31 Marzo 2026
Matteo Piccolo, Medaglia d’Argento per la ricerca, ”Tutto merito del nonno tecnico”
Il nonno di cui parla Matteo è lo storico Capo della Produzione della Sede RAI della Calabria Tonino Perri e con cui Matteo ha trascorso gli anni più belli della sua infanzia.
Eccola la storia di questo loro straordinario rapporto d’amore.
C’è un ragazzo di Castrolibero, siamo in Calabria in provincia di Cosenza, tra i vincitori a Milano della trentasettesima Edizione del “Concorso dell’Unione europea dei giovani scienziati, per i più prestigiosi eventi internazionali degli studenti eccellenti”, una delle gare oggi più prestigiose d’Europa, organizzata dalla “Federazione delle associazioni scientifiche e tecniche”.
Ha appena 16 anni, frequenta la seconda A del Liceo Scientifico Scorza di Cosenza, il suo nome è Matteo Piccolo, ha una sorella di due anni più grande, Martina, la mamma biologa, e il papà psicologo e sindacalista in banca dove lavora.

Matteo ha trascorso gran parte della sua infanzia a casa dei nonni materni a Castrolibero, in Via Giorgio Almirante, nonno Tonino e nonna Rosetta, e a furia di stare appresso a nonno Tonino Matteo si è avvicinato al mondo della tecnica e, è il caso di dire, al mondo delle nuove tecnologie, innamorandosene perdutamente.
Un nonno davvero molto speciale.
Nonno Tonino Perri infatti è lo storico Capo della Produzione di RAI Calabria, uno dei migliori tecnici italiani del settore, fratello per giunta di Tommaso Perri che era stato uno dei pionieri dei primi ponti radio che la RAI usava per trasmettere le sue prime immagini video, una vera e propria dinastia dell’alta frequenza e della tecnica di base, e questo probabilmente è stato il substrato su cui poi è nata e si è rafforzata la grande passione per la ricerca del giovane Matteo Piccolo. Che al Concorso Europeo ha fatto tutto da solo.
“Nessuno di noi ha mai saputo nulla prima della sua premiazione- racconta nonno Tonino- Matteo ha presentato la sua brava domanda da solo, e ha aspettato che lo chiamassero per mandare poi il suo progetto di ricerca. Mai una parola con noi, quasi fosse un suo segreto, ma era giusto che fosse così. Una volta premiato ci ha poi raccontato il resto”.

Il progetto di Matteo Piccolo ha un nome ben preciso, H.E.R.M.E.S. che sta per Hybrid Energy Resonant Monitoring Electrical System, e non è altro che un sistema elettrico di “monitoraggio risonante ad energia ibrida”.
-Ma come nasce un progetto come questo?
“HERMES nasce dagli errori di un bambino curioso- ci spiega Matteo- Quando avevo circa undici anni progettavo macchine e sistemi che inseguivano il moto perpetuo, senza rendermi conto della sua impossibilità fisica. Solo più tardi ho capito che quegli errori non erano fallimenti, ma tentativi di comprensione: mi hanno insegnato a osservare, a immaginare soluzioni e a interrogarmi sui limiti delle leggi fisiche”.
-Come sei arrivato fino alla fine di questa idea?
“Qualche tempo fa mi sono imbattuto nel concetto di energy harvesting, rimanendone profondamente colpito. Non si trattava di “creare energia dal nulla”, ma di recuperare energia già presente e spesso ignorata nell’ambiente, nel rispetto dei principi della termodinamica. Questo mi ha spinto a riprendere molti dei miei vecchi progetti, reinterpretandoli in modo realistico e utile”.
-Con quale risultato, a parte questa tua vittoria straordinaria al Concorso?
“Questa esperienza mi ha fatto capire che il mio obiettivo è diventare un ingegnere. Il mio sogno finale è riuscire un giorno a entrare al MIT, anche se Boston mi dicono non abbia il nostro clima”.
-Un bel traguardo mi pare…ma torniamo al tuo progetto di base…
“Ho scelto questo progetto, inizialmente chiamato GeMaR III, successivamente rinominato HERMES, perché secondo me rappresenta, allo stesso tempo, l’idea più matura che abbia sviluppato e quella che ritengo più realizzabile nel breve periodo”.
-Non deve essere stato semplice immagino?
“Mi creda, HERMES è il risultato di un percorso personale di studio continuo, tentativi, errori e miglioramenti continui, ma credo che nulla in questo mondo della ricerca sia facile o scontato. In questa fase non ho ancora verificato sperimentalmente il funzionamento completo del sistema, ma so come si verifica e cosa aspettarmi. Il progetto presentato ha l’obiettivo di dimostrarne la coerenza fisica, la fattibilità concettuale e di definire con chiarezza i passaggi necessari alla sua futura validazione sperimentale”.
-Con quali obbiettivi Matteo?
“L’obiettivo del progetto HERMES è proporre un sistema di monitoraggio totalmente autonomo, capace di funzionare senza batterie e senza interventi esterni, sfruttando esclusivamente l’energia delle vibrazioni del macchinario stesso. È un progetto di sistema per il monitoraggio industriale autonomo basato sul recupero di energia dalle vibrazioni del macchinario stesso. Il dispositivo utilizza un’architettura ibrida capace di auto-configurarsi dinamicamente alla frequenza di vibrazione del macchinario, attraverso una gestione adattiva del sistema risonante”.
-E quindi?
“L’obiettivo del progetto è eliminare l’uso di batterie e la necessità di manutenzione periodica, rendendo possibile un monitoraggio continuo finché il macchinario è in funzione”.
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