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		<title>Francesco Saverio Vetere, &#8220;Quale Libertà di Stampa?&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Pino Nano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 01 Jul 2026 17:26:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Tutelare la libertà di stampa nel tempo dei social e degli algoritmi. Innovare l’architettura costituzionale e giuridica del Paese, a partire dall’articolo 21 della nostra Carta fondamentale, che garantisce la libera informazione senza filtri preventivi, nell’epoca dell’infosfera in cui sfumano i confini tra comunicazione e giornalismo, tra...]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<strong><em>Tutelare la libertà di stampa nel tempo dei social e degli algoritmi. Innovare l’architettura costituzionale e giuridica del Paese, a partire dall’articolo 21 della nostra Carta fondamentale, che garantisce la libera informazione senza filtri preventivi, nell’epoca dell’infosfera in cui sfumano i confini tra comunicazione e giornalismo, tra agenti umani e macchine digitali, IA in testa, tra online e offline&#8221;. </em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; soprattutto su questi temi che ruota il libro<strong><a href="https://shop.giuffre.it/024228412-libert-di-stampa-e-statuto-dell-editoria-periodica?srsltid=AfmBOorAUaGcViJafgiGJcQdcLKGkMq_o2fAIiYIgY_tlk6m_647KMEE" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> ‘<em>Libertà di stampa e statuto dell’editoria periodica</em>’</a></strong> di <strong>Francesco Saverio Vetere</strong>, edito da Lefebvre Giuffrè, volume presentato oggi presso l’<strong>Associazione Stampa Estera</strong>, a Palazzo Grazioli, a Roma, in occasione della Giunta esecutiva dell’USPI (<strong>Unione Stampa Periodica Italiana</strong>), e di cui lo stesso Vetere è segretario generale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"> “Il libro &#8211; dice <strong>Francesco Saverio Vetere-</strong> ha soprattutto lo scopo di aprire un dibattito reale sulle trasformazioni del settore editoriale e sulla necessità di una nuova definizione di prodotto editoriale in linea con lo sviluppo tecnologico. <strong>È tempo di superare il concetto di prodotto (cartaceo, online) e di approdare a una definizione basata sulla funzione informativa, </strong>professionale e organizzata del mezzo utilizzato. Solo così sarà possibile evitare disparità nel trattamento tra organi informativi che svolgono la stessa funzione su supporti e con mezzi diversi. Ringrazio la casa editrice Lefebvre Giuffrè per l’importante sostegno allo sviluppo del settore editoriale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All’evento hanno preso parte, assieme all’autore: <strong>Luigi Fiorentino</strong>, Capo del Dipartimento Informazione ed Editoria; <strong>Fabrizio Carotti</strong>, docente universitario e direttore generale FIEG; <strong>Lorenzo Del Boca</strong>, ex Presidente dell&#8217;<strong>Ordine Nazionale dei Giornalisti Italiani</strong> e oggi <strong>Presidente Figec</strong>, <strong>Gianluca Scarchillo</strong>, docente universitario; <strong>Giuseppe Corasaniti</strong>, docente universitario. Saluti ufficiali di <strong>Antonio Delfino</strong>, presidente Uspi, <strong>Trisha Thomas</strong>, presidente Ase e <strong>Carlo Parisi</strong>, Segretario Generale FIGEC.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="768" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image.png" alt="" class="wp-image-9729" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-225x300.png 225w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-600x800.png 600w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-700x933.png 700w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Francesco Saverio Vetere tiene una vera e propia Lectio Magistrais ull&#8217;argomento</strong>, su un tema che rimane centrale per il mondo della comunicazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il nodo chiave &#8211; sottolinea lo studioso nel suo saggio- è quello di conciliare l’apparato giuridico con le forme cangianti dell’informazione, che sta mutando pelle sotto la spinta delle piattaforme digitali, degli algoritmi e dell’intelligenza artificiale. A partire dall’evoluzione dell’articolo 21 della Costituzione e della disciplina sulla stampa, </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il Numero-Uno dell&#8217;USPI si interroga <strong>sull’adeguatezza delle regole che governano l’informazione nell’era digitale</strong>, evidenziando come l’attuale quadro normativo continui a prevedere tutele differenti per forme di informazione che oggi svolgono funzioni sempre più simili. Da qui -sentenzia <strong>Vetere</strong>&#8211; la proposta di aprire il confronto su un nuovo statuto dell’informazione professionale, capace di coniugare libertà di stampa, pluralismo, innovazione tecnologica, competitività delle imprese editoriali e adeguate tutele per i professionisti del settore. </p>



<p class="wp-block-paragraph">La sfida è, dunque, prima di tutto giuslavoristica: bisogna evitare &#8211; sottolinea da vecchio professore universitario <strong>Francesco Saverio Vetere</strong>&#8211; di soffocare le imprese editoriali e al tempo stesso vanno tutelati tutti i lavoratori del comparto, tenendo conto delle prassi produttive che lo spirito del tempo impone. </p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Per Francesco Saverio Vetere</strong> &#8220;Se la libertà di manifestazione del pensiero è, nella giurisprudenza costituzionale, &#8220;presupposto insopprimibile&#8221; della forma democratica, <strong>la sua tutela non può restare prigioniera di una tassonomia dei mezzi ormai superata</strong>. Il problema -dice il cassazionista- &#8220;non è e non deve diventare&#8221;normalizzare&#8221;<br>la rete imponendo licenze o controlli preventivi; il problema è riconoscere che l&#8217;informazione professionale continuativa non coincide più, in via esclusiva, con la testata registrata nel senso novecentesco, e che l&#8217;attuale dissociazione tra funzione e forma produce esiti sistemicamente irragionevoli. <strong>La Cassazione, nel parificare la testata telematica alla stampa, ha dichiarato intollerabile un trattamento differenziato di contenuti identici per il solo mutamento del veicolo; ma, nel delimitare l&#8217;area non professionale (blog, pagine social, ecc.), ha inevitabilmente lasciato aperto un nuovo tipo di frattura: quella tra informazione &#8220;formalmente&#8221; organizzata e informazione &#8220;materialmente&#8221; organizzata, che oggi compete nello stesso spazio pubblico, spesso con gli stessi attori professionali&#8221;.</strong></p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="1024" height="1011" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1.png" alt="" class="wp-image-9730" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1.png 1024w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1-300x296.png 300w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1-768x758.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-1-700x691.png 700w" sizes="(max-width: 1024px) 100vw, 1024px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Resta, infine, l&#8217;urto <strong>dell&#8217;Intelligenza Artificiale (IA)</strong>. Qui -sostiene <strong>Vetere</strong>&#8211; la lezione costituzionale è ancora più netta: &#8220;se l&#8217;ecosistema informativo è governato da intermediazioni tecniche che selezionano, amplificano, rendono virale, la risposta non può essere un ritorno mascherato alla censura del contenuto; deve essere, piuttosto, una regolazione delle condizioni di trasparenza, responsabilità e tracciabilità del &#8220;contenitore&#8221; e delle filiere editoriali che operano stabilmente nello spazio pubblico, preservando il libero confronto delle idee e, insieme, rendendo identificabili i centri di decisione editoriale&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Professore ma come se ne esce?</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Certamente non abrogando lo statuto della stampa, ma salvandone la ratio, trasferendola dalla forma storica della carta (o della sola testata registrata &#8220;classica&#8221;) alla funzione contemporanea dell&#8217;informazione professionale continuativa, qualunque sia il suo supporto e qualunque sia il suo formato. Solo così la promessa dell&#8217;art. 21 può restare intatta nella sostanza, proprio mentre cambia radicalmente la tecnica della parola pubblica&#8221;.</p>



<figure class="wp-block-image size-full"><img decoding="async" width="768" height="1024" src="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2.png" alt="" class="wp-image-9732" srcset="https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2.png 768w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2-225x300.png 225w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2-600x800.png 600w, https://raisenior.it/wp-content/uploads/2026/07/image-2-700x933.png 700w" sizes="(max-width: 768px) 100vw, 768px" /></figure>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Antonio Delfino, </strong>direttore Relazioni esterne e istituzionali di Lefebvre Giuffrè e presidente nazionale Uspi, aggiunge che “Il volume nasce da un’urgenza che non è solo istituzionale, ma squisitamente democratica e chiama in causa un pezzo importante delle nostre libertà fondamentali. Anche per noi, come realtà editoriale, è cruciale la certezza e affidabilità dei contenuti e delle fonti di quanto pubblichiamo, un ecosistema controllato e garantito sul quale lavora anche la nostra intelligenza artificiale Sapient-IA.&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quello di oggi è stato un vero e proprio summit di altissimo livello tra <strong>personalità del mondo della comunicazione e della società civile</strong> su un tema mai scontato e mai scemato dal confronto generale del Paese. Con un mantra che Francesco saverio Vetere va predcando ormai da anni e che ritiene &#8220;fondamentale impostare un dibattito attento e consapevole sulla necessità di una regolazione che tenga assieme i diritti di chi fruisce delle informazioni, le prerogative di chi è fatto oggetto di racconto e degli operatori dell’informazione tradizionale&#8221;. Evidentemente senza, dall’altra parte, sacrificare o comprimere la libertà di espressione e di opinione che si afferma sui nuovi mezzi di comunicazione digitale.<br>   </p>



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