12 Settembre 2026
Le Stanze di Corso Sempione 27: “La Scatola dei Rumori”
Parte con questo primo servizio inizia il nostro viaggio nel patrimonio nascosto di Rai Milano per scoprire storie, luoghi e intuizioni che hanno contribuito a scrivere la storia della radiotelevisione italiana.

Quando pensiamo al cinema, la nostra attenzione va quasi sempre alle immagini. Eppure, gran parte dell’emozione che proviamo davanti a uno schermo nasce dai suoni. Dietro il rumore di una porta che sbatte, dei passi sulla neve, del vento tra gli alberi o del galoppo di un cavallo, si nasconde una figura professionale tanto discreta quanto fondamentale: il rumorista, conosciuto nel mondo anglosassone come Foley artist.
Paradossalmente, la storia del rumorista affonda le proprie radici nel cinema muto. In assenza di dialoghi registrati, le proiezioni venivano accompagnate dal vivo da musicisti e, non di rado, da effetti sonori prodotti artigianalmente dietro le quinte del teatro. Tamburi, campanelli, lamiere e oggetti di uso comune servivano a suggerire temporali, spari, passi o rumori della città. Il pubblico non sentiva ancora il suono provenire dallo schermo, ma già ne percepiva la necessità.

La svolta arrivò il 6 ottobre 1927 con l’uscita de Il cantante di jazz (The Jazz Singer), il film che aprì ufficialmente l’era del cinema sonoro. Da quel momento il suono divenne parte integrante della narrazione cinematografica e nacque l’esigenza di ricreare in modo credibile tutti quegli effetti che non potevano essere registrati durante le riprese.
Fu in questo contesto che emerse la figura di Jack Donovan Foley, tecnico e produttore degli Universal Studios, al quale si deve lo sviluppo delle tecniche che ancora oggi portano il suo nome. Foley comprese che molti suoni risultavano più efficaci se ricreati successivamente in studio, sincronizzandoli perfettamente con le immagini. Nacque così un mestiere che unisce precisione tecnica, sensibilità artistica e una notevole dose di inventiva. L’obiettivo non è imitare la realtà, ma creare l’illusione perfetta della realtà.

La storia del rumorista trova un naturale collegamento con la tradizione radiofonica della Rai e, in particolare, con il Centro di Produzione di Milano. Fin dalla sua inaugurazione negli anni Cinquanta, il Palazzo della Radio progettato da Gio Ponti ha ospitato spazi dedicati alla produzione della prosa radiofonica, attività che richiedeva una costante ricerca sui linguaggi del suono e sull’impiego degli effetti sonori come strumento narrativo. L’Auditorium A1, realizzato secondo criteri acustici particolarmente avanzati, era stato concepito proprio per consentire la realizzazione di scenari sonori complessi e realistici, indispensabili per la produzione dei radiodrammi.
All’interno di questi ambienti si è sviluppato un patrimonio di competenze tecniche e artistiche che ha costituito per decenni uno degli elementi distintivi della radiofonia milanese. Significativo in tal senso è il caso della cosiddetta Scatola dei Rumori, ideata nei primi anni Ottanta da Pino Gilioli.
Pino Gilioli nasce a Siena nel 1927, si laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Firenze e, fin da giovane, si dedica alla regia teatrale. Trasferitosi a Roma inizia la collaborazione con la nostra azienda come autore di originali radiofonici e, sempre in Rai, si dedica stabilmente alla regia, dirigendo più di duemila programmi e vincendo molti premi. Nominato dirigente, guida per molti anni la produzione radiofonica di Milano.

La “Scatola dei Rumori”, o anche denominata appunto “Il Cubo di Gilioli”, consentiva di simulare numerosi effetti come l’apertura di porte e finestre, il movimento delle tapparelle o il semplice bussare a una porta e testimonia un approccio al suono fondato sull’inventiva, sulla conoscenza dei materiali e sulla capacità di trasformare oggetti comuni in strumenti narrativi. Realizzata interamente dal reparto falegnameria del Centro di Produzione essa rappresenta oggi non soltanto un curioso manufatto tecnico, ma soprattutto una testimonianza della cultura professionale che per decenni ha caratterizzato la produzione radiofonica Rai della sede milanese e non solo, tanto che un esemplare simile per concezione, ma differente nella realizzazione, si trova anche nella sede Rai del Friuli-Venezia Giulia.


L’avvento delle tecnologie digitali ha profondamente modificato il lavoro del rumorista. Oggi esistono immense librerie sonore contenenti migliaia di effetti registrati e catalogati, richiamabili in pochi secondi attraverso un computer. Tuttavia, la tecnologia non ha sostituito completamente questo artigiano del suono. Al contrario, nelle produzioni di maggiore qualità, il “Foley” continua a essere realizzato dal vivo e ci ricorda che il suono – alla pari di tante altre attività – è ancora, prima di tutto, un gesto umano. Un’arte fatta di ascolto, osservazione e creatività.

La nostra azienda ha lasciato che questa professionalità si spegnesse lentamente, senza sostituire chi nel tempo concludeva il proprio percorso lavorativo. Resta la consapevolezza di aver perduto una competenza rara.
Non una semplice mansione ma un sapere costruito negli anni, che ha contribuito a dare voce, corpo e credibilità ai mondi raccontati dalla radio e dalla televisione.



E infine vi proponiamo un filmato realizzato dagli studenti del Corso di Design della Comunicazione del Politecnico di Milano, guidati dagli esperti di Sinestesie.it in collaborazione con Rai Pubblica Utilità e Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano.
Gli studenti del Corso di Design della Comunicazione del Politecnico di Milano, guidati degli esperti di Sinestesie.it e in collaborazione con #RaiPubblicaUtilità e Fondazione Istituto dei Ciechi di Milano, sono tornati ad occuparsi di accessibilità museale legata al mondo #Rai. Il progetto ha previsto l’elaborazione di video accessibili, come questo sulla Scatola dei Rumori conservata al CPTV Rai di Milano. Per vedere tutti gli elaborati, consulta la sezione #video di #RaiEasyWeb 👉www.easyweb.rai.it
https://www.instagram.com/p/DLp97metoof/ link pagina Instagram di Raiaccessibilità

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