La Rivoluzione del 2 Giugno

1 Giugno 2026

La Rivoluzione del 2 Giugno

di Carlo Cerrato – Direttore Fondazione Giovanni Goria

Ottanta anni. Di sana e robusta Repubblica. Da buon giornalista, Gianfranco Astori, uno del Consiglieri del team del Presidente Sergio Mattarella al Quirinale, ha scelto questo titolo per il suo intervento al Festival Passepartout di Asti, in programma venerdì 5 giugno alle 21.

Esattamente ottanta anni fa, con il Referendum su Monarchia o Repubblica e l’elezione dell’Assemblea Costituente, si avviava in concreto quel percorso democratico che avrebbe portato all’approvazione della “carta” su cui si fonda la nostra Repubblica.

Ma quel giorno non può e non deve essere ricordato solo come il giorno della scelta della maggioranza degli italiani per la Repubblica.

Quel 2 giugno di ottanta anni fa fu il giorno di una, sia pure tardiva, rivoluzione.

Per la prima volta poterono partecipare al voto le donne.

Fu una grande, storica conquista. E la risposta degli elettori e delle nuove elettrici fu di grande entusiasmo e di un civismo di portata storica.

Un segno, uno dei primi all’alba della Democrazia riconquistata, di consapevolezza e voglia di esserci in occasione di appuntamenti cruciali. La partecipazione fu larghissima e consapevole.

Come è accaduto, fatte le dovute proporzioni rispetto ai due eventi, solo due mesi fa in occasione del Referendum costituzionale sulla Magistratura, che ha visto una partecipazione alta, che ha stupito gran parte dei protagonisti del dibattito politico.

Purtroppo, l’evento non si è ripetuto pochi giorni fa per la tornata parziale di elezioni amministrative, che ha fatto registrare un calo della partecipazione al voto del dieci per cento. Un nuovo brutto segnale di disimpegno o, forse, anche di incapacità della classe politica di essere coinvolgente e convincente.

Certo, il dibattito politico e il panorama che ne offre il sistema dei media non è obiettivamente tale da scatenare entusiasmi. La contrapposizione è il modello unico. L’estrema polarizzazione annulla qualsiasi spazio per un sereno dibattito che sia fatto di idee, ma, soprattutto, di proposte di soluzioni ai problemi. L’idea che la politica sia essenzialmente confronto non trova spazio. Il concetto di mediazione non viene più tenuto in alcuna considerazione. E, molto spesso, le analisi più accurate non vengono riservate ai problemi reali, bensì alle tecniche di comunicazione più o meno sofisticate scelte, nel bene o nel male, per orientare il consenso.

Difficile suscitare entusiasmi in un contesto drammatico e complesso come quello in cui viviamo. A meno che non si sia stimolati a scegliere su questioni alte e di grande portata. Oppure che, a poco a poco, si faccia strada una nuova consapevolezza: che ognuno può e deve essere protagonista, che lo scambio delle opinioni resta fondamentale, che la vita è nostra e non può essere decisa da un algoritmo, che i sondaggi dovrebbero essere uno strumento di verifica del consenso ottenuto dai risultati di strategie e non strumenti usati per orientarlo. Anche Papa Leone XIV ci mette in guardia con la sua prima Lettera Enciclica. L’uomo deve restare al centro. E deve poter decidere e non essere schiavo della tecnologia. Partecipazione e confronto dialettico, rispetto reciproco e dialogo sembrano concetti elementari e relegati ad un tempo che fu. Eppure, restano fondamentali. Come i principi e il sistema di bilanciamento dei poteri previsti dalla Carta scaturita dal percorso costituente avviato, anche con il primo voto delle donne, il 2 giugno di ottanta anni fa.

Carlo Cerrato – ( Portacomaro d’Asti – 1951). Giornalista Rai dal 1980 al 2013. Dal 1992 al 1998 e’ stato Caporedattore Tgr Valle d’Aosta, quindi Assistente del Direttore Tg3-Tgr unificati, dal 2000 al 2007 Caporedattore regionale per la Liguria, quindi Caporedattore Centrale per il Piemonte, fino al 2013. Ha pubblicato diversi volumi tra cui ” Mani bianche – Zona rossa” sul G8 di Genova e “Milli, una donna”, dedicato a Emilia Cardona la giornalista che sposo’ a Parigi il pittore Giovanni Boldini.
E’ Direttore della Fondazione Giovanni Goria di Asti. Fa parte del coordinamento delle “Comunita’ Laudato si'” fondate da Monsignor Domenico Pompili e Carlo Petrini.

Maggio è, da sempre, un mese particolarmente significativo per la Fondazione Giovanni Goria.
Un tempo della memoria, del ricordo e della responsabilità verso il futuro. Si intrecciano, in queste settimane, tre anniversari che raccontano il senso del nostro lavoro quotidiano. Il 10 maggio ricorre l’anniversario della nascita della Fondazione Giovanni Goria. In questi anni il mondo è profondamente cambiato: la tecnologia ha trasformato linguaggi, relazioni e dinamiche sociali, influenzando sempre più le scelte individuali e collettive. In questo scenario, la Fondazione ha continuato a operare in ambito culturale restando fedele alle proprie radici e ai valori rappresentati dal proprio simbolo: l’albero scelto nel 1987 per celebrare i quarant’anni della Costituzione italiana, immagine di crescita, solidità e continuità. La memoria, per noi, non è mai nostalgia. È uno strumento per comprendere il presente e costruire il futuro. Per questo continuiamo ogni giorno a promuovere attività culturali, occasioni di confronto e percorsi condivisi che mettano al centro i principi costituzionali, la partecipazione e l’inclusione. Trentadue anni fa, il 21 maggio 1994ci lasciava l’On. Giovanni Goria. Aveva soltanto cinquant’anni. Parlamentare italiano ed europeo, più volte Ministro e Presidente del Consiglio dei Ministri tra il 1987 e il 1988, interpretò l’impegno pubblico come servizio alle istituzioni e al Paese, con uno stile fondato sul dialogo, sulla competenza e sul rispetto della persona. A distanza di oltre tre decenni, molte delle questioni che attraversavano quegli anni restano straordinariamente attuali. Basti pensare alle tensioni internazionali e al ruolo strategico dello Stretto di Hormuz: nel 1987, durante il Governo Goria, l’Italia decise di inviare unità della Marina Militare per garantire la sicurezza delle navi mercantili italiane nel Golfo Persico, in uno dei primi interventi della Marina fuori dal Mediterraneo nel dopoguerra. Una scelta che testimoniava il senso di responsabilità internazionale del nostro Paese e la capacità delle istituzioni di affrontare crisi complesse con equilibrio e visione. A rafforzare questo messaggio resta indimenticabile la visita del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella ad Asti, il 23 maggio 2024, nel trentesimo anniversario della scomparsa di Giovanni Goria. Dopo la cerimonia ufficiale al Teatro Alfieri, il Presidente visitò la nuova sede della Fondazione in piazza San Martino, dove è nato “MEMORIAFUTURA – un hub culturale”, uno spazio condiviso pensato per unire radici e contemporaneità. “Nella memoria, le radici del futuro”: una frase che riassume il significato più profondo del nostro impegno e che richiama anche uno degli insegnamenti più attuali di Giovanni Goria. La Costituzione della Repubblica Italiana non appartiene al passato: continua a essere, oggi più che mai, un progetto per il futuro. Con questo spirito ricordiamo Giovanni Goria, il cammino della Fondazione e i momenti istituzionali che hanno segnato la nostra storia recente, rinnovando l’impegno a custodire la memoria come bene comune e a trasformarla ogni giorno in responsabilità, cultura e futuro condiviso.