Teche e Archivi RAI del futuro, “Istruzioni per l’uso”.

24 Ottobre 2026

Teche e Archivi RAI del futuro, “Istruzioni per l’uso”.

di Pino Nano

“La riorganizzazione dei complessi archivistici e bibliografici della Rai in occasione della riqualificazione della sede di viale Mazzini”.

Dalle prime trasmissioni radiofoniche alle immagini che hanno fatto la storia della televisione, il patrimonio documentario del Servizio pubblico custodisce la memoria del Paese. La riqualificazione di viale Mazzini riapre una questione cruciale: come conservare, organizzare e rendere accessibile questa eredità alle generazioni future. C’è una parte della storia italiana che non si trova soltanto nei libri, nei giornali o nei documenti ufficiali. È custodita nelle voci della radio, nelle immagini della televisione, nei servizi giornalistici, nei programmi culturali e nei materiali che, giorno dopo giorno, hanno accompagnato la vita del Paese. È la memoria della Rai, un patrimonio documentario di straordinario valore storico e culturale, la cui conservazione pone oggi nuove sfide in vista della riqualificazione della sede di viale Mazzini, a Roma.

A questo tema è dedicato l’elaborato di Giovanni Corso Pepe, intitolato La riorganizzazione dei complessi archivistici e bibliografici della Rai in occasione della riqualificazione della sede di viale Mazzini, un lavoro affronta una questione che va ben oltre il semplice trasferimento di libri, documenti e materiali audiovisivi e che pone un interrogativo di grande interesse generale: come si fa a garantire che un patrimonio così articolato continui a essere integro, consultabile e capace di raccontare la storia del Paese, anche quando cambiano gli spazi destinati a conservarlo?

Qui di seguito vi proponiamo dunue il testo integrale di questo studio che affronta un tema di grande suggestione professionale e di grande attualità cuturale e di cui siamo grati al dr. Giovanni Corso Pepe.

Giovanni Corso Pepe

Introduzione

Tra i patrimoni archivistici italiani, quello della Rai-Radiotelevisione Italiana rappresenta uno dei complessi documentari più ricchi e articolati, sia per la consistenza, sia per la varietà delle tipologie documentarie conservate. Nato con l’avvio delle trasmissioni radiofoniche nel 1924 e progressivamente ampliatosi con l’introduzione di quelle televisive nel 1954, l’archivio Rai custodisce non soltanto documentazione amministrativa e cartacea, ma soprattutto un patrimonio audiovisivo di eccezionale valore storico, culturale e documentario.

Le raccolte delle Teche Rai costituiscono una vasta banca dati di immagini e suoni che documenta oltre un secolo di storia italiana e internazionale, offrendo una testimonianza unica dell’evoluzione della società, della politica, della cultura, dello spettacolo, dello sport e della vita quotidiana. La rilevanza di questo patrimonio è stata riconosciuta anche in ambito internazionale, tanto che l’Unesco ha inserito le Teche Rai nel Registro della Memoria d’Italia, riconoscendone l’elevato valore storico e culturale.

I recenti interventi di riqualificazione della sede storica di viale Mazzini, a Roma, comportano tuttavia la necessità di trasferire una parte significativa di questo complesso archivistico e della Biblioteca “Paolo Giuntella” presso una nuova sede. Tale circostanza offre l’opportunità di riflettere su una delle fasi più delicate della vita di un archivio: il suo trasferimento.

Lo spostamento di un archivio non costituisce infatti una mera operazione logistica, bensì un processo complesso che coinvolge aspetti archivistici, conservativi, organizzativi e normativi.

Ogni fase della movimentazione deve essere pianificata con estrema attenzione, poiché un trasferimento non adeguatamente progettato può compromettere l’integrità fisica della documentazione, alterarne l’ordinamento e, nei casi più gravi, mettere a rischio il vincolo archivistico che lega i documenti tra loro e con il soggetto produttore.

Come evidenziato dalla dottrina archivistica italiana, e in particolare dalle riflessioni di Giorgio Cencetti, l’archivio deve essere considerato un complesso organico formatosi spontaneamente nel corso dell’attività del soggetto produttore. La sua identità non deriva esclusivamente dai singoli documenti, ma soprattutto dalle relazioni che essi instaurano reciprocamente all’interno del fondo. Il cosiddetto vincolo archivistico rappresenta pertanto il principio fondamentale da preservare durante qualsiasi intervento di movimentazione, affinché il trasferimento non determini una perdita di contesto, di significato e di valore informativo.

Il presente lavoro intende quindi analizzare le problematiche archivistiche connesse al trasferimento di un grande complesso documentario, prendendo come caso di studio l’Archivio Rai e la Biblioteca “Paolo Giuntella”. Attraverso il confronto tra i principi della disciplina archivistica, la normativa vigente e il caso concreto, l’obiettivo è mettere in evidenza come il trasferimento rappresenti un momento particolarmente critico nella vita di un archivio, nel quale il ruolo dell’archivista assume una funzione centrale per garantire la salvaguardia del patrimonio documentario, la conservazione del vincolo archivistico e la continuità della memoria istituzionale.

Breve storia dell’archivio di Viale Mazzini e della Biblioteca “Paolo Giuntella”

La Biblioteca centrale della Rai nasce alla fine degli anni Quaranta come struttura di supporto alla produzione radiofonica e, successivamente anche di quella televisiva dell’azienda. La sua istituzione risponde all’esigenza di mettere a disposizione di autori, giornalisti e redazioni un patrimonio bibliografico specialistico in grado di sostenere la preparazione e l’approfondimento dei programmi di Servizio Pubblico.

Nel corso della sua storia la biblioteca ha seguito l’evoluzione organizzativa della Rai. Inizialmente collocata nella sede di via delle Botteghe Oscure, fu trasferita nel 1952 presso il Palazzo Hotel de Russie, in via del Babuino, allora sede della Direzione generale. Nel 1966 trovò la sua collocazione definitiva nel nuovo complesso di viale Mazzini 14, progettato dall’architetto Francesco Berarducci, che concepì la biblioteca come uno dei fulcri culturali dell’edificio, destinato alla ricerca, alla documentazione e alla progettazione editoriale.

Dal 15 luglio 2008 la biblioteca è intitolata a Paolo Giuntella, giornalista del Tg1 e scrittore, per decisione del Consiglio di amministrazione della Rai, quale riconoscimento del suo contributo alla cultura e all’informazione del Servizio Pubblico.

Oggi la Biblioteca “Paolo Giuntella” rappresenta uno dei principali centri documentari specializzati nel settore della comunicazione e dei media in Italia. Il patrimonio bibliografico comprende oltre 80.000 volumi e circa 600 periodici, costituendo un fondamentale strumento di supporto per la realizzazione dei programmi radiofonici e televisivi e, al tempo stesso, una significativa risorsa per studiosi e ricercatori. Accanto alle informazioni sulla biblioteca, quelle rese pubbliche dalla Rai in merito al progetto di riorganizzazione del patrimonio documentario consentono di comprendere la portata dell’intervento previsto.

Il sistema informativo delle Teche Rai, basato sul Catalogo Multimediale, costituisce infatti una delle più vaste infrastrutture documentarie del panorama audiovisivo nazionale. Attualmente esso gestisce le descrizioni di circa 75 milioni di documenti, corrispondenti a oltre 1,3 milioni di ore di produzioni televisive, 1,5 milioni di ore di registrazioni radiofoniche, decine di migliaia di fotografie, copioni, documenti iconografici e materiali bibliografici, oltre a un consistente patrimonio musicale, cinematografico e teatrale.

Il progetto attualmente in atto di riqualificazione della sede di viale Mazzini rappresenta l’occasione per ripensare complessivamente le modalità di conservazione e valorizzazione del patrimonio documentario della Rai. In questa prospettiva, la realizzazione di una Bibliomediateca potrebbe costituire un’importante evoluzione del tradizionale modello di biblioteca aziendale, favorendo l’integrazione tra patrimonio librario, fotografico e audiovisivo all’interno di un unico spazio dedicato alla ricerca, alla consultazione e alla diffusione della conoscenza.

Un simile modello consentirebbe inoltre di rafforzare il dialogo tra le diverse tipologie documentarie e di promuovere una fruizione più ampia del patrimonio culturale custodito dalla Rai, non solo a beneficio dei professionisti dell’azienda, ma anche della comunità scientifica e del pubblico interessato.

In questa prospettiva, il processo di riqualificazione di viale Mazzini può essere interpretato come un’opportunità per ridefinire il ruolo dell’archivio e della biblioteca nell’era digitale, ponendo al centro non soltanto la conservazione dei materiali, ma anche la loro valorizzazione, l’accessibilità e la trasmissione della memoria collettiva.

La futura Bibliomediateca non si configura infatti come un semplice deposito documentario, ma come un progetto di valorizzazione del patrimonio archivistico e bibliografico della Rai, finalizzato ad ampliare la fruizione pubblica di materiali che fino oggi erano prevalentemente destinati a uso interno dell’azienda o alla consultazione da parte di studiosi autorizzati9. In questa prospettiva, il trasferimento può essere interpretato non soltanto come una necessità logistica conseguente ai lavori di riqualificazione della sede storica, ma anche come un’occasione per ripensare il ruolo dell’archivio contemporaneo, sempre più orientato alla conservazione, alla digitalizzazione e alla diffusione della memoria collettiva.

Criticità e problemi di uno spostamento

L’immagine dell’archivio come organismo vivente risulta particolarmente efficace per comprendere la delicatezza di tali operazioni di spostamento. Così come non sarebbe possibile smembrare un organismo e ricomporlo arbitrariamente senza comprometterne il funzionamento, allo stesso modo un archivio non può essere disassemblato e ricollocato senza rispettarne la struttura originaria, le relazioni interne e l’ordinamento sedimentatosi nel tempo. Per questo motivo, il trasferimento dell’archivio Rai richiede una preventiva attività di censimento, inventariazione, imballaggio, movimentazione controllata e successiva verifica della corretta ricollocazione della documentazione, adottando procedure che garantiscano sia la tutela materiale dei documenti sia la continuità del servizio archivistico.

Oltre agli aspetti tecnico-conservativi, il trasferimento dell’archivio Rai è inoltre disciplinato da una precisa normativa. Lo spostamento, anche temporaneo, di beni archivistici e bibliografici sottoposti a tutela è regolato dall’art. 21, comma 2, del Decreto legislativo 22 gennaio 2004, n. 42, come modificato dalla Legge 14 marzo 2026, n. 40. La normativa prevede che tali operazioni siano preventivamente autorizzate dalla competente Soprintendenza archivistica e bibliografica, la quale verifica che le modalità di movimentazione e le caratteristiche della nuova sede garantiscano adeguati livelli di sicurezza, conservazione e accessibilità del patrimonio documentario.

Accanto alle problematiche di natura archivistica si collocano quelle relative alla conservazione preventiva.

La movimentazione di un patrimonio costituito da decine di migliaia di volumi e da materiali audiovisivi spesso unici comporta inevitabilmente un aumento del rischio di deterioramento, smarrimento o danneggiamento. Per questa ragione le operazioni di trasporto devono essere accompagnate da specifiche misure di tutela, comprendenti adeguati sistemi di imballaggio, il controllo delle condizioni ambientali e un costante monitoraggio delle fasi di trasferimento. Tali esigenze risultano particolarmente rilevanti nel caso dei supporti magnetici e fotografici, caratterizzati da una maggiore fragilità rispetto ai tradizionali materiali librari.

Un eventuale trasferimento delle collezioni rende quindi necessario individuare modalità organizzative che consentano di limitare le interruzioni del servizio e di garantire, per quanto possibile, la consultazione del patrimonio durante le fasi di riallestimento. Analogamente, anche il Catalogo Multimediale, che costituisce il principale sistema di accesso alle risorse documentarie delle Teche Rai, richiede un costante aggiornamento affinché la ricollocazione fisica dei materiali corrisponda sempre alle informazioni disponibili nei sistemi informatici di gestione.

Le difficoltà organizzative sono inoltre strettamente connesse alla necessità di coordinare competenze differenti.

Archivisti, bibliotecari, conservatori, restauratori, tecnici informatici e personale specializzato nella gestione dei materiali audiovisivi sono chiamati a collaborare in modo integrato, affinché il trasferimento non si riduca a una semplice operazione logistica, ma rappresenti un processo di riorganizzazione dell’intero sistema documentario.

La complessità del patrimonio Rai rende infatti indispensabile una pianificazione accurata delle attività, dalla ricognizione preliminare delle collezioni fino al loro ricollocamento e alla verifica finale della corretta corrispondenza tra documentazione fisica e descrizione catalografica.

Analizzata questa criticità, il trasferimento può però essere interpretato anche come un’opportunità di innovazione.

La realizzazione di nuovi spazi dedicati alla conservazione e alla consultazione potrebbe infatti favorire una più stretta integrazione tra biblioteca, archivio e mediateca, superando la tradizionale separazione tra le diverse tipologie documentarie. In tale prospettiva, la concentrazione delle risorse in un unico polo consentirebbe di sviluppare percorsi di ricerca maggiormente interdisciplinari, valorizzando le relazioni esistenti tra fonti bibliografiche, documentazione audiovisiva e materiali iconografici.

Si vuole a questo punto precisare che non vi è un’intenzione dichiarata di voler accentrare tutto l’archivio audiovisivo al polo del Nuovo Salario già esistente. Parallelamente, il trasferimento potrebbe rappresentare l’occasione per potenziare i processi di digitalizzazione e di conservazione digitale, oggi considerati elementi imprescindibili per garantire la tutela e la fruizione del patrimonio culturale nel lungo periodo.

Le istituzioni documentarie non sono più concepite esclusivamente come luoghi destinati alla conservazione della memoria, ma assumono sempre più la funzione di centri di produzione e diffusione della conoscenza, aperti alla consultazione, alla ricerca e alla valorizzazione culturale. In questo senso, un progetto di riqualificazione può costituire non soltanto una risposta a esigenze di carattere logistico e organizzativo, ma anche una possibilità di ripensare le modalità di accesso al patrimonio documentario, favorendone una più ampia fruizione da parte della comunità scientifica e del pubblico, nel rispetto delle esigenze di tutela e conservazione che caratterizzano beni di tale rilevanza storica e culturale.

Infine, in occasione del trasferimento di un archivio può rendersi opportuna una revisione preliminare della documentazione, finalizzata a verificare lo stato delle serie archivistiche, la corretta descrizione dei materiali e l’eventuale presenza di documentazione suscettibile di scarto. Tale attività, tuttavia, non rappresenta una conseguenza automatica del trasferimento, ma costituisce un procedimento autonomo disciplinato dalla normativa archivistica e subordinato ai principi della selezione documentaria15. Lo scarto, infatti, può riguardare esclusivamente i documenti privi di interesse amministrativo e storico, secondo quanto previsto dai piani di conservazione e previa autorizzazione degli organi competenti nei casi stabiliti dalla legge.

Un archivio trasferito: nuova o vecchia vita?

Il trasferimento del patrimonio documentario della Biblioteca “Paolo Giuntella” e delle Teche Rai dovrebbe essere concepito come un progetto archivistico articolato in più fasi, piuttosto che come una semplice operazione logistica. Una preliminare attività di ricognizione consentirebbe infatti di verificare lo stato di conservazione delle collezioni, l’aggiornamento degli strumenti descrittivi e la corrispondenza tra la documentazione fisica e i sistemi informativi, individuando eventuali criticità prima dell’avvio della movimentazione, unita sempre a una comunicazione ed eventuale approvazione della soprintendenza responsabile.

Successivamente, le operazioni di imballaggio e trasporto dovrebbero essere pianificate nel rispetto dell’ordinamento delle serie archivistiche e delle collocazioni bibliografiche, adottando sistemi di identificazione univoci che consentano di ricostruire fedelmente la disposizione originaria della documentazione nella nuova sede. Parallelamente, il trasferimento rappresenterebbe anche un’occasione per verificare lo stato conservativo dei materiali e programmare eventuali interventi di manutenzione preventiva, particolarmente necessari nel caso dei supporti fotografici, magnetici e audiovisivi, maggiormente soggetti a fenomeni di degrado.

Qualora la nuova sede fosse destinata a ospitare temporaneamente il patrimonio documentario, essa potrebbe comunque rappresentare un’importante occasione di sperimentazione. L’integrazione tra biblioteca, archivio e mediateca consentirebbe infatti di sviluppare un sistema documentario maggiormente orientato alla ricerca interdisciplinare, mettendo in relazione libri, periodici, fotografie, documenti amministrativi e materiali audiovisivi attraverso strumenti di consultazione integrati e percorsi tematici dedicati alla storia del Servizio Pubblico radiotelevisivo.

In questa prospettiva potrebbero essere realizzate postazioni per la consultazione del Catalogo Multimediale, sale studio dedicate a ricercatori e studenti, percorsi espositivi temporanei, attività didattiche rivolte alle scuole e alle università e programmi di digitalizzazione on demand, finalizzati ad ampliare l’accessibilità del patrimonio documentario. Tali iniziative contribuirebbero a rafforzare la funzione culturale delle Teche Rai, trasformando il patrimonio archivistico e bibliografico in uno strumento di conoscenza aperto non soltanto ai professionisti dell’azienda, ma anche alla comunità scientifica e al pubblico.

Se da un lato, però, un nuovo polo documentario potrebbe garantire spazi progettati specificamente per la conservazione e la valorizzazione delle collezioni, dall’altro il complesso di viale Mazzini rappresenta un luogo fortemente identitario nella storia della Rai. In quest’ottica, un eventuale ritorno nella sede storica, una volta conclusi gli interventi di riqualificazione, potrebbe contribuire a preservare il legame tra patrimonio documentario e contesto istituzionale di produzione della documentazione, purché la sede riqualificata sia in grado di garantire adeguati standard conservativi, tecnologici e di accessibilità.

Diversamente, qualora il nuovo polo documentario offrisse condizioni significativamente migliori sotto questi profili, la permanenza in una sede diversa da quella di viale Mazzini potrebbe costituire una scelta coerente con le esigenze di tutela, unita alla valorizzazione e fruibilità del patrimonio documentario. La decisione finale sulla sede definitiva dell’archivio dovrebbe quindi fondarsi su un equilibrio tra memoria storica, funzionalità, conservazione e accessibilità, riconoscendo che il valore di un archivio non risiede soltanto nei documenti che conserva, ma anche nella capacità di renderli fruibili e significativi per le generazioni future.

Si pone ora una domanda: l’archivio trasferito è da considerarsi inalterato nel rispetto del vincolo archivistico o il cambio di sede influirà sulla sua storia e destinazione d’uso? D’altronde, non è il luogo fisico a determinare l’esistenza di un archivio, bensì il soggetto produttore e le funzioni che esso esercita.

Se quindi la Rai continua a essere un unico soggetto giuridico e amministrativo, il fatto che gli archivi correnti siano distribuiti tra le sedi di via Asiago e via Alessandro Severo, unite a quelle di via Teulada e il centro di produzione di Saxa Rubra, non dovrebbe comportare automaticamente la nascita di nuovi archivi, poiché confluiscono tutti nel medesimo archivio storico aziendale.

Se il nuovo polo documentario fosse concepito come sede dell’archivio di deposito e dell’archivio storico, sarebbe quindi naturale che, nel tempo, vi confluissero anche le carte prodotte dagli uffici oggi collocati nelle diverse sedi Rai. In questo caso non si costituirebbe un nuovo archivio in senso archivistico, ma si avrebbe una diversa organizzazione logistica delle diverse fasi del ciclo di vita dei documenti.

Qui il pensiero di Claudio Pavone è particolarmente utile. Egli sottolinea infatti che l’archivio riflette l’organizzazione e le funzioni dell’istituto produttore, ma non coincide semplicemente con la sua collocazione fisica. Se l’assetto organizzativo della Rai è cambiato e le funzioni sono distribuite tra più sedi, anche l’archivio corrente rifletterà questa nuova articolazione. Ciò non significa necessariamente che esistano archivi distinti, bensì che l’archivio Rai si presenterà come un sistema documentario più complesso, articolato in più punti di produzione, ma riconducibile al medesimo soggetto produttore.

Conclusioni

Il trasferimento di un archivio non può essere considerato come una semplice operazione di trasporto di documentazione da un edificio a un altro. Esso costituisce un momento particolarmente delicato nella vita del complesso documentario, durante il quale devono essere garantite contemporaneamente la tutela materiale dei documenti, la conservazione dell’ordinamento e la continuità delle relazioni che consentono di ricostruirne il contesto di produzione, oltre alla sua consultabilità. La movimentazione fisica, infatti, può modificare la collocazione dei documenti, ma non dovrebbe alterare la struttura logica e archivistica che li lega tra loro e al soggetto produttore. La tutela dell’ordine archivistico deve quindi accompagnare la tutela fisica dei documenti: un trasferimento può infatti concludersi senza perdite materiali, pur tuttavia producendo conseguenze negative qualora venga compromessa la possibilità di ricostruire la struttura organica originaria del complesso documentario.

Il caso dell’archivio Rai consente di osservare concretamente tali problematiche. L’attuale distribuzione delle funzioni tra più sedi induce a interrogarsi sull’evoluzione futura del sistema documentario e sulla funzione che potrebbe assumere un nuovo polo destinato alla conservazione e alla valorizzazione del patrimonio. Qualora tale struttura accogliesse progressivamente la documentazione di deposito e quella destinata alla conservazione permanente potrebbe configurarsi come un centro di riferimento per materiali prodotti in luoghi diversi, senza che la pluralità delle sedi comporti necessariamente la formazione di memorie documentarie separate.

In questa prospettiva, la Biblioteca “Paolo Giuntella”, il patrimonio audiovisivo e le altre componenti documentarie potrebbero trovare nel trasferimento non soltanto una fase di criticità, ma anche un’occasione per migliorare le condizioni di conservazione, aggiornare gli strumenti di ricerca e sviluppare forme più ampie di accesso e valorizzazione. L’eventuale integrazione tra biblioteca, archivio e mediateca dovrebbe tuttavia rispettare le specificità delle diverse tipologie documentarie, evitando che l’unificazione degli spazi si traduca in una perdita delle rispettive identità e metodologie di gestione.

Resta infine il problema del rapporto con la sede storica di viale Mazzini.

Il trasferimento non determina di per sé una perdita dell’identità archivistica del patrimonio. Tuttavia, il luogo nel quale una raccolta è stata conservata e utilizzata per decenni può acquisire un valore storico e simbolico. L’eventuale ritorno nella sede rinnovata o la permanenza in un nuovo polo dovrebbero pertanto essere valutati non sulla base di una contrapposizione tra tradizione e innovazione, ma considerando quale soluzione sia maggiormente capace di garantire tutela, continuità, accessibilità e valorizzazione. Il trasferimento, per quanto finora esposto rappresenta un momento nel quale l’archivio manifesta con particolare evidenza la propria natura dinamica. Conservare non significa immobilizzare i documenti in un determinato luogo, bensì assicurare la continuità delle relazioni che ne rendono possibile la comprensione attraverso i cambiamenti organizzativi, logistici e tecnologici. La vera sfida del trasferimento di un archivio, come nel caso Rai, consiste quindi nel fare in modo che il cambiamento della collocazione fisica non determini una perdita di contesto, ma diventi, attraverso una corretta pianificazione archivistica, una nuova fase consapevole della storia dell’archivio, allo stesso tempo proiettata più possibile verso il futuro.

(Dr. Giovanni Conso Pepe)