31 Agosto 2026
Gianiero Gamaleri: “Bill Gates e l’intervista al New York Times”.
Per farsi accarezzare: meglio un essere umano o un robot?
E’ un Bill Gates “moderato” quello che emerge dall’intervista al New York Times del 26 agosto. Come per le precedenti innovazioni, egli sostiene, anche AI da una parte distrugge ma dall’altra crea posti e opportunità di lavoro. Però la sua conclusione oggi è severa: senza politiche adeguate, i nuovi posti creati dall’IA potrebbero essere «molti meno» di quelli destinati a scomparire. Alcuni lavori però potrebbero essere vietati alle macchine.

«Human Reserved»: posti di lavoro da riservare agli umani
Gates propone quindi qualcosa che fino a pochi anni fa sarebbe sembrato singolare per uno dei grandi protagonisti della rivoluzione informatica: decidere politicamente che alcune occupazioni debbano restare agli esseri umani. Ha chiamato questa categoria «Human Reserved», prendendo in prestito l’immagine delle riserve naturali.
Esistono territori sui quali sarebbe possibile costruire, osserva, ma che una società decide di proteggere perché considera troppo alto il costo della loro trasformazione. Lo stesso principio potrebbe valere per alcune professioni. Gates cita l’assistenza alle persone ricordando gli ultimi anni di vita di suo padre, morto nel 2020 dopo aver sofferto di Alzheimer. I caregiver che lo seguivano erano capaci di comprenderne i bisogni anche quando lui non riusciva più a esprimerli. «C’era qualcosa di insostituibilmente umano nelle cure che gli davano», scrive. «Nessun robot avrebbe potuto o dovuto farlo».
Naturalmente fa piacere che persino un determinista tecnologico come lui si dimostri sensibile ai rapporti umani. Preoccupa però che questa definizione di ciò che dovrebbe rimanere umano sia affidata a una legge. Preferiamo pensare che spetti a un anziano se farsi accarezzare da un altro essere umano o da un robot. In tutte le impostazioni di questi magnati del web aleggia o meglio incombe sempre la figura di qualcun altro che debba decidere per noi anche per le cose più personali e più intime.
Farsi governare dalle leggi o decidere noi?
Il nostro pensiero è diametralmente opposto. Pensiamo che ciascuno debba essere messo in grado di dosare l’impatto della tecnologia su di sé e sulle persone che gli sono attorno, specie sulle persone che ama. Ma naturalmente occorrono adeguati mezzi materiali, ma soprattutto quella diffusa consapevolezza che deriva da un sistema educativo adeguato alla “società della conoscenza”, in cui il valore non è dato dagli oggetti ma dalla nostra capacità di padroneggiare l’ambiente in cui viviamo, in tutti i suoi aspetti.
Come vedete si ritorna sempre inevitabilmente al problema della formazione, dalla scuola per i giovani all’educazione permanente degli adulti. Ma qui gioca spesso quel “timore reverenziale” di cui si ammanta la tecnologia e in particolare AI come se fosse terreno esclusivo degli addetti ai lavori. Timore che viene alimentato anche da quanti hanno interesse a mantenere uomini e donne schiavi anziché titolari di diritti nella società di oggi e di domani.
Una delle strategie discriminanti è quella di complicare le cose semplici, sottovalutando come l’umanità durante tutto l’arco della sua storia abbia attraversato fasi molto difficili ricorrendo a principi elementari attinti alla tradizione.
Tre regole elementari per padroneggiare AI
Possiamo citare tre regole per usare l’Intelligenza Artificiale senza esserne usati.
- Che cosa è AI. E’ un sistema che attinge ai “big data” e che quindi ha acquisito e possiede praticamente quasi tutto lo scibile umano finora raccolto e ce lo porge a seconda delle interrogazioni che non le porgiamo e delle prestazioni che le chiediamo. Il segreto è quindi quello di saper porgere le giuste domande per avere risposte corrette e utili.
- Che cosa non è AI. E’ un sistema che ha formidabili capacità combinatorie ma non è un “soggetto” capace di sentimenti, né è alla ricerca del senso delle informazioni che gestisce: gli obiettivi le vengono dati ma non se li dà da se stessa non essendo dotata di personalità autonoma.
- Che cosa non deve essere AI. Non deve fare operazioni ingannevoli che simulino una personalità che non ha. Nella sua capacità di creare associazioni e abbinamenti attingendo all’enorme mole dei big data può essere programmata a simulare situazioni che riguardano aspirazioni e sentimenti umani che non le appartengono, per cui bisogna evitare il gioco illecito di farla apparire per quello che non è e che non può e non deve essere, cioè un soggetto dotato di personalità e di coscienza. L’inganno cioè non sta in AI ma nelle istruzioni che le vengono impartite.
Con queste direttive e queste cautele, gettarci nell’avventura dell’Intelligenza Artificiale diventa una sfida positiva e affascinante, capace di farci scoprire orizzonti e correlazioni sempre nuove in tempi ristrettissimi. Al contrario, la mancanza di questi chiarimenti e di queste cautele alimenta falsi sospetti. Come quelli di molti intellettuali e moralisti che frenano lo slancio della riflessione e della ricerca, finendo per mettere bastoni tra le ruote più che fare proposte positive.
Oltre il brutto anatroccolo
Con le tre cautele sopra menzionate noi dovremmo gettarci nella mischia dell’innovazione, anche rispolverando la suggestiva immagine del “brutto anatroccolo” – rievocato dalla pedagogista Laura Rossetti – che deve essere educato ad andare avanti da solo per cogliere tutto il fascino di questa trasformazione che lo porterà ad essere un magnifico cigno.
Dobbiamo rifuggire dalla retorica distruttiva o utopistica, e aggrapparci alla forza del ragionamento e all’impegno della conoscenza, soprattutto per le nuove generazioni. Generazioni che peraltro hanno questa caratteristica: di padroneggiare le nuove tecnologie con grande capacità e immediatezza, tanto che noi, che siamo i loro predecessori e dovremmo essere i loro maestri, dobbiamo ricorrere proprio a loro, nativi digitali, per farci aiutare.
Per quanto mi riguarda personalmente ammetto subito che sono loro che ci insegnano il 90% delle cose che dobbiamo imparare in pratica. Dobbiamo però a nostra volta essere loro guida nel dialogo per la definizione di obiettivi e di strade da percorrere.

La Fabbrica della Intelligenza artificiale
Entriamo nel cuore dei Laboratori di Ricerca dove all’Unical si studia e si insegna l’Intelligenza Artificiale
di Pino Nano
“Dagli USA in Calabria per studiare l’Intelligenza Artificiale: gli studenti della Miami University scelgono proprio il Laboratorio del Campus di Arcavacata, e lo riconoscono “eccellenza” tra le eccellenze. L’ennesimo primato del nuovo Rettore Luigi Greco”.
La notizia è di quelle destinate ad essere contrassegnata come “storica”. All’Università della Calabria si è infatti appena conclusa la Summer School in Intelligenza Artificiale -vanto e orgoglio del Dipartimento di Matematica e Informatica- e che si riconferma per gli studiosi di tutto il mondo polo di grande attrazione mondiale, forte anche dei recenti risultati al vertice della valutazione nazionale della ricerca (VQR).
I docenti della Miami University che hanno accompagnato in queste settimane i loro studenti in Calabria confermano quello che ormai si racconta in ogni parte del mondo: “Questo vostro Laboratorio di ricerca -sottolineano- è il posto migliore per comprendere il futuro dell’IA”.
Ma procediamo con ordine. Organizzato dal Laboratorio di Intelligenza Artificiale dell’Unical, diretto dal prof. Nicola Leone, già Rettore del Campus di Arcavacata, il corso in questione rappresenta ormai un solido ponte accademico tra gli Stati Uniti e la Calabria. Nata nel 2014, l’iniziativa di una Summer Scool come questa -precisa una nota ufficiale dell’Università- ha riscosso un successo tale da trasformarsi in un appuntamento fisso annuale, interrotto solo dalla parentesi pandemica, e confermando la straordinaria capacità dell’Ateneo di esportare know-how ad altissimo livello.
Ad accogliere sulle colline di Arcavacata la delegazione statunitense, accompagnata dai professori della Miami University -Kaylyn Borror e Alan M. Ferrenberg- sono stati due veri luminari del settore, il prof. Georg Gottlob e il prof. Nicola Leone, entrambi insigniti del prestigioso titolo di Fellow della società europea dell’Intelligenza Artificiale (EurAI). Ma quello che loro non dicono è che sono soprattutto grandi amici, e lo sono da quando insieme frequentavano i laboratori di ricerca avanzati dell’Università di Vienna.

C’è una foto molto bella che Nicola Leone conserva quasi come una reliquia e che la dice lunga su questa straordinaria storia di amicizia e di condivisione accademica, una foto che li ritrae tutti e due ancora giovanissimi, con i capelli neri e negli occhi la luce di “Bragia”, ed erano gli anni in cui il tema degli algoritmi era ancora tabù per gran parte del mondo civile.
Ad aprire ufficialmente i lavori di questa tornata della Summer Scool 2026 è stata la lectio inaugurale tenuta dal prof. Francesco Calimeri, mentre nei giorni successivi si sono avvicendati con proprie lezioni specialistiche i professori del Laboratorio di Intelligenza Artificiale, Carmine Dodaro, Marco Maratea e lo stesso Francesco Ricca,
Un viaggio oltreoceano, dunque, per apprendere i segreti dell’Intelligenza Artificiale, e questa volta non in direzione della Silicon Valley, ma verso il Sud Italia. È tutto questo -ed altro ancora- la Summer School in Knowledge Representation and Reasoning, dedicata dal Campus calabrese a questi 20 brillanti studenti americani provenienti dalla Miami University (Ohio, USA).
Questa sì che è una notizia straordinaria per la storia di una regione come la Calabria. E ho trovato più che naturale l’orgoglio dell’appartenenza e la fierezza con cui la settimana scorsa a Roma, in Campidoglio, Gianluigi Greco -nuovo rettore dell’UNICAL- ritirando il Premio Internazionale Magna Grecia alla Carriera e alle sue ricerche avanzatissime sull’Intelligenza Artificiale ha dedicato questo suo premio al “suo Campus” e ai “suoi ricercatori”.
“Riteniamo che i nostri studenti di Informatica – ripetono gli stessi professori della Miami University Kaylyn Borror e Alan M. Ferrenberg- debbano imparare che c’è molto di più nell’ Intelligenza Artificiale oltre all’ultima moda, spesso legata esclusivamente al machine learning o all’IA generativa. La spiegabilità,” explainability”, dei risultati dell’IA è fondamentale per la trasparenza e l’accettazione pubblica, e per compiere nuovi passi avanti nel campo. E non potremmo pensare a un posto migliore per imparare queste tecniche se non dagli esperti dell’Università della Calabria, con i quali vantiamo una straordinaria collaborazione da 12 anni. In tempi turbolenti come questi – aggiungono poi- è più importante che mai che gli studenti si confrontino con realtà diverse da quelle a cui sono abituati, e non ci è mai passato per la mente di interrompere questa meravigliosa esperienza che certamente proseguirà in futuro.”
“Dalla ricerca d’eccellenza alla didattica”, ecco come prende corpo e vita all’Unical il Corso di Laurea in Informatica. Parliamo qui- ce lo assicurano i massimi esperti di Intelligenza Artificiale presenti in Italia- di uno straordinario livello di ricerca che si traduce quotidianamente in una didattica di primissimoordine. L’Ateneo calabrese offre oggi ai propri iscritti un Corso di Laurea in Informatica e una Laurea Magistrale in Computer Science and Artificial Intelligence che permettono agli studenti di formarsi a stretto contatto con scienziati di calibro internazionale, gli stessi che le università americane scelgono come docenti d’eccezione per i propri allievi.
E’ un percorso di studi -sottolinea lo stesso prof. Nicola Leone intervistato dalla rubrica della TGR RAI nazionale “Leonardo”- che unisce solide basi teoriche a un’intensa attività laboratoriale, fornendo competenze avanzate che spaziano dall’Ingegneria del Software alla Cybersicurezza, fino, naturalmente, all’Intelligenza Artificiale. Studiare Informatica all’Unical significa, di fatto, accedere a un polo tecnologico che oggi dialoga alla pari con le istituzioni della Ivy League e i grandi colossi tech mondiali”.
“In merito invece alla Summer School -dice Nicola Leone- ricordo che nel 2014 il primo contatto lo ebbe Francesco Ricca, uno dei giovani talenti calabresi del mio gruppo di AI, che è diventato professore ordinario di Informatica all’ Unical già da alcuni anni. Ed è lui che si occupa, annualmente, di curarne l’organizzazione. Le raccomando di dargli la dovuta visibilità. Peraltro, il fatto che siano i miei giovani allievi a conseguire premi e ottenere riconoscimenti per me è motivo di grande orgoglio, ben più di quando li ricevo io stesso, mi creda. Le do solo un dato su cui varrebbe la pena di riflettere, 18 dei miei collaboratori, sono già divenuti Professori di Informatica in Italia e all’ estero, e questo mi riempie di orgoglio”. Consiglio accettato. Mi metto allora alla ricerca del professore che di fatto è la macchina organizzativa della Summer Scool e scopro tutto un mondo che prima non conoscevo, e che è il mondo del Laboratorio di Ricerca sulla Intelligenza Artificiale, creato nel cuore della città Universitaria, e che oggi è diventato un luogo quasi iconico.

Gli eredi di Georg Gottlob
Il Prof. Francesco Ricca è l’anima organizzativa e pulsante della Summer Scool in Intelligenza Artificiale all’Unical. Anche la sua, storia di una Eccellenza Informatica.
Nato a Cosenza, padre di tre bambini, laureatosi all’Unical, è tra i migliori al dottorato in matematica e informatica. Ha insegnato per un semestre al Politecnico di Vienna, e ha passato poi diversi periodi di ricerca e studio in USA, nel Kentucky, e in Austria, tra Vienna e Klagenfurth. Oggi Francesco Ricca è Professore Ordinario di Informatica, e all’interno del suo Dipartimento è stato coordinatore dei corsi di laurea in Intelligenza Artificiale e in Informatica dell’Università della Calabria. Attualmente è membro del Senato Accademico dell’Unical e Vice Direttore del Dipartimento di Matematica e Informatica dove è titolare degli insegnamenti di Neurosymbolic AI e Ingegneria del Software. Sostanzialmente tutta la sua attività di ricerca si colloca nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale, con particolare attenzione alla “rappresentazione della conoscenza”, al “ragionamento automatico” e all’Answer Set Programming.
Proverò comunque a semplificare il concetto. Il suo lavoro di base contribuisce allo sviluppo di sistemi intelligenti capaci di rappresentare informazioni complesse, ragionare in modo automatico e supportare decisioni in contesti caratterizzati da vincoli, regole e grandi quantità di dati. Accanto agli aspetti teorici e metodologici, Francesco Ricca si è occupato anche dell’applicazione dell’Intelligenza Artificiale a problemi concreti, contribuendo al trasferimento di tecnologie di ragionamento automatico verso scenari reali e industriali. Così come le sue ricerche hanno riguardato, tra gli altri, strumenti e sistemi per il supporto alle decisioni, la configurazione, l’analisi di dati complessi e lo sviluppo di soluzioni software basate su tecniche avanzate di IA.
E come se tutto questo non bastasse, lo studioso è già autore di oltre 180 pubblicazioni scientifiche peer-reviewed, tra cui più di 50 articoli su riviste internazionali di prestigio. Ma è inoltre presente nella Stanford University’s Top 2% Scientists list e nella lista Top Italian Scientists (TIS). Alle spalle Francesco Ricca ha dunque un curriculum di altissimo valore accademico, e non a caso in tutti questi anni ha ricoperto ruoli di grande rilievo nell’organizzazione di conferenze internazionali nel campo della programmazione logica, del ragionamento automatico e della rappresentazione della conoscenza. Lui oggi è membro di comitati direttivi di importanti associazioni scientifiche nazionali e internazionali del settore, come l’Association for Logic Programming (ALP), la Rule and Reasoning Association (RRA), il Gruppo di Logica Computazionale (GULP), così come è stato membro del Comitato Direttivo dell’Associazione Italiana per l’Intelligenza Artificiale (AIxIA). L’elenco completo delle sue pubblicazioni scientifiche è disponibile invece all’indirizzo https://dblp.uni-trier.de/pers/hd/r/Ricca:Francesco.
E’ scontato dunque il fatto che non potevo non cercarlo, anche perchè la Summer Scool di cui oggi all’Unical vanno tutti fieri ha come motore centrale proprio lui.
Professore, come nasce l’idea di una Summer School come la vostra?
L’idea nasce da un incontro scientifico e, come spesso accade nella ricerca, da una relazione costruita attorno a interessi comuni. Durante una conferenza internazionale a Cork, in Irlanda, organizzata per celebrare il bicentenario della nascita di George Boole, la professoressa Daniela Inclezan della Miami University, impegnata nel settore dell’intelligenza artificiale e in particolare nel ragionamento logico degli agenti, mi propose di organizzare una scuola estiva per i suoi studenti. L’obiettivo era portarli in un’università dove potessero rafforzare competenze molto specialistiche, studiando direttamente con chi sviluppa sistemi e tecnologie di riferimento nell’intelligenza artificiale basata su logica. Tra questi c’è DLV, un sistema di intelligenza artificiale utilizzato per affrontare problemi complessi di ragionamento, ottimizzazione e supporto alle decisioni. Da quell’incontro è partita una collaborazione che si è poi consolidata nel tempo.
Si aspettava così tanta attenzione da parte dell’università americana?
Sapevamo di poter offrire un percorso di alto livello, ma la continuità dell’interesse da parte americana è stata certamente un segnale importante. Le università statunitensi hanno una forte tradizione di attività formative extra, pensate per arricchire il percorso degli studenti e metterli a contatto con centri di competenza internazionali. Il fatto che abbiano scelto noi non è casuale: l’Università della Calabria, e in particolare il nostro dipartimento, può contare su una scuola riconosciuta nell’ambito dell’intelligenza artificiale e, in particolare, nel campo della rappresentazione della conoscenza e del ragionamento automatico. Una scuola fondata dal professor Nicola Leone, già Rettore dell’UNICAL, che nel tempo ha contribuito in modo decisivo a costruire una reputazione scientifica solida e riconoscibile anche a livello internazionale. È questa reputazione ad aver favorito la nascita della collaborazione e ad aver reso naturale, per un’università americana, guardare alla Calabria come a un luogo qualificato in cui formare i propri studenti su temi avanzati dell’intelligenza artificiale.
Come si sono trovati i ragazzi americani?
L’esperienza è stata positiva. In dieci anni abbiamo visto momenti diversi, anche fasi con una partecipazione meno intensa, ma negli ultimi anni la richiesta di venire a studiare da noi è stata molto forte. Questo significa che gli studenti non vivono la Summer School soltanto come un corso, ma come un’occasione di immersione in un ambiente stimolante per la ricerca, la didattica e i rapporti umani. Per loro è importante poter apprendere concetti avanzati da docenti e ricercatori che lavorano direttamente su questi temi, in un contesto internazionale ma allo stesso tempo molto concreto e laboratoriale.
Che cosa avevano di nuovo da imparare rispetto alla loro formazione di origine?
Il cuore dell’esperienza è la logica computazionale, con un’attenzione particolare all’Answer Set Programming. Si tratta di una tecnologia di intelligenza artificiale basata sulla conoscenza, utile per affrontare problemi complessi di supporto alle decisioni, ottimizzazione e pianificazione. In altre parole, non parliamo soltanto di macchine che apprendono dai dati, ma di sistemi capaci di rappresentare conoscenze, regole e vincoli, e di ragionare su di essi. Per gli studenti è un cambio di prospettiva molto rilevante: imparano strumenti che permettono di modellare problemi difficili e di cercare soluzioni in modo rigoroso, controllabile e trasparente. Nei nostri interventi, però, non ci limitiamo agli aspetti tecnici. Raccontiamo anche la storia dell’intelligenza artificiale, le sue diverse stagioni, le sue promesse e i suoi limiti, e proviamo a guardare al futuro della disciplina. In questo percorso affrontiamo anche temi emergenti come l’intelligenza artificiale neurosimbolica, che punta a integrare due grandi anime dell’IA: da un lato i metodi basati sull’apprendimento dai dati, come le reti neurali; dall’altro gli approcci simbolici, fondati su logica, conoscenza esplicita e ragionamento. È una direzione di ricerca molto importante, perché prova a costruire sistemi non solo potenti, ma anche più spiegabili, affidabili e capaci di ragionare in modo strutturato. Proprio per questo, per gli studenti americani, il confronto con la nostra scuola rappresenta un’occasione per ampliare la propria formazione e leggere l’intelligenza artificiale non solo come tecnologia del presente, ma come campo scientifico in piena evoluzione.
Quali sono le difficoltà maggiori nell’organizzare una Summer School come questa?
Le difficoltà non sono tanto logistiche, anche se naturalmente l’organizzazione richiede attenzione e continuità. Il punto più delicato è all’origine: convincere studenti e docenti di un’altra università, peraltro americana, a investire tempo e risorse per venire a studiare da noi. Questo è possibile solo se alle spalle c’è una scuola riconosciuta, con competenze solide e una reputazione internazionale. Poi c’è un secondo passaggio, altrettanto importante: mantenere il rapporto, offrire un’esperienza di qualità e fare in modo che gli studenti tornino soddisfatti. È questo passaparola positivo che alimenta la partecipazione alle edizioni successive.
Un’esperienza da rifare?
Senz’altro sì. Dopo dieci anni, possiamo dire che è un’esperienza che ha dato molto, sia agli studenti americani sia al nostro dipartimento. La Summer School non è solo un’attività didattica: è anche un modo per creare ponti e consolidare collaborazioni. Quando un programma riesce a durare nel tempo, significa che ha prodotto valore reale per entrambe le parti.
A che livello è arrivata la qualificazione del suo dipartimento?
Nell’area dell’intelligenza artificiale basata sulla conoscenza, il nostro dipartimento ha raggiunto un livello molto alto. Lo dimostrano i risultati scientifici, la visibilità internazionale dei nostri ricercatori e il fatto che sistemi come DLV sono stati utilizzati e riconosciuti in tutto il mondo. Non è un risultato improvvisato: nasce da anni di lavoro sulla rappresentazione della conoscenza, sul ragionamento automatico e sulla logica computazionale. Anche le parole del professor Georg Gottlob, quando si è trasferito qui, hanno confermato questo quadro: ha riconosciuto nell’Unical un ambiente ideale per studiare e sviluppare l’intelligenza artificiale, con una scuola con cui aveva già collaborato negli anni.
Il rettore Greco non fa che indicare la vostra realtà come un’eccellenza: c’è ancora qualcosa da fare?
Il riconoscimento di eccellenza è importante, ma non deve trasformarsi in un punto d’arrivo. Nel nostro settore, fermarsi significa arretrare. L’intelligenza artificiale cambia rapidamente, richiede competenze sempre aggiornate e risorse sempre più consistenti. Noi facciamo del nostro meglio per mantenere alta la qualificazione di docenti e ricercatori, come dimostrano anche i recenti riconoscimenti ottenuti dai nostri giovani studiosi, tra cui premi per tesi di dottorato di alto livello nell’ambito della logica computazionale e dell’intelligenza artificiale. Ma bisogna continuare a lavorare con rigore e visione. Sarebbe certamente di grande aiuto poter contare su maggiori finanziamenti, perché oggi l’informatica e l’intelligenza artificiale richiedono infrastrutture, persone e investimenti adeguati.
Cos’è che nel tempo ha fatto della vostra realtà un punto di attrazione e di interesse anche internazionale?
A fare la differenza è stata la combinazione di più fattori. Da un lato, c’è una storia scientifica solida, costruita nel tempo: la scuola di rappresentazione della conoscenza e ragionamento automatico dell’Dipartimento di Matematica e Informatica dell’UNICAL nasce anche grazie al lavoro del professor Nicola Leone, che ne è stato fondatore e figura di riferimento. A lui si deve anche il contributo fondazionale nella creazione di DLV, uno dei sistemi più importanti nell’ambito dell’Answer Set Programming, che ha reso il nostro laboratorio visibile e riconoscibile nel panorama internazionale. Dall’altro lato, ha pesato la presenza di docenti e ricercatori altamente qualificati, capaci di contribuire al dibattito scientifico globale e di attrarre collaborazioni con università e centri di ricerca stranieri. Non va dimenticato che siamo una delle poche università italiane a poter contare su quattro fellow EURAI, l’Associazione Europea per l’Intelligenza Artificiale: un dato che racconta bene la qualità del capitale umano presente in UNICAL. Questa reputazione non nasce da un singolo episodio, ma da una continuità di lavoro, pubblicazioni, collaborazioni e risultati. È questo percorso, fatto di ricerca di alto livello e di competenze riconosciute, che nel tempo ha reso la nostra realtà un punto di riferimento anche fuori dai confini nazionali.
Quanto ha pesato la presenza di docenti come Gottlob nel vostro curriculum generale?
La presenza di studiosi del calibro del professor Gottlob sta avendo un peso significativo, perché contribuisce ad aumentare la visibilità e l’autorevolezza di un ambiente di ricerca. Ma sarebbe riduttivo attribuire tutto a un singolo nome. Gottlob ha scelto di collaborare e poi di lavorare con noi anche perché qui sapeva di “trovare terreno fertile per sviluppare le sue ricerche”, con una scuola di AI di alto livello, ricercatori competenti e una tradizione consolidata nel settore. La sua presenza ha rafforzato ulteriormente un percorso che era già riconosciuto, inserendosi in una storia di ricerca costruita nel tempo.
C’è una domanda che aggiungerebbe per raccontare meglio questa esperienza?
Aggiungerei forse una domanda sul significato più ampio di questa Summer School per l’università e per il territorio. La risposta è che iniziative di questo tipo dimostrano come anche dal Sud Italia si possa produrre ricerca di frontiera e didattica di qualità, capace di attirare studenti e università dall’estero. È un messaggio importante: l’eccellenza non dipende dalla geografia, ma dalla qualità delle persone, dalla continuità del lavoro e dalla capacità di formare studenti e docenti e costruire reti internazionali credibili.

Qui si crea Intelligenza Artificiale
Dipartimento di Matematica e Informatica dell’Università della Calabria, siamo nel cuore modernissimo della città universitaria. Più precisamente siamo nell’Edificio 31A, al quarto Piano, dove di fatto accade quello che nessuno di noi almeno 20 anni avrebbe mai immaginato possibile, e cioè l’incontro ideale -e a tratti sublime per il tipo dei temi trattati- tra i ricercatori di Intelligenza Artificiale di tutto il mondo. Perchè è in questi locali che alberga, vive, e si muove l’AI-Lab, il Grande Laboratorio Scientifico e Tecnologico sulla Intelligenza Artificiale. AI-Lab,si chiama esattamente così e ha come obiettivo lo sviluppo di conoscenze e tecnologie nei settori dell’intelligenza artificiale e della scienza dei dati. Il Laboratorio di Intelligenza Artificiale – si legge sul sito ufficiale dello stesso- articola le sue ricerche in cinque macro-settori.
Knowledge Representation: le attività riguardano l’utilizzo di linguaggi logici, in particolare ASP, per la modellazione della conoscenza. Sono di interesse estensioni all’ASP che consentono di gestire sistemi che evolvono nel tempo e sorgenti che forniscono conoscenza incrementale. Infine, sono studiati opportuni meccanismi di ottimizzazione per consentire l’utilizzazione delle tecnologie e delle soluzioni in reali contesti applicativi;
Neurosymbolic AI: Il laboratorio svolge attività di ricerca nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale neuro-simbolica, focalizzandosi sull’integrazione di machine learning, reti neurali e metodi simbolici di rappresentazione e ragionamento della conoscenza per lo sviluppo di applicazioni innovative. L’obiettivo è combinare le capacità di apprendimento da dati tipiche degli approcci sub-simbolici con la precisione, l’interoperabilità e la spiegabilità dei modelli logici. In particolare, il laboratorio studia approcci ibridi che integrano Large Language Models (LLM) con Answer Set Programming (ASP), nonché architetture che accoppiano reti neurali con risolutori basati su logica computazionale per la soluzione di problemi di ragionamento complesso e ottimizzazione combinatoria.
AI for Health: La ricerca sviluppa metodologie e strumenti di intelligenza artificiale per il supporto alle decisioni cliniche e per l’analisi dei dati sanitari. Inoltre, si studiano e propongono metodi innovativi per la pianificazione e schedulazione automatizzata sia per il supporto amministrativo che per quello organizzativo clinico, nonché approcci di apprendimento multimodale per l’analisi sanitaria. Gli strumenti di IA sviluppati consentono soluzioni affidabili (spiegabili, robuste, eque), garantiscono la privacy e permettono una facile integrazione nei reali flussi di lavoro clinici.
Advanced Data and Knowledge Management: Le attività riguardano lo sviluppo di applicazioni che sfruttano in modo intensivo conoscenza di dominio su grosse moli di dati, attraverso la realizzazione di sistemi intelligenti che arricchiscano le tradizionali funzionalità dei sistemi di basi di dati. Le attività si concentrano sull’accoppiamento di tali sistemi con ambienti per la valutazione di programmi logici, sulla realizzazione di applicazioni di integrazione e scambio di dati basati su paradigmi dichiarativi, e su tecniche di inferenza di conoscenza da dati che possano eventualmente sfruttare conoscenza di dominio;
Intelligent Agents: Le attività riguardano lo studio dei concetti principali della teoria dei giochi dal punto di vista algoritmico e computazionale, con particolare riferimento ai modelli di giochi cooperativi ed alle tecniche per la divisione fair di risorse. Sono di centrale interesse le tecniche per la realizzazione di meccanismi di allocazione che siano utilizzabili in contesti reali, in presenza di sistemi di verifica sulle dichiarazioni degli agenti.
Finalità Didattiche
Il Laboratorio di Intelligenza Artificiale consente agli studenti del Corso di Laurea Magistrale in Artificial Intelligence and Computer Science di usufruire di tecnologie e competenze specifiche nello sviluppo di sistemi intelligenti. Da dire anche che il laboratorio raccoglie le infrastrutture di calcolo utilizzate dal gruppo di ricerca in Intelligenza Artificiale, in particolare cluster e server per l’elaborazione dati ad alte prestazioni.
E’ qui, dunque, tra questi locali asettici e da fuori assolutamente anonimi e impersonali che pionieri come Georg Glottob Nicola Leone e Gianluigi Greco, ma non solo loro, costruiscono ogni giorno un nuovo tassello aggiuntivo al grande e straordinario “mosaico intelligente” che i loro sistemi hanno già prodotto. Una cellula di innovatori e di visionari, potremmo anche dire di “pazzi rivoluzionari” che lontani anni luce dalla Silicon Valley hanno dedicato la propria vita alla ricerca ricreando qui lo stesso know-how e la stessa tradizione accademica degli scienziati californiani. Naturalmente non finirò mai di ringraziare il prof. Francesco Esposito per avermi aiutato a decodificare i tantissimi argomenti complessi di questo mondo così articolato, e lui lo ha fatto con uno stile, una modestia e una disponibilità davvero encomiabili. Grazie davvero prof.
I Magnifici 16
Ecco i nomi degli scienziati, dei ricercatori, dei matematici, degli informatici che ruotano attorno a questa perla della ricerca universitaria calabrese.
LEONE NICOLA
GRECO GIANLUIGI
TERRACINA GIORGIO
IANNI GIOVAMBATTISTA
CALIMERI FRANCESCO
RICCA FRANCESCO
PERRI SIMONA
ALVIANO MARIO
MANNA MARCO
FIONDA VALERIA
MARATEA MARCO
DODARO CARMINE
GOTTLOB GEORG
BRUNO PIERANGELA
PIRRÒ GIUSEPPE
AMENDOLA GIOVANNI
Giuseppe Tripodi celebra il Ghota dell’AI in Campidoglio

Tra i vincitori del Premio Internazionale Bronzi di Riace anche i “robotoci” dell’Unical Franca Melfi e Gianluigi Greco.
La motivazione con cui il Rettore dell’Unical Gianluigi Greco ha ricevuto la settimana scorsa a Roma in Campidoglio il Premio Internazionale Bronzi di Riace – precisa il Presidente e Fondatore del Premio Giuseppe Tripodi– parla delle “sue ricerche avanzate sulla Intelligenza Artificiale” e lo segnala come uno dei massimi esperti italiani del settore. Ma presentandolo al grande pubblico presente quel giorno nella Sala Protomoteca la padrona di casa della manifestazione, Paola La Salvia, Colonnello della Guardia di Finanza alla Direzione Investigativa Antimafia e saggista di alto livello, ha ricordato i ruoli di primissimo piano che il Rettore calabrese ha rivestito in tutti questi anni ai vertici di organismi deputati a gestire e ad amministrare l’Intelligenza Artificiale, non ultimo la guida della Task Force messa in piedi dal Governo Meloni sulla gestione del mondo degli algoritmi e di cui lo studioso calabrese è più che una icona.La cosa invece più commovente della cerimonia di premiazione di Gianluigi Greco è stata la sua Lectio Magistralis, in cui lo studios ha ringraziato tutti per il riconoscimento appena ritirato, e che lui ha immediatamente dedicato ai tanti giovani ricercatori italiani che in tema di Intelligenza Artifciiale hanno qualcosa da insegnare al resto del mondo, partendo però proprio da casa sua, dalle colline di Arcavacata dove George Gottlob, Nicola Leone, lui, Francesco Ricca e tantissimi altri come loro hanno fatto grande il Campus di Arcavacata.
Mai premio fu così meritato va detto. Ma lo stesso vale per la seconda premiata dopo di lui, Franca Melfi, la straordinaria chirurga robotica che prima di sbarcare in Calabria, di tornare quindi a casa sua perché lei è nata e cresciuta nella Piana di Sibari, ha insegnato agli americani come si usa il Da Vinci, meraviglioso robot che permette di colpire analizzare ed eliminare i tumori più piccoli e inaccessibili del corpo umano.Una macchina unica nel suo genere, e che la professoressa Franca Melfi, oggi anche lei accademica di altissimo profilo all’Unical, conosce come le sue tasche e forse anche di più. E alla domanda che le fa Paola La Salvia sul futuro della chirurgia lei sorride in maniera disarmante, “Il futuro sta dentro di noi e profuma di rispetto del malato e di responsabilità”.
Come dire? Ben venga lo sviluppo, bene arrivata Intelligenza Artificiale, ma guai a dimenticare – aggiunge ancora il Presidente Giuseppe Tripodi– che l’uomo è fatto soprattuto di carne e di anima, di sentimenti e di storia, e guai a immaginare un sistema intelligente senza emozioni e senza tradizioni.
Un’altra grande lezione di stile e di medicina moderna,e che ci viene da questi due mosti sacri dell’Intelligenza Artificiale. Calabresi come me, calabresi come noi, calabresi come solo i calabresi sanno esserlo, soprattuto quando sono cresciuti lontani da casa propria.(Pino Nano)

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