Addio a Mario Colangeli

7 Febbraio 2026

Addio a Mario Colangeli

di Pino Nano

Lunedì a Roma i funerali di Mario Colangeli, storico Vice Direttore della TGR

Si svolgeranno lunedì mattina a Roma, alle ore 11, nella chiesa di Piazza Sant’Agostino, a ridosso di Piiazza delle Cinque Lune, angolo con Via della Scrofa, i funerali di Mario Colangeli, storico vicedirettore della Tgr, ideatore e curatore delle prime rubriche di approfondimento della Testata Giornalistica Regionale della RAI, da “Bellitalia” a “Leonardo”, a “Buongiorno Regione”. Un vero monumento della storia della RAI.

Mario Colangeli nella sua stanza di lavoro al quarto piano di Borgo Sant’Angelo
Mario Colangeli nella sua stanza di lavoro al quarto piano di Borgo Sant’Angelo

Ma prima ancora della TGR Mario Colangeli aveva firmato e curato numerosi programmi radiofonici di musica Folk e Pop che hanno fatto la storia di Radio RAI, come “L’Altro suono” per esempio, ma Mario Colangeli è stato autore di ricerche e pubblicazioni dedicate alle tradizioni popolari in Italia e nel mondo e ampiamente citate in ambienti accademici di altissimo profilo istituzionale.

Dopo la radio anche per lui è arrivata la televisione e per la TV era stato artefice per Rai3 della messa in onda del “Live AID” e per Rai 2 del programma forse più cult della storia della RA che era “Indietro Tutta” con Renzo Arbore.

Da sinistra Renato Cantore ,Mario Colangeli,Carlo Fontana,Daniela Sodano,Tonino Oppes e Bepi Casagrande alla fine di una riunione con i Capiredattori regionali
Da sinistra Renato Cantore ,Mario Colangeli,Carlo Fontana,Daniela Sodano,Tonino Oppes e Bepi Casagrande alla fine di una riunione con i Capiredattori regionali

Un altro dei suoi programmi “storici” era stato “L’Orecchiocchio”, era un programma musicale in forma di rotocalco televisivo ideato proprio da lui e Lionello De Sena e trasmesso su Rai 3 (nella prima edizione sulla Rete 3) dal 1982 al 1986.Un programma basato sulla trasmissione di video musicali e di registrazioni in studio di cantanti e gruppi musicali, anche stranieri, sia affermati che emergenti. La denominazione stava ad indicare una musica da sentire e da vedere al tempo stesso: l’occhio e l’orecchio erano presenti anche nel logo della trasmissione (una testa stilizzata messa di profilo, con una cuffia all’orecchio che recava il logo TV3, già incontrato nella sigla di apertura delle trasmissioni della Terza Rete). La prima edizione era stata condotta da Antonella Consorti e in seguito da Stefano Sani, Stefania Mecchia, Claudio De Tommasi, Guido Cavalleri e Fabio Fazio. In regia c’erano Luciana Ceci Mascolo, e a seguire i registi Lillo Gullo, Roberto Gambuti, Paolo Macioti, Danila Satta. La trasmissione si concluse poi nel 1986, e al suo posto, nella stessa fascia oraria destinata al pubblico giovanile, venne proposto e mandato in onda il programma “Jeans”.

Mario Colangeli, Pino Nano e Giacomo Sado a Borgo Sant’Angelo sede storica della TGR RAI
Mario Colangeli, Pino Nano e Giacomo Sado a Borgo Sant’Angelo sede storica della TGR RAI

Mario Colangeli -nato a Roma il 9 aprile del 1944- giornalista professionista dal 5 novembre del 1973, è stato uno dei “padri fondatori” dell’approfondimento della TGR. Era soprattutto un intellettuale del giornalismo moderno prestato alla “macchina”, un vero e proprio animale di redazione, pieno di idee innovative e di progetti in continua evoluzione. Work in progress.

Non c’era programma o speciale televisivo che alla TGR non avesse la sua consulenza privilegiata e non portasse la sua firma, e non c’era direttore della TGR che non lo considerasse quasi un’icona di questa materia così complessa come lo è la costruzione di un settimanale o di una rubrica specialistica.

Mario Colangeli al centro della foto tra Beppe Gioia e Renato Cantore
Mario Colangeli al centro della foto tra Beppe Gioia e Renato Cantore

Lasciata la radio e la programmazione di RAI Due Mario è stato poi la storia dei primi programmi TV della Testata Giornalistica Regionale, ma lui soprattutto era l’anello di mediazione tra le sedi regionali e la catena di comando della testata.

Avevi un problema con il direttore? Allora a Borgo Sant’Angelo c’era Angela Buttiglione, poi sono arrivati Alberto Maccari, e lo stesso Alessandro Casarin ma Mario era già andato via. E comunque, chiamavi Mario e Mario si attivava per aiutarti a risolvere il problema. Avevi da chiedere un chiarimento al capo del personale? Mario si prendeva la briga di scendere al primo piano nella stanza di Marco Ginobi, allora storico capo del personale della TGR, e chiariva quello che c’era da chiarire. Ti serviva invece un’idea innovativa per il tuo telegiornale o per la tua rubrica settimanale? Chiamavi Mario e trovavi sempre una risposta esauriente e completa.

Uno stile raro, una educazione ed una sensibilità verso i colleghi, soprattutto i più giovani e io ero tra quelli, che non ha pari davvero nel nostro mondo.

La sua stanza era sempre aperta al mondo, e per parlargli non dovevi neanche chiamare la sua segretaria, salivi al quarto piano del palazzo che avevamo a Borgo Sant’Angelo, e entrando nel corridoio a destra trovavi immediatamente quello che cercavi Un signore del giornalismo, un galantuomo nato, che non conosceva cosa fosse l’invidia o il rancore. Il rapporto che io ho sempre avuto con lui è stato a dir poco meraviglioso e sotto il profilo professionale indimenticabile. Ricordo la fase di avvio di Buongiorno Regione, quando nessuno di noi sapeva come chiudere la scaletta del giorno, e lui c’era sempre, e sempre pronto a trovarti la soluzione migliore, pur non essendosi mai occupato prima magari della storia di una regione diversa dalla sua.

Ancora Mario Colangeli con Daniela Sodano e Pino Nano davanti alla sede RAI di Borgo Sant’Angelo.
Ancora Mario Colangeli con Daniela Sodano e Pino Nano davanti alla sede RAI di Borgo Sant’Angelo.

Andavo a salutarlo spesso al bar sotto casa sua, a ridosso di Corso Francia, per parlargli di lavoro, ed era sempre una festa e una gioia. Lavoro ma non solo, tanta condivisione e tanto senso di amicizia e di solidarietà nel caso servisse. Un collega e un compagno di lavoro meraviglioso.

In una nota ufficiale diffusa ieri “La Rai si stringe affettuosamente ai familiari di Mario Colangeli”, ed esprime “Una particolare vicinanza alla moglie Anna Fraschetti”, anch’essa giornalista Rai, per lunghi anni punta di riferimento dell’ufficio stampa RAI ai tempi di Bepi Nava, e sorella di Luciano Fraschetti, storico quirinalista del Tg3. Alla sua famiglia giungano anche le condoglianze di tutta la grande famiglia di RAI Senior.

Ma la cosa più bella e più emozionante del giorno del suo funerale è stato suo figlio Davide, che ha letto in Chiesa una lettera di una forza morale incredibile e da cui traspare forte il legame tra padre e figlio. E’ una lettera bellissima e che vi invito a leggere perchè dentro c’è il racconto del grande Mario Colangeli che tutti noi abbiamo conosciuto e amato.

Caro Papà…tuo figlio David

“Scrivere di un padre è difficile, soprattutto di uno come il mio.

Ho sempre pensato che il mondo sarebbe migliore se le persone fossero davvero come vengono raccontate ai loro funerali. Quindi partiamo dalla verità: papà era testardo, impaziente, stacanovista, troppo generoso. Idealista, politicamente complesso, rispettoso delle gerarchie anche quando non lo meritavano. Se non facevi come diceva lui era la cavalleria rusticana. Permaloso, disordinato.

Silenzioso, timido e spaventato.

Ma aveva anche dei difetti: era buono. Di una bontà quasi irreale. Attento agli ultimi, sempre pronto ad aiutare. Ironico, pieno di storie, amante del cibo buono e furioso quando mangiava male.

Amava la tecnologia e comprava ogni nuovo device… magari non li sapeva usare, ma spinto da naturale senso di rivalsa per una infanzia di stenti, e dalla sua indole curiosa e progressista, dagli anni 90 agli ultimi giorni rimpizzava casa di telecamere, videogiochi, tablet, macchine da scrivere, odiava i computer ma dominava le smart TV, ordinando vino col telecomando. Non guardava mai il conto o quanto spendeva per buon cibo e viaggi, o regali: i soldi contano solo se servono a creare sorrisi e storie. Un principe.

Era insieme intellettuale e paesano. Veniva dal niente e si è preso tutto. Ha scritto testi fondamentali di etnomusicologia senza prendere compensi né riconoscimenti. Giornalista rigoroso, autore straordinario.

Da strillone a Via della Scrofa a recensire dischi e film, cronaca di tutti i tipi, si è consumato le scarpe per Roma pur di stare sulla notizia.

E poi la rocambolesca politica… dalle manifestazioni per i diritti dei lavoratori e ai congressi, i concerti di Rino Gaetano e Bertoli, al ruolo di vicesindaco del suo paesino di minatori e pastori… fino alla militanza socialista diventando (come direbbero quelli bravi oggi) consulente di comunicazione del partito, prima che venisse modificato geneticamente.

Ha ospitato a casa musicisti scappati dal regime cileno, a casa abbiamo vinili e strumenti autografati dai nuevos cantautores antagonisti.

Poi la Rai, Mamma Rai: il grande amore di 30anni, tossico e viscerale…dopo quello per mia mamma.

Primo incarico: il GR3 dell’alba. Si alzava alle 4 totalmente rincoglionito e come una macchinetta faceva il primo radiogiornale del mattino. Mamma ancora si ricorda le impappinate che prendeva, o una volta che non è partita la sigla (un rullo di tamburi) e allora lo ha fatto lui sbattendo le mani sul tavolino.

In Rai ha creato il primo programma che metteva esclusivamente canzoni popolari italiane, “L’altro suono, il disco ruspante”, gighe regionali, cori e balli dalla pizzica agli alpini, al saltarello, alle ballate dei briganti: il primo a togliere alla Destra la musica regionale il suo feudo culturale illegittimo. E ora, il folk è per il popolo, grazie a lui.

Ha inventato il primo programma TV dedicato ai neonati “videoclip”, 20 anni prima di MTV, l’Orecchiocchio.

Ha organizzato la diretta dello storico Live Aid su Rai3, il concerto in mondovisione con i Queen e David Bowie in contemporanea.

Ha prodotto e supervisionato il più esilarante della TV italiana, Indietro Tutta… e si vantava sempre dell’idea super ironica (e ancora modernissima) di inventare un finto sponsor come Cacao Meravigliao (e la sua iconica canzone, ancora oggi cantata e ballata)… raccontava sempre che ai supermercati la gente chiedeva dove trovare il Cacao Meravigliao.

Un genio, o un pazzo, non so.

E poi il suo capolavoro: il TGR. Papà è stato uno dei pionieri di una delle più grandi rivoluzioni tecnologiche, culturali e politiche del giornalismo: uno dei primi che ha collaborato al complicatissimo sistema satellitare interno italiano per “staccare” il segnale nazionale di Rai3 e attivare i TG Regionali. 20 redazioni, 20 minuti per 3 volte al giorno. Incredibile, se ci pensate, per l’epoca. Garantire un’informazione glocale, vivere le tecnologie e la politica (nel senso di attenzione alla polis, al proprio vicinato, alla propria vita di tutti i giorni), era questo papà.

E poi Leonardo – Il piacere della Scoperta, la rubrica più importante sulle nuove tecnologie, Buongiorno Regione con le curiosità di ogni paesello sperduto in ogni anfratto, Est-Ovest la prima trasmissione “bilingue” per le regioni del nord confinanti con paesi stranieri, lo storico GT Ragazzi dove gli under 20 facevano i giornalisti (e anche io, ovviamente), Ambiente Italia una delle prime trasmissioni dedicate all’Ecologia…

Un pioniere. Sempre. Innamorato del futuro.

È stato un padre presente. Non mi ha mai imposto nulla, mi ha solo dato strumenti. Sono stato l’unico in Italia forse a sentirsi dire “non iscriverti a medicina, fai il DAMS”. Mi ha insegnato il lavoro, l’ironia, l’amore per l’impegno e l’attenzionea gli ultimi.

E poi le sue storie, i suoi modi di fare un po’ goffi e bonari, le battute senza contesto, i suoi cambi d’umore. E poi Otranto, tanto amata da comprarci casa e farmi vivere un sogno di tarante e tramonti.

E Parigi, e il suo francese sgrammaticato.

Mi ha insegnato che ostriche, tartufo, patanegra e funghi, astici, panettoni artigianali, crostate dei forni regionali… costano, si, ma metti via i soldi che ne vale la pena mangiare cose pregiate, ogni tanto. Crepi l’avarizia, i sorrisi valgono di più.

La sua collezione di calzini assurdi, le camice comprate sempre in tripla copia perché “non si sa mai”.

Mi ha fatto leggere e scrivere, e amava come scrivevo e cosa pensavo…ma soprattutto insegnato ad avere curiosità. Mi metteva in mano libri, giornali, storie, Dylan Dog, videocamere, biglietti aerei. Mi ha insegnato ad costruirmi un’opinione, e a saperla esprimere.

Mi ha comprato subito il Super Nintendo, e giocavamo per ore al difficilissimo gioco del Re Leone, o Castelvania… e infatti non sapeva l’inglese, traducevo io. Forse parlo inglese anche grazie a lui.

Non mi ha mai messo in competizione con la sua carriera, nonostante la sua vita eccezionale era fiero dei miei errori. E anche nonostante lo scontro generazionale, le litigate furibonde e “secondo me dovresti fare così”… beh, aveva spesso ragione.

Per questo forse che sto seguendo tutti i suoi passi.

Un uomo così è difficile da salutare, ma eccoci.

Come ci guardava, me e mamma, non lo scorderò mai. Un orgoglio silenzioso, una preoccupazione costante per evitarci errori che lui aveva già fatto.

Un sorriso e una battuta, e un fischio alla pecorara se mi allontanavo troppo e non riusciva più a vedermi.

A mamma ha dedicato tutta la sua vita.

A me ha dato tutti gli strumenti per diventare l’uomo che vorrei essere. Un uomo così è difficile da salutare. Ma era anche pragmatico. Perché l’importante è andare. Dove non si sa, ma andare.

E come sempre continuerà a rompere per far succedere le cose come diceva lui.

Quindi, ciao papà. Fai come hai sempre fatto: mettiti comodo sulla tua poltrona, osserva, bofonchia a bassa voce e scuoti la testa quando sbaglierò.

Ci sarai vicino, come sempre, con una gigantesca speranza per il futuro e una passione per il presente.

E se ogni tanto mi sembrerà di sentirti ridere, so già perché: vuol dire che, ancora una volta, avevi ragione su qualche consiglio non richiesto che avresti voluto elargire.

E che, anche stavolta, mi stai lasciando fare.

Ti voglio bene papà.

Adesso finalmente potrai mangiare tutto l’abbacchio che vuoi e fumare i tuoi Cohiba senza che qualcuno ti rompa le palle”.