Oriana Fallaci “Da grande farò la giornalista”

30 Marzo 2026

Oriana Fallaci “Da grande farò la giornalista”

di Mimmo Nunnari

Una mattina dell’autunno del 1947, Oriana Fallaci, non ancora diciottenne, treccine, calzini corti, scarpe basse, si presenta da Uberto Fedi nella sede del “Mattino dell’Italia centrale” di Firenze, in via Ricasoli, a pochi passi dal Duomo.

“Sono Oriana Fallaci, voglio fare la giornalista” dice, con atteggiamento sicuro, audace. Il capocronista non batte ciglio e la prende sul serio e le dice: “Oriana, sul Lungarno, a Bellariva, c’è un dancing. La domenica le mamme accompagnano le figlie a ballare, nella speranza che, prima o poi, trovino marito. Vai a vederlo e quando sei pronta torna in redazione”.

Sembra l’incipit di un romanzo, ma è quel che è veramente accaduto all’inizio della carriera di Oriana Fallaci.

Debutta così, la giornalista che ha sollevato polemiche, fatto discutere e scandalizzato, con i reportage di guerra, le interviste ai potenti del pianeta e infine con le sue posizioni dure sull’Islam. Indocile, eccentrica, quasi sempre controcorrente era la giornalista fiorentina che aveva esordito non ancora diciottenne. Memorabile fu, durante l’intervista all’Ayatollah Khomeini, per il “Corriere della sera”, pubblicata il 26 settembre 1979, il gesto di toglierseli il velo, definendolo “cencio medievale”. Un libro, a cura di Giuseppe Fedi e Pietro Meucci, con prefazione di Ferruccio de Bortoli (Bur Rizzoli, pagine 217, euro 13) racconta quegli anni al “Mattino dell’Italia centrale” della giornalista, tra il 1947 e il 1953, prima che spiccasse il volo per il mondo, e raccontarlo, con la personalità forte e il grande talento che la distinguevano. Gli articoli, raccolti da Fedi e Meucci, documentano la nascita giornalistica di una giovane che era destinata a diventare medico; idea, presto abbandonata, per seguire il sogno di fare la giornalista. Perché, raccontare i primi passi di cronista di Oriana Fallaci nel giornale fiorentino?

I curatori del volume lo spiegano con la loro curiosità di vecchi cronisti di rileggere quei testi, sconosciuti al grande pubblico, della ragazza con le treccine e i calzini bianchi, articoli dai quali emergono talento, carattere e personalità della giornalista poi conosciuta in tutto il mondo.

Apprendista cronista, Oriana, al giornale fiorentino, è inviata a seguire avvenimenti di ogni tipo: processi famosi, eventi della mondanità che tra Roma e Firenze e altre città, hanno ospiti illustri, tra cui, per esempio, lo stilista Christian Dior o l’attore Clark Gable, che Fallaci intervista, anticipando quel suo stile inconfondibile, che scava dentro il personaggio, con ironia e senza pietà. Il meglio di quel periodo “iniziatico” è nei reportage – anche dall’Inghilterra – sulla condizione femminile. In quegli articoli si nota già l’inconfondibile talento della giornalista che diventerà una delle firme più importanti al mondo; è lì, che si trovano le fondamenta del “metodo di Fallaci”: l’ossessione per il dettaglio, l’ecletticità dei temi, la coerenza stilistica della giornalista già Fallaci tagliente, arguta, ironica e con un’inappagabile sete di conoscere.