La vera Storia di Radio Sardegna Libera, prima parte

28 Luglio 2026

La vera Storia di Radio Sardegna Libera, prima parte

di Gianni Garrucciu

LA RADIO SINONIMO DI LIBERTÀ

Durante la Seconda Guerra Mondiale, i bombardamenti colpiscono duro soprattutto la Sardegna meridionale, in particolare il capoluogo Cagliari. Nel 1943 l’Isola attraversa un periodo di isolamento forzato che porta sempre più la popolazione alla fame. La Sardegna è ormai priva delle risorse e delle merci che provenivano dalla Penisola.

Il generale Antonio Basso, all’epoca Comandante Supremo delle Forze Armate della Sardegna, a causa dei continui bombardamenti decide di spostare i 200 mila soldati rimasti bloccati, verso il centro dell’Isola, così da garantire loro una maggiore protezione. In particolare decide di distaccare la 47ª compagnia mista telegrafisti/marconisti a Bortigali, un piccolo paese nel centro dell’isola, tra Macomer e Nuoro: vuole formare una componente tecnica per l’avvio delle trasmissioni radiofoniche. Qui, ai piedi del Monte Santu Padre in un rifugio antiaereo ricavato da una grotta (oggi visitabile), nasce Radio Sardegna, la prima radio libera in Italia dopo vent’anni di dittatura fascista. Bortigali viene individuato come centro ideale per questo tipo di operazioni, al riparo dai bombardamenti.

Il 2 ottobre del 1943 Radio Sardegna inizia ufficialmente le trasmissioni con il seguente annuncio: “Qui Radio Sardegna, libera voce d’Italia fedele al suo Re”. Il palinsesto era composto da vari notiziari, alcuni programmi musicali e un format chiamato “Messaggi da e per il continente” il cui scopo era quello di permettere un collegamento tra i soldati rimasti bloccati in Sardegna e i loro familiari, sfruttando la potente strumentazione che consentiva la propagazione del segnale in tutta la Penisola.

Il 7 maggio del 1945 accade l’avvenimento per il quale la storia di Radio Sardegna diventa Storia. Il caporale Quintino Ralli, marconista addetto alle intercettazioni, capta una comunicazione proveniente da una radio americana ad Algeri, nella quale gli altri alleati vengono informati della resa tedesca. All’allora direttore Amerigo Gomez spetta il compito di dare lo storico annuncio in anteprima mondiale, precedendo Radio Londra che riprenderà la notizia soltanto venti minuti dopo.

Questo leggendario luogo viene oggi gestito, salvaguardato e promosso dal Comune di Bortigali: su richiesta è possibile visitare il rifugio sede dell’emittente. In alcune occasioni, come la Primavera nel cuore della Sardegna, diventa sede di una mostra, a testimonianza della memoria storica e del patrimonio artistico-culturale che il 7 Maggio 1945 fece diventare questo piccolo centro del Marghine “la capitale del mondo”.

Ma Radio Sardegna ha un altro primato: è stata la prima “voce libera” dopo l’8 Settembre 1943. Nacque quella che poi divenne, potenziandosi e trasferendosi a Cagliari, l’emittente regionale.  Ma soprattutto è stata la prima e unica radio libera. Libera perché, contrariamente alle altre zone d’Italia, i tedeschi erano già andati via e gli americani non erano ancora arrivati.

Gli 80 anni di Radio Sardegna, l’emittente che prima al mondo annunciò: “La guerra è finita.

Alla fine del 1941 (dopo gli anni della guerra che non accennava a terminare) la pressione del regime sulla radio inizia a barcollare, così come anche gli italiani sono ormai stanchi della guerra, dei tedeschi e del regime. Gli americani cominciano a far sentire il loro interesse per un’Italia libera.

Nel 1942 dai microfoni della NBC, il sindaco di New York, Fiorello La Guardia, invia i suoi primi messaggi contro il fascismo. Ma il fascismo tenta di resistere mostrando i muscoli con Mario Appelius, il conduttore radiofonico che diventa uno degli esponenti più in vista del giornalismo di regime.  Si adegua totalmente alle necessità propagandistiche del fascismo, anche ricorrendo a una precisa deformazione dei fatti bellici, nell’intento di esaltare la condotta di guerra e impedire lo scoraggiamento del fronte interno. Prima di lasciare l’EIAR nel corso di una trasmissione afferma: “Abbiamo qualche livido sul volto ma siamo fieramente in piedi.”

La strada verso la libertà non è facile: nell’etere si svolge un’altra guerra, difficile e sotterranea. Le emittenti bombardano di messaggi i fronti interni ed esterni. L’ascolto clandestino delle emittenti nemiche è una delle cause più drammatiche della perdita di credibilità del regime nei mesi che ne precedono la caduta.

Durante la seconda guerra mondiale la propaganda ha come medium principale la radio. Nella memoria di molti italiani i ricordi del tempo sono legati a un segnale acustico, quattro colpi di percussione un po’ sordi: è il “signature tune” di “Radio Londra”.

Pochi ascoltatori sanno che quei quattro toni significano nell’alfabeto morse (punto, punto, punto, linea) V come “Victory” e che quella sigla è stata scelta dal capo-servizio per il Belgio della BBC come apertura di tutti i programmi radiofonici inglesi per i paesi dell’Europa invasa dai nazisti e per quelli nemici. In particolare l’apertura del fronte in Italia porta un’innovazione nei programmi: la lettura dei messaggi operativi, diretti ai movimenti resistenziali.

Questi “cifrati” sono indirizzati a destinatari determinati che aspettano dalla radio inglese le parole d’ordine per operazioni militari da effettuare oltre le linee nemiche (principalmente, sabotaggi a mezzi e a vie di comunicazione, e la predisposizione di pattuglie per ricevere rifornimenti aviolanciati dagli Alleati).

Questi messaggi non sono elaborati dallo staff redazionale ma consegnati  ̶  per il tempo della trasmissione  ̶  dagli organi militari che li hanno predisposti. Il periodo in cui l’attività propagandistica e informativa verso l’Italia è maggiormente “animata” va dal 25 luglio all’8 settembre 1943. Il Political Warfare Executive (PWEdurante la seconda guerra mondiale, l’esecutivo della guerra politica è un corpo clandestino britannico creato per produrre e diffondere propaganda sia bianca che nera, con l’obiettivo di danneggiare il morale dei nemici e sostenere il morale dei paesi occupati o alleati con la Germania nazista) si sforza di coordinare intenzioni, proposte e sollecitazioni che provengono da Londra, da Washington e dal quartier generale di Eisenhower ad Algeri.

La conclusione dell’armistizio muta radicalmente la situazione: il livello dei contenuti propagandistici cambia atteggiamento nei confronti del governo Badoglio (la sua stabilità fu vista con favore per la realizzazione dei piani militari degli Alleati). Ma cambiano anche le condizioni dei mezzi di comunicazione di massa in Italia, via via che il territorio viene liberato.

Sono ancora ore buie nel destino dell’Italia. Il 19 luglio mentre sul quartiere romano di San Lorenzo cominciano a cadere le prime bombe, l’annunciatrice Maria Luisa Boncompagni manda in onda dagli studi sotterranei di via Asiago, il disco dal titolo “L’ora felice”. Ma l’8 settembre è vicino. 

Radio Londra dà notizia dell’armistizio con due ore di anticipo sull’EIAR. Per due giorni la radio italiana trasmette quasi esclusivamente musica classica. Questo il testo del proclama letto alla radio: “Il governo italiano, riconosciuta l’impossibilità di continuare la impari lotta contro la soverchiante potenza avversaria, nell’intento di risparmiare ulteriori e più gravi sciagure alla Nazione, ha chiesto un armistizio al generale Eisenhower, comandante in capo delle forze alleate anglo-americane. La richiesta è stata accolta. Conseguentemente, ogni atto di ostilità contro le forze anglo-americane deve cessare da parte delle forze italiane in ogni luogo. Esse però reagiranno ad eventuali attacchi da qualsiasi altra provenienza.”

Gianni Garrucciu è autore di due libri sulla radio:”Buonasera ovunque voi siate”, edizioni Rai-Eri e “La Radio storie e curiosità”, edizioni Santelli, ai quali si è ispirato per le puntate qui pubblicate.