e riguarda Paolo: gli anni giovanili a Reggio, la militanza politica nel Pci, l’università, il sogno della regia e del cinema, il giornalismo, la Rai, il matrimonio e sullo sfondo sempre l’amore irriducibile e viscerale per la sua terra d’origine, la Calabria, e la città della Fata Morgana. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ci sono sconti in questo libro: “<strong>La cosa più grave è pericolosa è che la democrazia ha stancato i cittadini</strong>”, si dice, e poi ancora: “La sinistra si è azzittita, non riesce più a spiegare il nuovo mondo”; “L’informazione è spesso farlocca, non ci fa capire il presente e così ci impedisce di costruire il futuro”. Il libro si chiude con un invito &#8211; appello: “<strong>Un invito a non credere più a chi dice che tutto è già deciso, che qui non cambierà mai niente, che il Sud è solo un passato che ritorna. Il Sud non è un passato: è un potenziale. È una terra che ha sofferto molto, ma ha dimenticato di ricordarsi quanto è stata grande, e quanto può tornare ad esserlo” .</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Salviamo la lingua di Dante, la missione di Stefano Fava</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/07/07/salviamo-la-lingua-di-dante-la-missione-di-stefano-fava/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jul 2026 05:45:10 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[la soffitta delle parole]]></category>
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					<description><![CDATA[Salvare l’italiano, la lingua di Dante Alighieri, amata ma continuamente attaccata da più parti, dal dilagare dall’inglese, dal linguaggio sciatto della televisione, dalla pigrizia di chi usa sempre la stessa manciata di parole &#8211; tanto per fare qualche esempio. E’ la missione ambiziosa, ma non...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Salvare l’italiano, la lingua di Dante Alighieri, amata ma continuamente attaccata da più parti, dal dilagare dall’inglese, dal linguaggio sciatto della televisione, dalla pigrizia di chi usa sempre la stessa manciata di parole &#8211; tanto per fare qualche esempio. E’ la missione ambiziosa, ma non impossibile, di Stefano Fava, professore di letteratura italiana e storia nei licei, già per quindici anni insegnante di lingua italiana in scuole e università del Regno Unito. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Fava, è autore del libro “<strong>La soffitta delle parole</strong>” (UTET, pagine 243) , una specie di manifesto con cui si propone attraverso la presentazione di vere e proprie gemme lessicali, di spiegare ai ragazzi, e non solo, la bellezza struggente di una terzina di Dante. Si parte da lontano: da Cicerone, il nome più famoso dell’arte dell’eloquenza. Il riferimento al più grande oratore della Roma antica, serve come esempio per  parlare o scrivere con efficacia ed eleganza e in modo tale da interessare e persuadere gli uditori o lettori. Accontentarsi di un vocabolario ristretto, elementare e fortemente omologato alla massa dei parlanti, perché basato sugli ultimi neologismi del momento, appare, agli occhi, anzi alle orecchie del professore, un atteggiamento ingiustificato, oltre che ottuso. Anche perché oggi, volendo, ci vogliono meno di tre secondi, per prendere in mano il telefono, digitare una parola trovata in un libro, in un articolo di giornale, o su internet e scoprirne il significato e cominciare a usarla. E, soprattutto, non costa niente farlo, è gratis! </p>



<p class="wp-block-paragraph">Bisogna, dunque, è il consiglio del professore, farsi metaforicamente un giro in soffitta, come quella della nonna, dove si trovano le vecchie cose in disuso; e li’ magari troviamo le parole scomparse, sostituite impropriamente da altre. I dati statistici, raccolti dall&#8217;osservazione dei principali dizionari della lingua italiana (Devoto Oli, Zingarelli, Treccani, Sabatini, Coletti, Grani di Tullio De Mauro), dicono che negli ultimi venti-venticinque anni &#8211; praticamente dall&#8217;inizio del terzo millennio &#8211; i neologismi entrati nell&#8217;uso dei parlanti italiani sono per il 40 per cento di derivazione anglosassone. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Dallo spoglio di questi dizionari, risulta che negli ultimi trent&#8217;anni la quantità di francesismi, ispanismi e germanismi è sostanzialmente stabile, mentre le parole inglesi continuano a penetrare e ad accumularsi, con una velocità fuori controllo. E’ positiva, questa invasione linguistica? Sicuramente no. Come difendersi? Fava, con leggerezza, come è abituato a fare con i suoi studenti, ha fatto ricorso ad un metodo: presenta di volta in volta nelle pagine del libro una parola scivolata via dall&#8217;uso comune, relegata nelle pieghe dei vocabolari o, per usare la metafora a lui cara, dimenticata in soffitta. Nel raccontare l&#8217;uso letterario e le mille strade in cui una parola finisce per perdersi, il professore la rispolvera e la lucida, riportandola a brillare del suo antico splendore: da sofisma ad aporia, da protervia a indefesso, da acquiescenza a codesto, da blandizia a pugnace, da sibillino a misoneismo […] l’elenco delle gemme lessicali è lungo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ciò che si deve fare &#8211; dice Fava &#8211;  è creare, nel flusso della corrente culturale principale, dei piccoli vortici ribelli, che possano interrompere, ritardare o evitare la deriva verso il precipizio”.</p>
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		<title>Libri freschi di stampa, “Nostalgia” della pace</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/06/27/libri-freschi-di-stampa-nostalgia-della-pace/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 27 Jun 2026 10:55:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Bellissimo l&#8217;ultimo romanzo esistenziale dell’ israeliano Eshkol Nevo. Ambientato in un piccolo quartiere tra Tel Aviv e Gerusalemme negli anni dell’assassinio di Yitzhak Rabin (1995), il romanzo “Nostalgia” di Eshkol Nevo (Gramma/Feltrinelli, traduzione dall’ ebraico Elena Loewenthal, pagine 394, euro 20), scrittore israeliano nato a...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Bellissimo l&#8217;ultimo romanzo esistenziale dell’ israeliano Eshkol Nevo</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ambientato in un piccolo quartiere tra Tel Aviv e Gerusalemme negli anni dell’assassinio di Yitzhak Rabin (1995), il romanzo “<strong>Nostalgia” di Eshkol Nevo</strong> (Gramma/Feltrinelli, traduzione dall’ ebraico Elena Loewenthal, pagine 394, euro 20), scrittore israeliano nato a Gerusalemme nel 1971, tra i più noti sulla scena letteraria internazionale, racconta la vita di una giovane coppia ebrea  (Amir e Noa) in cerca di un equilibrio esistenziale nell’epoca in cui si credeva che la pace in medioriente stesse arrivando davvero, ma non sarà così, ogni speranza svanirà. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Arriveranno giorni tra i più inquieti della storia israeliana, culminati con l’assassinio del primo ministro Rabin &#8211; premio Nobel per la pace 1994 &#8211; il leader che aveva stretto la mano ad Yasser Arafat, presidente dell&#8217;Autorità Nazionale Palestinese (ANP). Era il 13 settembre 1993, e idue, appena usciti dalla Casa Bianca, a Washington, dove avevano messo le loro firme su  uno storico accordo per risolvere il conflitto arabo-israeliano, si erano abbracciati. Il brutale delitto di Rabin, cancellerà ogni speranza di pace e farà ripiombare Israele nel tempo del tutto sospeso, tra desiderio di restare nella terra promessa da Abramo e costruire e l’imperiosa pulsione a fuggire altrove. </p>


<div class="wp-block-image">
<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="655" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3557-655x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-9679" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3557-655x1024.jpeg 655w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3557-192x300.jpeg 192w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3557-768x1201.jpeg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3557-700x1095.jpeg 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/06/IMG_3557.jpeg 936w" sizes="auto, (max-width: 655px) 100vw, 655px" /></figure>
</div>


<p class="wp-block-paragraph"><strong>“Nostalgia “, è il romanzo d’esordio di Nevo. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo la prima edizione israeliana (2004) il libro è stato pubblicato in Italia da Mondadori (2007) e successivamente da Neri Pozza (2014). Adesso, è riproposto da Gramma Feltrinelli (con la traduzione di Elena Loewenthal) nel momento più buio di Israele; nel tempo in cui emergono le gravi responsabilità &#8211; per la pace che si è allontanata &#8211; di Benjamin Netanyahu, primo ministro in carica dal 29 dicembre 2022. La nostalgia, ridiventa, a distanza di vent’anni, quel sentimento vissuto da Noa e Amir quando andando a vivere nel piccolo quartiere di Tel Aviv avvertirono il desiderio di trovare il proprio posto nel mondo. Allora, sulla loro esistenza si stese il velo nero della tragedia e fece irruzione il clima di violenza di un conflitto che non si sarebbe più fermato. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Nella postfazione alla nuova edizione del suo libro, Nevo racconta di aver allora scritto in un momento particolare; dopo essere stato lasciato dalla ragazza con la quale aveva cercato casa tra Tel Aviv e Gerusalemme, come accadrà ai protagonisti del suo romanzo. In quella casa, i due, avevano proiettato la promessa di un amore e lì ne avevano vissuto anche la fine. </p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ passato molto tempo adesso ma i fantasmi della storia israeliana e le tragedie di quel microcosmo che è il medioriente, sono rimasti fermi. Anche oggi ci sono anime straziate tra dolori e irrisolte contraddizioni; le famiglie si trovano ancora ad affrontare lutti e a volte soccombono, ci annegano dentro. I palestinesi sognano di tornare nelle case da dove sono stati cacciati nel &#8217;48 e gli israeliani di questo continuano ad avere paura. </p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;assassinio di Rabin &#8211; per mano di un colono ebreo estremista &#8211; , a trent&#8217;anni di distanza, rappresenta il momento cruciale dopo il quale la situazione è peggiorata, mentre le due parti [israeliani e palestinesi ] hanno smesso di mirare a un accordo di pace, scegliendo la rimozione e la negazione della realtà.</p>
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		<title>Libri freschi di stampa: &#8220;La bambola sepolta&#8221;</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/06/19/libri-freschi-di-stampa-la-bambola-sepolta/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Jun 2026 04:08:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[“La bambola sepolta” (Mursia editore, collana Giungla Gialla, pagine 272, euro 17) giallo poliziesco di Christian Bartolomeo &#8211; scrittore originario di Agrigento che vive in Calabria, a Gioia Tauro &#8211; segna il debutto, come personaggio letterario, della commissaria Nerea Flora, alle prese, dopo il suo...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">“<strong>La bambola sepolta</strong>” (Mursia editore, collana Giungla Gialla, pagine 272, euro 17) giallo poliziesco di <strong>Christian Bartolomeo</strong> &#8211; scrittore originario di Agrigento che vive in Calabria, a Gioia Tauro &#8211; segna il debutto, come personaggio letterario, della commissaria Nerea Flora, alle prese, dopo il suo trasferimento da Agrigento a Porto Calabro (paese immaginario ma facilmente identificabile), con una strana storia di cui si sente fin dall’inizio <em>fetu d</em><em>’</em><em>abbrusciatu</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si tratta di una morte già archiviata come suicidio, ma si scopre, da una riesumazione accidentale, che il corpo della donna defunta presenta un buco di pistola in testa e inoltre appare straordinariamente conservato. Nerea, è una poliziotta caparbia e scomoda, si butta a capofitto nell’indagine scontrandosi con colleghi che la snobbano [il solito problema delle donne al comando], ma non fa sconti a nessuno, tira dritto; impara, arrivata in Calabria, a distinguere gli alleati dai nemici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sulla scia del genere letterario giallo poliziesco siciliano (filone della letteratura italiana tra i più amati, in Italia e all’estero ) che &#8211;&nbsp; come insegnano l’irraggiungibile Andrea Camilleri (padre dì Montalbano) e la brillante Cristina Cassar Scalia (creatrice del vicequestore Vanina Guarrasi ) &#8211; rappresenta il mezzo più adatto a descrivere, attraverso la letteratura, tensioni sociali e enigmi irrisolti della società meridionale, &nbsp;Bartolomeo, ormai calabrese d’adozione, “genera” Nerea Flora, la donna commissario che esordisce col caso strano di Maria Novak, il cui corpo, trent’anni dopo la sepoltura , sembrava, come dissero i becchini, raccontando della scoperta,&nbsp; “morta, proprio come quand’era morta”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembrava, insomma, una bambola imbalsamata. Com’era possibile? Un corpo incorrotto, come quello dei santi? Quando un secondo cadavere appare su un campo da golf, il mistero si infittisce e Nerea dovrà districarsi tra affari sporchi di droga, manovre di volponi politici, amministratori locali e soci di un Golf Club molto ambito, ma misterioso. Nella cornice di un immaginario ma non tanto paese della Calabria e delle vicine identificabili cittadine confinanti indicate col loro vero nome, Bartolomeo colloca la sua storia, che ha tutti gli ingredienti meridionali e mediterranei che piacciono ai lettori di un filone letterario [il giallo poliziesco] ormai canonizzato e scolpito nella storia della letteratura mondiale: paesaggio, amori difficili, ironia, cucina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è, in questo romanzo di <strong>Christian Bartolomeo</strong>, scrittore di mestiere ingegnere, la Calabria complicata ma accogliente, enigmatica, crudele e bellissima. Raccontarla, attraverso un giallo in cui si coniuga la tecnica poliziesca, con lo sguardo curioso e antropologico dell’autore, permette ai lettori di esplorarla, tra cronaca, memoria, territorio difficile e misteri. Nerea Flora, al debutto come personaggio letterario, si mostra poliziotta con i sentimenti buoni che le ha cucito addosso il suo creatore- autore, Christian Bartolomeo, collaudato narratore, giunto, con “La bambola sepolta”, al suo quinto romanzo.</p>
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		<item>
		<title>IL LIBRO. &#8220;L&#8217;UMANITA&#8217; HA SETE DI PACE&#8221;, l&#8217;ATTUALITA&#8217; DI TOLSTOJ</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/06/06/il-libro-lumanita-ha-sete-di-pace-lattualita-di-tolstoj/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Jun 2026 12:56:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Scriveva nel 1898 il russo Lev Tolstoj, tra i grandi della letteratura mondiale: “Gli uomini del nostro mondo cristiano, istruiti, ragionevoli, buoni, che professano la legge dell&#8217;amore e della fratellanza, che considerano l&#8217;omicidio un terribile delitto, incapaci, fatte salve rarissime eccezioni, di uccidere un animale,...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Scriveva nel 1898 il russo Lev Tolstoj, tra i grandi della letteratura mondiale: “Gli uomini del nostro mondo cristiano, istruiti, ragionevoli, buoni, che professano la legge dell&#8217;amore e della fratellanza, che considerano l&#8217;omicidio un terribile delitto, incapaci, fatte salve rarissime eccezioni, di uccidere un animale, tutti questi uomini, per le note condizioni, quando questi delitti si chiamano guerra, non solo riconoscono come corretta e legale la rovina, la rapina e l&#8217;uccisione della gente, ma essi stessi collaborano a queste rapine e uccisioni, si preparano ad esse, vi partecipano e ne vanno fieri”</strong>. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sembrano parole scritte per i nostri giorni, tormentati da guerre e violenza, ma sono righe vecchie di molto più di un secolo, annotate da un gigante della letteratura; romanziere e saggista, ma anche maestro di vita e di etica, riconosciuto a tutte le latitudini. Le scopriamo grazie al libretto <strong>“Italia”</strong> (<strong>Aragno editore</strong>, traduzione e introduzione di <strong>Lucio Coco</strong>, pagine 116, euro, 14), in cui sono riuniti quattro testi sui temi coscienza, pace, antimilitarismo e Italia. Sono testi ancora di stretta attualità, che all’epoca , quando furono pubblicati, attirarono forti critiche su <strong>Tolstoj, </strong>che in quegli scritti <strong>predicava la disobbedienza civile contro ogni idea di guerra</strong>: “Se dell&#8217;albero tagliato si fa legna da ardere è solo per bruciarla. La stessa cosa vale per gli uomini. Per la precisione, se degli uomini vengono tolti dal lavoro produttivo e vengono fatti soldati, ciò è solo per essere mutilati o uccisi”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli scritti, appena tradotti in italiano, con a fronte l’originale in lingua russa, provengono da un diario di viaggio dello scrittore compiuto in Piemonte e in Val d’Aosta, nel giugno del 1857, prima dell’Unita’ d’Italia; e da tre successivi scritti con cui l’autore di “<strong>Guerra e Pace”</strong> e “<strong>Anna Karenina”</strong>, riflette su episodi cruciali della storia italiana, come la disfatta di Adua (1896) e l’uccisione di re Umberto I (1900) ; eventi drammatici, che avrebbero finito per segnare tutta la storia del Regno d’Italia. Come spiega nell’introduzione lo storico della letteratura russa <strong>Lucio Coco</strong>, l&#8217;Italia entra negli interessi di Tolstoj non tanto per curiosità letterarie e artistiche, ma piuttosto come luogo per esprimere le sue idee pacifiste e come laboratorio per esercitare la sua critica all&#8217;industria bellica e agli interessi che la muovono, i cui esiti &#8211; profetizzava &#8211; avrebbero portato al primo conflitto mondiale, che lui &#8211; morto nel novembre 1910 &#8211; non vide neppure cominciare. Con riferimento alle ragioni che muovono gli uomini a combattersi, Tolstoj non appare per niente ottimista, su possibili ravvedimenti del genere umano, e lancia un appello che si adatta al caos dei nostri giorni: “<strong>Smettete di fare il male, che voi stessi odiate, e spariranno da sé, senza il vostro sforzo, come le civette quando fa giorno, quegli imbroglioni che ora comandano e che prima vi corrompono e dopo vi tormentano. Così si porranno da sé quelle nuove umane e fraterne condizioni di vita di cui ha sete l&#8217;umanità cristiana impantanata in irrisolvibili contraddizioni, stanca di soffrire e tormentata dall&#8217;inganno</strong>”.</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Libri. “Storia dell&#8217;Altra Italia&#8221; raccontata da Enzo Ciconte</title>
		<link>https://raisenior.it/news/2026/05/24/libri-storia-dellaltra-italia-raccontata-da-enzo-ciconte/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Mimmo Nunnari]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 May 2026 14:02:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
		<category><![CDATA[antonio calajò]]></category>
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					<description><![CDATA[Nell’Italia, nazione fin dall’Unita’ mal raccontata dalla storiografia ufficiale, che ha nascosto i vizi d’origine e mostrato sfacciatamente pregiudizi verso il Sud, molti equivoci hanno caratterizzato il corso di una storia costellata di misteri fitti, che sarebbe prima o dopo fondamentale chiarire, per spiegare i...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nell’Italia, nazione fin dall’Unita’ mal raccontata dalla storiografia ufficiale, che ha nascosto i vizi d’origine e mostrato sfacciatamente pregiudizi verso il Sud, molti equivoci hanno caratterizzato il corso di una storia costellata di misteri fitti, che sarebbe prima o dopo fondamentale chiarire, per spiegare i caratteri oscuri del Paese.</strong> </p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci prova (riuscendoci) <strong>Enzo Ciconte &#8211; il più autorevole studioso italiano di mafie &#8211;</strong> a narrare questo strano Paese in “penombra”, con il saggio “<strong>Storia dell’altra Italia</strong>” (Editori Laterza, pagine 328, euro 24), che è quella delle guerre civili post unitarie, dei delitti eccellenti, degli attentati di mafia, delle stragi neofasciste e dei colpi di Stato tentati e per fortuna mancati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma il libro è altro, va oltre il tema affrontato. Ciconte, con un approccio originale, in realtà riscrive la storia italiana, illuminando a giorno quella rimasta nell’ombra, e lo fa con rigore scientifico, mettendo in risalto l’uso sistematico della violenza nell’Italia repubblicana, e anche in quella precedente. Si tratta di episodi che hanno condizionato la vita italiana, senza tuttavia macchiarla irreparabilmente, poiché <strong>la democrazia nata con l’avvento della Repubblica, pur fragile, ha saputo evitare il baratro</strong>. La grande storia si sa che è tessuta da dettagli che sapientemente riuniti dentro una cornice danno l’idea generale del tutto e Ciconte sui dettagli ha lavorato molto, con professionalità e competenza, prendendo giustamente le distanze dalle rappresentazioni e dalle interpretazioni accademiche dei fatti storici; rappresentazioni spesso allineate alla cultura politica dominante. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Così, dalla strage di Portella della Ginestra, a quella della stazione di Bologna, fino agli attentati di Capaci e via D&#8217;Amelio e all’assassinio di Piersanti Mattarella (citiamo solo alcuni episodi), <strong>dal libro emerge il ritratto di un’Italia a &#8216;sovranità limitata&#8217;;</strong> condizionata anche &#8211; in un determinato periodo &#8211; dalla guerra fredda e da una borghesia violenta che hanno trovato l’argine della democrazia. </p>


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<figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="737" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3428-737x1024.jpeg" alt="" class="wp-image-9276" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3428-737x1024.jpeg 737w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3428-216x300.jpeg 216w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3428-768x1067.jpeg 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3428-1106x1536.jpeg 1106w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3428-700x972.jpeg 700w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/05/IMG_3428.jpeg 1435w" sizes="auto, (max-width: 737px) 100vw, 737px" /></figure>
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<p class="wp-block-paragraph">La narrazione, è audace ma documentata, com’è nel metodo dell’autore, primo studioso a pubblicare un testo storico sulla ‘ndrangheta: “Ndrangheta’ dall’Unità a oggi” (1992) ; saggio rimasto, ormai a distanza di anni, riferimento fondamentale per chi vuole studiare a fondo il fenomeno. Parte da lontano Ciconte, per raccontare l’Altra Italia; cita “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni con i suoi “bravi”, gentaglia mafiosa ante litteram al servizio di potenti che li utilizzavano per difendere i loro beni e le loro proprietà. Non si può dire che siano nati al Sud o che esistessero solo al Sud certi fenomeni mafiosi. La caratteristica di usare la violenza, al Nord, come al Sud &#8211; dice Ciconte &#8211; sopravvisse nel tempo nei livelli alti della società e del potere. Lo storico fa emergere &#8211; raccontando episodi violenti accaduti nel corso dei secoli &#8211; la tesi che la violenza riguarda un aspetto significativo ancorché oscurato della storia d’Italia; un fenomeno che ha condizionato la storia stessa italiana. Per spiegare la complessità della “questione italiana” l’autore fa riferimento agli insegnamenti di Fernand Braudel (uno dei maggiori esponenti dell’École des Annales), che ha spiegato come la storia di lungo periodo &#8211; letta nei suoi particolari &#8211; è la più adatta a far emergere dall’oscurità legami che altrimenti potrebbero essere valutate in altro modo. Ciconte sulla scia degli insegnamenti di Braudel cuce &#8211; con un file rouge &#8211; uno dopo l’altro gli episodi di violenza accaduti dall’inizio della Repubblica: stragi neofasciste, stragi mafiose, omicidi mafiosi e politici, terrorismo rosso e terrorismo nero. La sua tesi è che il ruolo dei “servizi” italiani e stranieri, è stato centrale e determinante, nel tentativo di condizionare la vita dei Governi e dello Stato e di correggere la storia democratica del Paese. Bisogna leggerlo, questo libro. Si trova di tutto: mani interne e mani straniere che s’intrecciano unendo pericolosamente poteri grigi, neri e criminalità in un unico disegno. Emerge, comunque, dalla penombra &#8211; Ciconte lo sottolinea con forza &#8211; un’Italia che ha resistito e resiste; ma spunta anche un Paese a sovranità limitata, condizionato da servizi deviati, logge massoniche anch’esse deviate e criminalità. L’Altra Italia di Ciconte è quella che finora nessuno aveva raccontato; in fondo è l’Italia &#8211; per dirla con Braudel &#8211; che stava, e forse sta ancora, nella penombra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">*<strong>Mimmo Nunnari, già Vice Direttore TGR RAI</strong></p>



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