6 Giugno 2026
IL LIBRO. “L’UMANITA’ HA SETE DI PACE”, l’ATTUALITA’ DI TOLSTOJ
Scriveva nel 1898 il russo Lev Tolstoj, tra i grandi della letteratura mondiale: “Gli uomini del nostro mondo cristiano, istruiti, ragionevoli, buoni, che professano la legge dell’amore e della fratellanza, che considerano l’omicidio un terribile delitto, incapaci, fatte salve rarissime eccezioni, di uccidere un animale, tutti questi uomini, per le note condizioni, quando questi delitti si chiamano guerra, non solo riconoscono come corretta e legale la rovina, la rapina e l’uccisione della gente, ma essi stessi collaborano a queste rapine e uccisioni, si preparano ad esse, vi partecipano e ne vanno fieri”.
Sembrano parole scritte per i nostri giorni, tormentati da guerre e violenza, ma sono righe vecchie di molto più di un secolo, annotate da un gigante della letteratura; romanziere e saggista, ma anche maestro di vita e di etica, riconosciuto a tutte le latitudini. Le scopriamo grazie al libretto “Italia” (Aragno editore, traduzione e introduzione di Lucio Coco, pagine 116, euro, 14), in cui sono riuniti quattro testi sui temi coscienza, pace, antimilitarismo e Italia. Sono testi ancora di stretta attualità, che all’epoca , quando furono pubblicati, attirarono forti critiche su Tolstoj, che in quegli scritti predicava la disobbedienza civile contro ogni idea di guerra: “Se dell’albero tagliato si fa legna da ardere è solo per bruciarla. La stessa cosa vale per gli uomini. Per la precisione, se degli uomini vengono tolti dal lavoro produttivo e vengono fatti soldati, ciò è solo per essere mutilati o uccisi”.
Gli scritti, appena tradotti in italiano, con a fronte l’originale in lingua russa, provengono da un diario di viaggio dello scrittore compiuto in Piemonte e in Val d’Aosta, nel giugno del 1857, prima dell’Unita’ d’Italia; e da tre successivi scritti con cui l’autore di “Guerra e Pace” e “Anna Karenina”, riflette su episodi cruciali della storia italiana, come la disfatta di Adua (1896) e l’uccisione di re Umberto I (1900) ; eventi drammatici, che avrebbero finito per segnare tutta la storia del Regno d’Italia. Come spiega nell’introduzione lo storico della letteratura russa Lucio Coco, l’Italia entra negli interessi di Tolstoj non tanto per curiosità letterarie e artistiche, ma piuttosto come luogo per esprimere le sue idee pacifiste e come laboratorio per esercitare la sua critica all’industria bellica e agli interessi che la muovono, i cui esiti – profetizzava – avrebbero portato al primo conflitto mondiale, che lui – morto nel novembre 1910 – non vide neppure cominciare. Con riferimento alle ragioni che muovono gli uomini a combattersi, Tolstoj non appare per niente ottimista, su possibili ravvedimenti del genere umano, e lancia un appello che si adatta al caos dei nostri giorni: “Smettete di fare il male, che voi stessi odiate, e spariranno da sé, senza il vostro sforzo, come le civette quando fa giorno, quegli imbroglioni che ora comandano e che prima vi corrompono e dopo vi tormentano. Così si porranno da sé quelle nuove umane e fraterne condizioni di vita di cui ha sete l’umanità cristiana impantanata in irrisolvibili contraddizioni, stanca di soffrire e tormentata dall’inganno”.
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