10 Giugno 2026
Paola Sciommeri in Vigilanza RAI “Eccolo il Piano Industriale”
Alle 8.15 in punto, Palazzo San Macuto oggi, non un minuto oltre, la Presidente della Commissione Parlamentare di Vigilanza RAI Barbara Floridia apre la seduta odierna che ha avuto come protagonisti il direttore generale corporate della Rai, Roberto Sergio, e la direttrice infrastrutture immobiliari e sedi locali della Rai, Paola Sciommeri.
Una seduta importante, dai toni a tratti anche solenni, a cui Roberto Sergio ha portato e consegnato una relazione dettagliatissima sulle cose in programma, sulle cose da fare, sulle cose da avviare, sui tempi di realizzazione. Quella che lui chiama“La RAI del futuro”. In Commissione per la RAI sono presenti anche la dottoressa Paola Marchesini, Direttore dello STAFF della Drezione Generale Corporate, il dr. Andrea Sallustio, Direttore Assett Immobiliari e Servizi, e il dr. Francesco Pultrone, Direzione Relazioni Istituzionali.
Abbiamo trascritto qui di seguito in maniera integrale anche l’intervento del Direttrice infrastrutture immobiliari e sedi locali della Rai, Paola Sciommeri, che ha spiegato in Commissione i mille problemi reali che spesso e volentieri le attuali struture RAI presentano, a partire dallo storico Teatro delle Vttorie, consapevoli come siamo che ogni opinione personale va rispettata e va raccontata fino in fondo, nello spitrito comune di costruire insieme il futuro della grande RAI.
Ora qui di seguito il suo intervento introduttivo.

“Prima di entrare nel merito delle singole operazioni immobiliari ritengo utile richiamare il quadro complessivo nel quale si inseriscono. Il piano riguarda l’intero parco immobiliare della RAI, pari a circa 750 mila metri quadrati, distribuiti sull’intero territorio nazionale, che presenta ad oggi alcune evidenti criticità strutturali. La presenza di alcune sedi regionali sovradimensionate rispetto alle effettive esigenze operative, con conseguente utilizzo non efficiente degli spazi.
Nell’area romana è ricorso a numerose locazioni di unità immobiliari di dimensioni contenute distribuite in modo frammentato nell’area del quartiere Prati, più in generale un’organizzazione degli ambienti di lavoro concepita, secondo logiche ormai superate e non più adatte ai nuovi modi produttivi e operativi della RAI di oggi. Inoltre l’età media degli immobili di proprietà è di circa 40 anni e necessita di ingenti interventi di ammodernamento, strutturale e funzionale ormai indifferibili.
Il piano immobiliare si pone quindi obiettivi di ampio respiro e di alto livello strategico, attraverso progetti di riqualificazione, adeguamento normativo, sostenibilità ambientale, efficientamento energetico e razionalizzazione degli spazi, in coerenza con l’evoluzione delle esigenze produttive, editoriali e organizzative della RAI.
Le azioni previste comprendono interventi di ridimensionamento, sostituzione o rilascio di immobili non più coerenti con le esigenze operative attuali, all’interno di una strategia che punta a rendere il patrimonio immobiliare più efficiente, sostenibile e funzionale alla missione del servizio pubblico. In questo contesto si colloca il percorso di valorizzazione e, ove necessario, dismissione di una quota limitata di immobili, pari al 23% del patrimonio di proprietà e circa al 20% del patrimonio immobiliare complessivo. Si tratta di immobili individuati sulla base di criteri oggettivi, quali livello di effettivo utilizzo, l’adeguatezza funzionale, l’entità degli investimenti necessari per la loro ristrutturazione e la disponibilità di soluzioni alternative.
La riduzione del capitale investito in asset non core, con la dismissione degli immobili non strategici, sovradimensionati o non più funzionali e di rilascio progressivo delle locazioni, contribuirà ad ottimizzare il profilo di sostenibilità finanziaria del patrimonio immobiliare e ridurne i costi di gestione.
Cito alcuni interventi su Roma.
La sede storica di Via Teulada, che grazie a un importante intervento di riqualificazione degli spazi avviato già nel 2025, sta finalmente accogliendo in modo organico e funzionale il patrimonio e il personale di tutte le redazioni impegnate nei suoi studi, eliminando i continui spostamenti da e verso le sedi esterne.
La ristrutturazione del Palazzo della Direzione Generale di Via Lemazzini, che al termine dei lavori iniziati il 4 maggio scorso, ospiterà circa il 30% in più del personale. È una riduzione attesa del 30% dei costi di gestione.
La sede di Via Romagnoli, che tutti conosciamo come studi Fabrizio Frizzi, vedrà nel prossimo anno un incremento delle postazioni di lavoro redazionali, a supporto degli studi televisivi impegnati nelle produzioni più importanti di prima serata e day time.
Non ultimo la realizzazione di due nuovi studi televisivi a Saxarubra, di circa 1800 mq complessivi, e che saranno inaugurati in occasione della prossima stagione televisiva con la prima serata di Rai 1, e che hanno consentito tra l’altro il rilascio dell’auditorium, con evidenti recuperi di costi di locazione e di gestione.
Relativamente a Milano, è in via di realizzazione il nuovo polo produttivo denominato Mico Nord, collocato nell’area di City Life, che con i suoi 54 mila mq di superficie consentirà di superare lo storico frazionamento che da sempre caratterizza il mondo produttivo Rai di Milano, diviso tra Corso Sempione e vecchi studi della fiera prima, e oggi successivamente a partire dal 2007 tra Corso Sempione e l’insediamento di via Mecenate.
A Torino, presso la sede di via Verdi è in corso la rifunzionalizzazione di alcuni spazi destinati ad ospitare il nuovo polo tecnologico delle Teche Rai, con un moderno Hub destinato ad accogliere la nuova bibliomediateca aperta al pubblico.
Infine, il Centro di Produzione di Napoli è inserito in un importante progetto di ristrutturazione e potenziamento, grazie anche al contributo della Regione Campania.
In questo quadro complessivo e articolato che si inserisce la vendita di un pacchetto di 15 immobili, che appunto è pari al 23% del totale della proprietà, tra i quali il Teatro delle Vittorie.
Entro nel merito dell’argomento di oggi col Teatro delle Vittorie.
Il Teatro delle Vittorie nasce nel 1938 come Gran Cinema Teatro delle Vittorie e è situato a Roma, in via Cod di Lana, in zona Prati della Vittoria. A partire dagli anni 60 il teatro è stato locato dalla Rai e utilizzato per importanti produzioni televisive di prima serata, per poi essere definitivamente acquistato nel 1980. Nel frattempo la struttura è stata progressivamente adattata e convertita in studio televisivo attraverso interventi tecnici e strutturali effettuati in un arco temporale molto esteso, che ne hanno consentito l’utilizzo nel rispetto degli standard normativi dell’epoca, ma che oggi configurano un quadro tecnico e funzionale ormai obsoleto e inadeguato.
Per tali ragioni già nel 2017 la dismissione dell’immobile era entrata a far parte di un più ampio progetto di ampliamento e rivisitazione logistica degli insediamenti produttivi dell’area romana, con l’obiettivo di concentrare le attività produttive in tre complessi, Teulada, Nomentano e Saxarubra, favorendo significative sinergie operative e gestionali.
L’immobile, sopradescritto, è stato successivamente inserito nel pacchetto vendite previsto dal Piano Immobiliare, approvato dal CdA in data 23 novembre 2023 e il 1° agosto 25 l’intero complesso è stato dichiarato di interesse storico-artistico, particolarmente importante, con decreto del Ministero della Cultura e per tanto sottoposto a vincolo di tutela.
Va sottolineato tuttavia che il vincolo non impedisce di per sé la dismissione dell’immobile, ma richiede la preventiva autorizzazione alla vendita da parte della competente sovrintendenza, e una volta completata la compravendita l’obbligo di notifica con la possibilità per lo Stato di esercitare il diritto di prelazione entro 60 giorni alle medesime condizioni pattuite tra i contraenti.
Nonostante il valore storico e simbolico dell’immobile e il suo utilizzo pluridecennale come studio televisivo per trasmissioni di prima serata, il complesso quadro tecnico, normativo e gestionale che caratterizza la struttura originariamente concepita per altro uso, è collocata peraltro all’interno di un contesto prettamente residenziale, ha portato l’azienda a ritenere non più sostenibile un suo pieno utilizzo. Per tali ragioni da tempo il Teatro delle Vittorie viene utilizzato esclusivamente per la registrazione di trasmissioni quotidiane preserali, non essendo più possibile garantire le condizioni minime di affidabilità e sicurezza richieste per le trasmissioni in diretta. Inoltre la sua collocazione logistica all’interno di un contesto abitativo rendono la sua piena operatività incompatibile con i vincoli acustici e ambientali previsti dalla normativa vigente.
Nel dettaglio, la cabina elettrica realizzata negli anni 80 con linea proveniente da via Teulada è soggetta a frequenti avarie, in quanto dotata di apparecchiature obsolete non più manutenibili, in caso di guasto non sono garantiti i tempi di ripristino. La residuale possibilità di impiego di un impianto elettrogeno esterno di difficile collocazione per i vincoli condominali. L’impianto di climatizzazione risaliente agli anni 90 con un solo compressore funzionante ha una capacità ridotta del 50%.
Problemi di inquinamento acustico relativo alle apparecchiature in copertura, con continue segnalazioni di contestazioni dei condomini confinanti e limitazione dell’esercizio entro le ore 20, massimo 22 serali.
Problemi di impermeabilizzazione della copertura con interventi ripetuti che non hanno risolto il problema, la risoluzione del problema richiederebbe un intervento evasivo e complesso e la particolarità delle coperture comporterebbe infatti la realizzazione di importanti opere provisionali affinché gli operatori possano intervenire in sicurezza.
Le valutazioni effettuate hanno evidenziato che un’eventuale rifunzionalizzazione richiederebbe investimenti estremamente elevati, e stimati in 7 milioni di Euro per il completo rinnovamento degli impianti elettrici, della climatizzazione, delle insonorizzazioni oltre che per ulteriori adeguamenti funzionali e normativi.
Dal punto di vista temporale inoltre l’intervento richiederebbe -considerati i tempi previsti dalle procedure di gara pubblica- almeno 5 anni con un fermo studio di circa 3 anni, ma soprattutto anche al termine di tali interventi non verrebbero comunque risolte le problematiche dimensionali e funzionali che limitano fortemente l’uso dello studio, accessi, orari, impatti sulla proprietà confinanti.
Al termine dei lavori infatti si otterrebbe uno spazio sostanzialmente analogo all’attuale di dimensioni contenute, con percorsi di accesso e di carico-scarico complessi e poco agevoli, possibilità di adattamento scenico ridotte rispetto a strutture più recenti e vincoli acustici. In sostanza il risultato finale confermerebbe gli attuali limiti senza alcun reale incremento in termini di funzionalità e flessibilità produttiva.
Grazie per l’attenzione”.
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