2 Giugno 2026
Roberto Sergio “La RAI deve evitare che il patrimonio immobiliare diventi un costo passivo”
Articolato e puntuale il discorso del Direttore Generale Corporate Roberto Sergio alla Commissione Cultura della Camera dei Deputati.
Giovedì 28 maggio alle ore 13.30, la Commissione Cultura della Camera ha registrato l’audizione dell’Amministratore Delegato Rai Giampaolo Rossi e del Direttore Generale Roberto Sergio sui temi relativi al “valore culturale, storico e artistico del Teatro delle Vittorie e di altri edifici interessati dal piano immobiliare della Rai”.
I due si sono divisi i compiti. E se l’Amministratore Delegato Giampaolo Rossi (e di cui vi abbiamo già dato conto) ha preferito volare alto, chiarendo quale è oggi lo stato reale dell’Azienda, e quali saranno gli scenari futuri che le si aprono, al Direttore Generale Roberto Sergio è toccato invece entrare nel cuore del problema, chiarendo dettagli mai raccontati prima sui lavori in corso in diversi cantieri aziendali aperti, e spiegando con la giusta competenza tecnica il perché di certe decisioni spesso così impopolari. Due casi per tutti, lo ricoro, la vendita del Teatro delle Vittorie a Roma e di Palazzo Labia a Venezia.
Ben, l’appuntamento trasmesso in diretta webtv ci da oggi la possibilità di conoscere e di raccontarvi con assoluta precisione, e per temi, le cose che il Direttore Generale Roberto Sergio ha dichiarato ai parlamentari della Commissione, cosa che per alto ha fatto con una dovizia di particolari, di dettagli e di informazioni tecniche assolutamente inediti e su cui forse è arrivato il momento di riflettere con la giusta serenità di giudizio.
Ma procediamo per temi e con ordine, rispettando la medesima cronologia dei tempi dettata dallo stesso Roberto Sergio.

PIANO IMMOBILIARE DELLA RAI
“Desidero ribadire -esordisce il direttore generale Roberto Sergio– i criteri su cui si basa il Piano immobiliare, approvato dai precedenti Cda nel 2022: la razionalizzazione degli spazi in coerenza con i fabbisogni produttivi e editoriali, il progressivo superamento della frammentazione logistica di luoghi produttivi, la riduzione strutturale dei costi di locazione e gestione, nonché la valorizzazione degli immobili non più funzionali alle esigenze del servizio pubblico.
TEATRO DELLE VITTORIE A ROMA
“Il Teatro delle Vittorie -ricorda Roberto Sergio– nasce nel 1938 come sala cinematografica e teatrale inserita all’interno di un condominio in via Col di lana a Prati. Da metà degli anni 60, Rai inizia ad utilizzarlo come studio televisivo, decidendo – nel 1980 – di acquistarlo. Il Teatro – dichiarato bene di interesse storico‑artistico il 14 agosto 2025 (primo esempio a Roma di teatro realizzato in cemento armato e per i programmi realizzati dalla rai) – presenta una serie di criticità che ne limitano fortemente l’utilizzo operativo come studio televisivo. Le valutazioni tecniche svolte negli anni -sottolinea Roberto Sergio- hanno evidenziato una significativa inadeguatezza sotto il profilo strutturale e impiantistico, con sistemi obsoleti che richiederebbero investimenti rilevanti e tempi di fermo prolungati, senza peraltro poter risolvere completamente le tematiche acustiche e di contesto. Un esempio su tutti: oggi non è più possibile usare il teatro in orari serali per le trasmissioni in diretta a causa dei forti vincoli su accessi e impatti acustici derivanti dal contesto residenziale limitrofo”.
Non arretra di un millimetro il Direttore Generale di fonte alle domande della Commissione Cultura della Camera.
“Tutto il management aziendale -dice Roberto Sergio– è pienamente consapevole del valore simbolico del Teatro delle Vittorie ma le esigenze produttive contemporanee richiedono spazi diversi per dimensioni, flessibilità, e capacità di adattarsi a format e modelli produttivi radicalmente mutati. Motivazioni, queste, che hanno responsabilmente spinto Rai ad inserire il Teatro tra gli immobili da valorizzare”.
Naturalmente Roberto Sergio, che conosce la RAI come le sue tasche, e che sa perfettamente bene cosa potrebbe accadere (o non accadere) nei prossimi mesi preferisce anticipare tutti e affrontare di petto quello che sembra essere ormai il tema del giorno: “Riprendendo quanto già detto anche dall’Amministratore Delegato ritengo importante ribadire – anche in questa sede istituzionale – che qualora le istituzioni competenti- dice Sergio-intendessero valutare una destinazione pubblica, culturale o museale ispirata alla storia della radio e della televisione italiana – come espresso pubblicamente dal Mic, la Rai potrà – se utile – mettere a disposizione materiali, scenografie e contenuti delle teche”.
In conclusione, il Teatro delle Vittorie rappresenta certamente una pagina importante della televisione italiana. Ma la memoria storica non coincide necessariamente con il mantenimento indefinito della proprietà immobiliare da parte della RAI.
La sua identità culturale -dice Roberto Sergio- può essere preservata anche attraverso: vincoli architettonici; nuove destinazioni culturali; accordi istituzionali; valorizzazione pubblica della memoria televisiva.

I LAVORI A SAXA RUBRA
A saxa rubra il Piano Immobiliare – dice il Direttore Generale– prevede anche la realizzazione di due nuovi grandi studi per un totale di 1800mq per aumentare la capacità di produzione interna, pronti per la stagione autunnale, e altri lavori per nuove costruzioni destinate a ospitare infrastrutture tecniche essenziali e spazi per uffici e redazioni.
I LAVORI A MAZZINI
Roberto Sergio precisa che a Mazzini sono partiti i lavori di riqualificazione della sede, “e non so neanche dire da quanti decenni, non anni, si parla della necessita di bonifica e ristrutturazione”. L’intervento sottolinea Sergio- “è stato progettato nel rispetto e nella tutela del valore architettonico e simbolico del palazzo, prevedendo l’adozione di standard elevati di sicurezza e sostenibilità, supportati da specifiche certificazioni, per ospitare modelli di lavoro in desk sharing che consentiranno importanti ottimizzazioni di spazi e costi di manutenzione e gestione”.
I LAVORI A TEULADA
In Via Teulada -ricorda il Direttore Generale- “sono già stati realizzati interventi significativi, con il trasferimento di strutture editoriali in uscita da Viale Mazzini, e sono previsti ulteriori interventi per incrementare ulteriormente la capienza. Gli obiettivi sono chiari: si riduce la frammentazione logistica, diminuisce il ricorso a immobili in locazione e si liberano risorse da reinvestire in tecnologia, contenuti e qualità produttiva”.
I LAVORI A MILANO
Anche “Milano Rai”, dice Sergio, si è trovata ad affrontare valutazioni analoghe. “La sede di Corso Sempione, progettata negli anni ’40 dallo studio Ponti Fornaroli Soncini per ospitare la Radio, è stata inaugurata nel 1952 e progressivamente adattata alle esigenze della produzione televisiva.Le caratteristiche di questa infrastruttura – concepita per un modello produttivo profondamente diverso da quello attuale – hanno reso nel corso degli anni necessario utilizzare studi esterni presso la Fiera, e dal 2007, alla locazione di oltre 7.500 metri quadrati in Via Mecenate, dove ancora oggi vengono realizzati programmi come ad esempio “È sempre mezzogiorno!” e The Voice nelle varie declinazioni: “Kids, “Senior” e “Generations”. La scelta quindi di avere un nuovo Centro di Produzione a MiCo Nord -chiarisce il Direttore Generale– è pensata per concentrare attività oggi distribuite su più siti e dotare la Rai di un’infrastruttura di nuova generazione.
I LAVORI A TORINO
Per Roberto Sergio “A Torino, l’obiettivo è rafforzare in modo strutturale il polo della memoria audiovisiva Rai. In Via Verdi 14–16 sono in corso lavori di ammodernamento e la realizzazione del nuovo Hub di digitalizzazione delle Teche.Le azioni in corso renderanno possibile la dismissione di alcuni immobili concentrando funzioni e persone in un perimetro più razionale, coerente con il ruolo industriale e culturale che Torino svolge storicamente per la Rai”.
I LAVORI NELLE SEDI REGIONALI
“Non mi soffermo sugli interventi, pur rilevanti, in corso su Napoli che si fondano su una stretta collaborazione con le istituzioni locali e contribuiranno a rafforzare ulteriormente la presenza della Rai nel Mezzogiorno, valorizzandone il ruolo culturale e produttivo e assicurando al contempo l’adeguamento della sede sotto il profilo antisismico. Vorrei invece richiamare l’attenzione -dice Roberto Sergio-sulle sedi regionali. Anche su questo fronte la linea è chiara: mantenere un presidio capillare sui territori, con un ripensamento degli spazi, così da renderli più funzionali, efficienti e in linea con le esigenze operative contemporanee”.
PALAZZO LABIA A VENEZIA
Su Palazzo Labia Roberto Sergio vuole essere ancora più preciso, del resto è il tema RAI di interesse molto più corale e generale di tanti altri. “A Venezia Palazzo Labia, immobile di straordinario valore storico e artistico- dice Sergio- non presenta le caratteristiche necessarie per ospitare in modo efficiente attività operative che richiedono spazi flessibili, infrastrutture tecnologiche avanzate e standard di servizio pienamente adeguati alle esigenze contemporanee. La scelta che Rai ha fatto è quella di una riorganizzazione della presenza in forme più funzionali e coerenti con i bisogni attuali del servizio pubblico, mentre Palazzo Labia potrà essere preservato e valorizzato nel rispetto della sua identità e delle tutele previste”.
I LAVORI A FIRENZE
A Firenze, spiega i Direttore Generale alla Commissione Cultura della Camera- “la valutazione è stata guidata da criteri di proporzione e funzionalità. L’attuale sede risponde a un modello organizzativo e dimensionale non più coerente con le esigenze operative reali: gli spazi risultano sovradimensionati, rigidi e tali da generare costi di gestione non giustificati da un utilizzo pieno. In questo quadro, evitando investimenti strutturali rilevanti, si sta cercando, come per Venezia e Genova, una soluzione alternativa più funzionale e sostenibile, in grado di garantire continuità di servizio e piena operatività in un assetto moderno”.
PERCHE RAI HA SCELTO DI VENDERE?
La risposta di Roberto Sergio è categorica.
“Vendere alcuni immobili non strategici della RAI è una scelta legittima — e in alcuni casi necessaria — se inserita dentro una visione industriale moderna del servizio pubblico. Il punto centrale -chiarisce Sergio-non è “vendere patrimonio”, ma distinguere tra patrimonio strategico e patrimonio che non risponde più alle esigenze produttive, tecnologiche ed economiche di una moderna media company. Nel caso di immobili storici come il Teatro delle Vittorie, il tema non può essere affrontato in termini emotivi o simbolici soltanto. Occorre chiedersi: quanto viene realmente utilizzato;quanto costa mantenerlo efficiente;quanto incidono manutenzione, sicurezza e deguamenti tecnologici; se risponde ancora agli standard produttivi contemporanei;se quelle risorse potrebbero generare maggiore valore pubblico altrove.
Roberto Sergio va ancora oltre: “Oggi il servizio pubblico non si misura più soltanto nella conservazione fisica di strutture storiche, ma nella capacità di produrre contenuti competitivi, innovativi e accessibili su tutte le piattaforme. Se un immobile:è sottoutilizzato,richiede investimenti enormi,non è più centrale nella filiera produttiva,oppure può essere valorizzato economicamente,allora la sua dismissione può diventare uno strumento di rafforzamento industriale dell’azienda.
L’argomento più forte, invece per il Direttore Generale della RAI– è un altro, e precisa che le risorse liberate dalla valorizzazione immobiliare saranno reinvestite in:
tecnologie digitali;nuovi centri produttivi;innovazione editoriale;piattaforme streaming;intelligenza artificiale;cybersecurity;formazione professionale;sostenibilità energetica;produzioni originali;modernizzazione degli studi”.
In altre parole: meno immobilizzazione patrimoniale, più investimento industriale.

LE CONCLUSIONI
Una grande azienda pubblica come la nostra- ripete Roberto Sergio- “ha il dovere di evitare che il patrimonio immobiliare diventi un costo passivo che sottrae risorse alla missione futura. In questo senso, un piano immobiliare serio non serve “a fare cassa” in modo emergenziale, ma a finanziare la trasformazione della RAI verso una vera Digital Media Company europea, più moderna, efficiente e competitiva.
La scelta, quindi, non è tra “storia” e “modernità”. La vera sfida -conclude il Direttore Generale della RAI- è usare in modo responsabile il patrimonio accumulato nel passato per garantire forza, indipendenza e capacità produttiva al servizio pubblico del futuro”.
Il messaggio è chiaro.Se la RAI deve restare al passo con i tempi, allora deve guardare al futuro e guardare al futuro alla fine comporterà anche dei sacrifici da fare, che a volte come nel nostro caso sono più di carattere personale che non invece aziendale, e quindi reale. Chi vivrà vedrà.
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