7 Aprile 2026
Un grande Renzo Arbore su RAI5
Le cose belle non tramontano mai. O se preferite c’è una frase che è ancora più affascinante: “Dicono che la vecchiaia sia l’età del tramonto, ma ci sono tramonti che tutti si fermano a guardare”.
Si tratta di un aforisma popolare, spesso citato per sottolineare come certi momenti o persone, pur nell’avanzare dell’età, mantengano una bellezza indimenticabile e profonda. Il tramonto rappresenta la conclusione di una giornata e invita a lasciare andare lo stress, i pesi e i problemi. Guardare il tramonto è descritto come una terapia che aiuta a rilassarsi, migliora l’umore e favorisce il benessere mentale, allontanando le preoccupazioni.
Così Renzo Arbore torna in tv, stavolta in prima serata su Rai5, con una rivisitazione dei uno dei suoi programmi iconici: Speciale per me, Meno stiamo meglio stiamo. Affiancato dall’attore Antonio Stornaiolo, Arbore improvvisa una goliardica rimpatriata tra vecchi amici in 17 puntate, con tanta musica dal vivo e uno sguardo più sorridente che nostalgico rivolto al proprio passato televisivo e a quello dei suoi ospiti.

La trasmissione è andata in onda ogni sabato notte per diciassette puntate, dal 23 gennaio al 4 giugno 2005, riscuotendo un grande successo di pubblico, con una media del 26% di share. Inizialmente le puntate previste erano quattro, ma sono state successivamente aumentate a seguito del successo della trasmissione. In questo programma Arbore riproponeva il meglio dello spettacolo del passato, alternato a spazi dedicati a comicità, musica ed interviste agli ospiti.
«Insomma», gli chiedo, «in questi ultimi 10 anni, cosa ha fatto Renzo Arbore? Come sei cambiato?»
«In questi 10 anni» risponde, «mi sono rifugiato nella musica. Ho continuato ad allevare e portare in giro per il mondo un numero incredibile di serate con la mia Orchestra Italiana. Così sono andato in giro per il mondo e ho battuto l’Italia in lungo e in largo fino al Covid. Fino all’ultimo respiro. Ricordo che ancora in pieno Covid siamo riusciti a fare una decina di serate con tanto di mascherine sulla bocca. Dopodiché arrivato il Covid mi sono rifugiato in casa e ho cominciato a tramare delle cose per la televisione e a guardare il mio repertorio. Stando chiuso a casa mi sono chiesto perché non fare come quelli che rivivono e rivedono il loro passato e ne fanno una sorta di inventariato e di antologia. Lo aveva fatto Alberto Sordi con Storia di un italiano, e altri ancora.
«Cercando e inventariando mi sono accorto di avere il più elevato numero di sketch e di canzoni curiose fatte nelle più svariate occasioni. Quando andavo come ospite nelle trasmissioni televisive, mi ero imposto di fare delle cose che potessero rimanere nel tempo. Lo avevo anche ipotizzato il tempo: mi ero detto, devo fare cose che rimarranno almeno fino al 2050! Questo è stato il mio segreto. Ecco allora la scena dei Palloncini con Lino Banfi nel programma Striminzitic Show; le Mamme che si prendono a borsettate con Roberto Benigni; o la Malfemmena con Gigi Proietti. Questi sono sketch (molto improvvisati) che non potranno mai scadere perché riflettono la storia di sempre. Una storia che non è costruita sull’attualità, non è impostata sulle imitazioni di personaggi che poi possono sparire. Tutte cose figlie dell’umorismo di Alto Gradimento, che non prevedeva imitazioni, non prevedeva satira dell’immediato. E questa è la formula che mi sono portato dietro in tutti gli altri miei programmi.»
«E meno siamo meglio stiamo, come nasce?»
«Nasce nel 2015. Devo dire la verità, è il programma che io considero “il gioiellino” della televisione. Sono venuti tutti: da Mariangela Melato a Roberto Benigni; da Mario Marenco a Roberto D’Agostino. E poi i cantati, da quelli più “strani” a quelli “tradizionali.” In pratica ho voluto ricreare un piccolo club all’americana con personaggi ricchi di storie che non invecchiano. Nino Frassica piangeva fintamente per la nostalgia dei nostri trascorsi; è venuto Banfi a cantare “Maramao perché sei morto”, preso in giro da me. Credo che Meno siamo meglio stiamo, sia stato uno dei programmi più singolari da conservare.
«Poi dopo il Covid, non potendo fare altro e non potendo uscire di casa, mi sono inventato “Striminzticshow”, con invenzioni casalinghe e rileggendo il repertorio più curioso mio personale ma anche quello di altri artisti che ho trovato sulla rete. Così sono diventato un “navigatore”, di internet naturalmente. Perché, vedi, il mio sogno sarebbe quello di una unione ancora non realizzata ˗ e forse non realizzabile ˗ fra internet e la televisione generalista. Cioè far vedere al pubblico della televisione generalista le cose che io recupero su internet: cose curiosissime che però rimangono circoscritte solo al pubblico che naviga, ma non certo al pubblico vasto della televisione generalista.»
«Insomma si intravede la passione dietro tutto questo darsi da fare…»
«Penso che la passione sia la molla più importante. Ecco, vedi, un programma che mi piacerebbe fare è proprio questo. Un programma intitolato Passioni. Tutte le passioni: da chi ama gli oggetti di plastica come me, o quelli che hanno la passione per le farfalle, o altro ancora. Perché è la passione che fa muovere le cose. Se poi queste passioni le coltivi da bambino e non le lasci andare, rischi anche di diventare un genio. Prendi Guglielmo Marconi: è la passione che lo ha portato – per esempio – a scoprire la radio.
«Ma riguardando la mia vita, soprattutto quella artistica, più che un presentatore, un cantante o altro, io mi sento un regista. Del resto se riguardo i miei programmi in radio e in televisione, credo di avere fatto la regia. Quando uno si inventa l’idea, i dialoghi, la recitazione, pensa alle scene, ai tempi; quando pondera la scelta degli attori, dei personaggi, li guida nella recitazione; pensa alle scene, all’arredamento ai costumi, le luci, gli effetti sonori, le musiche, le canzoni: sta svolgendo la direzione della realizzazione di un’opera sia essa teatrale, lirica, cinematografica, televisiva o radiofonica. E ormai penso e mi comporto come un regista. Come colui che terminata un’opera pensa alla successiva. Sempre nuova. Pensa che da poco ho fatto un conto e ho scoperto di avere inventato 21 format: e in un mondo dove invece si copiano i format americani o inglesi, mi sembra tanto.»
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