28 Giugno 2026
A Renzo Arbore gli auguri di RAI Senior
(In occasione degli 89 anni di Renzo Arbore, il suo biografo e amico Gianni Garrucciu lo ha incontrato per ripercorrere insieme la sua straordinaria vita artistica e umana sulle tracce del libro “Renzo Arbore Bontà Vostra,”edito da Rai Libri.Un regalo a RAI Senior e Nuova Armonia di cui gli siamo molto grati. Pino Nano).

«Sono passati 10 anni, Renzo: dove eravamo rimasti?», chiedo con un sorriso e una semplicità che solo Renzo Arbore ti aiuta a creare quando parli con lui. Ed è subito complicità.
Ha 10 anni in più il Maestro ma non li dimostra.
«Certo ne ho passato in questi 10 anni; ne abbiamo passato!», dice con altrettanto sorriso e semplicità. «Qualche acciacco in più, qualche affetto che ci lascia, e poi quel Covid che ha rivoluzionato tutto. Ma non è stato solo un fatto negativo. Sono i momenti di difficoltà che aiutano la creatività e mettono le ali alla fantasia.
«Dove eravamo rimasti, mi chiedi: eravamo rimasti a una radio già riscoperta e guidata da Roberto Sergio e soprattutto a una radio che aveva conquistato la televisione. E si, perché molti programmi e molte reti della Radio possono essere viste in televisione, soprattutto Radio-2. Ma in modo particolare direi che la cosa rivoluzionaria e più moderna è oggi Viva Rai-2, il programma di Fiorello che un po’ prosegue il manifesto che aveva già proposto alla radio dal 2001 al 2008 dal titolo Viva Radio-2. Fiorello è nato dalla radio e con la radio: e direi, dalla radio di parola, di spiritosaggini, di cazzeggio, di improvvisazione. E lui ha trasferito queste sue qualità alla televisione. Ma è una televisione radiofonica. Per questo vedo con grande ottimismo e positivamente l’idea che Fiorello possa dare vita a un mio vecchio programma, un’idea che ha rivoluzionato il modo di fare televisione, di fare comicità: parlo di Quelli della notte, di quelle 33 puntate andate in onda dal 19 aprile del 1985. Quel programma, come aveva detto Sergio Zavoli, “è stato una nicchia di intelligenza fatta di esilaranti millanterie; un’idea culturale e civica, sottile e popolare, fatta di una educazione fra provinciale e metropolitana.”
« So che Fiorello da tempo ha fra i suoi progetti per la prossima stagione tv, quello di cambiare pelle e collocazione al suo varietà del mattino, spostandolo in seconda serata, dal lunedì al venerdì, da mezzanotte all’una, naturalmente in diretta. Non solo, ha anche lanciato l’idea di chiamare questo suo appuntamento televisivo come un glorioso programma del passato, proprio di Rai2. L’idea di Fiorello è di chiamare il programma Quelli della notte. Ce lo vedo molto bene. Certo dovrà ridisegnare un po’ il suo programma. Al mattino può leggere i giornali appena usciti, mentre di notte diventa più difficile. Poi oggi, la seconda serata televisiva è diventata complicata, ma se c’è una persona che potrebbe rifare Quelli della notte” in tv, quella è Fiorello.

«Ma Radio-Rai non è solo Fiorello. Devo dire la verità, Radio-Rai è riuscita a trovare molti nuovi talenti. Ci sono per esempio i conduttori notturni de I Lunatici, Roberto Arduini e Andrea Di Ciancio, già vincitori dell’Italian Tv Award; Andrea Delogu e Ema Stokholma, vere padrone della scena. E poi troneggiano Lillo e Greg che hanno raggiunto i 21 anni del programma 6-1-0, insieme a Valerio Lundini e a Carolina Di Domenico. Lillo e Greg sono ˗ secondo me ˗ i più vicini allo spirito di Alto Gradimento. Loro si sottraggono alle insidie dei classici conduttori brillanti radiofonici. Loro hanno prodotto purissime invenzioni. Quelle invenzioni surreali, che si avvicinano e certe volte superano quelle che avevamo fatto io e Gianni Boncompagni in Alto Gradimento: personaggi immaginari, di fantasia, di pura parodia dei programmi televisivi che infiammano l’audience della televisione dei tempi moderni. Insomma direi proprio che Lillo e Greg sono i più validi eredi di Alto Gradimento.
«Ma sottolinerei anche altri due programmi importanti della radio: Un Giorno da Pecora condotto da Giorgio Lauro e dalla Cucciari per la regia è di Luca Bernardini; e non posso dimenticare Caterpillar condotto dai bravissimi Massimo Cirri e Sara Zambrotti. Poi c’è un esperimento molto interessante che va in onda al mattino su Radio-1, Il Rosso e il Nero. Azzeccata l’accoppiata: Vladimir Luxuria e Francesco Storace. Lui, ex missino di ferro, detto «Epurator, che in passato ha usato parole urticanti verso gay e non solo. Lei, ex deputata di Rifondazione e nota attivista Lgbt. Praticamente il giorno e la notte, o meglio, il rosso e il nero. Una strana coppia che si confronta sui temi chiave di attualità e politica, commentati da due conduttori che la pensano agli antipodi. Un esperimento davvero ben riuscito.
«E poi ci sono le donne. Ecco, questi 10 anni sono caratterizzati dalla presenza in radio ˗ soprattutto nel settore dell’intrattenimento ˗ dell’elemento femminile.»
Ma in questi 10 anni, cosa ha fatto Renzo Arbore? Come sei cambiato?
«In questi 10 anni ho continuato ad allevare e portare in giro per il mondo un numero incredibile di serate con la mia Orchestra Italiana. Sì, mi sono rifugiato nella musica. Dovevo continuare a far vivere i 16 componenti dell’Orchestra con le loro famiglie e i relativi tecnici. Così sono andato in giro per il mondo e ho battuto l’Italia in lungo e in largo fino al Covid. Fino all’ultimo respiro. Ricordo che ancora in pieno Covid siamo riusciti a fare una decina di serate con tanto di mascherine sulla bocca. Dopodiché arrivato il Covid mi sono rifugiato in casa e ho cominciato a tramare delle cose per la televisione e a guardare il repertorio. Stando chiuso a casa mi sono chiesto perché non fare come quelli che rivivono e rivedono il loro passato e ne fanno una sorta di inventariato e di antologia. Lo aveva fatto Alberto Sordi con Storia di un italiano, e altri ancora.
«Cercando e inventariando mi sono accorto di avere il più elevato numero di sketch e di canzoni curiose fatte nelle più svariate occasioni. Quando andavo come ospite nelle trasmissioni televisive, mi ero imposto di fare delle cose che potessero rimanere nel tempo. Lo avevo anche ipotizzato il tempo: mi ero detto, devo fare cose che rimarranno almeno fino al 2050! Questo è stato il mio segreto. Ecco allora la scena dei Palloncini con Lino Banfi nel programma Striminzitic Show; le Mamme che si prendono a borsettate con Roberto Benigni; o la Malfemmena con Gigi Proietti. Questi sono sketch (molto improvvisati) che non potranno mai scadere perché riflettono la storia di sempre. Una storia che non è costruita sull’attualità, non è impostata sulle imitazioni di personaggi che poi possono sparire. Tutte cose figlie dell’umorismo di Alto Gradimento, che non prevedeva imitazioni, non prevedeva satira dell’immediato. E questa è la formula che mi sono portato dietro in tutti gli altri miei programmi.
«Nel 2015 ho fatto “Meno siamo a meglio stiamo”: devo dire la verità, è il programma che io considero “il gioiellino” della televisione. Sono venuti tutti: da Mariangela Melato a Roberto Benigni; da Mario Marenco a Roberto D’Agostino. E poi i cantati, da quelli più “strani” a quelli “tradizionali.” In pratica ho voluto ricreare un piccolo club all’americana con personaggi ricchi di storie che non invecchiano. Nino Frassica piangeva fintamente per la nostalgia dei nostri trascorsi; è venuto Banfi a cantare “Maramao perché sei morto”, preso in giro da me. Credo che Meno siamo meglio stiamo, sia stato uno dei programmi più singolari da conservare.
«Poi dopo il Covid, non potendo fare altro e non potendo uscire di casa, mi sono inventato “Striminzticshow”, con invenzioni casalinghe e rileggendo il repertorio più curioso mio personale ma anche quello di altri artisti che ho trovato sulla rete. Così sono diventato un “navigatore”, di internet naturalmente. Perché, vedi, il mio sogno sarebbe quello di una unione ancora non realizzata ˗ e forse non realizzabile ˗ fra internet e la televisione generalista. Cioè far vedere al pubblico della televisione generalista le cose che io recupero su internet: cose curiosissime che però rimangono circoscritte solo al pubblico che naviga, ma non certo al pubblico vasto della televisione generalista. In Striminziticshow timidamente ho messo delle cose, dico timidamente per non scontrarmi con i diritti.

«Poi ho fatto due serie di Appresso alla musica: una dedicata a DOC, una trasmissione storica della televisione, condotta da Gegè Telesforo e Monica Nannini. Con loro abbiamo riletto le preziosissime pagine di DOC, perché lì è passato il gotha della musica nazionale e internazionale: da De Gregori a Dalla, da Solomon Burke a James Brown. Mi dispiaceva tanto che questo patrimonio inestimabile non fosse stato restaurato. Allora ho affidato queste immagini al mio regista montatore Emiliano Bortone: e abbiamo fatto un buon lavoro, consegnando alla storia una trasmissione ˗ appunto ˗ storica.
«Poi mi sono dedicato a una seconda edizione di Appresso alla musica, ripercorrendo i filmati di tutti gli artisti che dal 1969 sono stati miei ospiti. Uno sguardo unico e coinvolgente sulla storia della musica italiana e internazionale attraverso aneddoti, curiosità e contributi video spesso inediti tratti dagli show e dai miei programmi televisivi. Con particolare attenzione alle rarità e al riascolto di canzoni bellissime forse un po’ sbiadite nella nostra memoria, ma che senz’altro fanno parte della storia della musica del nostro Paese.
Ma nel 2013 c’è una chicca che non può passare inosservata: Da Palermo a New Orleans…e fu subito Jazz…
«Come no? È stata una grande operazione culturale e sociale oltreché musicale. Spinto dal mio grande amore per il jazz, ho voluto girare il mondo raccogliendo storie e immagini tra Palermo, Salaparuta, New Orleans, New York e Chicago. Il reportage che ne è scaturito, con la regia del palermitano Riccardo Di Blasi, racconta tante vicende di musica e di emigrazione; e la vita dei grandi musicisti siciliani negli Stati Uniti, di cui molto spesso in Italia si ignorano il successo e l’importanza nel panorama della musica mondiale.
Per uno strano fenomeno direi chimico o sopranaturale, dalla Sicilia e principalmente da Salaparuta, sono partite per l’America famiglie italiane che hanno fatto la storia del Jazz e dello Swing. Nel 1917 negli studi della Victor a New York, una band chiamata The Original Dixieland Jazz Band e capitanata da Nick La Rocca incideva il primo disco al mondo di Jazz. La Band si era formata a New Orleans, tra un gruppo di amici quasi tutti di origine siciliana che suonavano nelle bande locali con strumenti e influenze forti portate con loro dalla terra di origine.»
Nel 2015 arriva Quelli dello swing
«Recuperando il vecchio orario di messa in onda del leggendario Quelli della Notte di 30 anni fa, con un gruppo di giovani amici guidati da Gegè Telesforo ci siamo impegnati nella scoperta di Videos, radios e cianfrusaglias. Il programma era focalizzato soprattutto sulle mie grandi passioni: la musica, l’America, la radio, la televisione, la collezione di oggetti di plastica, le vecchie radio, il cinema e altro. Quelli dello Swing è stato soprattutto una grande festa perché abbiamo invitato formazioni musicali di Swing provenienti da tutta Italia che si sono esibiti insieme a gruppi di giovani ballerini, dal Piemonte alla Sicilia, accompagnati dalle diverse orchestre con le canzoni popolari degli anni ’30 e ’40. Il programma, scritto con Ugo Porcelli e Gegè Telesforo e con la regia di Gianluca Nannini, è andato in onda in contemporanea su Rai-2 e Radio 2.»
Ma nel 2015 c’è il grande spettacolo dal titolo Io faccio ‘o show, dal Teatro Regio di Parma
«Serata indimenticabile. Forse la migliore che io abbia mai fatto. Con l’orchestra degli Swing Maniacs ˗ veri jazzisti appassionati di canzonette ˗. “Io faccio ‘o show” è un racconto in musica che celebra i 50 anni della mia carriera, dagli esordi nei piccoli locali jazz del dopoguerra ai tormentoni televisivi nati da trasmissioni rivoluzionarie come Indietro tutta, fino alle performance live con la band, che ci ha portato a esibirci in tutto il mondo con grandissimo successo, tournée lunghissime con cui ho fatto conoscere al mondo la nostra musica, e ho riproposto successi della tradizione jazz blues, rivisitando, rileggendo, reinterpretando con garbo e con molto, molto swing. Nacquero poi un album doppio e una serata televisiva per Rai-2.»
E sfogliando l’album, nel 2017 è la volta di Indietro tutta! 30 e l’ode
«Be’, dovevamo festeggiare il leggendario programma di satira che compiva 30 anni. Per celebrare questo anniversario con Nino Frassica e Andrea Delogu abbiamo voluto ricordare a chi quella stagione l’aveva vissuta – e per raccontare invece a chi non c’era – cosa è stato un programma al tempo stesso popolare, nazionale, ma anche ricercato e molto amato dalla critica. Capace di incidere sul costume italiano, con i suoi tormentoni e i modi di dire. Con Frassica (e con l’occhio vigile della sorprendente Andrea Delogu), abbiamo voluto ricreare una lezione universitaria, raccontando la storia del programma a una platea di ragazzi, con l’aiuto di filmati di repertorio di Indietro tutta!. Due serate su Rai-2 e su Radio-2 che hanno toccato i 4 milioni di spettatori in seconda serata. Un vero record.»
Nel 2018 arriva Guarda stupisci…
«Un’altra invenzione. Volendo ricordare e raccontare Napoli ˗ che è una mia grande passione con la sua cultura, la sua storia, la sua musica, i colori e i sapori della vita vera ˗ mi sono ricordato che le canzoni umoristiche le hanno inventate gli autori e gli artisti napoletani. Le canzoni napoletane costituiscono il vero background a partire dagli anni ’30. Lo stesso titolo Guarda stupisci, è tratto da una canzone umoristica che si intitola Agata, parole di Gigi Pisano e musica di Giuseppe Cioffi, scritta nel 1937, e portata al successo prima da Nino Taranto e poi rivisitata da Nino Ferrer in epoca moderna. Allora ho invitato tutti gli amici che conoscevano queste canzoni, e li ho spinti a cantarle ricreando nel teatro dell’Auditorium della Rai di Napoli, quell’atmosfera adatta con una scenografia azzeccata e con la compagnia di Nino Frassica e Andrea Delogu. Con ospiti illustri, da Stefano Bollani a Enrico Montesano, da Teo Teocoli a Gigi Proietti: bravissimi. Ne abbiamo approfittato per fare un umorismo di lega napoletana!
«Ed è in questo programma che ho fatto una scoperta: Andrea Delogu. Perché lei non è soltanto una presentatrice, ma secondo me è fondamentalmente una regista. Quando tu cominci a condurre il programma, lei è la prima a capire come e cosa deve fare e soprattutto ha una visione di insieme. Per ora presenta programmi televisivi e radiofonici, ma secondo me è matura per fare la regista.»
Nel 2019 arriva un altro importante programma che tu dedichi a Gianni Boncompagni: No, non è la BBC
«Sì, andai personalmente da Carlo Freccero, che era un caro amico di Gianni oltreché mio, e gli dissi che non potevamo ignorare un compagno di tante gloriose e rivoluzionarie battaglie radiofoniche e televisive. Gianni è stato dapprima un innovatore della Radio e successivamente della televisione. Mi è venuta un’idea singolare: ho voluto accanto a me un cartonato che riproduceva la sua immagine per rivivere con lui e dialogando con lui come se volessi ricordargli tutto quello che avevamo fatto insieme. Tutto con la complicità della figlia Barbara. È stata una carrellata indimenticabile.»
Nel 2020 arrivano le 21 puntate di Striminziticshow…
«Mammamia quante cose che ho fatto e quante cose ti ricordi… Sai perché si chiama Striminzitic? Perché era fatto in casa. Con la complicità di tre amici, Ugo Porcelli, Emiliano Bortone (il genio del montaggio) e Gianluca Nannini. Abbiamo registrato queste puntate dedicate al repertorio curioso della mia carriera ma anche delle cose curiose riprese da internet. Per esempio una versione singolare di Ma come fanno i marinai, cantata in playback da autentici marinai su una nave; Dean Martin e Jerry Lewis che cantavano una versione particolarissima di Maria Marì.»
Nel 2022 arriva Appresso alla musica, un nuovo grande successo
«Nei ho fatto un’edizione dedicata a DOC, con tutti i personaggi di DOC: da Jannacci a Dario Fo, da Francesco De Gregori a Antonello Venditti, e a tanti altri artisti internazionali. Abbiamo riletto queste pagine insieme a Gegè Telesforo. Ci eravamo posti il problema di raccontarle e spiegarle a chi non l’ha visto e a chi lo vedrà. E consegnarlo alla storia.»
Poi nel 2024 arriva Appresso alla musica, premiata bottega di antiquariato musicale. Cosa vuol dire?
«Cominciando dal 1969 abbiamo voluto far vedere il debutto di molti artisti: Lucio Battisti e Patty Pravo; Vasco Rossi e Claudio Baglioni; più alcune tappe fondamentali della loro carriera.»
E ora?
«E ora nuove produzioni. Su Rai Storia rileggiamo il programma più sentimentale che ho fatto nei miei anni: Cari amici vicini e lontani, una produzione del 1984, dedicata ai 60 anni della Radio. In quell’anno io festeggiai il compleanno della Radio con una orchestrina che segnava anche il mio debutto come cantante, e che si chiamava Senza Vergogna. Invitai in studio tutti gli esponenti che facevano radio o avevano fatto radio. Partendo da Nunzio Filogamo (l’autore della celeberrima frase “Miei cari amici vicini e lontani, buonasera ovunque voi siate”) ed Ernesto Bonino, fino a Corrado, Pippo Baudo e tutti i grandi artisti che avevano fatto Gran Varietà, forse il più importante e spettacolare programma radiofonico: Monica Vitti, Claudio Villa, Nilla Pizzi, Johnny Dorelli. Ma invitai anche i giornalisti da Ruggero Orlando a Rino Icardi, a quelli che avevano letto il messaggio della fine della seconda guerra mondiale dalle varie Radio Brada Insomma ho voluto far rivivere quel periodo con i testimoni diretti e anche con dei filmati, trasformando il programma in una vera e propria festa aziendale: la disposizione dei tavolini come in un bar, il cameriere che passava con le bibite. Erano allora 6 puntate che duravano 3 ore e mezzo l’una! Ora abbiamo realizzato 12 puntate di un’ora, raccontate da me. Per esempio spiego e racconto chi era Gino Bramieri al pubblico che non l’ha conosciuto; o Carlo Dapporto che in quel programma raccontava le barzellette.
«E poi un nuovo progetto dal titolo Come ridevamo, con repertorio non soltanto mio ma scelto dalle cose che nei decenni passati ci hanno fatto ridere: da Adriano Celentano a Corradio Guzzanti, Enzo Jannacci e molti altri.»
Insomma si intravede la passione dietro tutto questo darsi da fare…
«Penso che la passione sia la molla più importante. Ecco, vedi, un programma che mi piacerebbe fare è proprio questo. Un programma intitolato Passioni. Tutte le passioni: da chi ama gli oggetti di plastica come me, o quelli che hanno la passione per le farfalle, o altro ancora. Perché è la passione che fa muovere le cose. Se poi queste passioni le coltivi da bambino e non le lasci andare, rischi anche di diventare un genio. Prendi Guglielmo Marconi: è la passione che lo ha portato – per esempio – a scoprire la radio.
«Ma riguardando la mia vita, soprattutto quella artistica, più che un presentatore, un cantante o altro, io mi sento un regista. Del resto se riguardo i miei programmi in radio e in televisione, credo di avere fatto la regia. Quando uno si inventa l’idea, i dialoghi, la recitazione, pensa alle scene, ai tempi; quando pondera la scelta degli attori, dei personaggi, li guida nella recitazione; pensa alle scene, all’arredamento ai costumi, le luci, gli effetti sonori, le musiche, le canzoni: sta svolgendo la direzione della realizzazione di un’opera sia essa teatrale, lirica, cinematografica, televisiva o radiofonica. E ormai penso e mi comporto come un regista. Come colui che terminata un’opera pensa alla successiva. Sempre nuova. Pensa che da poco ho fatto un conto e ho scoperto di avere inventato 21 format: e in un mondo dove invece si copiano i format americani o inglesi, mi sembra tanto.»
Ma il Renzo Arbore-Uomo? L’uomo che ogni giorno si alza al mattino, lavora, si riposa e va a letto la sera? Com’è cambiato in questi 10 anni, durante i quali molte cose sono cambiate (dalla musica all’arte, dalla società alla politica) e molte persone care ci hanno lasciato
«Be’, questo è il vero dramma della mia Quarta Età che sto vivendo. Quella di avere pochissimi amici. I residui di quella stagione felicissima nella quale naturalmente c’erano tutti e si andava tutti insieme con Boncompagni, Marenco, Luciano De Crescenzo, Riccardo Pazzaglia e tanti altri come gli amici di Foggia e quelli dell’Università di Napoli: sono loro i veri grandi protagonisti di tutte le mie storie, le mie avventure che poi ho raccontato. Sono ahimè tutte mancanze della mia giornata, perché la memoria va anche attraverso il repertorio, va a loro, continuamente. Ecco perché ora passo le mie giornate dal montaggio di queste operine televisive che andranno tutte a Foggia. Perché la città di Foggia ha ideato Casa Arbore, un grande spazio dove andranno tutte le mie collezioni, i miei ricordi, i miei dischi, i miei filmati, i miei libri. E la Rai ha concesso il permesso di visionare tutte le mie opere televisive e radiofoniche. Quindi io vivo nel mio repertorio e non mi dispiace, perché so che nulla andrà perduto e rivivrò per sempre grazie a queste testimonianze.
«Ma c’è una persona che non posso e non voglio dimenticare perché è stato per me e per la mia famiglia una colonna portante, una figura insostituibile: parlo di Adriano Fabi, che ci ha lasciati il 29 settembre del 2013. Perché Adriano non è stato per me soltanto mio cognato, il marito di mia sorella Sabina. È stato molto di più: il mio agente, il mio procuratore, il mio compagno d’armi artistiche, il mio confessore, il mio motivatore: insomma quello che oggi nello sport e anche fra gli artisti viene chiamato il Mental Coach. Il Mental Coach è un accompagnatore che, attraverso un processo creativo e generativo, stimola la riflessione ispirando la persona a massimizzare il potenziale. L’Allenatore che aiuta a conoscere meglio sé stessi, i propri obiettivi e le strategie per raggiungerli.
«Io devo ad Adriano la mia vita artistica a partire dal 1987, cioè dopo Indietro tutta. Infatti dopo il successo clamoroso di Quelli della notte e di Indietro tutta, dovevo trovare un altro impianto per fare spettacolo, per proseguire il mio cammino artistico. Sentivo cioè la necessità di interessarmi a un’altra cosa che non facesse rimpiangere la televisione appena fatta. Così con Adriano Fabi abbiamo fondato con grande intelligenza e cura l’Orchestra Italiana. Il progetto sarebbe dovuto durare non più di due anni, così come erano state tute le mie imprese artistiche sia in radio che in televisione. Ma la precisione, la dedizione e la passione di Adriano Fabi per la vita di questa Orchestra e in modo particolare di queste 16 persone sul palco e altrettante dietro le quinte dai tecnici agli attrezzisti, dai costumisti e truccatrici, ha fatto diventare quell’Orchestra, l’Orchestra stabile più longeva della musica leggera italiana. Nata nel 1991 è andata avanti fino al 2021. Facendo 70 concerti l’anno per un totale di circa 1600 serate. Esibendoci in tutto il mondo: dall’Australia alla Russia, dal Nord America al Sud Americana, Cina, Giappone, Europa: tutte le grandi capitali del mondo. La lunga vita e la sua vitalità traggono forza da mio cognato Adriano, che si è adoperato perché un’impresa così importante, che dava da mangiare a una quarantina di famiglie, fosse un’impresa basata sull’umanità, un’impresa che io stesso non avrei saputo guidare con tutte le difficoltà, l’organizzazione dei viaggi, la comunicazione con la stampa e con le città e i territori che andavamo a visitare. Un’impresa non solo commerciale, ma anche culturale, sociale, politica direi, nel senso dell’importanza che assumeva quando andavamo a esibirci nelle città e nelle Nazioni dove forte era la presenza degli emigrati italiani: quella capacità di coesione sociale per assicurare il benessere della collettività sulla base di relazioni sociali forti e di un’appartenenza territoriale ben definita.
«Questa sensibilità era forte in Adriano perché lui era un musicista nato. La madre insegnava pianoforte al Conservatorio di Roma. Il fratello è il padre del cantautore Niccolò Fabi. Lui stesso faceva parte del Coro di Nora Orlandi, il quartetto (4+4) più longevo e più famoso in voga dal 1952 al 1983. Lui era molto bravo ed è stato l’autore insieme a me del brano Fatti più in là, cantata dalle Sorelle Bandiera, che era la sigla de L’Altra domenica. E ha scritto altre composizioni musicali importanti. Poi è approdato in una casa discografica tra le più quotate e lì ha conosciuto mia sorella Sabina. Mi sono subito reso conto del talento che aveva nel dirigere la casa discografica e gli ho subito chiesto di venire a collaborare con me. Da qui nasce il successo dell’Orchestra Italiana e di tante altre mie imprese. E dal Festival di Sanremo in poi (1986, secondo posto con la canzone Il clarinetto) l’ho scelto anche come mio agente. E a proposito del Festival di Sanremo ˗ qualcuno non l’ha dimenticato ˗ il gruppo che mi accompagnava mentre cantavo Il clarinetto, si chiamava “Tre amici e il cognato”, perché Adriano suonava il contrabbasso: un quartetto molto divertente. Tutta la vita dell’Orchestra italiana è stata sottolineata dal lavoro infaticabile di Adriano che effettivamente mi sorprendeva per la sua instancabilità: era tenace, dinamico, resistente, inesauribile., Ma anche per la sua precisione, perché sapeva ascoltare non soltanto le ragioni personali mie, dei musicisti, degli autori, degli impresari, ma anche quelle dei tecnici, delle maestranze secondarie.
«Adriano aveva una grande dote: la generosità nei confronti del prossimo. Così ha continuato a spalleggiare e incoraggiare i talenti che scoprivo io, a perfezionare le loro qualità. Aveva anche una particolare attenzione alle ragioni della musica. Mi spiego meglio: lui aveva un talento particolare nell’individuare e valutare se le canzoni che facevamo noi reggevano nel tempo o avevano un arrangiamento legato ai tempi e alle mode musicali. E se non erano valide lui ci correggeva. E se oggi un nostro arrangiamento di 30 anni fa è ancora valido, lo dobbiamo ai suoi suggerimenti: una rara accuratezza con la quale Adriano perfezionava le mie invenzioni. Faccio un esempio: io mi inventano un arrangiamento cubano per la canzone Pigliate na pastiglia, ma poi era lui che si occupava di stenderlo in maniera che il pezzo non fosse soltanto alla moda ma continuasse a vivere nel tempo. Per questo devo a mio cognato tutta la mia discografia. Io sarei stato molto superficiale: io potevo cantare ed ero abbastanza appagato. Per fortuna che c’era lui a controllare le nostre registrazioni.
«Con Adriano è venuta a mancare non solo tutta l’organizzazione facente capo a lui, ma anche la pianificazione ˗ se posso dire ˗ della mia famiglia. Io dipendevo da lui e con me mia sorella (la moglie), mio nipote. Tutti dipendevamo dalle attenzioni con le quali Adriano disponeva di tutte quelle cose che rendono una famiglia sicura, comprese le vicende economiche: era il nostro agente! Il mio consigliere e il mio consigliori anche delle cose più superficiali che mi venivano in mente e che poi lui approfondiva. Se non ci fosse stato lui, per esempio, l’Orchestra Italiana sarebbe durata due anni, e poi io sarei rimasto disoccupato! Sì perché io ero sempre alla ricerca di altre imprese non facili. Invece Adriano ha creduto con professionalità e serietà alla lunga vita dell’Orchestra nella missione dell’Orchestra, che era quella di rilanciare la canzone napoletana classica ma aggiornata per un pubblico più vasto e forse anche più giovane. E quindi devo a lui la mia lunga vita artistica. Lui ci incitava sempre a rispettare le aspettative del pubblico e tenerle sempre come punto di riferimento.»
Diceva Eduardo De Filippo che più si va avanti negli anni, più si diventa pessimista…
«No, non sono un pessimista! Quando uno va avanti con gli anni ˗ secondo me, io che sono sempre stato up to date, cioè vicino all’attualità, sempre aggiornato ˗ mi accorgo che una certa attualità, per esempio musicale, ti devi convincere – ahimè – che non è più la tua, che non la capisci più. E quindi c’è un po’ di rassegnazione nel dire perché non capisco certi rapper! Però il grande conforto è invece proprio sapere anche a loro tu puoi lasciare le imprese del passato. Io dico sempre grazie a Dio che c’è internet, che c’è Rai Play: sono foriere di progresso, sono le fondamenta per costruire le cose nuove; come i grattaceli hanno bisogno dei sostegni profondi per essere più alti, così anche i nuovi artisti (come i nuovi comici che sbarellano un po’) hanno bisogno di basi profonde. Solo così i veri talenti poi emergono. Come io ho imparato da Walter Chiari, Dario Fo, ecc.. così i giovani possono imparare da noi. E vedo con soddisfazione che oggi c’è una generazione ristretta in Italia che non si accontenta di quello che passa il convento televisivo tout court, e cerca e comincia a studiare le cose del passato.»
Ma la vita comincia dopo gli 80 anni?
«Be’, la saggezza che hai accumulato negli 80 anni la puoi regalare ˗ non si sa quanto poi viene recepita ˗ ma tu la puoi regalare al pubblico. Perché è una saggezza serena, non è arrabbiata. Ed è frutto di tutto quello che noi ottantenni abbiamo accumulato. Abbiamo visto la guerra, l’abbiamo vissuta. Da lì siamo partiti: abbiamo sofferto la fame, il pericolo, la paura. Tutto questo ci porta a essere sereni nel dare pillole di saggezza alle nuove generazioni.»

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