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		<title>Giampaolo Rossi &#8220;Raramente la Rai è stata plurale come in questa stagione&#8221;.</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2026 06:37:42 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[«Niente passi indietro sul piano immobiliare: la Rai non è un museo».L’ad Rai, Giampaolo Rossi, difende la strategia sugli immobili: «Bisogna modernizzare». E sulle risorse: serve certezza, il canone è centrale, non sostituibile in toto con gli spot. In una intervista al Sole 24ore del...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph"><strong> «Niente passi indietro sul piano immobiliare: la Rai non è un museo».L’ad Rai, Giampaolo Rossi, difende la strategia sugli immobili: «Bisogna modernizzare». E sulle risorse: serve certezza, il canone è centrale, non sostituibile in toto con gli spot. </strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">In una intervista <strong>al Sole 24ore</strong> del 3 maggio scorso, e che ha fatto il giro di tutto il mondo RAI,  <strong>Giampaolo Rossi AD della RAI torna a parlare degli Asset in vendita</strong> e lo fa spiegando nei minimi dettagli cosa vuol dire tutta questa operazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dice testualmente al giornale economico:” <strong><em>Il piano immobiliare è parte integrante del piano industriale e serve non per dismettere immobili, ma per costruire il futuro della Rai. Che ha un patrimonio immobiliare da 750mila mq su tutto il territorio nazionale. L’età media è 40 anni. In termini di sostenibilità economica, ma anche di complessità gestionale rischia di non essere più coerente. A regime il Piano porterà risparmi per oltre 10 milioni l’anno</em></strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E alla domanda del giornalista <strong>Andrea Biondi </strong>sul dibattito in corso replica in questo modo: “Ho trovato il dibattito in parte surreale. Dal Teatro delle Vittorie al teatrino della retorica il confine è stato molto labile. <strong><em>Nessuno nega il valore affettivo e storico del luogo. Ma è un teatro degli anni Quaranta, dentro un condominio, acquistato negli anni Sessanta e trasformato in studio televisivo. Non risponde più agli standard produttivi</em></strong>. <strong><em>Tenerlo significherebbe spendere 14 milioni: sette per ristrutturarlo e sette per la mancata vendita</em></strong>”. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Risposta netta anche al Ministro Giuli: “Se il ministero della Cultura o altri enti vorranno acquisirlo, la Rai metterà a disposizione materiali, scenografie, teche. Ma <strong><em>non si può chiedere alla Rai di diventare digital media company e insieme incatenarla a una dimensione museale”.</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E’ vero, aggiunge l’AD, “È mancata la ratifica di Simona Agnes da parte della Vigilanza e lo statuto prevede che le funzioni siano esercitate dal consigliere anziano, Antonio Marano. <strong><em>Ma la Rai è stata ed è comunque operativa al 100%</em></strong>. Il punto chiave è tuttavia uno: i Servizi Pubblici europei esistono se hanno risorse certe e continue per investire”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa frase c’è invece tutto il senso dell’orgoglio RAI: “La Rai resta uno dei migliori broadcaster europei. Con risorse tra le più basse d’Europa produce televisione e radio, sostiene il cinema, la fiction, l’audiovisivo italiano. <strong><em>Siamo un hub industriale. Le tre reti generaliste Rai battono le tre generaliste Mediaset. Il sorpasso del gruppo Mediaset arriva sommando i canali specializzati, più numerosi e non paragonabili a Rai Storia o Rai Scuola.</em></strong> C’è però un fenomeno più ampio: il logoramento della Tv lineare. La platea invecchia, la fruizione si sposta sul video on demand. RaiPlay è comunque una piattaforma tra le più avanzate in Europa”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E in tema di pluralismo dice <strong>Giampaolo Rossi</strong>: “<strong><em>Raramente la Rai è stata plurale come in questa stagione.</em></strong> Convivono Report e Far West, Gomez e Giletti, Cerno e Damilano. Non esiste più una Rai 3 monocolore. Per questo respingo l’idea di una Rai schiacciata su una sola parte politica. Poi è un Servizio Pubblico. È naturale che la politica dia indicazioni strategiche. Il problema semmai è l’invadenza, che dipende da politica a politica. Dipende dalla stagione”. E a proposito della nascita del nuovo sindacato dei giornalisti UNIRAI l’AD non ha dubbi :”<strong><em> Il pluralismo sindacale è un valore. L’anomalia era che duemila giornalisti fossero rappresentati per decenni da un solo sindacato. L’arrivo di una seconda sigla è un arricchimento</em></strong>”.</p>



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