8 Giugno 2026
Nasce l’Associazione Museo Storico del Trasmettitore Radio Tv
È strano a dirsi ma in Umbria ci sarebbe la possibilità di creare un museo unico al mondo: il “Museo Storico del Trasmettitore Radio Tv”.
Abbiamo incontrato il Presidente pro-tempore dell’omonima Associazione che ha sede a Terni, il Sig. Gian Marco Proietti che ce ne parla in modo dettagliato.
-Quando è nata questa Associazione?
-Tutto è nato per caso. Nel 2009 ho iniziato una ricerca di materiale per scrivere un libro sulle aziende broadcast italiane, visto che molte di loro stavano pian piano scomparendo. Pochi infatti sanno che gli italiani sono i maggiori costruttori al mondo di trasmettitori radio tv. Nei ritagli di tempo dal lavoro, quindi, ho iniziato a girare l’Italia incontrando e intervistando uomini e titolari di aziende per farmi raccontare le loro storie e le loro avventure. In una di queste interviste ho incontrato Guido Vannucchi (ex dirigente Telettra e Raiway) e gli ho espresso questo pensiero: “… peccato che in Italia non si ha la cultura dello storico, altrimenti ora con lo switch-off dall’analogico al digitale, si potrebbe fare un museo”. “E perché no!” mi rispose. “Ma figuriamoci se un privato riesce a bussare alla Rai e a farsi dare del materiale”, gli risposi.
-Vannucchi le fu di aiuto?
-Con mio grande stupore sì! Nel giro di una settimana mi arriva una email nella quale mi invita a chiamare l’allora direttore di Raiway, che dopo due giorni incontro nella sede di via Teulada a Roma.
-E in quell’incontro cosa succede?
-Il direttore di allora mi trattiene a lungo, mi dà dei consigli e mi invita a fare un’associazione senza scopo di lucro e delega un suo subalterno a tenere i rapporti tra me e Raiway. Incredulo gli chiesi “ma perché questo museo non lo fate voi con tutto il materiale di cui potete disporre?” “Guardati intorno .. Siamo a Roma – mi rispose – qui ci sarebbe di tutto e di più per fare più di un museo, ma manca la voglia politica e aziendale per farlo”. Così nel 2009 nasce l’Associazione Museo Storico del Trasmettitore Radio Tv con l’obbiettivo di trovare, raccogliere, salvaguardare e, ove possibile, restaurare trasmettitori, ripetitori, ponti radio, antenne e accessori delle emittenti radio tv, nazionali e private, nonché di creare uno spazio espositivo con lo scopo di mostrare l’evoluzione della tecnica, raccontare le storie degli uomini che hanno contribuito a questo fenomeno, favorire un percorso conoscitivo e didattico per studenti di elettronica e telecomunicazioni.
-Poi come sono andate le cose?
-È stato un continuo crescere di collaborazioni con Ei Tower (Mediaset), con La7, con la Ras di Bolzano, con tante ditte e privati …. Tanto che abbiamo 3 magazzini di attrezzature di alta frequenza.

-Ma in parole povere cos’è l’alta frequenza?
-Nel nostro specifico caso sono tutte quelle frequenze che vengono utilizzate per la diffusione radiotelevisiva (AM, FM, VHF banda III e UHF banda IV-V).
-Quindi, se ho ben capito, c’è l’Associazione ma non c’è il Museo?
-Esatto! Contemporaneamente alla raccolta del materiale ho cercato contatti principalmente con le varie amministrazioni comunali che si sono succedute in questi anni a Orvieto.
La città sarebbe la scelta naturale per il Museo perché oltre ad essere stata la sede della mitica Itelco, la prima azienda italiana a conquistare il mondo, ancora oggi è sede di diverse aziende del settore come l’Electrolink, la Delta Meccanica e la Dacta-Itelco.
Nonostante ci fosse anche la sponsorizzazione di Confindustria di Orvieto, tutti i contatti politici e istituzionali con la città sono andati a vuoto, pur avendo all’inizio individuato dei locali da ristrutturare vicino al palazzo del Capitano.
-E la politica regionale?
-Ho avuto un incontro con l’assessore alla cultura del governo Marini a cui ho suggerito di utilizzare l’ex colonia sul Monte Peglia in totale stato di abbandono, a un passo dal principale Centro Trasmittente Rai dell’Umbria. La risposta che mi venne data fu che quella struttura sarebbe dovuta diventare un centro per immigrati.
-Quindi vi siete arresi?
-No! In tutti questi anni abbiamo sempre cercato nuovi contatti, purtroppo infruttuosi. Ho avuto una proposta per fare il Museo a Milano. Ma perché farlo lassù? Milano ha già molto, forse tutto. Quello che serve è scoraggiare lo spopolamento di certi territori, favorire attività che possano creare attrazione turistica ed economica. Il nostro, vede, è un progetto particolare, non di massa ma è unico, non esiste un museo del trasmettitore al mondo. Il Museo diventerebbe sicuramente un patrimonio dell’Unesco come lo è diventato il museo privato “Mille voci e Suoni” di Bologna. Con un ente pubblico si potrebbero avere finanziamenti europei per la realizzazione del museo e si potrebbe creare un bel giro con le scuole, gli istituti tecnici e le università. Da uno studio fatto recentemente per ogni euro investito per visitare un museo ne ricadono almeno tre nel territorio.
-E ora dove siete orientati a proporre questo Museo?
-Grazie al suggerimento e all’interesse di un ex dipendente della Sede Regionale dell’Umbria abbiamo avuto un incontro con l’Amministrazione comunale di Assisi per trovare una soluzione nella città di San Francesco patrono d’Italia e Santa Chiara patrona della televisione. C’è stato interesse ma è difficile trovare subito ad Assisi una struttura adatta. Ci hanno dato qualche suggerimento che siamo valutando.
-E in caso di trovare una soluzione a chi andrebbe il suo il suo pensiero e il suo ringraziamento?
-Certamente a Guido Vannucchi che dall’altezza dei suoi anni (oltre 90) e della sua esperienza, mi ha aiutato ad aprire degli spiragli, mi ha incoraggiato verso una iniziativa che lui stesso reputava interessante e di valore, mi ha consegnato il suo testimone perché proseguissi su quel cammino, con la volontà di salvaguardare la memoria storica. Quello che ho fatto in questi anni mi è costato tempo e denaro (anche perché nel frattempo dovevo lavorare), ma se tornassi indietro rifarei lo stesso percorso, perché l’idea di poter lasciare alle generazioni future quello che mi è stato raccontato e donato di un grande passato tecnologico mi fa sentire parte di quella staffetta generazionale passatami da Guido e da altri.
Il Museo dovrebbe avere un’area espositiva con almeno un apparato per ogni azienda costruttrice, una biblioteca con riviste, manuali e documenti storici, dovrebbe consentire solo visite guidate tramite appuntamento ed effettuare aperture straordinarie in concomitanza con eventi locali o giornate speciali, ospitare e promuovere convegni e dibattiti sulle telecomunicazioni.

LA SCHEDA
L’Associazione è un soggetto senza scopo di lucro, regolarmente registrato presso il ministero delle Finanze. Nasce nel 2009 con lo scopo di salvaguardare la memoria storica e produttiva del fenomeno industriale dell’Alta Frequenza in Italia. L’Industria Broadcasting Italiana rappresenta un fenomeno unico e irripetibile a livello mondiale ed è ancora oggi sinonimo di efficienza ed eccellenza. Il Museo si prefigge di trovare, raccogliere, salvaguardare e restaurare trasmettitori, ripetitori, ponti radio, antenne e accessori delle emittenti delle radio tv e creare uno spazio espositivo che possa mostrare l’evoluzione della tecnica, raccontare le storie degli uomini che hanno contribuito a questo fenomeno, favorire un percorso conoscitivo e didattico per studenti di elettronica e telecomunicazioni.
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